I nuovi Angeli del Baseball

La favola di Anaheim, la squadra di Disney: lanciatori sconosciuti e Scioscia, italoamericano al comando.

C’erano una volta gli Angeli di Anaheim… Fin troppo facile trasformare in fiaba la storia di una squadra di baseball che diventa campione del mondo dopo 41 anni di maledizioni e iatture.
Fin troppo facile scambiare un gruppo di giocatori mediocri in una squadra storicamente perdente per i brutti anatroccoli, capaci di elevarsi al rango di eroi. E come non pensare che le prodigiose rimonte, come quella di gara6 (da 0-5 6-5: non c’era riuscito mai nessuno in una partita delle World Series) non fossero opera della “rally monky”, una scimmiotta danzante che ogni volta che compare sugli schermi dello stadio sembra ipnotizzare gli avversari.
Come non associare gli “Angels” a un Paradiso, dove le palline viaggiano sempre come imprevedibili saette.
E come evitare di collegare il nome del proprietario della squadra, Disney, a questo miracolo tipico delle favole, per uno che di mestiere le favole le fabbrica.
Solo che questa volta non c’era stato bisogno di inventare. Il brutto anatroccolo che ha trovato l’incantesimo per vincere la partita decisiva - la 7°- e battere i San Francisco Giants del micidiale sullger Barry Bonds ha il faccione pacioso di John Lackley, un rookie, un esordiente, che fino a giugno non aveva mai giocato una sola partita nella serie A del baseball.
Non poteva immaginare che sarebbe toccato a lui diventare il primo debuttante delle Major a vincere la gara decisiva negli ultimi 93 anni. E che dopo di lui, il risultato lo avrebbero salvaguardato altri 2 esordienti (più Percival) nelle Major come il lanciatore Brendan Donnelly di 21 anni, e il venezuelano Francisco Rodriguez, appena 20enne, anche lui lanciatore, abbandonato dai suoi genitori e che fino a poco tempo fa non possedeva ancora un guantone tutto suo.
Nella favola di Anaheim (guastata anche da un morto, trovato nel parcheggio dello stadio) bisognerà per forza di cose raccontare che Disney, degli Angeli se ne vuole disfare da tempo: debiti, sconfitte e stadio vuoto, d’altra parte non ti danno l’immagine dell’allegria, quella che da più di mezzo secolo cerchi di distribuire nel mondo con i tuoi cartoni. Ora naturalmente ci potrebbe essere anche una brusca marcia indietro.
Non si potrà omettere niente. Ne la storia di Donnie Moore, il lanciatore che era a uno “strike” dal mandare gli Angels alle World Series già nel 1986 e che invece sbagliò. E che tre dopo si uccise ancora roso dal rimorso del fallimento. E di Lyman Bostock che nel 1978 venne fulminato da un tumore al cervello, e Chico Ruiz e Bruce Heinbechner morti in incidenti stradali.
E come non parlare dei 41 anni di umiliazioni e sconfitte. E del ”jinx”, la maledizione di cui il proprietario fondatore Gene Autry credeva di essere rimasto vittima. Al punto di convincersi che fosse colpa degli spiriti degli indiani sepolti sotto lo stadio, evidentemente risentiti da tutta quella confusione sopra le loro tombe.
Venne chiamato persino un prete esorcista, gli Angels cambiarono nome 3 volte, stadio quattro e logo e colore delle maglie 7. Era servito a poco. Anaheim aveva continuato a perdere. Anche all’inizio di questa stagione, che non sembrava meno disastrosa delle altre; 6 vittorie e 14 sconfitte, il peggior debutto della loro storia.
Poi l’allenatore italo-americano Mike Scioscia imbraccia la bacchetta magica e trasforma i brutti anatroccoli Spiezio, Salmon, Glaus, Eckstein e i loro anonimi compagni, in campioni del mondo: nelle World Series battono da una percentuale di .311. E’ dal 1993 che una squadra non fa così bene. C’erano una volta gli Angeli di Anaheim, i brutti anatroccoli. Martedì, assieme a Topolino, sfileranno trionfalmente per le strade di Disneyland: cartoni anche loro o dolo i protagonisti in carne e ossa di una fiaba avvincente?

Da la Gazzetta dello Sport
Massimo Lopes Pegna