«Salari differenziati tra Nord e Sud»

Il Fondo monetario: troppe misure una tantum, subito la riforma delle pensioni


ROMA - Una raccomandazione spicca tra le altre: l’Italia deve differenziare di più i salari tra il Nord e il Sud. A suggerire una riedizione delle «gabbie salariali» questa volta è il Fondo monetario nel suo rapporto sull’Italia, discusso lunedì a Washington e non ancora ufficializzato nella sua veste definitiva. Gli ispettori del Fondo avevano fatto la loro ricognizione sulla situazione italiana prima dell’estate ma sono ritornati a Roma il 10 ottobre scorso per raccogliere le ultime informazioni prima di redigere il rapporto. In particolare la missione proveniente da Washington, guidata da Carlo Cottarelli, ha aggiornato le sue valutazioni alla luce delle nuove stime di crescita e dei mutati obiettivi di bilancio fatti dal governo Berlusconi nell’ambito delle decisioni della Commissione europea. E alla luce delle misure contenute nel decreto fiscale e nella Finanziaria messi a punto dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Non è un giudizio troppo lusinghiero sulla manovra economica del governo quello che emerge dal rapporto del Fmi: troppe una tantum che «compromettono la qualità dell’intera politica di bilancio» dicono gli esperti del Fondo bocciando l’ipotesi di condono fiscale. E poi le riforme strutturali: vanno attuate subito, aggiungono criticando il governo per non avere inserito nella Finanziaria quanto meno la riforma delle pensioni.
GABBIE SALARIALI - E’ il suggerimento più forte che arriva da Washington dove è stata messa sotto accusa «la rigidità del mercato del lavoro» in Italia. Il divario di occupazione tra il Nord, dove vi sono zone di pieno impiego, e il Sud, dove permangono aree con alte percentuali di senza lavoro, secondo gli ispettori del Fondo, è anche la conseguenza di salari troppo alti nelle regioni meridionali rispetto al Nord. Per l’Fmi occorrerebbe dunque una politica salariale più articolata di quella attuale. Bisogna differenziare in misura maggiore i salari, sostengono a Washington, confermando il giudizio critico dato nella prima stesura del rapporto, a giugno, sull’efficacia della contrattazione collettiva nazionale.
La riproposizione delle gabbie salariali tra Nord e Sud non è una novità per gli organismi monetari. Già la Banca d’Italia rilevando il diverso grado di produttività tra le diverse aree del paese ha sostenuto più volte nel passato la necessità di accentuare le differenze tra le retribuzioni, affidate attualmente alla sola contrattazione integrativa. Per favorire l’occupazione, dice ora il Fondo, le paghe al Sud devono essere più basse di quelle del Nord.
LE RIFORME - L’Fmi insiste nel chiedere riforme strutturali. Del mercato del lavoro e delle pensioni. Prima dell’estate il fondo chiedendo all’Italia ma anche agli altri grandi paesi europei interventi immediati per modificare il sistema previdenziale aveva suggerito «l’allungamento dell’età pensionabile» e l’estensione a tutti «del sistema contributivo». Nell’aggiornamento del rapporto l’Fmi si rammarica che nella Finanziaria non sia stata inserita la riforma delle pensioni, più volte sollecitata. «Ogni riduzione permanente delle tasse dovrebbe essere accompagnata da una riduzione permanente delle spese» spiegano a Washington.
CONDONO - Fedele alla filosofia degli economisti del Fondo, il rapporto critica il ricorso nella Finanziaria a misure di carattere «temporaneo». In particolare gli esperti del Fmi prendono di mira la proposta di condono fiscale che rischia di «togliere credibilità» all’impegno preso dal governo di ridurre nel tempo il carico fiscale complessivo. L’analisi del Fmi, comunque, prende in esame anche i vari settori dell’apparato pubblico. E in questo contesto non sono mancate critiche alla gestione delle Ferrovie e dell’Anas.
CRESCITA ECONOMICA - Non mancano certo le preoccupazioni per la crescita economica nel rapporto del Fmi che rivede verso il basso le previsioni fatte a giugno ma si allinea con le ultime stime fatte dal governo Berlusconi e inserite nella Relazione previsionale e programmatica di fine settembre. Per il 2002 l’Fmi conferma dunque la previsione di crescita del Tesoro pari allo 0,6% (la precedente stima era dello 0,7%) mentre per il 2003 indica un’espansione del 2,3%.