Aumenti record nel settore alimentare: +5,2% rispetto al 3,2% nazionale
A settembre Roma è stata colpita da un uragano di rincari, che ne ha fatto la città più cara d’Italia dopo Trento e Trieste con un aumento generale del costo della vita del 2,9%, a fronte di una media nazionale del 2,6. A trainare l’impennata da record dei prezzi al consumo i ristoranti e gli alberghi da una parte (+5,1% a fronte di una media nazionale del 4,9%), ma dall’altra pure i prodotti alimentari e le bevande analcoliche, rincarate in dodici mesi del 5,2% a fronte di rincari medi nazionali limitati al 3,3%. In aumento massiccio anche i prezzi per ricreazione, spettacolo e cultura (+3,8% fronte di un dato nazionale del 3%) quanto quelli dell’abbigliamento e calzature: +3,5% a fronte della media nazionale del 3%.
Mentre combustibili, acqua e abitazione, così come gli articoli per la casa e il mobilio nella Capitale rincarano meno - rispettivamente lo 0,8% e l’1,9% - che nel resto d’Italia, a Roma crescono prepotentemente anche i prezzi di altri servizi. Per il turismo i dati Istat si collocano in uno scenario di settore contraddittorio in cui gli arrivi, le presenze e i fatturati alberghieri sono in netta diminuzione. Mai i prezzi delle stanze, secondo l’Istat, seguitano a crescere. Una riprova allarmante viene dai dati di un istituto francese che dimostra come i prezzi degli hotel romani siano alti rispetto a quelli delle altre metropoli turistiche internazionali.