In occasione dei 40 anni dalla morte di Louis Massignon, Enzo Bianchi (a proposito, chi ha notizie di Bose?) ha scritto su "Avvenire" una recensione del volume di suoi scritti "L'ospitalità di Abramo", recentemente pubblicato da Medusa (pp. 160. euro 17. 50), che consiglio solo a chi sia sicuro di non farsi ammaliare dalle sirene del "dialogo interreligioso".
Riporto il brano a mio giudizio più significativo.
- ...ecco apparire l'ostinata, paziente opera di un uomo di dialogo che crede nell'accoglienza dell'altro come dono che non solo scende dall'alto, dal Dio che tutti ci accoglie, ma che gli uomini si devono offrire reciprocamente. Fratel Abramo (il nome che Massignon volle assumere diventando terziario francescano)sentirà come rivolta a sé la chiamata indirizzata da Dio ad Abramo: "Esci!". esci dalla tua terra, DAI BINARI TROPPO RIGIDI DELLA RIFLESSIONE TEOLOGICA PRECONCILIARE (le maiuscole sono mie, n.d.r.); esci dalla presunzione che la verità la si possiede senza ricerca, senza conoscenza dell'altro. A questa chiamata fa seguito una risposta precisa, anch'essa mutuata dal cammino di fede del patriarca Abramo: "Eccomi!". Eccomi per dialogare con l'altro, l'estraneo, il diverso; eccomi diventato io stesso straniero e dialogo, incompreso con gli incompresi, politico con i politici, mistico con i mistici; eccomi osservatore straziato ma non rassegnato davanti alle sofferenze che i figli di Abramo si sono inflitti reciprocamente nel corso dei secoli. (...) quest'uomo dal cuore universale (...9 assisterà al tramutarsi in guerra della lacerazione storica tra LE TRE RELIGIONI DEL LIBRO AVENTI ABRAMO PER PADRE (maiuscole mie, n.d.r.). -
Credo che non serva andare avanti: personalmente in mezzo a questa roba ci sono cresciuto. Al cattolico rimane solo da osservare che Abramo è padre secondo la fede solo dei cristiani e che secondo l'argomentata tesi di Hanna Zakarias (Padre Théry) l'Islam non è che una sottospecie del giudaismo talmudico, sempre pronto ad allearsi con esso contro il Cristianesimo. Qualcuno lo spiega ai Farina, Socci, don Giussani, Baget Bozzo e compagni? Enzo Bianchi, che conobbi a un corso estivo di teologia in Trentino nel lontano 1971, è priore di Bose (singolare esempio di monastero interconfessionale), curatore delle edizioni Qiqajon e teologo alla moda, frequentemente intervistato da Maria Cristina Sangiorgi nelle "Ragioni della speranza" e da Gabriella Caramore nel radiofonico "Uomini e profeti". La tragedia del falso ecumenismo, che sta apparentemente distruggendo la Chiesa, passa anche da lui.




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