DOPO la pioggia di multe, ecco la pioggia dei condoni. Se l’emendamento “taglia-contravvenzioni" passerà in Parlamento, consentirà a chi ha un conto in sospeso con l’amministrazione di saldarlo pagando poco più del 30 per cento degli importi dovuti. La forbiciata verrebbe estesa gioco forza anche a settori che non attengono esclusivamente alla disciplina del traffico, esempio i cartelloni abusivi che nella capitale vengono rimossi applicando (anche) l’articolo 23 del codice della strada. Una sanatoria, dunque, con risvolti assai discutibili in termini di decoro urbano. «Non è tollerabile - è la tesi di Giovanni Marras, uno dei firmatari della proposta - che i Comuni spendano per riscuotere le multe più di quanto dovrebbero incassare. Perché anche quando si arriva dopo anni a pignorare i mobili spesso ci si rimette lo stesso: nei magazzini restano 4 sedie e un tavolo da rottamare. Con questo emendamento almeno i comuni incasseranno cash».
Un ragionamento che fotografa bene anche la situazione capitolina, una città in cui si viaggia alla media di 3 milioni e mezzo di verbali l’anno. Tant’è che se ci mettiamo nei panni del romano bersagliato dalle multe il condono che si profila all’orizzonte non può non essere accolto come un salvagente. Non foss’altro che l’automobilista condonato dovrà poi rimettersi al volante in una città spogliata o quasi di ogni regola, dove l’infrazione è tollerata e i vigili sempre più disarmati. Per non parlare di quanti hanno invece pagato nei tempi e nei modi dovuti che si sentiranno ancora una volta disorientati.
La sensazione è che multe e condoni siano insomma legati, seguano quasi uno stesso destino. Dietro il quale si cela la pretesa di dirigere il traffico dall’alto di una sala operativa, a colpi di verbali, senza offrire vere soluzioni di viabilità e di trasporto e senza la dissuasione rappresentata dalla presenza strada degli agenti. Più multe vuol dire più sanatorie. Che domani faranno anche risparmiare qualcosa ai cittadini ma li condannano ad un futuro di traffico e caos.