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    Predefinito Le menzogne dell'impero e altre tristi verità

    Gore Vidal
    Le menzogne dell'impero e altre tristi verità Perché la junta Cheney-Bush vuola la guerra con l'Iraq e altri saggi

    Traduzione di Luca Scarlini
    pp. 146 ca - € 13,00

    Data di uscita: 25/10/2002
    Isbn: 88-8112-377-0

    A un anno di distanza dall'uscita di La fine della libertà, Gore Vidal torna in libreria con un nuovo esplosivo volume di saggi.
    Pezzo forte di questo secondo piccolo capolavoro di polemica e analisi politica è il saggio "L'amministrazione Bush e l'11 settembre"; in esso Vidal si spinge a sostenere che l'amministrazione USA conoscesse in anticipo ciò che stava per succedere l'11 settembre e abbia intenzionalmente deciso di "lasciarlo succedere", in quanto la successiva guerra al terrorismo avrebbe consolidato le sue posizioni di dominio politico ed economico sul mondo intero.
    E alle bugie degli "ultimi imperatori" sono dedicati anche gli altri undici brevi saggi. Uno di essi, completamente inedito, verte ancora sull'11 settembre e sulle sue conseguenze per la politica estera statunitense e l'equilibrio globale; negli altri, con il suo consueto stile sferzante e di impareggiabile eleganza, Vidal tocca altrettanti episodi "sporchi" della storia americana del Novecento: dalla decisione di sganciare l'atomica su Hiroshima, all'affermarsi della dottrina Truman; dal poco noto ma sanguinario intervento in Guatemala all'espandersi delle basi militari USA in tutta l'Eurasia, all'eccessiva, scandalosa autonomia delle agenzie di intelligence.
    Tuttavia, non è tutto destruens il Vidal di questo nuovo libro, e avanza proposte concrete, in ordine a un maggiore controllo dei rapporti fra élite economiche e politiche americane (in altre parole, al conflitto d'interessi), e persino alla struttura statuale: perché non fare degli obsoleti Stati Uniti una comunità federale, sull'esempio dell'Unione Europea?

    L'AUTORE Gore Vidalè fra i maggiori narratori e saggisti americani viventi. Fazi Editore ha già pubblicato, oltre alla fortunata raccolta di saggi La fine della libertà (2001) i romanzi La statua di sale (1998), Palinsesto (2000), L'età dell'oro (2001), Impero (2002).
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito

    Le menzogne dell’impero
    e altre tristi verità
    Perché la junta petroliera Cheney- Bush
    vuole la guerra con l’Iraq
    1.
    Il 24 agosto 1814, sembrava che le cose si fossero mes-
    se piuttosto male per la terra della libertà. Quel giorno gli
    inglesi invasero Washington, D. C., e appiccarono il fuo-
    co al Campidoglio e alla Casa Bianca. Il presidente Ma-
    dison dovette rifugiarsi nei vicini boschi della Virginia e,
    visto che la capacità degli inglesi di mantenere concen-
    trata l’attenzione su un singolo obiettivo è notoriamen-
    te breve, si mise pazientemente ad aspettare. Le truppe
    inglesi proseguirono la loro marcia e quello che poteva
    essere il Giorno della Completa Oscurità si rivelò una
    specie di manna per le imprese di costruzione e gli agen-
    ti immobiliari chic del Distretto della Columbia.
    Centottantasette anni dopo, e a un anno dall’11 set-
    tembre, ancora non sappiamo chi sia stato ad attaccar-
    ci quel martedì, e quale fosse il suo vero scopo. Ma sem-
    bra ormai chiaro, a molti paladini delle libertà civili,
    che l’11 settembre abbia liquidato non solo i nostri fra-
    gili Dieci Emendamenti, ma anche il nostro, un tempo
    invidiato, sistema di governo repubblicano, che aveva
    già ricevuto un colpo mortale l’anno prima, quando la
    Corte Suprema si esibì in un minuetto in cinque quar-
    ti e sostituì un presidente regolarmente eletto con la
    junta Bush- Cheney del petrolio e del metano.



    Certo, ormai da anni non è più un segreto che l’Ame-
    rica delle corporation paga, sfacciatamente e generosa-
    mente, per le nostre elezioni presidenziali (nel 2000, il
    team Bush- Gore le è costato tre miliardi di dollari); ol-
    tre a dominare i media, ben pasciuti di disinformazio-
    ne da servizi segreti controllati dall’esecutivo, come la
    CIA . E i media provvedono a rassicurarci ogni giorno
    che, visto che siamo il popolo più invidiato e ammirato
    della terra, tutti gli altri sono bramosi di emigrare negli
    Stati Uniti per poter avere la loro fetta della torta più
    grande che mai arbitraggista abbia infornato. Nel frat-
    tempo, il nostro sempre più irresponsabile governo si
    scatena con ogni sorta di giochetti in giro per il mondo,
    che noi truppe d’assalto (ex popolo degli Stati Uniti)
    non conosceremo mai. Ciononostante, nel corso del-
    l’anno appena trascorso, con l’aiuto di amici stranieri,
    abbiamo avuto delle risposte alla domanda: perché non
    siamo stati avvertiti di quello che sarebbe successo l’11
    settembre? A quanto pare, eravamo stati avvisati, e a
    più riprese: praticamente da un anno ci veniva detto e
    ridetto che avremmo ricevuto visite poco amichevoli
    dal cielo, un giorno o l’altro del mese di settembre
    2001, ma la junta Cheney- Bush non ci ha informati, né
    protetti, nonostante i segnali di allarme rosso inviati dai
    presidenti Putin e Mubarak, dal Mossad e anche da
    certi elementi del nostro malconcio FBI .
    Una conferenza comune di diverse commissioni In-
    telligence del Congresso al momento sta riferendo (« NY
    Times», 19 settembre) che già nel 1996 il terrorista pa-
    kistano Abdul Hakim Murad confessò ad alcuni agen-
    ti federali che stava «imparando a volare per far schian-
    tare un aereo sul quartier generale della CIA ».
    Soltanto il direttore della CIA , George Tenet, sem-
    brava prendere le varie minacce sul serio. Nel dicembre
    del ’98, pronunciò una “dichiarazione di guerra”. L’ FBI
    rimase sconvolto dal suo avvertimento che, alla data del
    20 novembre, «l’ FBI aveva soltanto un analista incari-
    cato di occuparsi a tempo pieno di Al Qaeda».
    Estratto di un documento preparato per la junta ai
    primi di luglio del 2001: «Sulla base di un esame degli
    ultimi cinque mesi di rapporti ricevuti, crediamo che
    O. b. L. sia pronto a sferrare un significativo attacco
    contro gli interessi degli USA e/ o d’Israele nelle prossi-
    me settimane. L’attacco sarà spettacolare e progettato
    per causare danni ingenti a installazioni o interessi USA .
    I preparativi per l’attacco sono già stati effettuati. L’at-
    tacco avverrà senza quasi alcun avvertimento o del tut-
    to a sorpresa». E così accadde; eppure, il consigliere
    per la Sicurezza Nazionale afferma di non aver mai so-
    spettato che un dirottamento significasse qualcosa di
    diverso dal rapimento di un aereo.
    Per fortuna, da qualche parte subito fuori Washing-
    ton, c’è l’Europa, che i media dominati dalla junta pe-
    trolifera hanno appena proclamato antisemita, perché
    la maggior parte di essa non vuole dichiarare guerra
    all’Iraq e la junta sì, per ragioni che oggi, grazie agli in-
    vestigatori europei e ai loro media relativamente libe-
    ri, possiamo cominciare a capire.
    Sul tema “come e perché l’11 settembre l’America è
    stata attaccata”, l’analisi di gran lunga migliore, più
    equilibrata, ad oggi, è quella di Nafeez Mossadeq Ah-
    med… Sì, sì, lo so, è uno di Loro. Ma spesso loro san-
    no cose che noi non sappiamo, specialmente su quello
    che stiamo per fare noi.
    In qualità di politologo, Ahmed è direttore esecuti-
    vo dell’Institute for Policy Research and Development,
    «un think- tank dedicato alla promozione dei diritti
    umani, la giustizia e la pace», a Brighton, in Inghilter-
    ra. Il suo libro, Guerra alla libertà, è stato appena pub-
    blicato negli Stati Uniti da un piccolo editore naziona-
    le di grande reputazione 1 .
    Ahmed ci fornisce un background per la nostra…
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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