La riforma della giustizia è sempre più impellente. E’ notizia dell’altro giorno che a Padova due clandestini che pestarono a sangue un maresciallo ed un brigadiere, nonostante la condanna a tre anni, sono ora liberi per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
La notizia fa ancora più scalpore se pensiamo che il procedimento si risolse in un patteggiamento già all’udienza preliminare. Ma lo scorso luglio la Cassazione era stata costretta a rinviare a nuovo ruolo il processo per un vizio di notifica, provocando così la scarcerazione di uno dei due imputati, Ben Ismail Khaddar. L’udienza che dovrà rendere definitivo il verdetto è stata fissata in Cassazione per giovedì prossimo ma è troppo tardi perchè l’altro ieri il tribunale ha dovuto accogliere il ricorso del difensore di Lotfi Jabbouri, l’altro imputato, ordinando la revoca della custodia cautelare, già scaduta dal 30 giugno scorso.
Tutto questo nonostante i due stranieri, il 6 agosto 2007, si fossero resi protagonisti di un’efferata aggressione a due militari dell’Arma in un condominio di via Manara 37. Quel giorno un maresciallo e un brigadiere in borghese si erano recati nell’edificio popolato da extracomunitari per eseguire una notifica. Nella tromba delle scale erano stati aggrediti da quattro nordafricani. Uno si era quasi subito dileguato. Il secondo aveva ingaggiato una colluttazione con il brigadiere, ruzzolando giù dalle scale, e riuscendo a fuggire. Jabbouri e Khaddar, invece, avevano aggredito il maresciallo, infierendo su di lui con bottiglie di vetro e con le manette sottrattegli dalla cintola utilizzate a mo’ di tirapugni. Nella colluttazione il sottufficiale era riuscito ad estrarre la pistola d’ordinanza e ad esplodere un colpo allo scopo di intimorire i due energumeni tunisini: il proiettile si era conficcato nel muro, pochi centimetri al di sopra dello zoccolo, in corrispondenza dello stipite di una porta. Lo sparo non aveva avuto affatto l’effetto sperato. Khaddar aveva afferrato la mano del sottufficiale e gli aveva strappato la pistola.
Quando, allarmato dalla detonazione, dopo avere dato l’allarme, il brigadiere si era precipitato su per le scale per soccorrere il collega temendo che gli avessero sparato addosso, si era trovato a tu per tu con Khaddar che impugnava l’arma con il colpo in canna. Solo l’arrivo dei rinforzi lo aveva fatto desistere dal premere il grilletto.
D’altra parte i due tunisini non erano di certo sconosciuti alle forze dell’ordine. Lotfi Jabbouri ha collezionato la prima segnalazione nel 1998, ad Agrigento, dove venne sottoposto a rilievi dattiloscopici. Sempre nel ’98 fu poi fotosegnalato a Padova due volte dalla polizia e dai carabinieri. Deferito l’anno dopo all’autorità giudiziaria patavina per spaccio di droga e poi fotosegnalato dalla polizia a Venezia. Nel 2000 fotosegnalato ancora a Padova dai carabinieri, che lo arresteranno il 7 dicembre 2001 per spaccio di eroina. In carcere rimase allora solo tre giorni. Fotosegnalato ancora dai carabinieri nel 2002 e denunciato per ricettazione e droga dalla polizia. Nel 2003 lo troviamo in provincia di Ragusa, fotosegnalato dal Commissariato di Vittoria. Tornò in carcere nel febbraio 2005, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Padova dovendo scontare un anno di galera per stupefacenti.
Numerosi i precedenti anche per Sami Khaddar, ufficialmente in Italia pure lui dal 1998 per lavorare come operaio. Fotosegnalato dai carabinieri di Agrigento e poi dalla polizia a Padova, che lo denuncia nel dicembre dell’anno dopo per spaccio di droga. Controllato dai carabinieri padovani nel 2001, fotosegnalato nel giugno 2001 ad Agrigento e in luglio ancora a Padova. Fotosegnalato a Caserta nel 2002. Controllato dai carabinieri di Este nel 2004 e nel settembre dello stesso anno pure dalla polizia a Padova. L’ultima segnalazione risale al 21 marzo 2007.
E di fronte a tutto questo, cosa fa il giudice? Libera i due tunisini. Lascio volentieri a voi qualunque tipo di commento.

Alessandro Cavallini



15/09/2009