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Discussione: Il Venezuela resiste!

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    Predefinito Il Venezuela resiste!

    Caracas: gran festa popolare

    di Tito Pulsinelli - Information Guerrilla

    27/10/02 - La capitale del Venezuela ieri sera presentava il volto emblematico e contradditorio della situazione sociale che sta vivendo dall'inizio dell'anno. In una piazza dei quartieri ricchi, alcune migliaia di persone ascoltano i discorsi di quello stesso gruppo di ufficiali che nell'aprile scorso fece il colpo di Stato e, in meno di 48 ore, furono estromessi dal potere. Si tratta di un semplice replay del passato, in cui i 14 ufficiali golpisti si sono riproposti per un assurdo tentativo di ravvivare la fiamma e tentare di dar fuoco alle braci. Sciorinano una litania che fa appello alla ribellione militare e all'insubordinazione, che non trova eco alcuna nelle caserme. Dall'altra parte, nel gran viale de Los Proceres, si é congregata una notevole massa di persone per partecipare alla Festa musicale convocata dall'esercito, per dare inizio alle feste popolari per il natale. E' accorsa una gran folla per ballare con la musica di ben 15 gruppi musicali.

    Queste due scene caratterizzano brillantemente la particolare situazione politica del paese, gli stati d'animo e il rapporto di forze esistente tra i due blocchi sociali che si contrappongono. Nella piazzetta del quartiere-bene di Altamira convergono quelle elites che si cullano nel sogno di una rapida restaurazione, della cacciata del tiranno-Chavez, e che questo miracolo possano farlo quegli stessi ufficiali che -fallendo il golpe di aprile-persero l'onore, la credibilitį e il controllo dei pieni poteri che si erano accaparrati con la violenza. Costoro si strappano le vesti e i capelli per inveire contro la tirannia chavista, peró esibiscono uno spirito democratico alquanto instabile, sempre pronto a mutarsi in scelta golpista e fascismo. Per loro, la democrazia é facoltativa, dipende che cosa é piś conveniente ai loro interessi materiali.

    Sul gran viale dei Proceres é affluita la moltitudine popolare, la gente dei quartieri poveri che sovrastano e circondano Caracas, per danzare in allegria e solidarizzare con l'esercito i cui capi, lungo l'intero corso della giornata, hanno pubblicamente condannato qualsiasi avventura golpista, riconfermando la lealtį istituzionale alla Republica Bolivariana. Questi due momenti emblematici esprimono un contrasto visibile a colpo d'occhio: massa contro elites, allegria e balli contro odio e spirito di vendetta, fantasia e improvvisazione creativa contro una ripetitivitį che non riesce piś a celare una incipiente impotenza, ottimismo contro disperazione, senso ludico contro il totalitarismo dei media TV, che da 3 giorni amplificano a dismisura l'irrealtį schizoide della piazzetta di Altamira.

    Eppure le agenzie di informazione hanno sparso per il mondo notizie che parlavano di imminenti scenari golpisti nella capitale venezuelana, e la gran festa popolare sembra fare a pugni con questa previsione. Non si puó guardare e giudicare una realtį con gli schemi di interpretazione che sono validi altrove o, forse, dappertutto. Soprattutto quando ci si riferisce al subcontinente americano e al retaggio dei gorilla militari. Non si riesce a spiegare razionalmente il fermento, e il protagonismo dei militari, senza sapere che la nuova Costituzione riconosce persino il diritto alla ribellione e la partecipazione attiva dei militari nella politica. Sicché la partecipazione di uomini in uniforme ad una manifestazione politica, qui é l'equivalente dei meeting politici dove partecipano i civili. L'articolo 350 della Costituzione Bolivariana ammette il diritto alla ribellione qualora il governo diventasse autoritario o tirannico; e basandosi pretestuosamente su questo articolo, la destra golpista giustifica la sedizione, l'opposizione sleale, il sabotaggio economico e le serrate padronali contro le istituzioni legali. Secondo loro, Chavez é un tiranno comunista e bisogna sbarazzarsi di lui in fretta, perché c'é il pericolo imminente di un asse sovversivo tra Fidel Castro, Chavez e Lula.

    In realtį questo delirio non riesce a spiegare razionalmente perché la destra fascista non é disposta ad aspettare agosto del prossimo anno quando -giunti alla metį del mandato- presidente, deputati, governatori e sindaci possono essere sottoposti a referendum revocatorio. Fino ad oggi, questa opposizione reazionaria che si gingilla con i golpe, e forma "governi di transizione" a getto continuo, non ha nemmeno tentato di raccogliere i 2 milioni di firme necessarie per convocarlo. Loro sono pervasi dalla supponenza che le elites con il peso del loro potere mediatico, sommato al potere economico, puó imporsi con le buone o le cattive a chiunque si frapponga ai loro interessi.

    L'impazienza della destra, secondo alcuni maligni, é dettata dalla rabbia di essere fuori dai massimi sistemi, proprio nel momento in cui l'imminenza della guerra contro l'Irak disegna uno scenario idilliaco: 35 dollari per un barile di petrolio! La fretta e l'impazienza sarebbe dettata dalla tentazione di fare un golpe-espresso, che duri magari solo un trimestre, ma che trimestre! Come si sa, la fretta rende ciechi e sordi, e non vogliono tener in alcun conto che Bush, ora, ha bisogno che a Caracas regni la calma e la normalitį produttiva, cioé estrattiva...

    Lo scontro sociale in atto contiene tutti caratteri di un peculiare scontro di classe, nel contesto di una latitudine geo-politica dove persino un moderato riformismo, o una sovrana volontį di disporre delle proprie risorse naturali, sono delle chimere che, storicamente, hanno avuto breve vita. Vedi Allende e il Cile, il Nicaragua sandinista, per non andare troppo indietro nel tempo. Le elites che hanno sempre detenuto e condizionato il potere esecutivo ai loro interessi minoritari, in combutta con gli interessi della potenza egemone continentale, fino ad oggi sono sempre state in grado di spazzare via governi e movimenti popolari che tentavano di percorrere nuovi sentieri. Questa é la stessa sfida con cui si ritroverį a fronteggiarsi Lula: i voti sono davvero piś importanti del potere del denaro e dei media? Le masse possono imporsi alle elites oligarchiche? Da 3 anni e mezzo, il Venezuela ci dice che almeno ci si puó provare.

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    Predefinito Re: Il Venezuela resiste!

    [QUOTE]Originally posted by pietro
    [B]Caracas: gran festa popolare



    In realtį questo delirio non riesce a spiegare razionalmente perché la destra fascista non é disposta ad aspettare agosto del prossimo anno quando -giunti alla metį del mandato- presidente, deputati, governatori e sindaci possono essere sottoposti a referendum revocatorio. Fino ad oggi, questa opposizione reazionaria che si gingilla con i golpe, e forma "governi di transizione" a getto continuo, non ha nemmeno tentato di raccogliere i 2 milioni di firme necessarie per convocarlo. Loro sono pervasi dalla supponenza che le elites con il peso del loro potere mediatico, sommato al potere economico, puó imporsi con le buone o le cattive a chiunque si frapponga ai loro interessi.
    Basta con questi luoghi comuni,la destra fascista,golpista,reazionaria ecc.io mi definisco fascista e appoggio incondizionatamente Chavez!

 

 

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