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    Arrow I consigli dell'ONU:fate entrare 13 milioni di immigrati

    Da La Stampa:

    (Del 30/10/2002 Sezione: Interni Pag. 9)
    GLI SCENARI DEMOGRAFICI IN UN RAPPORTO ONU PRESENTATO A NEW YORK
    Entro il 2050 tredici milioni di immigrati
    Solo così l´Italia potrà mantenere il livello di popolazione



    NEW YORK

    Gli italiani restano un gruppo etnico in via di estinzione, e da oggi al 2050, per conservare l'attuale popolazione nazionale di 57 milioni e 530 mila abitanti, il nostro paese dovrà accogliere almeno 12,9 milioni di immigrati. E' l'allarme ribadito ieri dalla Population Division del Department of Economic and Social Affairs dell'Onu, durante la pubblicazione di un nuovo rapporto sulle migrazioni nel mondo. Secondo il documento, che si chiama «International Migration 2002», sul nostro pianeta oggi ci sono 175 milioni di persone che vivono in paesi diversi da quelli di nascita. Il 60% si trova nelle regioni più sviluppate, con 56 milioni di immigrati in Europa, 50 in Asia e 41 in Nord America. Nel 2001, il 44% dei paesi più ricchi aveva in vigore politiche per limitare i flussi, eppure tra il 1995 e il 2000 queste nazioni hanno visto aumentare il numero degli abitanti nati all'estero di 2,3 milioni all'anno, per un totale di 11,6 milioni nell'arco del quinquennio. Al momento in Italia ci sono un milione e 634 mila immigrati, che costituiscono il 2,8% della popolazione, e ogni anno rimandano nei loro paesi l'equivalente di 359 milioni di dollari, guadagnati da noi e trasferiti ai famigliari rimasti nelle regioni d'origine. L'incremento annuale netto è di 118 mila persone, ossia il 2% della popolazione totale. Questi dati pongono l'Italia al ventesimo posto nella graduatoria mondiale dei paesi con più immigrati, guidata dagli Stati Uniti con 34 milioni e 988 mila abitanti nati all'estero. L'Onu ha fatto anche un sondaggio tra i governi, per vedere come valutano le proprie politiche in questo campo, e Roma ha giudicato «soddisfacente» la sua gestione dei flussi, aggiungendo di voler mantenere le linee attuali. A margine di questa presentazione, però, la Population Division ha ripubblicato un rapporto del 2001, intitolato «Replacement Migration», che dipinge un quadro piuttosto preoccupante per il nostro paese. Come è noto, l'Italia ha uno dei tassi di fertilità piu' bassi al mondo, sceso a 1,2 figli per donna tra il 1995 e il 2000, e destinato forse a risalire a 1,47 fra il 2020 e il 2025: di questo passo, entro il 2050 la popolazione nazionale scenderà a 41 milioni di abitanti. L'età media salirà da 41 a 53 anni, e la percentuale di persone sopra i 65 anni aumenterà dal 18 al 35%, con ovvie conseguenze negative sul sistema pensionistico. In questo quadro, la Population Division dell'Onu ha elaborato sei scenari sui possibili sviluppi, che ieri ha nuovamente diffuso, per offrire elementi di giudizio ai vari governi interessati. Alcuni di questi scenari sono accademici e piuttosto irrealistici, come quello che per conservare il rapporto di sostegno tra gli abitanti in età lavorativa e quelli in pensione a 4,08, prevede l'ingresso di 120 milioni di immigrati tra il 1995 e il 2050. Tre ipotesi, però, cercano davvero di intuire i possibili sviluppi. Il primo scenario prevede un aumento netto degli immigrati di 660 mila persone tra il 1995 e il 2020, e poi un blocco degli ingressi: in questo caso, la popolazione italiana scenderebbe a 41,2 milioni entro il 2050. Il secondo prevede un blocco immediato degli ingressi, che nello stesso arco di tempo farebbe calare il totale nazionale a 40,7 milioni di abitanti. Il terzo cerca di capire cosa bisognerebbe fare, per conservare la popolazione al livello attuale di 57,3 milioni: dovremmo aprire le porte a 12,9 milioni di immigrati tra il 1995 e il 2050. Il flusso netto annuale dovrebbe salire da 75 mila persone nel 1995, a 318 mila tra il 2045 e il 2050.Secondo questo scenario, nel 2050 16,6 milioni di italiani sarebbero immigrati o figli di immigrati, equivalenti al 29% della popolazione. Per fare un paragone, oggi negli Stati Uniti gli afro-americani sono circa il 13% del totale.In teoria, quindi, possiamo seguire tre strade: far salire in qualche modo il tasso di fertilità, rassegnarci ad un drastico calo della popolazione, o aprire le porte agli immigrati.
    Paolo Mastrolilli

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  2. #2
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    Predefinito Mentre invece nel Terzo Mondo accade l'opposto

    Governi difficili, fra economia e demografia
    DAL BRASILE CON FOLCLORE


    Il presidente brasiliano Cardoso lascia in eredità, per Lula da Silva, qualche notevole risultato economico. Eppure, il debito estero ha raggiunto 233 miliardi di dollari. Senza i capitali stranieri d’investimento, a giudizio degli esperti negli ultimi anni quell’economia non avrebbe potuto reggersi. E ora non può reggersi senza il credito per 30 miliardi di dollari promesso dal Fondo monetario, condizionato però a una rigorosa gestione. Pena, il ritorno dell’inflazione con due o tre cifre. Quale fatalità vincola il colosso dell’America Latina? Dopo tutto, il suo territorio non è povero di produzioni agricole, fonti energetiche, materie prime industriali. Le traversie di tanti governi possono imputarsi a molteplici fattori, dalle tradizioni storiche ai costumi sociali e alle condizioni geoclimatiche. Il clima varia, fra l’altro, dal temperato all’equatoriale e dal semiarido al tropicale in terre oppresse anche dal latifondo. Ma non si può sottostimare, fra le ragioni che rendono ardua l’opera dei governi, l’incessante pressione demografica.
    Senza risalire al principio del ’900, quando i brasiliani erano appena 17 milioni, basta ricordare che secondo il censimento del ’96 raggiungevano 157 milioni, ma per le ultime stime risultano già 175 o 176 milioni. E ancora proliferano i gruppi etnici bianchi o meticci, neri o amerindi. Come si governa una simile società? Basta pensare ai più brulicanti e miserevoli agglomerati metropolitani, favelas di Rio, mocamba di Recife, maloca di Porto Alegre, alagados di Salvador, o alle condizioni delle impervie province lontane da Rio e San Paolo.
    Malgrado le risorse naturali del Brasile, nessun generoso populismo come nessun avventuroso capitalismo può aggirare la legge dello sviluppo secondo gli storici dell’economia: «La differenza tra miseria dell’arretratezza e prospera modernità sta nel rapporto fra il tasso d’investimento e l’incremento della popolazione». Qui è tuttora il tragico inciampo di chi governa dal palazzo di Planalto a Brasilia, dietro i festosi esorcismi consolatori d'ogni carnevale di Rio. Ancora immagini di repertorio, dal Brasile con folclore?
    Ma l’esperienza brasiliana è solo un episodio, fra innumerevoli altri, delle contraddizioni che derivano dalla mancanza nel Terzo Mondo di responsabili politiche demografiche per la dignità della vita. La popolazione del Messico censita nel ’90 risultava intorno agli 81 milioni, raggiungeva 99 milioni nel 2000 e ormai è quintuplicata rispetto ai 19 milioni del 1940. A ritmi maggiori continua la proliferazione in Honduras, Nicaragua e Guatemala, Costarica, Bolivia, Venezuela, Perù, Colombia. Un argomento di quanti negano la gravità dell’inflazione umana è che l’alta natalità tende a ridursi quando progrediscono l’economia, i redditi e dunque le condizioni di vita. Ma come, se l’investimento è basso rispetto all’aumento della popolazione?
    Un maestro in materia di correlazioni tra economia e demografia, il Nobel Jan Tinbergen, ci ha insegnato: «Solo per mantenere a livello di sussistenza una popolazione che aumenta del 2,5 per cento l’anno, è necessario un volume d’investimento del 7,5 per cento. Questa cifra, di fatto, assorbe quasi ogni risparmio». Versano in condizioni simili vaste aree dell’America Latina, oltreché dell’Asia e dell’Africa. Eppure, nella recente conferenza di Johannesburg la questione demografica è stata elusa da quasi tutti. Globalisti e antiglobalisti, che giudicavano politically incorrect disputare sulla demografia del Terzo Mondo. Governi che non volevano discutere sul divieto cattolico dei contraccettivi, o confutare la concezione islamista del «numero come potenza» già imposta per decenni da Mao Zedong in Cina. Ma gli essenziali problemi elusi sono tutt'altro che chiusi, come testimoniano i tanti meninos de rua , i bambini abbandonati che vivono alla ventura sulle strade di Rio.

    di ALBERTO RONCHEY


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  3. #3
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    La Lupa romana è una cagna bastarda che muore allattando 2 figli di puttana
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    E dove ca**o li mettiamo? Meglio la seconda ipotesi, ovvero estinzione poi quando nn ci saranno + autoctoni potranno anche uccidersi tra d loro.

  4. #4
    Simply...cat!
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    Tra l'altro quel 29% di popolazione immigrata salirebbe almeno al 50% al Nord (visto che il 70% degli immigrati risiede qui) con punte del 60-65% in alcune zone.

  5. #5
    Ridendo castigo mores
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    Originally posted by Dragonball
    Tra l'altro quel 29% di popolazione immigrata salirebbe almeno al 50% al Nord (visto che il 70% degli immigrati risiede qui) con punte del 60-65% in alcune zone.
    ma infatti al sud mica son fessi . l' immigrazione serve a rimpiazzare i ' lavoratori padani ' mica i 'disoccupati meridonali'..

 

 

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