Nell'ultimo numero di "Roma felix", lettera mensile di informazioni della FSSPX in Italia, don Michele Simoulin, a proposito della canonizzazione di Josemaria Escrivà de Balaguer, scrive:
"Anche il fatto di questa canonizzazione non è articolo di fede, come non lo è neanche il fatto dell'infallibilità del Papa nelle canonizzazioni. Dice così il Papa Benedetto XV: "Entrambe le opinioni devono esser lasciate nella loro probabilità, finché la Sede Apostolica non pronunci un giudizio". Anche se la maggioranza dei teologi pensano che il Papa sia infallibile nella materia, non sarà quindi temerario avere un parere diverso se gli argomenti sono almeno così forti come quelli della maggioranza, e non si dà nessun (sic) scandalo ai fedeli".
Con il che anche questo problema è risolto: chi se ne frega della canonizzazione di Escrivà (come di quella di Roncalli, mentre S. Pio da Pietrelcina e Pio IX ci vanno bene; niente, tra poco, Madre Teresa, ma bene Marco d'Aviano). I santi, insomma, sono solo quelli che piacciono a noi. Si aprono orizzonti sconfinati, non vi pare?
Purtroppo il Bartmann, manuale di teologia dogmatica "preconciliare", dà ragione a don Michele, affermando che solo Dio può essere certo della salvezza di un'anima, e che quindi il giudizio della Chiesa è solo probabile. Povero S. Pio X: il superiore della Fraternità che porta il tuo nome ha aperto la strada alla tua degradazione. Pensiamo infatti al gaudio dei neomodernisti se leggessero quelle parole (e ciò vale anche per quel fanatico inquisitore di S. Pio V e chissà per quanti altri). Da oggi, per la FSSPX, tutti sono autorizzati a non chiamarli più santi.




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