Controlli dal 6 al 10 novembre, vietato il centro storico


Firenze, frontiere chiuse per il raduno no global «Temiamo un altro G8»

Il governo sospende Schengen: seimila agenti in piazza


ROMA - La decisione è presa: durante il Forum europeo dei no global sarà sospeso il trattato di Schengen. Per il raduno previsto a Firenze dal 6 al 10 novembre, l’Italia controllerà gli ingressi alle frontiere. Nonostante le proteste dei manifestanti e il rischio che questo provvedimento provochi scontri e disordini, il Viminale sceglie la linea dura «per evitare un nuovo G8 e soprattutto per impedire "infiltrazioni " di estremisti all’interno dei gruppi pacifici». La decisione è stata presa ieri, durante il Comitato nazionale presieduto dal ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. Una riunione servita a disegnare la mappa delle fazioni più violente e a mettere a punto il piano per l’ordine pubblico. Saranno 6 mila gli agenti impegnati nel capoluogo toscano durante il vertice. Non ci saranno «zone rosse », ma cortei e raduni non potranno svolgersi all’interno del centro storico. Gli agenti antisommossa saranno organizzati in contingenti di 30 persone, tutti coordinati dal prefetto Achille Serra. La città sarà divisa in cinque aree: sono 72 gli obiettivi «primari» da proteggere tra monumenti, chiese, uffici pubblici. I presidi di vigilanza fissa saranno affiancati dal servizio d’ordine della Cgil che ha già dato la propria disponibilità mettendo a disposizione 1.400 persone. Uomini e donne che saranno impegnati anche durante la manifestazione contro la guerra prevista per il 9 novembre. E’ questo l’appuntamento chiave, visto che le previsioni parlano di oltre 150 mila partecipanti. Giovani che arriveranno da tutta Europa, ma anche dal Canada. Gruppi di pacifisti all’interno dei quali, temono i servizi di sicurezza e intelligence , potrebbero nascondersi le frange più estreme degli antiglobalizzatori.
La lista, compilata dagli 007 e dagli esperti della prevenzione, è stata consegnata ieri. Tra italiani e stranieri si presume che potrebbero essere almeno 5 mila i manifestanti intenzionati a provocare incidenti in piazza. Così come avvenne prima del G8 di Genova i gruppi sono stati divisi in tre diverse fasce: i «dialoganti», i «disobbedienti» e il «blocco nero» nel quale sono stati inseriti i centri sociali Stella Rossa, Transiti, Bordoni, Territorio non tracciato, Cpa, Ya Basta, Askatasuna, Inmensa, El Paso. Per quel che riguarda l’estero vengono invece segnalati la rete No Border, il Reclaim the street, il Globalize resistance, il Movimento per la resistenza globale e il Global action people.
Domani mattina alle 10 il prefetto riunirà nuovamente il «tavolo» abbandonato la scorsa settimana dagli organizzatori. E, in quella sede, prenderà le ultime decisioni sull’accoglienza dei partecipanti e sui percorsi del corteo. Oggi il ministro Pisanu risponderà alle interrogazioni parlamentari presentate alla Camera e illustrerà le misure stabilite durante il comitato di ieri «per garantire un sereno svolgimento del vertice».
Un appello «affinché il Forum non si trasformi in un’occasione di scontri come è stato a Genova durante il G8» è arrivato dal presidente ds Massimo D’Alema: «Ho sempre evitato di criminalizzare le forze dell’ordine perché ho imparato ad avere fiducia nelle forze dell’ordine, ma anche al loro interno possono essere commessi degli errori che non possono essere tollerati quando ci sono comportamenti lesivi della dignità e anche dell’integrità fisica delle persone. Lo stesso dico al movimento: è una ricchezza, ma deve essere vigile contro la violenza, deve saper espellere dal suo seno quelli che vanno in giro per l’Europa solo per spaccare le vetrine».

Fiorenza Sarzanini