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Discussione: Ma e' pazzesco!!

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    (Del 25/10/2002 Sezione: Interni Pag. 9)


    VISITA AL SUPERCARCERE DI SPOLETO: «IL SOVRAFFOLLAMENTO E´ LA PRIMA QUESTIONE DA AFFRONTARE»
    Ciampi a sorpresa riapre il dibattito sull´amnistia
    Le parole del presidente potrebbero «anticipare» un appello del Papa

    ROMA

    Carlo Azeglio Ciampi, alla seconda visita ufficiale in un carcere (dopo quella informale di due mesi fa a Nisida), denuncia il sovraffollamento degli istituti di pena e riapre il dibattito sull´indulto. «Il sovraffollamento è l´ostacolo principale alla messa in opera di trattamenti di riabilitazione che siano efficaci», dice il presidente della Repubblica da Spoleto. E non è peregrino interpretare le sue parole come un «nulla osta» a un eventuale provvedimento di indulto (o di indulto e amnistia). Alla mossa di Ciampi non è estraneo anche un rapporto personale cui tiene molto. Il prossimo 14 novembre il Papa sarà a Montecitorio, e troverà ad accoglierlo il capo dello Stato, suo coetaneo, già ospite più volte in Vaticano, in forma ufficiale o alla messa privata del Pontefice. Indiscrezioni da Oltretevere lasciano prevedere che Wojtyla ripeterà ai politici italiani l´appello già lanciato (e lasciato cadere) nell´anno del Giubileo per un gesto di clemenza nei confronti dei detenuti. Le parole di ieri di Ciampi possono essere lette anche come un gesto di attenzione nei confronti della Santa Sede, e in particolare della persona di Giovanni Paolo II. A Spoleto un detenuto ha rivolto al presidente parole drammatiche: «Tanti, troppi compagni di detenzione vivono in condizioni al limite del sopportabile. Bisogna avere il coraggio di fare scelte impopolari». Ciampi applaude, così come tutte le autorità sul palco, tranne il ministro della Giustizia Roberto Castelli, che prende la parola subito dopo: «Troppi cercano di dipingere il pianeta carcere in termini del tutto inaccettabili, come inferno o lager, che non si adattano alla realtà italiana». Poi parla il capo dello Stato: «Qui nel penitenziario di Spoleto i principi della Costituzione, del rispetto della dignità umana e del recupero del detenuto sono applicati. Ma non è così ovunque, nella realtà carceraria italiana. Un trattamento penitenziario appropriato ha bisogno di strutture, di spazi, di personale. Condizioni di cui non si dispone in modo sufficiente». Ciampi indica un percorso di uscita: nuovi edifici, più risorse per la formazione del personale, altre opportunità per garantire ai detenuti la possibilità di lavorare e studiare. Poi la frase chiave: «Bisogna operare per risolvere lo squilibrio che esiste fra popolazione carceraria e spazi disponibili; il sovraffollamento costituisce l´ostacolo principale alla messa in opera di trattamenti di riabilitazione efficaci». Quindi il saluto finale: «Ho voluto vedere la situazione con i miei occhi e mi sono sentito vicino a voi. Porterò con me il ricordo di questa giornata. Penserò a voi e alle vostre famiglie. Abbiate fiducia negli sforzi che stiamo facendo». Il discorso di Ciampi è stato letto dai garantisti dei due poli come un via libera all´indulto; e forse per questo la Lega ha reagito con freddezza, nel timore che il provvedimento di clemenza serva a chiudere i conti di Tangentopoli e a «riabilitare» appieno alleati scomodi che si vorrebbe ancora tenere sotto scacco. «L´indulto è materia per il parlamento e non per il governo» è il commento di Castelli. E il vicepresidente del Senato Calderoli, ieri arbitro dell´approvazione della legge Cirami: «Atti di clemenza metterebbero in libertà una marea di delinquenti, per risolvere il sovraffollamento delle carceri basterebbe rispedire a casa i detenuti stranieri». Tutti d´accordo invece gli avvocati della Casa delle Libertà: a sostegno dell´indulto si sono pronunciati nel giro di poche ore Pecorella, Saponara, Biondi, Taormina. Favorevole anche il portavoce di Forza Italia Bondi; ed è lecito dubitare che si sarebbe esposto senza l´avallo del presidente del Consiglio Berlusconi. Dall´opposizione si sono levate voci dello stesso tenore: Boato e Cento dei Verdi, Folena e (con qualche distinguo) Finocchiaro dei Ds, Giuseppe Fanfani della Margherita (che parla esplicitamente di amnistia). Com´è sua abitudine, Ciampi non ha aggiunto commenti a braccio. Solo un saluto informale per i detenuti, che gli hanno regalato una tela in cui il presidente è raffigurato accanto alla signora Franca, e uno scialle ricamato: «Vi ringrazio, porterò questi cari regali a mia moglie. Stamattina quando ho lasciato il Quirinale, lei mi ha detto: "Vengo anch´io". No, ho risposto, non è il caso, questo è un carcere maschile. Le porterò comunque il vostro saluto».
    Aldo Cazzullo



    Del 25/10/2002 Sezione: Interni Pag. 9)


    SAPONARA ANTICIPA: SI VA VERSO UN INDULTO DI DUE ANNI E UN´AMNISTIA PER REATI CON PENE NON SUPERIORI AI QUATTRO ANNI
    Nei corridoi molti sono pronti a riprendere a tessere la tela


    ROMA E´ considerato l´esperto di amnistia e indulto di Forza Italia non fosse altro perché da quando siede in Parlamento tira fuori a raffica proposte sull´argomento. E Michele Saponara, deputato di Silvio Berlusconi, della corrente degli avvocati, è sicuro che questa sarà la volta buona. «E´ da tempo che se ne parla - racconta -. Ci sono stati abboccamenti tra i leader, ma anche qui in Parlamento non si contano le volte che io, Boato, Cento, Pisapia ci siamo incontrati per discuterne. Il punto è il solito: siamo tutti d´accordo, ma c´è chi ha paura che un atto di clemenza sia impopolare. Soprattutto la Lega e An. Questa volta, però, ci si arriverà. Probabilmente in primavera». Saponara parla di getto e ha bisogno di un po' di fiato per continuare nella sua previsione: «L´intervento di Ciampi di oggi è un via libera. Eppoi tutti sanno che quando il Papa parlerà nel nostro Parlamento riproporrà la questione come ai tempi del Giubileo. Cosa si farà? Un indulto di due anni e un´amnistia per i reati che hanno pene non superiori ai quattro anni. Così la corruzione resterà esclusa. Berlusconi? L´altra volta, quando il Pontefice pose il problema, si tirò indietro perché i sondaggi consideravano questa scelta impopolare prima delle elezioni. Oggi ha cambiato idea. Bondi, il suo portavoce, ha già detto di essere d´accordo. Del resto lui non ne ricava niente sul piano personale. Semmai Berlusconi, come altri, ha tanti elettori che hanno qualcosa in sospeso con la giustizia. E´ la condizione del nostro paese». Il dibattito sull´indulto, l´amnistia o qualunque altro provvedimento di clemenza che dovrebbe svuotare le nostre carceri strapiene, ma potrebbe anche contribuire a chiudere i tanti conti lasciati in sospeso nella Storia italiana, dal terrorismo a tangentopoli, è come un fiume carsico: scorre in in superficie, sprofonda di nuovo, per riapparire qualche tempo più tardi. Una volta le amnistie o gli indulti arrivavano a cadenza periodica. Tangentopoli, e il «giacobinismo» che si è portato dietro, hanno interrotto l´uso di questo strumento fisiologico per evitare l´esplosione delle nostre carceri. Ora c´è chi ci riprova. L´impresa non potrebbe avere numi protettori più formidabili: il Papa e Ciampi. E c´è un problema strutturale che nessuno può negare: le carceri sono strapiene, sono al limite e, da un momento all´altro, potrebbe scapparci l´incidente. In più questa volta il tentativo è improntato al «pragmatismo». In passato, infatti, molti avevano dato diversi significati ad un atto del genere: c´è chi lo aveva legato al terrorismo, chi alla grande guerra di Tangentopoli. Insomma, l´amnistia o l´indulto dovevano essere per molti il momento di una grande riappacificazione tra i combattenti dei grandi conflitti che hanno fatto la storia degli ultimi dieci, vent´anni della nostra Repubblica. Questa volta, invece, si parla solo di clemenza, delle condizioni inumane a cui sono costretti i detenuti nelle nostre carceri. Insomma, un discorso umanitario sic et simpliciter, che non ha secondi fini. E questo sicuramente potrebbe diminuire il tasso ideologico che in questi ultimi dieci ha reso più difficoltose tutte le ipotesi di amnistia o di indulto. Impostando così l´argomento una parola a favore dell´indulto possono dirla un po' tutti: dai forzisti Pecorella, Taormina, Biondi, all´ulivista Fanfani, ai diessini Finocchiaro e Folena, addiririttura ad un´eretica di Alleanza Nazionale come Daniela Santanchè. Gli unici che non possono giocare questa partita sono i leghisti per non dispiacere al loro elettorato. Ma il ministro della Giustizia, Castelli, ha già fatto sapere che non si occuperà della cosa: nel bene e nel male. «Penso che il Parlamento nell´assumere le sue decisioni, debba essere libero e sovrano, senza alcun condizionamento». Anche questo è un segnale. Ma basteranno davvero Ciampi e il Papa? L´ottimismo di Saponara è fondato? Beh, l´approvazione in commissione della proposta di legge per abbassare il quorum parlamentare per l´amnistia presentati determinata da una maggioranza trasversale è stato un modo per sondare il terreno. Ma il vero punto interrogativo riguarda la reazione dell´opinione pubblica e se le forze politiche vorranno cavalcare - e fino a che punto - l´area del dissenso. Ce la faranno i diessini a resistere all´urto dei girotondi che difficilmente si faranno scappare l´occasione di mettere in relazione l´indulto, o quant´altro con tangentopoli? E Fini riuscirà almeno una volta a dire «no» al suo elettorato? Sono gli interrogativi che si pongono gli altri leader, a cominciare da Berlusconi, prima di dire la loro: «Wait and see», è la fatidica frase del Cavaliere. E´ da domani, infatti, da quando sui media apparirà la parola amnistia che comincerà la partita vera. Certo è che il periodo più adatto per approvare un atto del genere sono i prossimi sette-otto mesi: le elezioni politiche sono ancora lontane e tutti hanno la possibilità di permettersi di sfidare un momento di impopolarità. Se la cosa andrà in porto, rimarrà comunque un po´ di amaro in bocca a chi avrebbe voluto legare un atto del genere ad una rilettura critica di tante pagine controverse della nostra Storia, a cominciare da Tangentopoli. Ma, per parafrasare Don Abbondio, se la nostra classe politica non ha coraggio, non se lo può dare. «Da noi - osserva Fabrizio Cicchitto con il suo tradizionale sarcasmo - per fare un´amnistia c´è bisogno del Papa».


    Da rimanere sconcertati è dir poco!
    Ma vi rendete conto?Aspettano il Papa per far passare l'amnistia.
    Solo un Paese delle banane può pensare di amnistiare i criminali solo perchè non sa dove metterli.Solo in Itaglia può capitare!
    E le "CITTA' + SICURE" dove sono?E gli elettori di FI cosa ne pensano??

    •   Alt 

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  2. #2
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    Il lato positivo è che così si farà un po' di posto... per loro.

 

 

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