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  1. #1
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    Predefinito Il Grido dei Serbi del Kosovo e della Metohija

    Il Grido dei Serbi del Kosovo e della Metohija
    di Atanasio Jevtic, vescovo


    Benedetto sei Tu o Signore, Dio dei nostri padri, giuste sono tutte le tue opere, veritiero sei Tu in tutto ciò che intraprendi, diritti sono i tuoi sentieri, e il tuo giudizio è basato sulla verità e sulla redenzione.

    Retti e giusti sono i tuoi giudizi e i tuoi ammonimenti, perché Tu vuoi la nostra salvezza, ed hai agito su di noi e sul nostro popolo in questa terra a causa dei nostri peccati. Tu eserciti la tua regalità con verità e giustizia, e ci hai consegnati a nemici senza scrupoli, ad apostati pieni di odio e a miscredenti che hanno dimora tra noi. Tu ci hai resi schiavi consegnandoci a padroni stranieri e ingiusti, ad un tiranno "globale", più malvagio di qualsiasi altro mai su questa terra.


    "Tu ti sei adirato, e allora anche noi abbiamo peccato". Così disse uno dei tuoi servi dei tempi antichi. È più giusto per noi dire: "Noi abbiamo peccato, e Tu di conseguenza ti sei adirato". Davvero noi abbiamo peccato: fummo coinvolti in azioni illegali, ci siamo allontanati da Te e dai tuoi precetti. Abbiamo sbagliato in ogni cosa. Non fummo fedeli ed obbedienti ai tuoi comandamenti che redimono, che Tu ci desti per amore della nostra salvezza.

    E ora Signore, non osiamo parlare, visto che siamo diventati oggetti di vergogna e di scherno davanti al mondo, davanti all'intera razza umana. Infatti, mio Dio, siamo stati ridotti, diminuiti, più di qualsiasi altra nazione, umiliati nella nostra terra, dall'oriente all'occidente. Tutto ciò a causa della malvagità dei nostri capi - l'arroganza tirannica dei nostri governanti terreni -, e a causa della nostra immoralità e dei nostri peccati.




    Come ebbe a dire il nostro padre, il Patriarca, oggi per tutto il Kosovo e nella Metohija ci ritroviamo in fuga, giorno e notte, con il nostro popolo spodestato, da un luogo all'altro, come un vascello gettato sui mari, correndo velocemente attraverso la vasta distesa, aspettando che tramonti il sole, che il giorno si concluda, e che abbia fine questa notte che si è abbattuta su di noi come una calamità in inverno. Con tutto questo non c'è nessuno che ci protegga o ci liberi dalla nostra sofferenza, e mentre il nostro dolore cresce a dismisura, piangendo, Ti supplichiamo: "Per quanto tempo ancora, Signore, ci trascurerai? Per quanto tempo continuerai ad alzare il tuo braccio contro la tua eredità? Alzati, o Signore, dal tuo sonno. Perché volgi il tuo sguardo lontano da noi? Ti chiediamo di nuovo: alzati Signore, soccorrici per amore del tuo nome. I nostri singhiozzi continuano senza tregua; il pianto ha esaurito le nostre lacrime, e non riceviamo ancora aiuto da nessuna parte".

    Signore onnipotente che tutto vedi, non c'è tra noi oggi un principe o una guida. Non c'è un Serbo che non abbia peccato, né un sacrificio puro e senza macchia, né un'offerta genuina che provenga da un cuore senza colpa. Ci siamo tutti smarriti lontano dal tuo sentiero. Perché ci siamo allontanati da Te, abbiamo abbandonato Te, la Fonte della Vita, e siamo andati in cerca di pozzi scavati di recente, dove l'acqua era contaminata prima che si prosciugasse; da essi, ora, ci viene offerta acqua fangosa e melma, nel tentativo di avvelenarci con il veleno di serpenti mondani e di vipere "globali". Giustamente Tu ci hai abbandonato. Che non accada mai più che ci estraniamo colpevolmente da Te e dal tuo popolo nel nostro proprio paese, nella nostra carne mortale.

    Le tue case di preghiera sono state profanate e bruciate nel nostro paese. I tuoi santuari monastici rasi al suolo e distrutti. I Crocifissi e le icone dei tuoi santi e martiri sono stati fatti a pezzi. Calpestati prima da atei che dimoravano tra noi ed ora da eretici stranieri e occupanti di ogni genere. E così oggi, come al tempo dei Turchi, in questa Terra Santa delle antiche tombe dei nostri padri, "un Cristo solitario stende le sue braccia, aspettando la sua comunità assente". Essa non c'è, Signore, perché il tuo gregge è stato tradito e venduto; consegnato ai lupi, consegnato ad adulatori e soggiogatori inumani. Il tuo gregge è stato venduto, come nei giorni di schiavitù, lasciato ai capricci e alla mercé di stranieri insensibili e di piromani albanesi.



    La devastazione è ovunque. Dalla chiesa del Santo Salvatore in Pec, che è di nuovo circondata da giannizzeri pronti a saccheggiarla ed incendiarla, essa continua su entrambe le rive del fiume Drim attraverso la Metohija, la quale è stata bruciata e il suo popolo serbo esiliato. La devastazione percorre il distretto di Nerodimlje bruciato e annientato fino al Monastero Binca sventrato dal fuoco nella pianura Morava. Ogni giorno che passa gli attacchi diventano sempre più frequenti negli antichi siti storici serbi di Izmornik e Novo Brdo. E ancora devastazione vedono i nostri occhi: dal Monte Sar, dal monastero della Santa Trinità in Musutiste provato dal fuoco dei bombardamenti, dalla chiesa di San Marko in Korisa, fino alle rovine serbe di Podkaljaja in Prizren, attraverso la Hoca di re Nemanja, dove il monastero di Zociste è stato raso al suolo. C'è devastazione, infine, dal nuovo campo di concentramento per serbi in Orahovac, al Goles, che fu prima demolito da un bombardamento NATO, e ancora attraverso la Pristina di re Milutin, messa a ferro e fuoco, fino alla chiesa del principe Lazar a Samodreza, attraverso il bacino del fiume Lab e Bajgora.

    Qui si trova il nostro nuovo Crocifisso del Kosovo, proprio come seicento anni fa, quando un'enorme Croce di marmo fu eretta sullo stesso Campo di Battaglia del Kosovo. Nel passato, i nostri padri, sebbene sconfitti fisicamente, rimasero spiritualmente invitti.

    Costruirono una croce come memoriale ed incisero su di essa le seguenti parole a testimonianza vivente della loro fede, umanità ed eroismo: "O uomo, che calpesti questa terra serba, chiunque tu sia, quando vieni su questo campo che è il Kosovo, su tutta la sua superficie vedrai scheletri di morti. Tra di essi, vedrai me, in forma di pietra, una Croce distintiva eretta come un vessillo nel mezzo del campo di battaglia. Qui cadde un grande governante, un uomo prodigioso e zar serbo di nome Lazar. Fu un principe grande e pio, un pilastro di devozione, un uomo di profonda saggezza e di vivace intelligenza. Fu uno scudo per gli stranieri e per coloro che erano bisognosi di rifugio. Nutrì gli affamati e fu sensibile alle sofferenze degli umili. Fu di conforto e sollievo per gli afflitti ed ebbe caro tutto ciò che Cristo amava".

    E ora, Signore misericordioso, dopo sei secoli, un falso zar e un falso profeta da Gazimestan ci governa. Più simile ad un convertito musulmano che a un serbo, ha proclamato che non ci sarebbe stato nessun tradimento, anche se noi sapevamo che il tradimento era già stato compiuto e solo ora si stava rivelando. Con un tale governante malvagio e falso serbo, ci si lascia dimorare qui "sulla terra, ma senza terra, in Kosovo ma senza Kosovo, nel paese di Milos Obilic [l'eroe serbo entrato nella leggenda per aver ucciso Murat II, che guidava gli eserciti islamici nella battaglia del Kosovo] ma senza di lui, a casa nostra, ma senza noi stessi". Pur in possesso di onore e reputazione, siamo stati lasciati senza l'uno e senza l'altra, perché quel malvagio comunista, quella bestia e voltagabbana li ha calpestati. Essendo ciò che è, non è stato in grado e non lo è tuttora di lottare per difendere il Kosovo, perché - per usare le parole di un poeta serbo -: "Né un turco né un apostata può difendere la tua gente, né un piromane proteggervi dal fuoco, né un faraone liberarvi dalla schiavitù. Un falso salvatore vi condurrà a Babilonia e in una nuova cattività". E così questo piromane che bruciò la casa sua e quella degli altri, impostore e traditore, ci ha condotti in fretta fino a questo inferno. Ci ha portati in un posto dove vittime innocenti giacciono non sepolte, dove nessuno piange ed è in lutto per i bambini massacrati, dove i luoghi sacri sono dissacrati e bruciati, dove un intero popolo è schernito, calpestato e umiliato.

    Il suo regno decennale di pazzia e crudeltà è stato attribuito al mio popolo, che, sebbene sia un popolo imperfetto, è tuo, nonostante tutto, mio Signore, ed ha una coscienza ed è capace di pentimento. Simile a questo dittatore sono i tiranni stranieri ed ipocriti. Raffinati e insensibili, questi barbari dell'Occidente pseudo-cristiano sono anche più scaltri, insinceri e disonesti. Sono fuori di sé dalla gioia per questo emarginato da Dio, qual è in realtà, perché egli dà loro l'opportunità di infliggere la loro crudeltà su di noi come hanno fatto nel passato su popoli più piccoli e su altre nazioni nel mondo. Vedono lui come vedono se stessi, poi giudicano la nostra gente nello stesso modo. Loro, e i loro adulatori nostrani, adoratori e idolatri di Esperia, i Nuovi Demoni, ci scherniscono perché ci consideriamo popolo di Dio. Perché crediamo nella Giustizia e nella Verità di Dio, aderiamo ancora all'impegno assunto dai nostri padri con il Cielo, e veneriamo il sacrificio del Kosovo adempiuto dai nostri Martiri di un tempo e dai Nuovi Martiri di oggi.

    È giusto e vero ciò che il popolo serbo del Kosovo oggi sa e sente: "Dio è adirato con i Serbi per i loro numerosi peccati mortali. I nostri governanti hanno calpestato la Legge e hanno scelto la pazzia come la loro luce-guida. I nostri propri governanti - Dio maledica le loro anime! - hanno frantumato l'impero, i nostri propri governanti, miseri codardi…, così sono diventati i traditori della nostra nazione".

    Per cinque secoli abbiamo sofferto sotto il giogo straniero, mai completamente liberati, ma nemmeno totalmente schiavizzati, né alienati da Dio o da noi stessi. Abbiamo sofferto a causa di invasioni e di assalti, dall'est all'ovest, ma la sofferenza più grande si è abbattuta su di noi durante quest'ultima occupazione, durata cinquant'anni a causa di questi alienati da Dio e dal popolo. La nazione serba ha sofferto nelle mani di questi comunisti e neo-comunisti inumani e senza Dio, divenuti governanti grazie agli atei e agli anticristi occidentali. La corrente più malefica che ci ha visitati è venuta dall'Occidente. Da questi barbari dell'Occidente - dell'Occidente stranamente radioso e insieme oscuro - né libertà né umanità è stata mai praticata, ma solo i cosiddetti "nuovi ordini mondiali", nuove schiavitù che rimpiazzano quelle antiche, come questa tirannia di adesso, imposta con le bombe. Da Pasqua a Pasqua, e da Venerdì Santo a Venerdì Santo. Il loro ultimo bombardamento NATO, durato ben tre mesi, su un popolo innocente e tratto in schiavitù, è stato proclamato dal tiranno di casa nostra, come pure dai tiranni stranieri, ciascuno per suo conto, come vittoria propria. Così, Signore e Giudice giusto, chi è lo sconfitto?

    O Signore degli Eserciti e Giudice dei tiranni della terra, noi, il popolo innocente, prigionieri in schiavitù, noi siamo gli sconfitti!

    Siamo seduti, Signore, sugli argini dei fiumi del Kosovo e della Metohija: Lab e Sitnica, Drim e Bistrica, e piangiamo come il tuo popolo fece un tempo in Babilonia. Non ci offrono nemmeno acqua pura da bere, non ci lasciano mietere ciò che rimane del nostro grano, non ci lasciano seppellire i nostri parenti assassinati, né cantare i nostri antichi inni del Kosovo. In lacrime mangiamo il nostro pane raffermo, mentre ci parlano di "abbondanti aiuti umanitari". Ma chi può ricevere un tale "aiuto" con cuore aperto, quando viene offerto sotto condizione, quando in cambio di un pasto veniamo ricattati? In molti luoghi non c'è nessuno che possa usufruire di questo cibo, salvo qualche uomo o donna anziani qua e là, sfrattati dalle loro case o dai loro appartamenti. Se in qualche modo sono riusciti a sopravvivere in posti come Podujevo, Pristina, Stimlje o Prizren, essi vengono maltrattati, con ferite e contusioni sui loro corpi e sulle loro anime. "Di trecentomila serbi che vivevano qui, rimangono tre donne anziane, che tengono alta la Croce del Kosovo", grida una nonna quasi cieca, protetta da carri armati della super potenza NATO! Due terzi del popolo serbo è stato espulso ed esiliato dalle città e dai paesi "etnicamente ripuliti" del Kosovo e della Metohiia. "Da Cacane, fratello, a Zvecane", i Serbi sono stati praticamente eliminati, più di quanto non lo siano stati durante l'occupazione turca, o nella Croazia degli Ustascia.
    In tutto questo tempo, i visitatori "umanitari" dell'Occidente e i loro accompagnatori diplomatici, dotati, sì, di vista ma non disposti a vedere, chiedono in continuazione: "Quanti di voi rimangono ancora?". Il tormentato Vescovo del Kosovo-Metohija - "triste orfano senza amico né parenti" - risponde con amarezza e in lacrime: "Siamo in pochi, ma nessuno sa quanti".

    Una forza militare "globale" di proporzioni massicce è venuta in Kosovo con l'obiettivo dichiarato di fermare l'aggressione e la persecuzione etnica. Dopo il suo arrivo, tuttavia, indescrivibili atti di aggressione sono stati perpetrati contro i Serbi; sono stati commessi omicidi e atti di distruzione, ma non sono stati presi in considerazione dalla comunità mondiale. Durante la campagna di bombardamento NATO, bombe e razzi hanno distrutto i campi di grano e i vigneti, non lasciando grano per il Pane della comunione né vino per la Divina Liturgia. Le colline del Kosovo e della Metohija sono corrugate da crateri di bombe, campi e giardini sono avvelenati dall'uranio impoverito e le anime della gente sono state amareggiate e schiacciate dall'inumanità di tutto questo.

    Sotto gli auspici dei "pacificatori" KFOR, un male ed un'aggressione inattesi, contro un intero popolo, si sono intensificati a livelli senza precedenti. Non si vede una fine per questa sofferenza, dato che la KFOR rifiuta di usare il suo potere per fermare la furia criminale albanese. Come la possono fermare, del resto, se i capi della banda albanese sono alleati e collaboratori del "nuovo ordine mondiale" della NATO? Sono parte societaria del neocolonialismo: un nuovo modo per controllare il mondo attraverso le droghe, le armi, il denaro e altre forme di criminalità, tutto sotto la stessa etichetta di "demo(no)crazia".

    Ovunque siano andati, questi barbari dell'Occidente hanno recato con sé guerra e disgrazia. Dichiarano di essere portatori di pace e di diritti umani, ma portano soltanto grande miseria e ingiustizia. Non risolvono i problemi, ma li ingrandiscono e li prolungano. Appaiono raffinati ma in realtà sono volgari, appaiono amichevoli ma sono brutali, simili ai loro strumenti e alle armi del loro mestiere; sono tanto inumani quanto lo è la loro empietà anti-cristiana.

    Dichiarano di essere un esempio per il mondo e una misura per tutte le cose. Ma non hanno né i mezzi per misurare, né il desiderio di conoscere Giustizia o Verità. Fanno questi grandi pronunciamenti sul "nuovo ordine" delle cose del mondo, ma sono avvizziti e consumati come i loro peccati e la loro inumanità. I loro cuori sono putridi, corrosi dal sospetto che essi potrebbero apparire come dei falliti - la NATO "perderebbe credibilità", dicono - e non essere, così, più ritenuti capaci di far da guida all'intera umanità e porsi quali araldi della felicità. Il loro "nuovo ordine mondiale" non è niente più che l'antico assoggettamento, cupidigia riciclata, interesse personale e avidità di potere. Tutto questo in uno sforzo di dominare il mondo e riformarlo a loro immagine. Chiunque si oppone ai loro piani e ai loro disegni è proclamato un fuorilegge, etichettato come intollerante o come uno "che non collabora", e perciò non degno di vita o di esistenza. Parlano in continuazione di libertà, ma loro stessi sono schiavi di basse passioni e sono idolatri, scopertamente, di dei falsi. Ovunque mettano piede, "lasciano dietro una puzza di inumanità". Gridano in continuazione: "Pace! Pace!", ma di pace sono privi i loro cuori e le loro coscienze. È per questo che portano disordine ovunque vadano. Possiedono soltanto un argomento e hanno un solo modo di portare la pace: l'uso di bombe, carri armati, NATO e occupazione. La guerra è nelle loro anime e la seminano in tutte le terre che toccano. Quando scelgono di non dichiarare guerra, intraprendono "campagne aeree", e questo è un loro eufemismo per dire distruzione di nazioni e di popoli con bombe all'uranio impoverito e razzi infernali. E tutto ciò viene visto come una rappresentazione della civiltà "Europea" o "Occidentale". Ma noi lo vediamo come una NATO-ficazione degli ultimi resti dell'Europa, il crepuscolo di una civiltà cristiana di un tempo. L'eredità durevole di quella civiltà sarà: tradimento, armi letali, e manganelli di polizia. Berlino e Bruxelles, New York e Washington sono diventati davvero "la mazza della terra" come furono Egitto e Babilonia, Roma e Costantinopoli nell'antichità. Le odierne "mazze globali" sono prive di vera civiltà umana e di cultura e sono invece piene d'ipocrisia. Dietro la loro facciata liscia ed attraente c'è un mucchio suppurante di larve.

    Dichiarano di essere anti-comunisti, ma il loro comportamento è identico a quello dei comunisti di vecchio stampo. Si adoperano per una schiavitù tirannica di popoli e nazioni, calpestando cuori e menti umane, e intanto offrono iperboli in ordine a "diritti umani, libertà, uguaglianza".

    La realtà della loro retorica in ogni caso significa morte. Il loro potere è quello di un rullo compressore che schiaccia tutto ciò che è diverso dalla loro sagoma. Aspirano chiaramente a ripristinare il mondo secondo le loro esatte specificazioni, a loro immagine e somiglianza che è quella di bestie apocalittiche, anticristi, uomini divinizzati e false divinità.

    Per secoli, l'Occidente ci ha impedito di liberare noi stessi, di mettere ordine in casa nostra, imponendoci i suoi dettami e le sue soluzioni prefabbricate. Le loro soluzioni non possono essere realizzate, tantomeno sostenute, perché sono prodotto di aggressione e di ingiustizia. Non sono creazione di eccellenza umana, di virtù umana, ma opera di Satana; il frutto di slealtà, empietà e inumanità. L'Occidente si ostina in questo comportamento aggressivo allo scopo di continuare ad immischiarsi nelle cose di casa nostra così da poter trarre profitto dalla nostra sofferenza e dal nostro dolore. Dicendoci tutto il tempo, senza traccia di vergogna o rimorso: "Non siete in grado di organizzare la famiglia, o di mantenere ordine nel vostro recinto". Come se potessimo dimenticare tutto ciò che ci hanno fatto durante le guerre e durante le occupazioni a cui siamo stati sottoposti. O come ci hanno "liberati", solo per farci schiavi peggio di quanto eravamo prima. Tutto questo con lo scopo di impedirci di essere ciò che eravamo, e ciò che possiamo diventare. Vogliono ricrearci secondo la loro immagine idolatrica, come hanno avvertito i profeti del Signore molto tempo fa.

    Sorgi, o Signore mio Dio, e giudica il tuo popolo e le nazioni secondo la tua eterna Giustizia e Verità. Lascia che la tua mano si levi, e non dimenticarti dei tuoi poveri sino alla fine del mondo. Dacci, o Signore, un legislatore che sia sopra di noi e sopra di loro, e fa' capire a tutta la gente e a tutte le nazioni che sono soltanto esseri umani. Perché coloro che ci hanno attaccati ci hanno ora circondati e sottomessi; il loro unico intento è quello di sterminarci. Hanno intenzione di schiacciarci a terra, di annientare e cancellare qualsiasi traccia della nostra esistenza. Desiderano distruggere i tuoi luoghi sacri, semplicemente perché non sono come i loro. Sono infuriati perché noi sappiamo e ricordiamo che "in una terra di martiri, c'è bisogno di martiri".

    O Dio nostro Salvatore, Speranza del mondo, anche per i più piccoli e i più remoti angoli della terra! Sappiamo dalla nostra amara esperienza di vita, dal corso della storia e dalla sopportazione dei nostri padri, che più grande è la disgrazia, più grande è la speranza di salvezza. Questo è il mistero della Croce del tuo Figlio, e il mistero della nostra crocifissione e risurrezione nel cammino attraverso la Valle di Lacrime che è questa terra. Signore misericordioso, Tu che hai amato l'umanità, Salvatore delle anime, Ti imploriamo con corpi feriti, anime abbattute, spiriti sommessi e voci vacillanti. Ti preghiamo e supplichiamo di essere riammessi alla tua presenza. Permetti che il sacrificio della nostra umiliazione sia presentato davanti a Te, e lascia che la tua volontà santa ci governi. Poiché non c'è vergogna per coloro che sono legati a Te. E ora noi aderiamo a Te con tutto il nostro cuore, e temiamo Te, cercando il tuo volto. Non farci vergognare in questo giorno della resa dei conti e in quest'ora della nostra tentazione. Per amore del tuo nome, non abbandonarci sino alla fine del mondo, e non rompere il legame del tuo patto solenne. Non allontanarci completamente dalla tua misericordia, per amore dei nostri padri, tuoi servi giusti. Ascoltaci Signore, per amore di san Sava e del martire Lazar. Per amore dei bambini innocenti assassinati ed esiliati, e degli orfani in lutto. La nostra anima collettiva si è riempita di angoscia, i nostri cuori e le nostre viscere sono in tumulto, le nostre ossa tremano a causa delle nostre numerose trasgressioni, e della tua giusta ira. Noi, discendenti di Nemanja e di Lazar, di Orlovic e di Tankosic, siamo diventati indegni dei nostri avi. I nostri tormentatori stanno sradicando le fondamenta dei tuoi luoghi sacri, strappando in tal modo le radici della nostra vita e del nostro essere. Vogliono distruggere il monastero di Decani e smantellare la bellissima Gracanica, rimuovere la croce dal Patriarcato di Pec, e costruire un minareto sopra la chiesa di Ljeviska. "Hanno staccato i nervi dei nostri occhi, e ora vorrebbero strappare il bastone bianco 'della vista' dalle nostre mani". La Terra che abbiamo ricevuto dal cielo, altri l'hanno promessa ad altri, venduta, e ci hanno traditi con i nostri nemici mortali.

    Ma Tu non tradirci, nostro unico Signore. Tu, l'unico Vero Dio, non abbandonarci ai nostri avversari mortali e ai nostri carnefici, ma chiamaci a Te e dacci di nuovo la vita. Se anche la mia pelle dovesse decomporsi, e le mie ossa imputridirsi, mi alzerò ancora e starò davanti a Te, Ti glorificherò e confesserò il tuo Nome Santo. Noi, il tuo gregge, siamo divenuti agnelli da sacrificio, oggetti di preda per bestie selvagge, cibo per vermi.




    Insieme con il ladrone sulla croce, gridiamo: "Ricordati di noi, Signore, nel tuo Regno".

    Buono e Onnipotente Signore, guarda ai tuoi poveri che per secoli sono stati oppressi e calpestati da tutti quelli che sono passati di qui. Ricordati che siamo polvere della terra, con un'anima dentro i nostri corpi. Poiché Tu ti sei fermato, all'inizio, sulla polvere e ci hai chiamati dal non essere all'essere, ci hai guidati e ci hai risuscitati dalla morte alla vita. Poiché Tu sei la Risurrezione e la Vita, e senza numero sono i tuoi doni, dinanzi ai quali i miei peccati sono come polvere e cenere, che è dissolta e dispersa dalla brezza del tuo Spirito e purificata dalla Croce del tuo Figlio: potremo così essere più bianchi della neve e più raggianti del sole.

    In tutto questo, Signore, non Ti abbiamo dimenticato. A motivo di ciò, non dimenticare i germogli calpestati della tua vigna. Se noi dimenticassimo il Nome del nostro Signore, o se stendessimo le mani ad un dio falso e straniero, facci tornare sui nostri passi e volgili nuovamente a Te, illuminaci con lo splendore del tuo volto. Purificaci dai nostri peccati visibili e segreti, dalle nostre trasgressioni, risuscitaci dalle nostre tombe. Poiché Tu sei il Dio che Ti sei avventurato e sei disceso negli inferi, hai spezzato le catene dei prigionieri e resuscitato la progenie di Adamo, offrendo a noi il Regno dei Cieli.

    Se dovessi dimenticarti Kosovo, mia Gerusalemme, sia allora dimenticata la mia destra! La lingua mi si attacchi al palato, se viene meno il ricordo di te, mia Metohija, o se non ti porrò al principio del mio canto, del mio inno di lode a Dio, che è la mia salvezza.

    Stefan di Metohija ; Hariton del Kosovo

    + Il monaco Hariton fu rapito dagli albanesi in presenza delle truppe della KFOR nel centro della città di Prizren il 14 giugno 1999.

    + Lo ieromonaco Stefan (Puric) fu rapito davanti del monastero Budisavci in Metohija il 19 luglio 1999 da albanesi di religione cattolica.


  2. #2
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    Predefinito INCREDIBILE !!!!!!!!!!!!!!!!!

    E TE PAREVA ................. ALLA FINE ANCHE DIETRO IL TRAGICO CONFLITTO AVVENUTO NELLA EX JUGOSLAVIA CHI C'E'?

    I CATTOLCI ROMANI TELCOMANDATI DAL PAPA ...........

    NON SO CHE DIRVI CHE SIETE GRANDI O ................ FORSE .......

    NO MEGLIO CHE NON DICO NULLA.

    CHE DELUSIONE

  3. #3
    Qoelèt
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    Caro Leonardo, ho l'impressione che tu o non abbia letto molto bene l'articolo o non l'abbia veramente capito...

  4. #4
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    Predefinito non è qustione

    Qui non si tratta di capire o no, la mia era una provocazione sul vostro modo di essere e di porvi.
    Mi spiego meglio: penso che sia chiaro a tutti che la situazione attuale dei serbi in Kosovo è drammatica e crudele ed è così diciamo per ritorsione (tipo un boomerang) al comportamento dei serbi in Kosovo, cioè dal male è nato altro male e così via fin ad oggi.
    Chiarito questo mi sembrava superfluo e fazioso specificare in fondo al testo, in altro colore per evidenziare la notizia sul resto del testo, la religione del rapitore del povero monaco che sicuramente sarà estraneo ai fattacci capitati in questa triste regione.
    Questo comportamento, alimenta ancor+ l'odio, che non sarà solo tra ortodossi e mussulmani, ma tra ortodossi e cattolici,
    SU QUESTA POVERA TERRA NE ESISTE GIA' ABBASTANZA D'ODIO, perchè tutti siamo formidabili a vedre i difetti degli altri e non vediamo le travi nel nostro occhio.
    La pace si otterrà sulla terra quando vedremo i fratelli, non distinti in base alla religione, ma tutti come figli di Dio, compresi i tanto odiati cattolici.

  5. #5
    Qoelèt
    Ospite

    Predefinito

    La terra di Serbia è sempre stata una terra di martiri e santi confessori della Fede,forse è proprio per questo motivo che ho affettuosamente a cuore la Chiesa Serba (pur appartenendo felicemente a un'altra giurisdizione),chiamata probabilmente più di ogni altra chiesa nella sua storia a vivere in nome di Cristo le persecuzioni del mondo e del suo principe. Anche le attuali,drammatiche vicende del Kosovo-Metohija vanno lette non come ce le presenta il mondo propagandistico,massmediatico occidentale ma con l'obiettività dei veri testimoni delle sofferenze, inquadrate nella storia di una terra nei suoi 800 anni (ca.)! Se avessi veramente letto l'articolo (cosa che sono sicuro che non hai fatto) avresti capito che l'accusa era principalmente contro l'Occidente "democratico" e ipocrita, che in nome del dio Mammona si erge a cieco giudice umanitario applicando come al solito un barbaro,satanico e borghese neocolonialismo camuffandosi poi da "salvatore":
    " La nazione serba ha sofferto nelle mani di questi comunisti e neo-comunisti inumani e senza Dio, divenuti governanti grazie agli atei e agli anticristi occidentali. La corrente più malefica che ci ha visitati è venuta dall'Occidente. Da questi barbari dell'Occidente - dell'Occidente stranamente radioso e insieme oscuro - né libertà né umanità è stata mai praticata, ma solo i cosiddetti "nuovi ordini mondiali", nuove schiavitù che rimpiazzano quelle antiche, come questa tirannia di adesso, imposta con le bombe. Da Pasqua a Pasqua, e da Venerdì Santo a Venerdì Santo. Il loro ultimo bombardamento NATO, durato ben tre mesi, su un popolo innocente e tratto in schiavitù, è stato proclamato dal tiranno di casa nostra, come pure dai tiranni stranieri, ciascuno per suo conto, come vittoria propria. " .
    Per quanto riguarda il discorso sulla pace faccio solo un piccolo appunto: che pace vuoi aspettarti dal mondo? Cristo è venuto a donarci la sua Pace, che è una pace totalmente "altra" rispetto alla fragile pace sociale tra gli uomini.Noi non siamo qui per creare un paradiso sociale in terra, ma per indicare la strada di divinizzazione per giungere al Regno di Dio: nel mondo ma non DEL mondo....
    La vera pace di cui tu parli ci sarà sì un giorno: ma su una terra nuova e su cieli nuovi -quando il primo cielo e la prima terra saranno spariti- e quando l'ammorbante Babilonia - dove noi siamo chiamati a camminare senza "contaminarci"- sarà per sempre caduta.
    In Cristo
    Luca

  6. #6
    Qoelèt
    Ospite

    Predefinito

    Le radici del fascismo in Kosovo
    di George Thompson

    Albanese nazista sevizia un prete a Devic

    IERI... "La popolazione serba in Kosovo dovrebbe essere cacciata il prima possibile. I coloni serbi vanno ammazzati" (Il leader fascista albanese Mustafa Kruja, giugno 1942).

    OGGI… "Come molti ufficiali UCK, anch'egli dice apertamente che sogna un Kosovo libero dai serbi" (Descrizione de Il Maestro, comandante di uno squadrone della morte UCK, Agence France Presse, 19 agosto 1999). "Quando la Germania invase la Jugoslavia nel 1941, il popolo kosovaro fu liberato dai tedeschi. Tutti i territori albanesi di questo stato, come il Kosova, la Macedonia occidentale e le regioni di confine del Montenegro furono riunificate con l'Albania propriamente detta. Furono ristabilite le scuole in lingua albanese, l'amministrazione del governo, la stampa e la Radio" (Da: www.klpm.org, sito web affiliato all'UCK).

    L'Italia di Mussolini occupò l'Albania nell'aprile 1939 e insediò un regime collaborazionista con l'evidente entusiasmo di molti albanesi. Dopo che Hitler ebbe invaso ed occupato la Jugoslavia nella primavera 1941, il grosso dell'attuale Kosovo-Metohija fu posto sotto il controllo del governo collaborazionista italo-albanese ed annesso all'Albania.

    Quando le forze italiane entrarono in Kosovo, erano accompagnate da albanesi d'Albania. Gli albanesi che vivevano in Kosovo si unirono alle forze di invasione che aprivano loro la strada verso nord ed ovest, e tendevano agguati alle unità dell'esercito jugoslavo che affrontavano gli invasori. Questi albanesi, nativi sia dell'Albania che del Kosovo, scatenarono una campagna di assassini e deportazioni nei confronti dei serbi. Inizialmente, la mattanza era portata avanti in modo disorganizzato da unità di "Kacaki" irregolari. Si trattava di briganti albanesi di entrambi i lati del confine che avevano combattuto la Jugoslavia durante gli anni '20 e '30. Nondimeno, venne presto costituita una milizia kosovara locale. Tale milizia, detta "Vulnetari", insieme ad altre unità di polizia, iniziò persecuzioni più sistematiche.



    I FASCISTI ITALIANI COLTI ALLA SPROVVISTA

    Le autorità italiane in Kosovo parvero alquanto spiazzate dal terrore contro i serbi, e occasionalmente intervennero per prevenire attacchi albanesi, per lo meno nelle aree urbane. Così scrive uno storico serbo: "Le truppe italiane furono dislocate nelle città del Kosovo e agivano come forza contenitrice...".

    Carlo Umiltà, un ausiliario civile del Comando delle forze di occupazione italiane, descrisse diversi episodi in cui le truppe italiane aprirono il fuoco sugli albanesi per evitare massacri di serbi.

    A causa della scarsità di forze e dell'alleanza de facto fra albanesi e forze dell'Asse, questi tentativi di contenimento costituirono ben poca cosa.

    Tuttavia, gli occupanti italiani riferirono il loro disgusto per le azioni degli albanesi alle autorità di Roma. L'esercito italiano riferì che gli albanesi "stavano dando la caccia ai serbi", e che "la minoranza serba viveva in condizioni veramente miserevoli, continuamente perseguitata dalla brutalità degli albanesi che alimenta l'odio razziale". Carlo Umiltà descrive alcune delle atrocità nelle sue memorie e osserva che "gli albanesi stanno sterminando gli slavi". Alle sue parole fanno eco quelle di Hermann Neubacher, il rappresentante del Terzo Reich per l'Europa sud-orientale: "Gli schipetari avevano fretta di espellere il maggior numero possibile di Serbi dal paese". Le atrocità furono commesse deliberatamente, come parte di un piano volto a creare una "grande Albania" libera dai serbi. Nel giugno 1942, il presidente fantoccio fascista dell'Albania Mustafa Kruja dichiarò candidamente i suoi principi davanti ai suoi seguaci kosovari: "La popolazione serba in Kosovo dovrebbe essere cacciata il prima possibile. Tutti i serbi indigeni dovrebbero essere qualificati come colonizzatori, e in quanto tali, attraverso i governi albanese e italiano, mandati in campi di concentramento in Albania. I coloni serbi vanno ammazzati". Sentimenti simili furono espressi da un capo albanese-kosovaro, Ferat-Bej Draga: "È arrivato il momento di sterminare i serbi. Non rimarrà alcun serbo sotto il sole del Kosovo".

    I pogrom anti-serbi si intensificarono dopo il collasso italiano nel settembre '43. I nazisti tedeschi assunsero il controllo dell'Albania, incluso il Kosovo. Le unità militari italiane furono cacciate e rimpiazzate da tre divisioni del XXI corpo alpino tedesco. La presenza militare tedesca lasciò agli albanesi piena libertà d'azione. Le milizie nazionaliste kosovaro-albanesi, chiamate "Balli Kombaetar" (o "Balisti") portarono avanti una campagna di deportazione e sterminio di serbi nel '43-'44. Poi, su ordine esplicito di Hitler, i tedeschi formarono la 21¡ Waffen-Gebirgsdivision SS - la Divisione Skanderbeg. Con capi tedeschi e ufficiali e truppa kosovaro-albanesi, gli hitleriani speravano che usando gli Skanderbeg, la Germania avrebbe potuto "raggiungere il suo ben noto obiettivo politico": creare una "grande Albania" vitale (cioè pura) che includesse il Kosovo.

    In generale, la politica tedesca era quella di organizzare unità militari volontarie fra i simpatizzanti nazisti dei paesi occupati. Fra tutte le nazioni occupate, solo i serbi, i greci e i polacchi rifiutarono di formare unità volontarie naziste. Piuttosto che unirsi ai nazisti, come avevano fatto gli albanesi in Kosovo, i serbi organizzarono la più grande resistenza antinazista in Europa. Sia i partigiani comunisti che i monarchici cetnici erano principalmente serbi, e entrambi i gruppi combatterono i tedeschi e i loro alleati locali in tutta la Jugoslavia. I tedeschi reclutarono i 9.000 uomini della divisione Skanderbeg per combattere questi gruppi di resistenza, ma gli albanesi della Skanderbeg non avevano interesse ad affrontare soldati; essi volevano principalmente terrorizzare i civili serbi, zingari ed ebrei locali. Molti di questi albanesi kosovari avevano prestato servizio in precedenza nelle divisioni SS bosniaco-musulmane e croate, note per i loro massacri di civili. Come si spiega l'odio furioso per i non-albanesi? Un fattore importante era la militanza islamica. La fondamentalista Seconda Lega di Prizren fu creata nel settembre '43 da Xhafer Deva, un albanese kosovaro, per collaborare con le autorità germaniche. La Lega proclamò una jijad (guerra santa) contro gli slavi. Essi erano supportati dal Gran Mufti di Gerusalemme El Haj Emin Huseini, filonazista, che aspirava a liberarsi di tutti gli ebrei in quella che al tempo era la Palestina occupata dai Britannici. L'intolleranza religiosa albanese si manifestò con evidenza negli attacchi a chiese e monasteri ortodossi. Non ci sono dati certi sulle perdite umane subite durante l'olocausto fascista albanese. Le stime vanno da 10.000 a 30.000 serbi uccisi; per lo meno 100.000 furono cacciati e rimpiazzati da persone "immigrate" dall'Albania propriamente detta. Nel giustificare l'attuale aspirazione kosovaro-albanese a secedere dalla Serbia, i media hanno ripetuto come un mantra: il 90 per cento della popolazione è albanese. Anche se queste proporzioni sono molto esagerate (nessuno lo sa con certezza, perché i kosovaro-albanesi hanno boicottato i censimenti per anni!) - la provincia è certo in massima parte albanese. Ma una causa determinante dell'attuale sproporzione demografica fu il successo degli albanesi nel ruolo di volonterosi esecutori di Hitler durante la II Guerra mondiale.

    Oltre tutto, le loro attenzioni non si limitarono ai serbi. Non si sa quanti zingari furono eliminati. E gli albanesi kosovari, sia da soli che sotto la direzione tedesca, eliminarono molti degli ebrei del Kosovo. L'opera principale sulla "soluzione finale" di Hitler in Jugoslavia stima che 550 ebrei vivessero in Kosovo al momento dell'invasione nazista. 210 di essi, ossia il 38 per cento, furono uccisi in Kosovo, per lo più da albanesi. Infatti, la prima operazione della divisione Skanderbeg come Einsatztruppen fu un'incursione contro gli ebrei, e la seconda fu lo sterminio del villaggio serbo di Velika, dove più di 400 serbi furono uccisi.

    Ceda Prlincevic, capo della Comunità ebraica di Pristina e dirigente degli archivi provinciali, ha spiegato alla Emperors-Clothes che gli ebrei che non furono uccisi subito furono inviati dalla Skanderbeg nei campi di sterminio tedeschi di Treblinka e Bergen-Belsen. Un treno diretto a quest'ultimo prese la tratta sbagliata e fu intercettato dalle truppe russe che avanzavano. Secondo Prlincevic, senza questo fortunato errore, l'intera popolazione ebraica del Kosovo sarebbe stata eliminata.

    Sebbene i sostenitori dell'UCK oggi proclamino che non siano stati uccisi ebrei in Kosovo e che gli ebrei siano stati difesi dagli albanesi-kosovari, tali affermazioni sono false e dovrebbero essere trattate allo stesso modo in cui tratteremmo le altre smentite sull'olocausto.



    FASCISTI ALBANESI CONTINUANO A COMBATTERE

    I tedeschi si arresero nel 1945, ma i resti dei gruppi nazisti e fascisti kosovaro-albanesi continuarono a combattere il governo jugoslavo per sei anni, con una grande ribellione durata dal 1945 al 1948 (Drenica è stata il focolaio del reclutamento UCK nel '98-'99) sotto il comando di Shabhan Paluzha. Violenze sporadiche continuarono fino al '51. È vero alla lettera dire che gli ultimi spari della II Guerra mondiale furono sparati in Kosovo.



    IN CONCLUSIONE...

    La scorsa estate (1999), quando i Tedeschi sono entrati a Prizren per la prima volta dopo la II Guerra mondiale, un corrispondente della NBC ha riportato: "L'altra sera ero a cena con una gentile famiglia di kosovari musulmani, quando il discorso è caduto sulle truppe NATO tedesche che entravano in città per farne il quartier generale del loro distretto di peacekeeping. Il capofamiglia, un uomo abbastanza anziano da ricordare l'ultima volta che le truppe germaniche erano entrate a Prizren, disse che si sentivano tutti al sicuro ora. "I soldati tedeschi sono eccellenti", egli disse. Poi aggiunse: "Lo so ben io, ero uno di loro". Allora ha sollevato il braccio in un saluto nazista, ha detto "heil" e si è messo a ridere tutto contento".

    (NBC, 18 giugno 1999).

  7. #7
    Qoelèt
    Ospite

    Predefinito

    Dichiarazioni rilasciate da rifugiati
    davanti al Commissariato per i Rifugiati
    e alla Commissione del Santo Sinodo

    Belgrado 1945 (1)

    Crimini commessi da albanesi contro i serbi del Kosovo e della Metohija durante questa guerra

    Albanesi “balisti” sgozzano Serbi (1941)


    Violenza su ragazze serbe da parte di Albanesi (1941)

    Introduzione

    Nelle pagine seguenti è stato descritto brevemente, da un distretto all'altro, il calvario che il popolo serbo, e soprattutto i coloni serbi, hanno sofferto da parte delle autorità albanesi e della massa albanese, nelle regioni del Kosovo e della Metohija durante questa guerra e particolarmente nel corso dei suoi primi anni. I dati sono stati esposti sulla base di dichiarazioni rilasciate da rifugiati di tali regioni nella forma di processi verbali davanti alle autorità serbe (durante l'occupazione), raccolti dal Commissariato per i Rifugiati a Belgrado e, in minor parte, dal Patriarcato della Chiesa ortodossa serba.

    Il valore di tali processi verbali è legato al fatto che i testimoni, talvolta oculari, riferiscono per lo più gli accadimenti del loro ambiente diretto, mentre la limitatezza va vista nel fatto che essi non sono stati raccolti da tutti i distretti in causa in numero relativamente uguale e che la maggioranza delle testimonianze risale al primo anno di guerra e molto meno agli anni seguenti, per cui ci sono manchevolezze; la limitatezza sta ancora nel fatto che i testimoni non potevano muoversi liberamente fuori del villaggio e spesso addirittura fuori di casa e non potevano perciò vedere tutto né verificare il sentito dire; infine, il terzo limite è dato dal fatto che i testimoni facevano la loro deposizione in una terra stessa occupata e terrorizzata, così che non pochi di loro si trovavano assai impacciati a riferire qualcosa od evitavano in generale di farlo nel timore di dover più tardi pagarne le conseguenze.

    Anticipiamo queste limitatezze e pure gli eventuali errori parziali dei testimoni nei loro ricordi. Anche il presente estratto non poteva essere elaborato per la pubblicazione con tutte le verifiche e le informazioni necessarie. Ci sembra sicuro, tuttavia, che le manchevolezze (i fatti non riferiti) superano le inesattezze: in altre parole, le sofferenze furono in generale senz'altro maggiori di quanto qui appaia. L'autore del testo si è tenuto strettamente alle deposizioni e, nei limiti del possibile, ha dato la parola ai testimoni. Abbiamo dinanzi solo documenti stringati, tanto più brevi e realistici in quanto provengono da gente semplice e soprattutto da capifamiglia abitanti in zone rurali.

    Come detto, le sofferenze e le violenze descritte in questo libro ebbero luogo per lo più nel 1941 e relativamente meno nel 1942 e 1943. Anzitutto, perché la maggior parte dei rifugiati era stata espulsa già nel corso del primo anno di guerra e poi perché il dramma ulteriore dei serbi rimasti era in qualche modo connesso con la lotta di liberazione nazionale nella forma di rappresaglie per l'azione dei cetnici(2) o dei partigiani o come misure preventive, ma di questo non intendiamo ora parlare. È stata, invece, nostra intenzione solo presentare le violenze albanesi perpetrate senza motivo, al solo scopo di "pulire", con la protezione dell'occupante, il Kosovo e la Metohija dalla presenza dei serbi impossibilitati a difendersi apertamente.

    ...

    Le maggiori persecuzioni dei serbi e la loro deportazione in massa avvennero nelle prime settimane successive al crollo della Jugoslavia. I serbi ne restarono del tutto indifesi. La grande mobilitazione decisa dalle autorità jugoslave in Metohija il 10 e l'11 marzo 1941 ed in Kosovo il 28 marzo e il 2 aprile aveva riguardato i serbi, mentre gli albanesi ne furono coinvolti per il 2% circa. Quando i serbi dell'esercito jugoslavo disfatto rientrarono a casa incapparono in albanesi che nessuno aveva disarmati e che anzi s'erano riforniti col saccheggio di depositi militari. I soldati serbi venivano uccisi e spogliati in imboscate e, se riuscivano a raggiungere i loro villaggi, trovavano le case generalmente abbandonate, incendiate, depredate. Tutto con incredibile celerità, secondo un piano prestabilito. Le ruberie e l'espulsione a forza dei serbi coinvolsero tutta la popolazione albanese, con l'aiuto dei moltissimi kacaki(3) che, per i delitti commessi, erano a suo tempo stati costretti ad emigrare in Albania e da lì erano adesso, in tutta fretta, ritornati.

    L'esercito tedesco entrò in Kosovo il 9 aprile 1941 e raggiunse il centro di Pec, ex città confine della Metohija, il 17 dello stesso mese.

    I tedeschi cedettero poi le regioni all'Italia, esclusi i tre distretti del Kosovo del nord (Kosovska Mitrovica, Vucitrn, Podujevo). L'esercito italiano occupò la Metohija dal 20 aprile, il Kosovo ai primi di maggio. I tedeschi rimasero indifferenti alle espulsioni dei serbi, erano anzi d'accordo: ciò che li preoccupava era solamente l'ordine relativo nelle città e sulle strade principali. Maggior solidarietà ci dimostrarono gli italiani. All'inizio ordinarono qua e là la fine delle espulsioni ed invitarono addirittura i serbi al rientro. Ma il movimento albanese era tanto forte e organizzato da ignorare nei villaggi le disposizioni degli italiani, che poi, date le operazioni militari sfavorevoli, divennero sempre più cedevoli.

    In particolare nel 1942 un gran numero di serbi fu da loro internato. Soprattutto dopo il 1943 la condizione serba s'aggravò per le azioni in aumento dei partigiani. Gli albanesi denunciavano all'occupante numerosissimi capifamiglia innocenti come simpatizzanti dei cetnici o dei partigiani. All'inizio del 1943 gli italiani sequestrarono le poche armi rimaste ai serbi; in aprile mobilitarono i serbi nati dopo il 1927 (o piuttosto il 1917?) fino al 1921, in tutto circa 1.500, che trasferirono in Albania, incorporandoli nei distaccamenti albanesi dell'esercito italiano con l'insegna albanese della falce ricamata sul berretto: parte di loro non è più tornata. In seguito, nell'estate del 1943, gli italiani cominciarono a trasmettere tutto il potere civile agli albanesi, in vista della loro capitolazione, la resa dell'8 settembre. I serbi si trovarono completamente esposti alla rabbia albanese.

    Gli occupanti italiani passarono i poteri ai tedeschi che, in gravi difficoltà belliche essi pure, non pensavano affatto a scontentare gli albanesi. Ne nacque, fino all'autunno del 1943, una nuova ondata di violenze contro i serbi, particolarmente in Kosovo, dove ne risiedeva ancora un certo numero. Subito dopo il 1941 parte della Metohija - distretti di Pec, Djakovica, Istok e Orahovac - era stata annessa di fatto dall'Albania e conseguentemente incorporata nell'impero italiano. In seguito al crollo italiano gli albanesi, secondo gli accordi con i tedeschi, considerarono "Nuova Albania" le rimanenti parti della Metohija e l'intero Kosovo e non riconobbero nemmeno i tre distretti sunnominati del Kosovo del nord (Kosovska Mitrovica, Vucitrn, Podujevo), con l'inconcepibile situazione per la quale la Serbia (che se li aveva visti attribuiti) doveva pagare la gendarmeria ed altri organi amministrativi albanesi che terrorizzavano i serbi. Gli albanesi della Metohija e del Kosovo si ritrovavano in un parlamento e un governo albanesi comuni a Tirana. Era nata la Grande Albania.

    Chi oggi (1945) percorresse il Kosovo e la Metohija, vedrebbe cose anche più tristi. Vi troverebbe migliaia di case bruciate e saccheggiate, del tutto deserte, alcune chiese e monasteri abbattuti, interi villaggi completamente abbandonati. Secondo Gavrilo Kovijanic, professore di Pec, nel 1941 c'erano già abitazioni di coloni serbi distrutte per il 60% nel suo distretto e per il 95% in altri distretti come pure in Metohija. Non ne restavano che calcinacci, frutteti distrutti, campi calpestati. Persino i cimiteri erano in parte demoliti.

    Un osservatore non si stupirebbe più di tanto nel constatare che, ancor oggi, dopo la liberazione totale del paese e la cacciata dell'esercito occupante, i coloni espulsi non possano rientrare nelle case edificate con sudata pena. Non possono non solo per paura, ma perché il "nuovo" potere jugoslavo non sempre glielo permette - evidentissamente per le ragioni politiche di non scontentare subito gli albanesi(4) . E non parliamo di processi o di sanzioni contro chi ha così terribilmente mancato ad ogni regola d'umanità e di giustizia. Al contrario, la lingua albanese è prioritaria negli atti ufficiali del Kosovo e della Metohija, che ha ottenuto l'autonomia; sono rimaste in mano albanese, e persino di certe persone che avevano servito l'occupante, la funzione pubblica e la gendarmeria.

    Le atrocità degli albanesi, soprattutto musulmani, hanno superato - come vedremo - ogni limite a memoria d'uomo, anche nelle regioni che, in tempi ormai lontani, sono note per la loro disumanità.

    Il saccheggio totale: nella maggior parte dei casi, gli espulsi si ritenevano fortunati di andarsene sani e salvi, anche se con niente; e se avevano portato con sé qualcosa, altri albanesi li derubavano per strada.

    Le estorsioni più vergognose, in gran parte di "napoleoni" d'oro albanesi, che i serbi dovevano pagare, per aver salva la vita, sia alle sedicenti guardie imposte in certi villaggi dalle autorità comunali, sia alla gendarmeria ufficiale medesima, oppure per riavere un figlio strappato e portato nella foresta che, dopo un lasso di tempo fissato, vi sarebbe stato sgozzato, ecc.

    Le crudeli bastonature, spietate fino alla perdita dei sensi che, come più avanti potrete vedere, hanno provocato in seguito a ripetizione la morte.

    Gli omicidi: sulla soglia di casa, attraverso la finestra (mentre l'uomo è seduto a mangiare), con lancio di bombe dopo il calar delle tenebre, in imboscata su ogni strada, persino in uffici da parte di organi comunali o distrettuali, oppure in seguito ad attacchi di una folla di migliaia di persone contro questo o quel villaggio serbo, le uccisioni in massa nel corso delle manifestazioni nei centri della città di Pec o di Urosevac… E fossero avvenuti, almeno, quegli omicidi, in modo semplice!

    Volete rendervi conto dei selvaggi supplizi cui quelle bestie arrabbiate sottoponevano le loro vittime? Ascoltate, per esempio, il racconto di un capofamiglia di 60 anni, del villaggio di Pojatiste, nel distretto di Nerodimlje, riguardo a molti uomini bruciati e fatti a pezzi. O ancora come è stato tagliato a pezzi Dusan Vukovic al centro dell'edificio comunale. Ascoltate Radivoj Pimic, prete nel medesimo luogo, che riporta come il criminale Amet, Dio sa perché, ha rapito di casa un innocente bambino di dodici anni, l'ha portato sulla montagna, ordinando a un suo cugino di ucciderlo. Questi, sparando maldestramente, lo ha solo ferito in maniera grave. Amet ha lasciato il piccolo agonizzare e soltanto dopo due giorni permise che lo si cercasse per seppellirlo.

    C'è forse qualcosa di peggio della morte, anche di quella per tortura, qualcosa possibile da noi solo fra gli albanesi: il ratto delle donne serbe, soprattutto di giovanissime, ed il loro matrimonio forzato, senza parlare della violenza sessuale, per quelli abituale. In tali casi, citati dovunque dai testimoni, per le famiglie è di certo molto più duro che non veder le figlie uccise il pensare alla loro morte lenta per tutta la vita in seno ad un'altra religione e a costumi appieno opposti.

    Per tali violenze ampie, generali e concomitanti i serbi, del tutto abbandonati dalle autorità e, cosa più grave, disarmati, presi dal panico hanno dovuto poco a poco andarsene in fuga. E gli albanesi volevano proprio il panico: il loro obiettivo primo non era l'uccisione, ma la pulizia, l'espulsione dei serbi. Chi sa cosa c'è di vero in ciò che si dice: per il Djurdjev dan (giorno di san Giorgio) del 1941, era stato predisposto - sembra - un massacro generale dei serbi impedito dagli italiani!

    Quanti i casi di assassinio, tortura e rapimento? Quanti coloni ed autoctoni sono dovuti andare in esilio? Non lo sappiamo. È impossibile il calcolo in base alle dichiarazioni a nostra disposizione da parte di chi non aveva che un campo ristrettissimo di conoscenza. Alcuni parlano di 2.000 uccisi, ma la cifra è più bassa che alta. Lo scopo di queste righe - soprattutto nelle circostanze presenti, senza inchiesta diretta - non è, non può esserlo, di fornire liste esaurienti. Il nostro fine è solo mostrare in qual maniera gli albanesi hanno perpetrato le loro bestialità. Una maniera terrificante, talmente crudele da sembrarci di leggere una cronaca delle guerre dei selvaggi africani. Quanto al risultato nell'insieme, basti questo: si è annullato nel sangue e nelle sofferenze ogni esito dell'azione liberatrice serba delle guerre dal 1912 al 1918 ed anche molto di più, poiché la popolazione serba del Kosovo e della Metohija alla fine del conflitto s'è trovata più indebolita di quanto non fosse poco prima della guerra di liberazione del 1912. Aveva, allora, qualche libertà: le scuole, la stampa, gli intellettuali, lo sviluppo economico e spirituale.

    Sorge una domanda: perché gli albanesi si sono comportati così crudelmente coi serbi? Era una vendetta per quanto subito dopo l'installarsi laggiù di un potere serbo e jugoslavo?

    No. In Serbia, e poi in Jugoslavia, gli albanesi godevano sia dei diritti di cittadini, sia di quelli di minoranza etnica. Con i turchi (il cui comportamento si è dimostrato diametralmente opposto) avevano a Skoplje una scuola media speciale di minoranza. Gli uomini albanesi partecipavano ai servizi civile e militare jugoslavi e agli organi legislativi. Piena la loro sicurezza pubblica. Impeccabile la loro uguaglianza nei tribunali. Ma ecco un punto da sottolineare, menzionato da un testimone. Già al tempo dell'impero ottomano l'elemento primitivo albanese non accettava il disciplinato ordine statale, voleva invece vivere alla sua maniera. Non vi era sicurezza pubblica, che venne assicurata con la liberazione dai serbi, i quali hanno messo fine all'attività dei briganti di strada, i kacaki, e al sistema delle famiglie e dei beg(5) locali onnipotenti. La ribellione albanese in questa guerra non fu solo d'ispirazione nazionale, bensì la rivolta di gente primitiva contro lo stato in quanto tale. Fu poi la lotta della vecchia classe feudale dei beg contro la democrazia dei poveri. Infatti, gli albanesi erano diretti dai beg, mentre i coloni serbi erano poveri, molto più poveri dei capifamiglia albanesi medi, loro vicini nel villaggio e nel distretto.

    Si trattava di odio verso i coloni? Ce ne fu senza dubbio, poiché da nessuna parte i nuovi arrivati sono accolti a braccia aperte. Il governo serbo e poi quello jugoslavo sostennero e diressero la colonizzazione in Kosovo e Metohija per tre motivi fondamentali: innanzitutto in quanto lo stanziamento di un elemento affidabile avrebbe garantito la tranquillità pubblica nelle regioni e delle vie principali di circolazione e messo fine all'attività dei sostenitori dei kacaki. Fu un pieno successo. I kacaki si rifugiarono in Albania.

    Il secondo motivo della colonizzazione fu la decisione generale dello stato di spostare popolazione eccedente dalle regioni poco fertili a quelle fertili poco abitate, secondo un processo normale interno di tutti i paesi.

    Il terzo motivo era di natura sentimentale: gran parte dei coloni voleva giustamente venire in queste regioni che erano le più cantate dalla poesia popolare e tanto vive nella coscienza da esser divenute leggendarie. Là sorgevano le capitali dei monarchi serbi, come Prizren in Metohija e Pauni in Kosovo. Pec è la sede secolare del patriarcato serbo. Decani, presso Djakovica, è il più grande monastero imperiale e Gracanica è la bellezza del Kosovo. Il campo di battaglia di Kosovo, con i suoi monumenti bellici, è per i serbi un luogo di pellegrinaggio. Assai abitati in passato, il Kosovo e la Metohija erano la ricchezza dello stato medievale serbo.

    Dopo un secolo e mezzo di scontri con i turchi i serbi erano stati costretti a ripiegare a nord e ad ovest, sfuggendo semplicemente alla sciabola, come in questa guerra, per salvarsi la vita. Furono cacciati dai turchi e (poi) dagli albanesi islamizzati, che progressivamente ne occuparono gli abitati. Il ritiro dei serbi e l'avanzata degli albanesi si sono protratti quasi fino a ieri, fino alla liberazione. In seguito a questo processo di terrore e d'ingiustizia continua, il Kosovo e la Metohija erano ormai in grande maggioranza albanesi. Con la liberazione dal dominio turco i serbi, spinti da istinto di natura, cominciarono a rientrare nel paese dei padri, in quelle "sedi ancestrali" di loro costante memoria per tradizione popolare.

    Tale nuova colonizzazione non aveva nulla dei metodi di forza dei regimi totalitari. Si ebbero solo acquisti singoli di proprietà, per vendite assolutamente libere da parte dei turchi, tra i quali si manifestò in effetti un movimento che li spingeva a seguire il potere turco in Turchia. Un piccolo numero comperò la terra degli albanesi. Fu lo stato a praticare la colonizzazione in misura maggiore, espropriando i campi non coltivati, le terre in eccesso (dei grandi proprietari) e le foreste. Lo stato vi inviò coloni poveri, ma vigorosi, che dissodarono da se stessi la foresta, lavorarono la terra incolta ed eressero le loro case (lo stato ne costruì pochissime).

    Alcune terre erano state ottenute con la riforma agraria, cioè con l'espropriazione di terre delle grandi proprietà, dei beg, al di sopra di un certo maximum, ma ciò è avvenuto di rado in queste regioni. Nel corso dei due anni seguenti si cominciò qua e là l'esproprio di terre appartenenti a proprietà di dimensioni medie, ma in piccola misura. A parte queste eccezioni, la maggior parte delle terre prese riguardò zone incolte e foreste, e proprio per questo poco popolate da albanesi che, già prima, avevano scelto le terre migliori per stabilirvisi e ne occupavano le più fertili. È dunque a fatica e con anni di lavoro che le proprietà dei coloni sono sorte su di una terra mediocre.

    I rapporti fra gli albanesi ed i coloni jugoslavi erano in generale assai corretti e da nessuna parte c'erano scontri pur vivendo spesso negli stessi villaggi. D'altronde, gli albanesi hanno cacciato subito sia chi aveva acquistato a pagamento e regolarmente la terra, sia chi vi era stato introdotto dallo stato, come pure molti autoctoni.

    Non si trattava, questa volta, di una vendetta sui serbi, a causa di un precedente terrore o della colonizzazione. Si trattò di un piano prestabilito per "espellere" i serbi, soprattutto i coloni, dalle regioni ed incorporare queste nell'Albania: una pulizia etnica radicale, di tipo hitleriano. Non c'è dubbio che già alla vigilia della guerra la propaganda dei governi di Hitler e di Mussolini era così orientata ed è sicuro che i tedeschi dovevano aver stabilito legami… Si parlava di loro agenti ovunque poco prima del conflitto. Mettevano a punto il movimento sotterraneo degli albanesi, cui accordarono in seguito aiuto costante. Se avessero voluto, avrebbe potuto impedire la caccia e il massacro dei serbi con un solo tratto di penna. Ma il loro obiettivo era esattamente l'opposto: annientare i serbi dovunque. Sono stati i primi e principali istigatori del male.

    Un gran numero di testimoni cita il Comitato del Kosovo come direzione interna di tutto il movimento albanese in Jugoslavia che, sembra, operava clandestinamente molto prima dello scoppio della guerra. Si dice che risiedesse, nel corso di questo conflitto, prima a Kosovska Mitrovica e poi a Pristina. È difficile sapere se questo "Comitato" avesse una struttura formale e dove corresse il limite fra i membri a pieno titolo ed i sostenitori, cioè fra l'esecutivo ed il Comitato in senso largo. Secondo Bojko Raca, impiegato del municipio di Babus, in ogni villaggio il Comitato aveva da uno a quattro membri che partecipavano alle sedute di Pristina; dunque, una sorta di assemblea popolare molto numerosa. Senza addentrarci in merito al problema se si trattasse sempre del medesimo "Comitato", ci limitiamo qui a mettere in rilievo i principali esponenti della direzione.

    Qualche capo. I testimoni riportano, quale presidente del "Comitato", Ferat Beg Draga, grande proprietario di Kosovska Mitrovica ed ex-deputato dell'Assemblea Nazionale Jugoslava - Djafer Deva, commerciante e sindaco di Kosovska Mitrovica (alcuni aggiungono che era capo del distretto [sreski nacelnik]); tale era la sua fama che lo si chiamava il "Comandante dei nove distretti" del Kosovo e della Metohija; fu poi ministro degli interni del governo albanese; capitolata l'Italia, organizzò la nuova polizia albanese, i cui membri erano detti i "balisti". Si può capire la natura di questa polizia dal caso di un padrone di caffè di Prizren, Stevan Bacitovic, strappato di casa, fatto a pezzi e buttato nella discarica cittadina il 9 dicembre 1943, nonché le frequenti violenze su ragazze. All'arrivo di Djafer Deva dall'Albania i serbi si trovarono subito in gravi difficoltà.

    Sefegin beg Mahmudbegovic, di Pec, ex-senatore jugoslavo del partito J.R.Z. ed ex-ministro, fu durante la guerra sindaco di Pec. Si dice che, da capo della polizia, avrebbe risposto ad una domanda sulle esazioni: "Se le autorità serbe torneranno mai a Pec, non mi ci trovranno. Per questo posso fare adesso quel che voglio. Tutti i serbi stabilitisi dopo il 1912 devono andarsene, non se ne discute"; "Dopo di me, il diluvio …". Suo cugino, il citato Djevad beg Mahmudbegovic, ha ben triste memoria a Pec: fu capo di quel distretto e poi deputato popolare albanese a Tirana. Il fratello di Djevad beg, Rifat beg, ex-regio senatore, si è parimenti distinto nel male.

    Suleyman beg Crnoglavic, per lunghi anni sindaco di Djakovica, ordinò immediatamente a tutti i comuni, ufficialmente, di cacciarne via ogni serbo e di non proteggere chi fosse restato. Citiamo, ancora, Iliaz Agusevic, un proprietario di Pristina (o Prizren?), ex-deputato jugoslavo del partito J.R.Z., poi capo del nuovo potere albanese nella stessa località. Suo aiutante era Ismail Goranin, albergatore di Stiplje, poi capo di distretto a Urosevac e infine eletto deputato albanese a Tirana. Ed ancora Yussuf Gradica di Drenica, altro membro esecutivo del "Comitato", col fratello Mehmed, membro del Comitato e sindaco di Djukatuvo, nonché Mehmed aga Papagic, sindaco di Becka (distretto di Djakovica).

    Molto attivo a Pec era un insegnante in pensione, Pavle Ljumez. Era uno dei capi della cosiddetta "direzione fascista", poi deputato albanese a Tirana. Ricordiamo Adem Marmulakovic, ex-deputato originario del villaggio di Kusevic (distretto d'Istok), ed i suoi fratelli Suljo e Redzep; ed un certo Banus, per molti anni sindaco di Gornja-Drenica (distretto di Gracanica).

    Nel distretto di Drenica i testimoni insistono su Mula-Brahim, hodza di Polianica, Sadik Ljutan, Redzep Vojvodic di Lausa, già sindaco di Srbica, Redzep Otic ed il muezzin Mula Iliaz di Brocno. Nel distretto di Istok e di Djakovica si parla ancora molto di un tal Gani beg, che avrebbe impartito le direttive. In quello della bassa Drim si citano Mustafa Durgutovic, ex-deputato, nativo del comune di Bela Crkva, e Murcelj Alijevic, sindaco di Velika-Krusa. Nel distretto di Suva Reka si parla di Saidin Arslan, l'"alfiere"(6), sindaco del luogo, e di un certo Sad Peciani, quindi di Besir Seifulovic, ex-deputato di Suva Reka. A dirigere le operazioni erano a Gnjilane il sindaco Ranus Osmanovic e Sejdo Salijevic, ambedue ex-deputati del distretto. Oltre ai citati, è ovvio, ci furono altri caporioni non meno importanti.

    Più volte i testimoni ricordano - a fianco del "Comitato del Kosovo" e di altri organi esecutivi del potere regolare, come ad esempio "la polizia urbana" di Pec - la "Mano nera" quale organo operativo del "Comitato". Questa "Mano nera" - così vien deposto - aveva membri in ogni località: si incaricava di assassinare e liquidare i serbi. Alcuni testimoni affermano che la "Mano nera" (o, per altri, "la Squadra nera") era l'organo non ufficiale della "direzione fascista albanese": si assumeva responsabilità difficili per i poteri pubblici ufficiali.

    Fra i suoi dirigenti è nominabile Zejnel, "alfiere" di Pec, che si spostò a Pristina dopo aver condotto a termine la "pulizia" della Metohija: non gli restava che quella del Kosovo. Al vertice della "direzione fascista" di Pec erano Bajram Gas del distretto di Istok e l'ex-insegnante locale Pavle Ljumez. In questa direzione, che contava un centinaio di persone, tra cui qualche fascista italiano, c'era di tutto. E si ricorreva a metodi fascisti: olio di ricino, torture e perfino esecuzioni in carcere. Sembra che gli italiani applicassero due metodi: quello più tollerante dell'esercito e quello ben peggiore della polizia fascista.

    Le torture subite dalla popolazione serba del tutto innocente del Kosovo e della Metohija esigono giustizia. Le vittime delle violenze - uomini, donne, bambini -, oggi disperse ovunque in Serbia, Montenegro e Vojvodina, in miseria indicibile, si aspettano che lo stato liberato le faccia rientrare, sostenendole con assistenza materiale e morale, e chiedono che i colpevoli rispondano dei loro crimini. È questione fondamentale. Un fecondo ordine pacifico sarà possibile solo a giustizia resa.



    Note:

    (1) Tali dichiarazioni sono state raccolte e presentate, durante l'occupazione, al Santo Sinodo dei Vescovi della Chiesa ortodossa serba; terminate nel 1945, sono state sottoposte alla prima sessione postbellica del Santo Concilio dei Vescovi nel 1947 (archivi del Santo Sinodo) -. Pensiamo che dietro questo documento di prima importanza si trovi anzitutto il metropolita di Skoplje Josif Cijovic, mentre il testo finale sembra essere stato redatto da un serbo del Kosovo.

    (2) Cetnici: resistenza nazionale jugoslava agli ordini del ministro della guerra in esilio D. Mihajlovic; ne facevano parte serbi, solveni e perfino musulmani. Il loro programma riguardava riforme politiche nazionali.

    (3) Nazionalisti albanesi, che avevano condotto azioni di guerriglia fino al 1924.

    (4) È proprio in questi giorni del 1945 che le autorità della "Nuova Jugoslavia" votarono una legge contro il ritorno dei serbi cacciati dal Kosovo e dalla Metohija (n.d.e).

    (5) Grandi proprietari feudali dell'impero ottomano.

    (6) Titolo turco.



    (traduzione di Vinicio Filippi)

 

 

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