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Discussione: Chiese a pagamento

  1. #1
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    Question Chiese a pagamento

    Da pochi anni per visitare alcune chiese è necessario pagare un biglietto (almeno è così a Venezia e Verona).
    Generalmente viene detto che i soldi del biglietto servono per tenere aperta la chiesa ai turisti per più ore del solito e che vengono spesi per la manutenzione e i restauri, ma in realta sono impiegati per pagare gli stipendi di chi si è inventato questo nuovo lavoro.
    Ci sono anche molti concerti di musica, il più delle volte non sacra, che si tengono in chiese, sempre a pagamento.
    Come cattolici pensate che siano delle cose opportune?
    Saluti

  2. #2
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    Question Chiese a pagamento

    Da pochi anni per visitare alcune chiese è necessario pagare un biglietto (almeno è così a Venezia e Verona).
    Generalmente viene detto che i soldi del biglietto servono per tenere aperta la chiesa ai turisti per più ore del solito e che vengono spesi per la manutenzione e i restauri, ma in realta sono impiegati per pagare gli stipendi di chi si è inventato questo nuovo lavoro.
    Ci sono anche molti concerti di musica, il più delle volte non sacra, che si tengono in chiese, sempre a pagamento.
    Come cattolici pensate che siano delle cose opportune?
    Saluti

  3. #3
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    Avete il novo e ’l vecchio Testamento, e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida! (Dante: Paradiso Canto V)
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    Predefinito Re: Chiese a pagamento

    Originally posted by L'Uomo Tigre
    Da pochi anni per visitare alcune chiese è necessario pagare un biglietto (almeno è così a Venezia e Verona).
    Generalmente viene detto che i soldi del biglietto servono per tenere aperta la chiesa ai turisti per più ore del solito e che vengono spesi per la manutenzione e i restauri, ma in realta sono impiegati per pagare gli stipendi di chi si è inventato questo nuovo lavoro.
    Ci sono anche molti concerti di musica, il più delle volte non sacra, che si tengono in chiese, sempre a pagamento.
    Come cattolici pensate che siano delle cose opportune?
    Saluti
    Anni orsono visitai Amsterdam e rimasi alquanto perplesso per l'identico motivo: l'entrata nelle chiese era a pagamento.
    Pensai tra me che doveva essere il frutto della degenerazione protestante, oggi, purtroppo, devo rivolgere le stesse critiche al mondo cattolico.
    Le chiese sono luoghi di culto, chi ne trae profitto è lontano anni luce dalla verità cattolica.
    "Ringraziamo" ancora una volta mons. wojtyla per aver permesso quest'ennesimo scandalo sacrilego.
    Bellarmino

  4. #4
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    Predefinito Re: Chiese a pagamento

    Originally posted by L'Uomo Tigre
    Da pochi anni per visitare alcune chiese è necessario pagare un biglietto (almeno è così a Venezia e Verona).
    Generalmente viene detto che i soldi del biglietto servono per tenere aperta la chiesa ai turisti per più ore del solito e che vengono spesi per la manutenzione e i restauri, ma in realta sono impiegati per pagare gli stipendi di chi si è inventato questo nuovo lavoro.
    Ci sono anche molti concerti di musica, il più delle volte non sacra, che si tengono in chiese, sempre a pagamento.
    Come cattolici pensate che siano delle cose opportune?
    Saluti
    Anni orsono visitai Amsterdam e rimasi alquanto perplesso per l'identico motivo: l'entrata nelle chiese era a pagamento.
    Pensai tra me che doveva essere il frutto della degenerazione protestante, oggi, purtroppo, devo rivolgere le stesse critiche al mondo cattolico.
    Le chiese sono luoghi di culto, chi ne trae profitto è lontano anni luce dalla verità cattolica.
    "Ringraziamo" ancora una volta mons. wojtyla per aver permesso quest'ennesimo scandalo sacrilego.
    Bellarmino

  5. #5
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    Predefinito

    Ah, senti questa!
    Un ragazzo che ha lavorato in chiesa mi ha detto che quando Walter Veltroni in veste di Ministro dei Beni Culturali era venuto alla mostra del cinema, era entrato con la famiglia nella chiesa di Santa Maria del Giglio per poi scappare non appena resosi conto che c'era un biglietto di 3000 lire!
    Io voglio essere buono e credere che lo abbia fatto per protesta contro le chiese a pagamento!

  6. #6
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    Predefinito

    Originally posted by L'Uomo Tigre
    Ah, senti questa!
    Un ragazzo che ha lavorato in chiesa mi ha detto che quando Walter Veltroni in veste di Ministro dei Beni Culturali era venuto alla mostra del cinema, era entrato con la famiglia nella chiesa di Santa Maria del Giglio per poi scappare non appena resosi conto che c'era un biglietto di 3000 lire!
    Io voglio essere buono e credere che lo abbia fatto per protesta contro le chiese a pagamento!
    Beh, almeno a qualcosa l'ingresso a pagamento è servito... a tenere lontano un simile squallido personaggio
    Bellarmino

  7. #7
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    Consiglio di scrivere a Gente Veneta (GVOnline@patriarcato.venezia.it) he poco tempo fa aprì un dibattito sul tema.

  8. #8
    scemo del villaggio
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    Predefinito due opinioni da Mira

    In riferimento ai n° 21-24 di Gente Veneta su “Chiese a pagamento”.
    Mi preme mettere subito in evidenza il mio totale appoggio a don
    Natalino Bonazza che dice “ricordiamoci che in chiesa vengono fedeli e
    non clienti”. Al sig. Marino Pozzi, all’associazione Chorus e compagni
    soggiungo che probabilmente siamo davvero molto vicini alla fine dei
    valori cristiani.
    Si perché quando vedi che la candela non è più segno ma merce della tua
    fede con tanto di prezzo (variabile a seconda della grandezza e a
    seconda della quotazione parrocchiale e se non hai euro non accendi…)
    che le chiese hanno orari precisi da fabbrica con tanto di sacrestani
    che come orologi svizzeri impongono l’apertura e la chiusura e quando
    sei vicino alla chiusura non azzardarti a pregare un po’ di più perché
    anche il sacrestano ha famiglia (grazie al mio parroco che aspetta sia
    uscito anche l’ultimo fedele…), che le messe di suffragio hanno una
    tariffa (quando ero bambino si parlava di offerta libera…) ora dulcis in
    fundo arriva il biglietto.
    Si, il biglietto a pagamento, perché qualche bravo cristiano ha scoperto
    che le chiese sono anche splendidi tesori d’arte, e allora perché non
    ricavarne qualcosa?
    I soldi fanno gola a tutti e probabilmente hanno preso il sopravvento
    anche sulla povertà evangelica di preti e cristiani.
    A parte il buon gusto delle chiese che comunque permettono l’entrata
    gratuita a chi dichiara di voler pregare, penso che quando si tratta
    della casa di Dio, questa moda tutta umana di imporre un prezzo è
    decisamente stolta e deleteria. Non soggiungo altro, al sig. Pozzi ed ad
    altri come lui ricordo soltanto il brano evangelico “ Gesù che caccia i
    mercanti dal tempio” perché quel luogo, la casa del Padre suo, tutto era
    diventato fuorché luogo di preghiera.lo zelo per la tua casa mi divora.
    Attenti a non farci divorare dal dio denaro, non vorrei che per qualche
    soldo in più impedissimo a tante anime di arrivare a Dio. Chi si prende
    la responsabilità? Simonia è sempre e solo simonia e non ci sono
    ambiguità. Caro don Natalino tieni duro, io spero che noi non siamo una
    minoranza in via di estinzione, giacchè per portare anime a Dio abbiamo
    bisogno del Verbo, non delle chiese museo ne dei soldi che possono
    produrre.

    E.C.




    Anch’io voglio portare il contributo alla discussione in merito al
    “biglietto di ingresso alle chiese”. Lo scorso anno ho visitato la
    Turchia e naturalmente non poteva mancare la visita ai posti chiave
    della nascita del cristianesimo. Abbiamo visitato ad Istanbul il museo -
    chiesa di S.Sofia. Lì si paga il biglietto perché lo stato, laico quel
    tanto che non consente neanche al frate che ci accompagnava di portare
    la tonaca in quanto “segno di appartenenza religiosa”, dopo aver fatto
    passare da culla della cristianità d’Oriente a moschea, ha visto bene di
    riconsegnare a tutti la basilica facendo pagare il biglietto per poterla
    ammirare in mezzo al chiacchierio generale proprio dei musei. Non è che
    per questo io non abbia pregato, in un luogo così carico di
    testimonianze di una comunità cristiana un tempo florida e ben radicata
    in quelle terre. Stessa sensazione per le chiese rupestri della
    Cappadocia, abbiamo pagato il solito biglietto statale, e ancora una
    volta ho potuto meditare nel vedere le rappresentazioni sacre in gran
    parte deturpate dai sassi lanciati dai pastori del luogo, di cui le
    guide danno anche ragione storica.
    Ma torniamo a noi. Penso che nessuno possa dire che le attività
    culturali che ha citato il sig. Pozzi non sono encomiabili. Vorrei però
    che qualcuno mi spiegasse la differenza tra la chiesa museo di S.Sofia
    e le chiese di Venezia a “ticket”. Credo che il problema sia aprire più
    chiese possibile al culto e non alla visita. Mi è sempre stato insegnato
    che la Chiesa è la casa di Dio e credo che il padrone di casa non
    farebbe pagare il biglietto per andarlo a trovare. Del resto ci sono
    già da molto tempo le sacrestie a pagamento, non vedo perché anche le
    chiese consacrate debbano esserlo. Per quanto riguarda gli “sguardi di
    sospetto” dei custodi non associati alla “Chorus” penso ci facciano
    riflettere anche sul nostro essere cristiani. Quante volte siamo
    “musoni” dimenticando che la nostra religione è quella del Risorto? Il
    marketing per noi non c’entra.
    A proposito, non mi risulta si paghi biglietto per entrare a S. Pietro a
    Roma… forse ci sono meno opere d’arte…o forse non parliamo della stessa
    Chiesa…
    C.Z.

    --

  9. #9
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    Predefinito da "Il Gazzettino" di oggi

    Giovedì, 24 Ottobre 2002




    SONDAGGIO
    «No al ticket per le chiese veneziane» Quasi ottocento firme al patriarca Scola

    Mestre
    (a.fr.) Il ticket per le chiese? «Non ha nulla a che fare con la fede». La frase, contenuta nel testo di un sondaggio condotto a Venezia e Mestre per iniziativa dell'associazione «Venezia: pesce di pace», sembra ampiamente condivisa. Quantomeno dal 93 per cento delle ottocento persone contattate nei giorni scorsi sul problema del ticket per l'ingresso in 13 chiese veneziane, varato quattro anni fa per sostenere gli alti costi per la manutenzione e la guardiania delle opere visitate dai turisti. Un problema ancora aperto, se si considera che proprio domani, a Venezia si confronteranno fra gli altri il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani, il patriarca Angelo Scola e il filosofo Massimo Cacciari. A riaprirlo sono stati i volontari dell'associazione, ora impegnati nel progetto di integrazione sociale e culturale degli immigrati. A quanto pare, negli ultimi tempi alcuni stranieri si sarebbero lamentati del fatto di dover pagare due euro (prezzo raddoppiato rispetto a quattro anni fa) all'associazione Chorus, che per conto della diocesi gestisce gli ingressi nelle chiese veneziane. Ma la scorsa settimana anche un gruppo di turisti italiani ha contestato il ticket inginocchiandosi a pregare sui gradini della chiesa di San Stae.

    Di qui l'idea di sondare l'opinione dei veneziani, fermati per strada e invitati a dire la loro. L'esito è stato schiacciante: delle 800 persone consultate, solo 39 si sono dette favorevoli al pagamento di un biglietto d'ingresso, dieci hanno espresso dubbi, gli altri si sono detti contrari al ticket che, secondo l'associazione, «trasforma la casa-dono in chiesa-azienda che si mantiene con la bigliettazione». Le firme, ora, saranno inviate direttamente al patriarca, unite ad alcune proposte emerse durante la consultazione «on the road»: fra queste, l'ipotesi di ricavare un fondo per la manutenzione delle chiese dal pedaggio imposto a pullman e a lancioni turistici pe l'ingresso nella zona a traffico limitato di Venezia.



    Per quanto mi riguarda spero si ponga presto fine a questo sfruttamento commerciale di un luogo sacro, in particolare dopo aver visto di persona i "bigliettai" ordinare ai fedeli che entravano in chiesa a pregare su quali panche sedersi (quelle in ultima fila!) per evitare di "vedere troppo" senza aver pagato il biglietto.

  10. #10
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    Predefinito da "Il Gazzettino"

    Sabato, 26 Ottobre 2002




    IL CONVEGNO CHORUS Resta irrisolto il nodo del ruolo "artistico" di tanti luoghi sacri
    Chiese a rischio consumismo
    Il patriarca Scola frena quanti vorrebbero l’ingresso con guide a pagamento

    È ancora aperto il dibattito sull'apertura a pagamento delle chiese veneziane. Non si può infatti disgiungere l'edificio chiesa dalla comunità che la abita, la Chiesa viva. L'edificio religioso resta in primis un luogo di preghiera e sui mezzi per mantenerlo economicamente si può e si deve discutere. La comunità cristiana deve avere lo spazio necessario e adeguato per fondare, anzittutto nella liturgia, la natura sacramentale di tutta la propria esistenza. Qualsiasi iniziativa e attività destinata a favorire la valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico delle chiese va intesa prima di tutto come consapevole servizio alla comunità cristiana.
    Al convegno "Una città per le sue chiese" promosso dall'associazione Chorus, associazione chiese di Venezia, e moderato da Massimo Cacciari nella chiesa di San Vidal, il patriarca Angelo Scola ha spento i facili entusiasmi dei sostenitori della visita dei tempi sacri a pagamento. L'alto prelato, infatti, non è entrato nel merito del biglietto ma ha sottolineato come ogni iniziativa presa per valorizzare l'enorme patrimonio artistico custodito nelle nostre chiese deve essere valutata in base alla sua reale capacità di rispettarne la sua natura specifica di luogo di preghiera, di assumere un aspetto pastorale. "Altrimenti le diverse iniziative artistiche, culturali e musicali che si svolgono nei luoghi sacri - ha sottolineato Scola - finirebbero per non sottrarsi al rischio di ridursi ad una raffinata versione del consumismo".

    Resta per il momento aperto dunque il dibattito tra l'associazione Chorus (che prevede l'ingresso delle chiese a pagamento per i turisti, con apertura per otto ore al giorno, illuminazione, audiovisivi e guide cartacee) e l'Associazione Sant'Apollonia che aveva portato avanti il progetto "Dal museo alla città" promosso dalla soprintendenza per i Beni artistici e storici (fruizione gratuita delle chiese, con apertura straordinaria per almeno due ore, fuori dagli orari di culto, guide e servizi di accoglienza e visite guidate, a cura di personale appositamente addestrato con corsi di formazione).

    La soluzione potrebbe essere quella di un compromesso tra le due filosofie. "Le due realtà - ha affermato il vicario generale don Beniamino Pizziol - potrebbero collaborare, unire le proprie preziose esperienze per arrivare a dare un servizio dignitoso, sviluppando il discorso di una custodia - guida artistica e spirituale-teologica. Vanno studiati i possibili mezzi finanziari per mantenerla: bigliettazione, contributo delle istituzioni a livello europeo, nazionale, locale e magari anche parrocchiale". "La chiesa è in primo luogo un luogo sacro - ha concluso il presidente di Chorus, don Aldo Marangoni - Il biglietto è solo un mezzo per migliorare i servizi offerti".

    Daniela Ghio

 

 
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