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Originally posted by Claude
Ah, ma anche da noi c'erano le feste dell'Amicizia. Certo, quella dell'Unità era, ed è ancora, per la verità, un'occasione speciale. Quasi tutti in paese- che erano quasi tutti comunisti - si mobilitavano. Mi ricordo che ero un bambino e mi toccava stare dalla mattina alla sera nel parco della festa. Mia nonna, ottima cuoca, faceva da mangiare, curava i primi. Venivano da tutte le parti per mangiare gli spaghetti al sugo di mare di mia nonna. Gli uomini si occupavano della carne alla brace, con quella griglia larga che sembrava la rete di un letto: bisognava tenere la brace sempre accesa, e stare attenti che il fuoco non si alzasse troppo, c'era da aspettare un sacco per la carne alla brace.
Ai bambini toccava pulire i tavoli, sparecchiare, e mi ricordo che una volta mi hanno pure fatto pulire i muscoli. I più svegli e intraprendenti li facevano servire.
Poi c'era la musica: Bandiera rossa, Sciur padrun....e poi, "uè mambo, mambo i-ta-li-ano!" eheheh. L'orchestra di liscio la sera, e tutti che ballavano; poi anche chi lavorava, specialmente quelli del bar, che dopo una certa ora erano tutti sbronzi.
Chi aveva il diploma stava, di regola, alla cassa.
Ed io me ne stavo lì nel mio cantuccio, con questa testaccia che mi ritrovo, a guardare e pensare. Tutti gli amori, che in piena estate nel parco c'era sempre un venticello quasi freddo. Tutti gli amori, i litigi, i casini, le risse, la stanchezza, le delusioni, le illusioni, le risate....e io me ne stavo lì, a guardare e pensare.
Ehi, o siamo andati alla stessa festa oppure è così dovunque, non ricordavo il nome, festa dell'amicizia, verissimo, proprio quella, era di uno squallore impressionante, la gente vera si trovava solo a quella dell'unità...pure io lì avevo il mio cantuccio, un muretto dove poter osservare un pò le cose che succedevano intorno, era davvero curioso notare come la gente che si incontrava si salutasse come se si vedesse per la prima volta quando magari aveva lavorato insieme nella stessa fabbrica fino alle 5 del pomeriggio, sembrava un altro mondo.