Ogni tanto soprattutto d'inverno, quando tutta la famiglia è stanca di vedere in televisione i soliti quintali di natiche, cosce e seni, o film da nulla, prendo in mano la situazione ed esordisco: - volete che guardiamo le foto di una volta?- Di solito tutti sono d'accordo e la serata comincia con la frase di mia madre: Vado io a prenderle, perchè altrimenti tu mi metti sottosopra il cassetto!
E va in camera sua per scendere con una gran scatola di ferro piena di vecchie foto.Già la scatola da sola parla dei tempi passati grazie ai disegni coloratissimi di uomini, donne, bambini, che vivono situazioni più strane: donne con capellini pieni di penne di struzzo, con l'ombrello sotto il sole, uomini elegantissimi che chiacchierano mentre i ragazzini si divertono con giochi ormai dimenticati.
Tutto un campionario di una vita lasciata indietro, dimenticata, superata dai tempi : se migliore o peggiore di questa di ora non so dirvelo.
Ci mettiamo tutti attorno al tavolo e a mia figlia già brillano gli occhi, pronti ad illuminarsi di grandi risate davanti alle scene che le fotografie mostreranno.....e questi pezzetti di carta macchiati, ingialliti, passano di mano in mano risvegliando ricordi, emozioni, sensazioni, sorrisi, tristezze.
Matrimoni di campagna con sposi serissimi (forse terrorizzati dalla macchina fotografica), invitati con grandi facce da cretini, baffoni neri, orecchi aperti come portiere della seicento multipla, ragazzini malvestiti. Vecchie gonfie tutte rigorosamente in nero.
Ecco mia bisnonna in un'improbabile posa da attrice mentre finge di telefonare, quella di un anziano, sicuramente e ostinatamente analfabeta, con un libro in mano.....e ancora gente mai conosciuta, morta giovane, sparita dal teatro della vita da anni e anni.
Immagini che illustrano tutta la miseria, la povertà di un tempo, ma che mostrano anche famiglie sane, unite, con grandi nidiate di bambini posizionati in ordine di altezza.
L'età era direttamente proporzionale alla lunghezza del moccio al naso che era inesistente nei ragazzotti di quindici anni e raggiungeva la lunghezza massima possibile in quelli appena nati.
Tra le tante me ne viene in mano una di una bambina piccola con un abitino lungo fino ai piedi:- Mamma, chi è questa? - Questa?.....sei tu a un anno di età!Come io????ma se sono un maschio perchè mi avevi messo la gonna, boia cane?
Ridono tutti di gusto meno che io visto che la cosa non mi è chiara.
- Non era una gonna ma un grembiulino, te lo mettevo per comodità, perchè quando ti sedevo per terra con le gambette aperte il grembiulino si allargava a ruota ed io sopra ci mettevo una pietra per evitare che tu cadessi all'indietro.!
Adesso si che rido volentieri anch'io!.....questa non l'avrei mai immaginato....però a pensarci bene anche questo era amore, amore vero di una madre, adattato ai tempi.
Mi giro di sfuggita a guardarla: i capelli grigi, la schiena curva, un sorriso tra le rughe e un nodo di nostalgia mi stringe la gola. Mi verrebbe voglia di abbracciarla, di dirle: - Mamma, ti voglio bene!
Ma ho quarantasette anni e una solida fame di brontolone e rompiballe da mantenere e allora mi accontento di pensarlo e di continuare a ridere. Lentamente, l'uno dopo l'altro, questi pezzetti di carta ritornano nella scatola, come i ricordi al buio della memoria. Mia madre la chiude con cura e, stringendola al petto, la riporta nel cassetto. Per lei non contiene semplici foto: sono gioielli, frammenti di una vita che uniti dalla memoria la aiutano ad andare avanti, a vivere. Nonostante tutto..........
Walter Basso : La fadiga de èssare omo- frammenti di vita in Veneto con traduzione in italiano




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