Il 12 ottobre scorso, in centro a Pec, la notizia è rimbalzata in pochi minuti: hanno ucciso la guardia del corpo e un uomo di fiducia di Ramush Haradinaj, leader della “Alliance for the Future of Kosovo. I due si chiamavano Avin Eeelezi e Bekim Mustafa, erano stati membri dell’UCK, il cosiddetto “Esercito di Liberazione del Kosovo”. Il 16 ottobre successivo, a Pristina, la polizia delle Nazioni Unite ha arrestato due sospetti dell’omicidio. Probabilmente si è trattato di un “regolamento di conti” all’interno delle potenti “famiglie” dell’estremismo albanese.
Ma cerchiamo di ricordare qualche elemento utile a capire che cosa abbia significato, e che cosa rappresenti oggi, il “disciolto” UCK, oggi TMK, “Corpo di Protezione Civile”, secondo una definizione quanto mai umoristica.
Fin dal suo apparire è stato uno strumento del disegno atlantico sui Balcani, finanziato da soldi di traffici illeciti, primo fra tutti il commercio della droga: il cosiddetto “esercito di liberazione del Kosovo” (“KLA” o “UCK”), si è formato con l’ausilio dei Servizi di intelligence tedeschi, il BND (Bundesnachrichtendienst) e di forze militari speciali.
Quando iniziò la formazione dell’UCK, a capo del BND si trovava Hansjorg Geider.
Una delle sue prime decisioni era stata quella di stabilire un centro per i suoi servizi clandestini a Tirana. Agenti del BND per qualche tempo per qualche tempo agirono di concerto con gli operatori dello SHIK, il servizio segreto albanese, succeduto a Sigurimi, il servizio segreto comunista ai tempi di Enver Hodza.
Allo stesso tempo, gli uffici del BND a Roma hanno avuto funzione di intelligence e di supporto agli estremisti albanesi rifugiati a Trieste e Bari .
La direzione di BND da parte di Hansjorg Geiger ha significato, dal 1996, il “via libera” per fornire supporto logistico e addestramento all’UCK.
Addestrati a Smirne in Turchia, poi in Bosnia, i terroristi dell’UCK hanno avuto il supporto del comitato militare della NATO, sono diventati fondamentali per la destabilizzazione della Jugoslavia e per la diffusione delle menzogne mediatiche sulla guerra del Kosovo; finanziati e armati con armi che arrivavano in Kosovo, attraverso varie strade - via Tuzi, sul versante del Montenegro, via Djakovica, in Metohija - armi israeliane, americane arrivate dalla Turchia, via Bulgaria e Grecia.
Ibrahim Kelmendi, esponente di spicco dell’estremismo albanese, controllava ad inizio guerra, una sorta di “fondo monetario” in cui confluivano tutte le donazioni fatte per la diaspora albanese, contributi per la cosiddetta “resistenza” albanese, per somme che si aggiravano sul milione di dollari ogni mese.
E vediamo ora chi è Ramush Haradinaj- la cui guardia del corpo è stata uccisa nei giorni scorsi. Ex comandante UCK, poi a capo dell’AAK, Haradinaj ha soggiornato negli Stati Uniti, dove frequentava John Menzes del Dipartimento di Stato, un personaggio poco noto al pubblico, ma che ha svolto un grande ruolo nella determinazione delle politiche statunitensi nei Balcani.
Sempre negli USA, Haradinaj è stato ospite dell’Albanian-American League (AAL), un’organizzazione della diaspora albanese legata al senatore Joseph Dioguardi, legata a Rugova e a Berisha.
La AAL, nel maggio del 1999, promuoveva raccolte di fondi per la “Patria Chiama”, l’organizzazione dell’UCK deputata alla raccolta dei finanziamenti.
Risiedeva in Svizzera, Ramush Haradinaj, fin quando decise di ritornare in Kosovo per prendere il suo posto fondamentale nell’UCK, così come il fratello Daut, uno degli uomini chiave dell’esercito terrorista albanese.
Daut fu colui che, con la sua apparizione pubblica nel famoso funerale di Drenica (funerale di un insegnante che si diceva fosse stato ucciso dalla polizia Serba, pronunciò un discorso ufficiale che segnava la “nascita” dell’organizzazione terroristica.
Nel KLA, sotto il comando del tristemente famoso Hashim Thaci, Ramush Haradinaj divenne il comandante dell’UCK per la Metohija, con quartier generale a Glodjane, luogo che fu emblematico dell’applicazione dei metodi di morte del KLA.
Qui vennero ritrovati, soltanto nel settembre del 1998, 39 corpi, tutti nell’area del villaggio di Glodjane. Fra i corpi, quelli dei serbi Radunovic e Radosevic, visti per l’ultima volta alla fine dell’aprile. Massacrati con decine di colpi, torturati...ovviamente il Tribunale dell’Aja bloccò ogni forma di indagine su questo e su mille altri episodi di violenza contro civili non-albanesi. Haradinaj, che ha portato armi in Kosovo attraverso le montagne di Prokletije, che ha fatto costruire un “memoriale” a Pec, per uno dei suoi fratelli morti nella guerra, che adesso si qualifica come uomo politico e capo della “Alliance for the Future of Kosovo”, che, con fratelli e cugini, rappresenta una delle “famiglie” più importanti del Kosovo, è stato (ed è) al centro di ogni tipo di indagine su attività criminali.
Per qualunque persona si sarebbe proceduto all’arresto, ma in Kosovo gli equilibri sono sottili...
Gli uomini dell’ex “esercito di liberazione” sono ora inseriti nel TMK, il cosiddetto “Corpo di Protezione civile” che utilizza strutture militari che furono dell’esercito serbo, ha ottenuto il diritto di usare gli stessi gradi di KFOR (ci sono “generali” del TMK che hanno 26 anni...e possiamo immaginare con quali imprese abbiano conseguito i gradi...).
Gli uomini di TMK non si occupano però di liberare i tombini intasati quando piove (qualche giorno fa a Pec pioveva, e tutte le strade erano allagate, ma non ho visto gli ufficiali del TMK con la pala in mano...).
Sono impegnati in altre cose: ad esempio nell’addestramento superspecializzato che viene loro fornito dagli esperti americani (smontano, addirittura, e rimontano le armi ad occhi chiusi...). Sono impegnati nell’ottenere nuovi armamenti (che, ci si chiede, a cosa serviranno per un “Corpo di Protezione civile”...) soprattutto nell’utilizzare le armi lunghe di cui saranno dotati quest’anno...è chiaro che, anche se l’Uck si è ufficialmente autodisciolto nel giugno del 1999, è sempre forte il suo potere terroristico, economico, ricattatorio, potere si fonda su tre pilastri, uno politico, uno militare e poliziesco, uno economico. E’ chiaro altresì che esistono conflitti d’interesse mafiosi fra gli ex “combattenti della guerriglia”, e forse per uno di questi conflitti sono stati ammazzati i due uomini di Haradinaj.
Il “Corpo di sicurezza del Kosovo” (Tmk), questa struttura ufficialmente “civile”, è organizzata secondo principi militari, conta circa 5000 ex combattenti e costituisce il nucleo del potere militare dell’ex Uck: sei comandi regionali, ricalcano le vecchie “zone operative” dell’Uck, e ostentano in tutti i modi la “continuità” con l’ex esercito segreto.
Quanto ai servizi segreti dell’Uck, non sembrano affatto sciolti. Inoltre, e il Tmk mantiene stretti contatti con l’Esercito di liberazione di Presevo, Medvedja e Bujanovac (Ucpmb).
Di conflitti interni alle cosche mafiose del terrorismo albanese si parlò anche nel febbraio scorso, quando il grande complesso sportivo “Ramiz Sadiku” a Pristina, bruciò per parecchi giorni, senza interruzione. Il sottosuolo ospitava facoltosi centri commerciali controllati dal “comandante Remi” capo prima dell’Uck, poi del Tmk. L’incendio, probabilmente di origine dolosa, doveva essere un avvertimento al “comandante” Remi, sospettato di controllare i negozi e il racket nella capitale del Kosovo. Un altro conflitto lo oppone a Thaçi per il controllo delle stazioni di servizio che stanno nascendo lungo tutte le strade del Kosovo.
Allo stesso modo, Ramush Haradinaj, comandante durante i combattimenti del settore di Dukagjin (Kosovo occidentale), sorveglia la sua regione d’origine: da Prizren fino a Pec, Haradinaj può controllare tutte le frontiere con l’Albania e il Montenegro e, grazie a questa posizione strategica, parecchi traffici, soprattutto di petrolio e sigarette. Haradinaj e il “comandante” Remi sono entrambi scampati ad attentati per un pelo.
Quando ho parlato con Momo Trajkovic, deputato serbo e capo della commissione parlamentare per il Kosovo, mi ha detto: “Il “Corpo di Protezione del Kosovo” (TMK) è una prosecuzione diretta dell’organizzazione criminale del KLA, di coloro che hanno ucciso i Serbi, dato alle fiamme le case dei Serbi, rapito e scacciato i Serbi. Non è immaginabile che i Serbi possano essere inseriti nel TMK, perchè vittime e persecutori non possono stare nella stessa istituzione. Non voglio creare un corpo di protezione serbo, ma avere sicurezza in istituzioni realmente giuste e rappresentative. L’unica strategia della comunità internazionale è stata quella di proteggere e risolvere i problemi degli estremisti nazionalisti albanesi, non quelli di tutti gli abitanti di Kosovo e Metohija. Ci sono circa 250.000 non-albanesi, residenti in Kosovo e Metohija, che sono stati cacciati dalle loro case e non vi hanno potuto fare ritorno. Il concetto di “multietnicità” è soltanto un’ipocrisia, una farsa della comunità internazionale. Soltanto le istituzioni albanesi sono state rafforzate. Come può esserci “multietnicità” , se noi dobbiamo sopportare questo “Corpo di Protezione del Kosovo”, che non è altro che la diretta emanazione del terrorismo dell’UCK?”




Rispondi Citando