Avevo 12 anni e correva l'anno 1984 quando per la prima ascoltai una canzone di Springsteen, si trattava di "Born to run". In quegli anni gli adolescenti impazzivano per i Duran Duran o per gli Spandau Ballet ( o come cavolo si chiamavano ), per Madonna o per qualche altro gruppetto di musica Pop. Io invece iniziavo a scoprire la musica del Boss, iniziavo a comprarmi i dischi di vinile, prima "Greetings from Asbury Park", poi " The wild, the innocent and the e-street shuffle" e via via tutti gli altri.
A scuola sembravo un appestato, mentre tutti ammiravano questi fighetti alla Simon le Bon e si rincoglionivano con "Wild Boys", io stavo da una parte ad ascoltarmi " The River" o " Atlantic City ".
Poi uscì " Born in the U.S.A. " , fu il primo album che uscì da quando mi ero avvicinato alla musica di Springsteen. Fu un pò anche il momento della riscossa. Finalmente quell'uomo con quella voce così dura veniva apprezzato anche dai miei coetanei.
Ma non si riesce a capire veramente che cosa sia la musica di Springsteen finchè non lo si vede dal vivo.
Il 21 giugno del 1985 avevo appena 13 anni e chiaramente era improponibile chiedere ai miei genitori di andare a San Siro. Pazienza, il Boss tornerà e quella volta, dissi, ci sarò anche io.
Esce l'album, 1988, "Tunnel of Love", ci siamo, partirà un nuovo Tour mondiale, pensai. Detto fatto, il Boss sarà a Roma allo stadio Flaminio il 15 ed il 16 giugno. Comprai il biglietto insieme ad un gruppo di amici tra cui colui che mi fece conoscere la musica di Springsteen. Sono al settimo cielo, giro in casa con il biglietto in mano, lo guardo, lo consumo, quando entra in camera mia madre e dice "...domani tu al concerto non ci andrai, sei troppo piccolo, hai solamente 16 anni. I tuoi amici sono tutti più grandi di te e i loro genitori decidano per loro, ma tu domani starai a casa..."
Ho pianto per giorni ed ho odiato mia madre per mesi, non le ho rivolto la parola per non so quanto tempo. L'incazzatura aumentava quando sentivo i racconti dei miei amici.
Passano gli anni, la musica di Bruce sembra non essere più la stessa, si mormora che la nuova moglie, Patti Scialfa, sia alla base del suo allontanamento dalla E-Street Band. Anche i due album "Human Touch" e "Lucky Town" non sono all'altezza. Passano gli anni il Boss fa altre apparizioni in Italia, ma sembra spento. Finchè non arriva la notizia di un disco live di Springsteen registrato durante una serie di concerti fatti a New York e per di più con la E-Street Band. Compro il disco lo ascolto e mi sento male...signori e signori è tornato il Boss in tutta la sua grandezza. Poi la tragedia dell'11 settembre che segna tutti noi e Bruce in maniera particolare, è nato a Freehold, nel New Jersey, in uno di quei paesini tranquilli in cui vivevano tanti di quei pompieri e di quei poliziotti che sono morti nel crollo delle torri.
D'impulso scrive la canzone " The Rising" che da il titolo all'album stesso. Un album pieno di emozioni, in cui non si parla di vendette o di assassini, ma si descrive il dramma delle famiglie, la desolazione, in cui si incita il popolo americano a rialzarsi ed a ripartire ancora.
Un paio di mesi fa la notizia che il Boss torna in Italia. Questa volta cascasse il mondo ci sarò, dissi. E ce l'ho fatta finalmente, nonostante lo sciopero dei treni e il casino infernale per arrivare al Palamalaguti ce l'ho fatta.
Ho visto finalmente Bruce, ho visto Clarence Clemons suonare il sax, che in mano sua sembra un piccolo flauto, ho visto Max Weinberg suonare la batteria e Nils Lofgren e Little Steven la chitarra. Sono rimasto ammaliato dal basso di Garry Tallent durante "Badlands", mi sono gustato Danny Federici e Roy Bittan al piano durante "Backstreets", ho visto finalmente il più grande cantante del mondo, ho visto il più bello spettacolo che una persona potesse desiderare di vedere, ho visto l'idolo della mia infanzia, ho viso Bruce Springsteen.