AL LAVORO IN REDAZIONE
Una stentata musica alla finestra, sùbito
nascosta dal rombo di un aereo, il sole
sulla modanatura bianca della casa
di fronte - una mattina senza senso
a correggere pezzi d'un'enciclopedia:
forse ho perduto il ritmo della storia
e la ragazza che non sa il colore
dei suoi occhi mi ringrazia con voce devastante
per la rosa secca che ho lasciato al suo tavolo
- perché cerco di scrivere segni sul vortice
e certamente ho sbagliato qualcosa,
forse la pasta della carta, l'inchiostro
o solo un numero dell'indirizzo:
ci vuol poco a disguidare il destino,
l'appiglio che rallenta il precipizio
viene alle dita per caso, si afferra
e basta: non c'è mai tempo di scegliere;
è già tanto, è già raro che la presa riesca.
EVANESCENZA
Facciamo un giro? Bagnava la sella
dietro me sulla moto: la gonnella
si rimboccava e lei (con buona pace
degli igienisti) era senza mutande
nei calori di giugno in camporella.
L'impronta scura nella similpelle
evaporava al sole dopo un nulla,
ma prima era disegno di farfalla
che prometteva tante cose belle:
farfalla trasudata di magia.
E invece la dannata puttanella
non me la diede mai: me la mostrò
solo così, in decalcomania.
DEPOSITI D’OFFICINE
Abbiamo costruito troppe cose
e il mondo è ingombro, e disfarle dispiace:
ma che fatica levare lo sguardo,
cercare spazio, cercare la luce.
SPECCHIERE
Vi conosco. Sapete come osservo
le vostre vite e resto a bocca aperta
come un bambino sbalordito. Prendo
la penna e scrivo e scrivo.
Così m’annego dentro le emozioni
che sono vostre e voi le conoscete
e se le conoscete allora dite
che faccio buona poesia. Così
è per voi che lavoro e il mio lavoro
è vago e vagabondo.
Il frutto, chiaramente, è breve sogno.
POSTE BOLOGNA CENTRO
Il fermoposta di Piazza Minghetti:
m'accompagna da qui la mia diletta
per mano fuori nei portici-vortici.
È lieve come al vento un francobollo.
Le nuvole ai Giardini Margherita
passano come un sogno: va così
disfatta nell'azzurro anche la vita.
Il bacio in bocca che m'ha dato è bello.
BOBOLI
Forse sono davvero un maniaco
sessuale e insensibile all'arte
ma il giardino di Boboli alle tre
è arido e polverulento
sicché a sostenermi - vacillo dal caldo -
è soltanto la vista dei pomari
d'alcune studentesse, o turiste,
fresche azzurre d'un biondo di mare.
(Anche la vista d'un gruppo di gatti
a cui dà cibo un giovane signore.)
PIAZZA ACQUAVERDE
La sera esita. Ora t'ho lasciata
sulla porta del bus 35.
Anche la porta - mi sembra - ha esitato
a chiudersi.
Il bus lentamente
ha preso su verso Genova alta.
Nelle partenze c'è spesso un rimorso
per le cose non dette.
Qui no.
Le parole
sono un colore nel vento, distese
come in Tibet le lodi sui fili.
Vibrano tutte.
La chiave è il ronzio
che m'accompagna mentre scendo a Prè
a bere una cagliata bianca e fresca
nella bottega turca.
La cautela
è un delicato riguardo, è la veste
buona alle nozze.
Ma non servirà.
Lo sai perché ha esitato la sera?
Ci stava guardando.
Ci ha visti.
Lo sa.
QUOTIDIANITÀ
Io con la barba non fatta,
tu con gli occhi struccati a metà.
Sarà anche questo, la quotidianità.
E allora?
L'amore ci si muove come un gatto
che sbuca lustro e fiero da un bidone.
IL SOFFIO DEL MERIGGIO
È teso ma è dolce, come le vele
più pensate che viste su marine
dipinte in orizzonti dove il grigio
è un colore degno come il blu o l'arancio.
Mi toglie dagli incastri quotidiani
il soffio del meriggio - è da sempre
che succede così. Per la finestra
o quando in un cortile il cielo scivola
sotto l'ombra dei muri, il soffio viene
a prendermi. Non è, badate, un sogno:
è un prestito - una contaminazione
di me precario con l'eternità.
IL GUARDIANO DEI SOGNI
Tu eri un sogno. T'ho sognata una notte
e m'hai riempito il sonno di colori.
Ma quella notte il guardiano dei sogni
- il guardiano che tiene chiuso l'uscio
fra sogno e realtà - s'è addormentato.
S'è addormentato lui! Tu sei sgusciata
lesta fuori e il mattino t'ho trovata
nel letto accanto a me. Che cosa fortunata!
Adesso tu sei la mia fidanzata.
I REGALI
Se anche avessi soldi per diamanti
continuerei ad amare le ragazze
che sono contente di una biglia di vetro,
di una scatoletta di legno intagliato
trovata un sabato al mercato delle pulci.
Quelle che scambiano gemme negli occhi
di tutti quelli che sanno guardare.
VAL BORMIDA, OTTOBRE
a Marina Ghisalberti
(Tutto l'impianto del cielo si piega
come una gronda che cede. Rovescia
uno sbocco d'invidia.)
La canzone
fu scritta prima che queste stagioni
venissero a inseguirsi nella valle.
Il nostro bacio è dentro la canzone:
nessun autunno potrà mai trovarlo.
Noi sì ci prenderà l'autunno nero
ma il nostro bacio non potrà trovarlo.
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