I consumatori chiedono un intervento del governo
I prezzi non si fermano più
A ottobre inflazione al 2,7%
Per la Confindustria è "un dato superiore alle attese"
Ma Confcommercio è ottimista: "La spinta al rialzo si è esaurita"
ROMA - Sale ancora il costo della vita. A ottobre è aumentato dello 0,1% rispetto al mese di settembre, arrivando al 2,7% su base annua. Sono ancora solo le indicazioni delle città campione, ma se verranno confermate dal dato nazionale dell'Istat il tasso avrà raggiunto un livello che non si raggiungeva da oltre quattordici mesi. Per trovare infatti una inflazione così alta bisogna tornare all'agosto del 2001, quando l'aumento dei prezzi si era attestato al 2,8%.
Continua dunque la progressione in negativo dell'andamento dei prezzi, che corrisponde ad aumenti mensili che oscillano tra lo 0,2 allo 0,6%. Quest'ultimo è il pessimo dato che arriva dalle rilevazioni su Palermo, mentre la maggior parte delle città hanno fatto registrare rincari in media dello 0,3%. Invece a Milano, Firenze e Bari il dato mensile si è fermato allo 0,2%.
Nelle previsioni del governo, riviste al ribasso nella manovra di bilancio rispetto a quelle contenute nel Documento di programmazione economica e finanziaria, il tasso di inflazione per il 2002 è stato fissato all'1,7%. Per ora, comunque, l'esecutivo non commenta, mentre l'ex sottosegretario al Tesoro Roberto Pinza (Margherita) polemizza e sostiene che "nonostante le rassicurazioni del
governo continua l'incremento dei prezzi". Una tendenza che per Pinza avrebbe bisogno di "provvedimenti anticongiunturali per aumentare la propensione ai consumi".
Improntati al pessimismo anche i commenti che arrivano da Confesercenti. "Dobbiamo rassegnarci - dice Marco Venturi, leader dell'associazione - a un'inflazione alta nel 2002". Intorno al 2,5%, secondo Confesercenti, che ammette le tensioni sul fronte dei prodotti alimentari ma attribuisce l'aumento dell'inflazione alle "dinamiche pesanti dei prezzi dei servizi".
Sono del resto le stesse previsioni che fornisce quest'oggi la Confindustria, che con il suo capo economista Giampaolo Galli parla di "un dato superiore alle attese". Gli analisti di Viale dell'Astronomia si prepara dunque a rivedere le stime sul dato medio a fine anno: "La prospettiva più probabile - sottolinea Galli - è che si vada al 2,5%", contro il 2,4% che Confindustria aveva inizialmente previsto e l'1,7% fissato dal Dpef.
Allarmate anche le reazioni delle associazioni dei consumatori. "Ogni famiglia italiana - dicono i rappresentanti di Intesa - spenderà in un anno, con questo livello d'inflazione, complessivamente 705,61 euro in più rispetto lo scorso anno". Per questo, dicono, l'esecutivo deve intervenire urgentemente per tutelare i consumatori.
Ottimista, invece, una nota di Confcommercio. Il dato di ottobre viene dato per "scontato" e motivato essenzialmente con il rincaro del petrolio. Ma secondo l'associazione di Sergio Billé "questo dato non deve essere letto con eccessivo allarmismo, perché è presumibile che con ottobre si sia esaurita la spinta al rialzo dei prezzi".
(22 ottobre 2002)
da www.repubblica.it
MA L'ITALIA DI BERLUSCONI E DELLA CDL NON DOVEVA ESSERE IL PAESE DELLA PROSPERITA', DELLA RICCHEZZA, DELLO SVILIPPO INCESSANTE E DELLA FELICITA' A PIENE MANI? E, INVECE, STA DIVENTANDO IL PAESE DELL'INFLAZIONE, DELLA RECESSIONE E DEI LICENZIAMENTI... AD APPENA UN ANNO E QUATTRO MESI DAL LORO INSEDIAMENTO AL GOVERNO, STANNO DISTRUGGENDO L'ITALIA. E NON PER SFIGA...




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