Cammilleri: IL TALEBANO JOHNNY


Davvero istruttiva la storia di John Walker, il giovane taliban americano il
cui volto smarrito abbiamo visto sui nostri schermi e in tante foto sui
giornali nei giorni dell'attacco all'Afghanistan.

Quel ragazzo letteralmente spaesato, quella sua pelle chiara e il profilo
inequivocabilmente anglosassone che il barbone e i capelli incolti non
riuscivano a nascondere, ma sì, ci ha fatto un po' pena.

Avesse assunto un'espressione arrogante e di sfida quando fu catturato,
avesse cercato di sottrarre il suo volto alle telecamere o di trincerarsi in
un mutismo cocciuto e odioso, sarebbe davvero valsa la pena non tanto di
fucilarlo per tradimento quanto, come suggerì qualcuno, di riportarlo a casa
a calci nel sedere.

Invece sembrava un bambino sperduto, uno di quelli che fanno porre, per
prima, l'addolorata domanda: figliolo, come sei finito qui?

Smagrito e distrutto, Johnny sembrava, paradossalmente, il contrario del
nome che porta, John Walker, «l'ombra-che-cammina», l'appellativo dell'eroe
fumettistico Phantom.

Creato da Phil Davis negli Anni Trenta e noto in Italia come L'Uomo
Mascherato, The Phantom usava assumere proprio il nome di Walker come
identità segreta (walker in inglese vuol dire «colui che cammina»), nome
comunissimo negli Usa e noto a tutto il mondo anche come marca di whisky.

Dunque, John Walker, il talebano, è un americano che più americano non si
può.

Come è finito a Kabul?
Proprio per un'americanata, un'americanata-chic.

Johnny, infatti, è un tipico rampollo della borghesia liberal statunitense,
"di sinistra" insomma, e very politically correct.

Suo padre Frank è un classico esempio di ex giovane democratico che, dai
campus allo spinello e le marce contro la guerra nel Vietnam, è approdato al
business e al successo professionale.

Sua madre Marilyn naturalmente è buddhista.
I due sono, naturalmente, separati.

Frank e Marilyn scelsero per il figlio un nome in stile: John, per via di
John Lennon, autore dell'inno liberal (la famosa Imagine, in cui si
immagina, anzi si sogna, un mondo senza frontiere e, ovviamente, senza
religioni).

Così, quantunque battezzati cattolici, i tre della famigliola seguirono le
peripezie del pensiero-chic americano e approdarono alla «riscoperta» del
sacro, purchè, cela va sans dire, «alternativo».

Johnny fu iscritto a una scuola altrettanto «alternativa», di quelle
non-violente e antimeritocratiche, di quelle in cui i compiti sono un
optional per chi vuol farli, in assoluta libertà.

Stranamente, il ragazzo imparò a leggere e, ovviamente, gli fu messa in mano
l'autobiografia di Malcom-X, il leader dei «musulmani neri» assassinato
negli Anni Sessanta da alcuni seguaci dissidenti.

Poiché l'islamismo era pur sempre una «religione orientale», la madre lo
incoraggiò a interessarsene.

Poi intervenne il divorzio, che è sempre un fatto traumatico per i figli:
sei mesi dopo, Johnny recitò la prescritta formula davanti a due testimoni e
si convertì al Corano.

Desideroso di «purezza» (così testimonia il padre), manifestò la volontà di
iscriversi all'università di Medina, cosa che gli venne concessa e
finanziata.

Nel 1998 partì per lo Yemen e il resto lo abbiamo visto in tivù e letto sui
giornali.

Giustamente il nostro Repubblica si è preoccupato per questa storia
esemplare e il 17 dicembre u.s. ha paventato una conferma dei «pregiudizi»
dei conservatori americani nei confronti della sinistra radical-chic e
politicamente corretta.

Già, perché la traiettoria di un ex cattolico, educato in una famiglia
liberal e «alternativa», alla ricerca della «purezza» nelle religioni
orientali è finita nell'islam più «puro».
E duro: quello dei talebani.

Certo, una rondine non fa primavera; ma forse due sì, visto che, poche
settimane dopo, un quindicenne americano figlio di islamico si è infilato
con un aereo in un grattacielo.

Comunque, il problema è un altro e, nel caso di John Walker, è tutto
cattolico.

Davvero la «purezza» ricercata da quel ragazzo non poteva essere trovata all
'interno del cattolicesimo?

E' forse la religione che più di ogni altra è in grado di «diversificare l'
offerta», dai preti da marciapiede ai silenziosi trappisti, dalla più
rigorosa clausura alle sister act, dall'attivismo con la chitarra al
misticismo più austero e ascetico.

Ma forse Johnny questo non lo sapeva, visto che nessuno, nemmeno i preti,
glielo ha mai spiegato.

Ora che gli hanno dato una ventina d'anni di tempo per riflettere gli
auguriamo di trovare nella biblioteca del penitenziario qualche classico
cristiano su cui informarsi.

Scoprirebbe che le risposte che cercava sul senso della vita le aveva sempre
avute sotto il naso (luogo che, come si sa, è il più occulto che ci sia).


Rino Cammilleri
© Il Picchio, Natale 2002