Il Grido dei Serbi del Kosovo e della Metohija
di Atanasio Jevtic, vescovo
Benedetto sei Tu o Signore, Dio dei nostri padri, giuste sono tutte le tue opere, veritiero sei Tu in tutto ciò che intraprendi, diritti sono i tuoi sentieri, e il tuo giudizio è basato sulla verità e sulla redenzione.
Retti e giusti sono i tuoi giudizi e i tuoi ammonimenti, perché Tu vuoi la nostra salvezza, ed hai agito su di noi e sul nostro popolo in questa terra a causa dei nostri peccati. Tu eserciti la tua regalità con verità e giustizia, e ci hai consegnati a nemici senza scrupoli, ad apostati pieni di odio e a miscredenti che hanno dimora tra noi. Tu ci hai resi schiavi consegnandoci a padroni stranieri e ingiusti, ad un tiranno "globale", più malvagio di qualsiasi altro mai su questa terra.
"Tu ti sei adirato, e allora anche noi abbiamo peccato". Così disse uno dei tuoi servi dei tempi antichi. È più giusto per noi dire: "Noi abbiamo peccato, e Tu di conseguenza ti sei adirato". Davvero noi abbiamo peccato: fummo coinvolti in azioni illegali, ci siamo allontanati da Te e dai tuoi precetti. Abbiamo sbagliato in ogni cosa. Non fummo fedeli ed obbedienti ai tuoi comandamenti che redimono, che Tu ci desti per amore della nostra salvezza.
E ora Signore, non osiamo parlare, visto che siamo diventati oggetti di vergogna e di scherno davanti al mondo, davanti all'intera razza umana. Infatti, mio Dio, siamo stati ridotti, diminuiti, più di qualsiasi altra nazione, umiliati nella nostra terra, dall'oriente all'occidente. Tutto ciò a causa della malvagità dei nostri capi - l'arroganza tirannica dei nostri governanti terreni -, e a causa della nostra immoralità e dei nostri peccati.
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Come ebbe a dire il nostro padre, il Patriarca, oggi per tutto il Kosovo e nella Metohija ci ritroviamo in fuga, giorno e notte, con il nostro popolo spodestato, da un luogo all'altro, come un vascello gettato sui mari, correndo velocemente attraverso la vasta distesa, aspettando che tramonti il sole, che il giorno si concluda, e che abbia fine questa notte che si è abbattuta su di noi come una calamità in inverno. Con tutto questo non c'è nessuno che ci protegga o ci liberi dalla nostra sofferenza, e mentre il nostro dolore cresce a dismisura, piangendo, Ti supplichiamo: "Per quanto tempo ancora, Signore, ci trascurerai? Per quanto tempo continuerai ad alzare il tuo braccio contro la tua eredità? Alzati, o Signore, dal tuo sonno. Perché volgi il tuo sguardo lontano da noi? Ti chiediamo di nuovo: alzati Signore, soccorrici per amore del tuo nome. I nostri singhiozzi continuano senza tregua; il pianto ha esaurito le nostre lacrime, e non riceviamo ancora aiuto da nessuna parte".
Signore onnipotente che tutto vedi, non c'è tra noi oggi un principe o una guida. Non c'è un Serbo che non abbia peccato, né un sacrificio puro e senza macchia, né un'offerta genuina che provenga da un cuore senza colpa. Ci siamo tutti smarriti lontano dal tuo sentiero. Perché ci siamo allontanati da Te, abbiamo abbandonato Te, la Fonte della Vita, e siamo andati in cerca di pozzi scavati di recente, dove l'acqua era contaminata prima che si prosciugasse; da essi, ora, ci viene offerta acqua fangosa e melma, nel tentativo di avvelenarci con il veleno di serpenti mondani e di vipere "globali". Giustamente Tu ci hai abbandonato. Che non accada mai più che ci estraniamo colpevolmente da Te e dal tuo popolo nel nostro proprio paese, nella nostra carne mortale.
Le tue case di preghiera sono state profanate e bruciate nel nostro paese. I tuoi santuari monastici rasi al suolo e distrutti. I Crocifissi e le icone dei tuoi santi e martiri sono stati fatti a pezzi. Calpestati prima da atei che dimoravano tra noi ed ora da eretici stranieri e occupanti di ogni genere. E così oggi, come al tempo dei Turchi, in questa Terra Santa delle antiche tombe dei nostri padri, "un Cristo solitario stende le sue braccia, aspettando la sua comunità assente". Essa non c'è, Signore, perché il tuo gregge è stato tradito e venduto; consegnato ai lupi, consegnato ad adulatori e soggiogatori inumani. Il tuo gregge è stato venduto, come nei giorni di schiavitù, lasciato ai capricci e alla mercé di stranieri insensibili e di piromani albanesi.
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La devastazione è ovunque. Dalla chiesa del Santo Salvatore in Pec, che è di nuovo circondata da giannizzeri pronti a saccheggiarla ed incendiarla, essa continua su entrambe le rive del fiume Drim attraverso la Metohija, la quale è stata bruciata e il suo popolo serbo esiliato. La devastazione percorre il distretto di Nerodimlje bruciato e annientato fino al Monastero Binca sventrato dal fuoco nella pianura Morava. Ogni giorno che passa gli attacchi diventano sempre più frequenti negli antichi siti storici serbi di Izmornik e Novo Brdo. E ancora devastazione vedono i nostri occhi: dal Monte Sar, dal monastero della Santa Trinità in Musutiste provato dal fuoco dei bombardamenti, dalla chiesa di San Marko in Korisa, fino alle rovine serbe di Podkaljaja in Prizren, attraverso la Hoca di re Nemanja, dove il monastero di Zociste è stato raso al suolo. C'è devastazione, infine, dal nuovo campo di concentramento per serbi in Orahovac, al Goles, che fu prima demolito da un bombardamento NATO, e ancora attraverso la Pristina di re Milutin, messa a ferro e fuoco, fino alla chiesa del principe Lazar a Samodreza, attraverso il bacino del fiume Lab e Bajgora.
Qui si trova il nostro nuovo Crocifisso del Kosovo, proprio come seicento anni fa, quando un'enorme Croce di marmo fu eretta sullo stesso Campo di Battaglia del Kosovo. Nel passato, i nostri padri, sebbene sconfitti fisicamente, rimasero spiritualmente invitti.
Costruirono una croce come memoriale ed incisero su di essa le seguenti parole a testimonianza vivente della loro fede, umanità ed eroismo: "O uomo, che calpesti questa terra serba, chiunque tu sia, quando vieni su questo campo che è il Kosovo, su tutta la sua superficie vedrai scheletri di morti. Tra di essi, vedrai me, in forma di pietra, una Croce distintiva eretta come un vessillo nel mezzo del campo di battaglia. Qui cadde un grande governante, un uomo prodigioso e zar serbo di nome Lazar. Fu un principe grande e pio, un pilastro di devozione, un uomo di profonda saggezza e di vivace intelligenza. Fu uno scudo per gli stranieri e per coloro che erano bisognosi di rifugio. Nutrì gli affamati e fu sensibile alle sofferenze degli umili. Fu di conforto e sollievo per gli afflitti ed ebbe caro tutto ciò che Cristo amava".
E ora, Signore misericordioso, dopo sei secoli, un falso zar e un falso profeta da Gazimestan ci governa. Più simile ad un convertito musulmano che a un serbo, ha proclamato che non ci sarebbe stato nessun tradimento, anche se noi sapevamo che il tradimento era già stato compiuto e solo ora si stava rivelando. Con un tale governante malvagio e falso serbo, ci si lascia dimorare qui "sulla terra, ma senza terra, in Kosovo ma senza Kosovo, nel paese di Milos Obilic [l'eroe serbo entrato nella leggenda per aver ucciso Murat II, che guidava gli eserciti islamici nella battaglia del Kosovo] ma senza di lui, a casa nostra, ma senza noi stessi". Pur in possesso di onore e reputazione, siamo stati lasciati senza l'uno e senza l'altra, perché quel malvagio comunista, quella bestia e voltagabbana li ha calpestati. Essendo ciò che è, non è stato in grado e non lo è tuttora di lottare per difendere il Kosovo, perché - per usare le parole di un poeta serbo -: "Né un turco né un apostata può difendere la tua gente, né un piromane proteggervi dal fuoco, né un faraone liberarvi dalla schiavitù. Un falso salvatore vi condurrà a Babilonia e in una nuova cattività". E così questo piromane che bruciò la casa sua e quella degli altri, impostore e traditore, ci ha condotti in fretta fino a questo inferno. Ci ha portati in un posto dove vittime innocenti giacciono non sepolte, dove nessuno piange ed è in lutto per i bambini massacrati, dove i luoghi sacri sono dissacrati e bruciati, dove un intero popolo è schernito, calpestato e umiliato.
Il suo regno decennale di pazzia e crudeltà è stato attribuito al mio popolo, che, sebbene sia un popolo imperfetto, è tuo, nonostante tutto, mio Signore, ed ha una coscienza ed è capace di pentimento. Simile a questo dittatore sono i tiranni stranieri ed ipocriti. Raffinati e insensibili, questi barbari dell'Occidente pseudo-cristiano sono anche più scaltri, insinceri e disonesti. Sono fuori di sé dalla gioia per questo emarginato da Dio, qual è in realtà, perché egli dà loro l'opportunità di infliggere la loro crudeltà su di noi come hanno fatto nel passato su popoli più piccoli e su altre nazioni nel mondo. Vedono lui come vedono se stessi, poi giudicano la nostra gente nello stesso modo. Loro, e i loro adulatori nostrani, adoratori e idolatri di Esperia, i Nuovi Demoni, ci scherniscono perché ci consideriamo popolo di Dio. Perché crediamo nella Giustizia e nella Verità di Dio, aderiamo ancora all'impegno assunto dai nostri padri con il Cielo, e veneriamo il sacrificio del Kosovo adempiuto dai nostri Martiri di un tempo e dai Nuovi Martiri di oggi.
È giusto e vero ciò che il popolo serbo del Kosovo oggi sa e sente: "Dio è adirato con i Serbi per i loro numerosi peccati mortali. I nostri governanti hanno calpestato la Legge e hanno scelto la pazzia come la loro luce-guida. I nostri propri governanti - Dio maledica le loro anime! - hanno frantumato l'impero, i nostri propri governanti, miseri codardi…, così sono diventati i traditori della nostra nazione".
Per cinque secoli abbiamo sofferto sotto il giogo straniero, mai completamente liberati, ma nemmeno totalmente schiavizzati, né alienati da Dio o da noi stessi. Abbiamo sofferto a causa di invasioni e di assalti, dall'est all'ovest, ma la sofferenza più grande si è abbattuta su di noi durante quest'ultima occupazione, durata cinquant'anni a causa di questi alienati da Dio e dal popolo. La nazione serba ha sofferto nelle mani di questi comunisti e neo-comunisti inumani e senza Dio, divenuti governanti grazie agli atei e agli anticristi occidentali. La corrente più malefica che ci ha visitati è venuta dall'Occidente. Da questi barbari dell'Occidente - dell'Occidente stranamente radioso e insieme oscuro - né libertà né umanità è stata mai praticata, ma solo i cosiddetti "nuovi ordini mondiali", nuove schiavitù che rimpiazzano quelle antiche, come questa tirannia di adesso, imposta con le bombe. Da Pasqua a Pasqua, e da Venerdì Santo a Venerdì Santo. Il loro ultimo bombardamento NATO, durato ben tre mesi, su un popolo innocente e tratto in schiavitù, è stato proclamato dal tiranno di casa nostra, come pure dai tiranni stranieri, ciascuno per suo conto, come vittoria propria. Così, Signore e Giudice giusto, chi è lo sconfitto?
O Signore degli Eserciti e Giudice dei tiranni della terra, noi, il popolo innocente, prigionieri in schiavitù, noi siamo gli sconfitti!
Siamo seduti, Signore, sugli argini dei fiumi del Kosovo e della Metohija: Lab e Sitnica, Drim e Bistrica, e piangiamo come il tuo popolo fece un tempo in Babilonia. Non ci offrono nemmeno acqua pura da bere, non ci lasciano mietere ciò che rimane del nostro grano, non ci lasciano seppellire i nostri parenti assassinati, né cantare i nostri antichi inni del Kosovo. In lacrime mangiamo il nostro pane raffermo, mentre ci parlano di "abbondanti aiuti umanitari". Ma chi può ricevere un tale "aiuto" con cuore aperto, quando viene offerto sotto condizione, quando in cambio di un pasto veniamo ricattati? In molti luoghi non c'è nessuno che possa usufruire di questo cibo, salvo qualche uomo o donna anziani qua e là, sfrattati dalle loro case o dai loro appartamenti. Se in qualche modo sono riusciti a sopravvivere in posti come Podujevo, Pristina, Stimlje o Prizren, essi vengono maltrattati, con ferite e contusioni sui loro corpi e sulle loro anime. "Di trecentomila serbi che vivevano qui, rimangono tre donne anziane, che tengono alta la Croce del Kosovo", grida una nonna quasi cieca, protetta da carri armati della super potenza NATO! Due terzi del popolo serbo è stato espulso ed esiliato dalle città e dai paesi "etnicamente ripuliti" del Kosovo e della Metohiia. "Da Cacane, fratello, a Zvecane", i Serbi sono stati praticamente eliminati, più di quanto non lo siano stati durante l'occupazione turca, o nella Croazia degli Ustascia.
In tutto questo tempo, i visitatori "umanitari" dell'Occidente e i loro accompagnatori diplomatici, dotati, sì, di vista ma non disposti a vedere, chiedono in continuazione: "Quanti di voi rimangono ancora?". Il tormentato Vescovo del Kosovo-Metohija - "triste orfano senza amico né parenti" - risponde con amarezza e in lacrime: "Siamo in pochi, ma nessuno sa quanti".
Una forza militare "globale" di proporzioni massicce è venuta in Kosovo con l'obiettivo dichiarato di fermare l'aggressione e la persecuzione etnica. Dopo il suo arrivo, tuttavia, indescrivibili atti di aggressione sono stati perpetrati contro i Serbi; sono stati commessi omicidi e atti di distruzione, ma non sono stati presi in considerazione dalla comunità mondiale. Durante la campagna di bombardamento NATO, bombe e razzi hanno distrutto i campi di grano e i vigneti, non lasciando grano per il Pane della comunione né vino per la Divina Liturgia. Le colline del Kosovo e della Metohija sono corrugate da crateri di bombe, campi e giardini sono avvelenati dall'uranio impoverito e le anime della gente sono state amareggiate e schiacciate dall'inumanità di tutto questo.
Sotto gli auspici dei "pacificatori" KFOR, un male ed un'aggressione inattesi, contro un intero popolo, si sono intensificati a livelli senza precedenti. Non si vede una fine per questa sofferenza, dato che la KFOR rifiuta di usare il suo potere per fermare la furia criminale albanese. Come la possono fermare, del resto, se i capi della banda albanese sono alleati e collaboratori del "nuovo ordine mondiale" della NATO? Sono parte societaria del neocolonialismo: un nuovo modo per controllare il mondo attraverso le droghe, le armi, il denaro e altre forme di criminalità, tutto sotto la stessa etichetta di "demo(no)crazia".
Ovunque siano andati, questi barbari dell'Occidente hanno recato con sé guerra e disgrazia. Dichiarano di essere portatori di pace e di diritti umani, ma portano soltanto grande miseria e ingiustizia. Non risolvono i problemi, ma li ingrandiscono e li prolungano. Appaiono raffinati ma in realtà sono volgari, appaiono amichevoli ma sono brutali, simili ai loro strumenti e alle armi del loro mestiere; sono tanto inumani quanto lo è la loro empietà anti-cristiana.
Dichiarano di essere un esempio per il mondo e una misura per tutte le cose. Ma non hanno né i mezzi per misurare, né il desiderio di conoscere Giustizia o Verità. Fanno questi grandi pronunciamenti sul "nuovo ordine" delle cose del mondo, ma sono avvizziti e consumati come i loro peccati e la loro inumanità. I loro cuori sono putridi, corrosi dal sospetto che essi potrebbero apparire come dei falliti - la NATO "perderebbe credibilità", dicono - e non essere, così, più ritenuti capaci di far da guida all'intera umanità e porsi quali araldi della felicità. Il loro "nuovo ordine mondiale" non è niente più che l'antico assoggettamento, cupidigia riciclata, interesse personale e avidità di potere. Tutto questo in uno sforzo di dominare il mondo e riformarlo a loro immagine. Chiunque si oppone ai loro piani e ai loro disegni è proclamato un fuorilegge, etichettato come intollerante o come uno "che non collabora", e perciò non degno di vita o di esistenza. Parlano in continuazione di libertà, ma loro stessi sono schiavi di basse passioni e sono idolatri, scopertamente, di dei falsi. Ovunque mettano piede, "lasciano dietro una puzza di inumanità". Gridano in continuazione: "Pace! Pace!", ma di pace sono privi i loro cuori e le loro coscienze. È per questo che portano disordine ovunque vadano. Possiedono soltanto un argomento e hanno un solo modo di portare la pace: l'uso di bombe, carri armati, NATO e occupazione. La guerra è nelle loro anime e la seminano in tutte le terre che toccano. Quando scelgono di non dichiarare guerra, intraprendono "campagne aeree", e questo è un loro eufemismo per dire distruzione di nazioni e di popoli con bombe all'uranio impoverito e razzi infernali. E tutto ciò viene visto come una rappresentazione della civiltà "Europea" o "Occidentale". Ma noi lo vediamo come una NATO-ficazione degli ultimi resti dell'Europa, il crepuscolo di una civiltà cristiana di un tempo. L'eredità durevole di quella civiltà sarà: tradimento, armi letali, e manganelli di polizia. Berlino e Bruxelles, New York e Washington sono diventati davvero "la mazza della terra" come furono Egitto e Babilonia, Roma e Costantinopoli nell'antichità. Le odierne "mazze globali" sono prive di vera civiltà umana e di cultura e sono invece piene d'ipocrisia. Dietro la loro facciata liscia ed attraente c'è un mucchio suppurante di larve.
Dichiarano di essere anti-comunisti, ma il loro comportamento è identico a quello dei comunisti di vecchio stampo. Si adoperano per una schiavitù tirannica di popoli e nazioni, calpestando cuori e menti umane, e intanto offrono iperboli in ordine a "diritti umani, libertà, uguaglianza".
La realtà della loro retorica in ogni caso significa morte. Il loro potere è quello di un rullo compressore che schiaccia tutto ciò che è diverso dalla loro sagoma. Aspirano chiaramente a ripristinare il mondo secondo le loro esatte specificazioni, a loro immagine e somiglianza che è quella di bestie apocalittiche, anticristi, uomini divinizzati e false divinità.
Per secoli, l'Occidente ci ha impedito di liberare noi stessi, di mettere ordine in casa nostra, imponendoci i suoi dettami e le sue soluzioni prefabbricate. Le loro soluzioni non possono essere realizzate, tantomeno sostenute, perché sono prodotto di aggressione e di ingiustizia. Non sono creazione di eccellenza umana, di virtù umana, ma opera di Satana; il frutto di slealtà, empietà e inumanità. L'Occidente si ostina in questo comportamento aggressivo allo scopo di continuare ad immischiarsi nelle cose di casa nostra così da poter trarre profitto dalla nostra sofferenza e dal nostro dolore. Dicendoci tutto il tempo, senza traccia di vergogna o rimorso: "Non siete in grado di organizzare la famiglia, o di mantenere ordine nel vostro recinto". Come se potessimo dimenticare tutto ciò che ci hanno fatto durante le guerre e durante le occupazioni a cui siamo stati sottoposti. O come ci hanno "liberati", solo per farci schiavi peggio di quanto eravamo prima. Tutto questo con lo scopo di impedirci di essere ciò che eravamo, e ciò che possiamo diventare. Vogliono ricrearci secondo la loro immagine idolatrica, come hanno avvertito i profeti del Signore molto tempo fa.
Sorgi, o Signore mio Dio, e giudica il tuo popolo e le nazioni secondo la tua eterna Giustizia e Verità. Lascia che la tua mano si levi, e non dimenticarti dei tuoi poveri sino alla fine del mondo. Dacci, o Signore, un legislatore che sia sopra di noi e sopra di loro, e fa' capire a tutta la gente e a tutte le nazioni che sono soltanto esseri umani. Perché coloro che ci hanno attaccati ci hanno ora circondati e sottomessi; il loro unico intento è quello di sterminarci. Hanno intenzione di schiacciarci a terra, di annientare e cancellare qualsiasi traccia della nostra esistenza. Desiderano distruggere i tuoi luoghi sacri, semplicemente perché non sono come i loro. Sono infuriati perché noi sappiamo e ricordiamo che "in una terra di martiri, c'è bisogno di martiri".
O Dio nostro Salvatore, Speranza del mondo, anche per i più piccoli e i più remoti angoli della terra! Sappiamo dalla nostra amara esperienza di vita, dal corso della storia e dalla sopportazione dei nostri padri, che più grande è la disgrazia, più grande è la speranza di salvezza. Questo è il mistero della Croce del tuo Figlio, e il mistero della nostra crocifissione e risurrezione nel cammino attraverso la Valle di Lacrime che è questa terra. Signore misericordioso, Tu che hai amato l'umanità, Salvatore delle anime, Ti imploriamo con corpi feriti, anime abbattute, spiriti sommessi e voci vacillanti. Ti preghiamo e supplichiamo di essere riammessi alla tua presenza. Permetti che il sacrificio della nostra umiliazione sia presentato davanti a Te, e lascia che la tua volontà santa ci governi. Poiché non c'è vergogna per coloro che sono legati a Te. E ora noi aderiamo a Te con tutto il nostro cuore, e temiamo Te, cercando il tuo volto. Non farci vergognare in questo giorno della resa dei conti e in quest'ora della nostra tentazione. Per amore del tuo nome, non abbandonarci sino alla fine del mondo, e non rompere il legame del tuo patto solenne. Non allontanarci completamente dalla tua misericordia, per amore dei nostri padri, tuoi servi giusti. Ascoltaci Signore, per amore di san Sava e del martire Lazar. Per amore dei bambini innocenti assassinati ed esiliati, e degli orfani in lutto. La nostra anima collettiva si è riempita di angoscia, i nostri cuori e le nostre viscere sono in tumulto, le nostre ossa tremano a causa delle nostre numerose trasgressioni, e della tua giusta ira. Noi, discendenti di Nemanja e di Lazar, di Orlovic e di Tankosic, siamo diventati indegni dei nostri avi. I nostri tormentatori stanno sradicando le fondamenta dei tuoi luoghi sacri, strappando in tal modo le radici della nostra vita e del nostro essere. Vogliono distruggere il monastero di Decani e smantellare la bellissima Gracanica, rimuovere la croce dal Patriarcato di Pec, e costruire un minareto sopra la chiesa di Ljeviska. "Hanno staccato i nervi dei nostri occhi, e ora vorrebbero strappare il bastone bianco 'della vista' dalle nostre mani". La Terra che abbiamo ricevuto dal cielo, altri l'hanno promessa ad altri, venduta, e ci hanno traditi con i nostri nemici mortali.
Ma Tu non tradirci, nostro unico Signore. Tu, l'unico Vero Dio, non abbandonarci ai nostri avversari mortali e ai nostri carnefici, ma chiamaci a Te e dacci di nuovo la vita. Se anche la mia pelle dovesse decomporsi, e le mie ossa imputridirsi, mi alzerò ancora e starò davanti a Te, Ti glorificherò e confesserò il tuo Nome Santo. Noi, il tuo gregge, siamo divenuti agnelli da sacrificio, oggetti di preda per bestie selvagge, cibo per vermi.
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Insieme con il ladrone sulla croce, gridiamo: "Ricordati di noi, Signore, nel tuo Regno".
Buono e Onnipotente Signore, guarda ai tuoi poveri che per secoli sono stati oppressi e calpestati da tutti quelli che sono passati di qui. Ricordati che siamo polvere della terra, con un'anima dentro i nostri corpi. Poiché Tu ti sei fermato, all'inizio, sulla polvere e ci hai chiamati dal non essere all'essere, ci hai guidati e ci hai risuscitati dalla morte alla vita. Poiché Tu sei la Risurrezione e la Vita, e senza numero sono i tuoi doni, dinanzi ai quali i miei peccati sono come polvere e cenere, che è dissolta e dispersa dalla brezza del tuo Spirito e purificata dalla Croce del tuo Figlio: potremo così essere più bianchi della neve e più raggianti del sole.
In tutto questo, Signore, non Ti abbiamo dimenticato. A motivo di ciò, non dimenticare i germogli calpestati della tua vigna. Se noi dimenticassimo il Nome del nostro Signore, o se stendessimo le mani ad un dio falso e straniero, facci tornare sui nostri passi e volgili nuovamente a Te, illuminaci con lo splendore del tuo volto. Purificaci dai nostri peccati visibili e segreti, dalle nostre trasgressioni, risuscitaci dalle nostre tombe. Poiché Tu sei il Dio che Ti sei avventurato e sei disceso negli inferi, hai spezzato le catene dei prigionieri e resuscitato la progenie di Adamo, offrendo a noi il Regno dei Cieli.
Se dovessi dimenticarti Kosovo, mia Gerusalemme, sia allora dimenticata la mia destra! La lingua mi si attacchi al palato, se viene meno il ricordo di te, mia Metohija, o se non ti porrò al principio del mio canto, del mio inno di lode a Dio, che è la mia salvezza.
Stefan di Metohija ; Hariton del Kosovo
+ Il monaco Hariton fu rapito dagli albanesi in presenza delle truppe della KFOR nel centro della città di Prizren il 14 giugno 1999.
+ Lo ieromonaco Stefan (Puric) fu rapito davanti del monastero Budisavci in Metohija il 19 luglio 1999 da albanesi di religione cattolica.


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