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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Non lasciamo i ceceni alla loro disperazione

    Non lasciamo i ceceni alla loro disperazione

    di BERNARD-HENRI LEVY

    Sì, d’accordo, il terrorismo è sempre, in qualsiasi circostanza, a Mosca come a Bali, e comunque lo si giustifichi, un’imperdonabile infamia. Sì, inutile dirlo, per quanto sia meglio dirlo, nessuna ragione al mondo, nessuna causa, nessuna lotta giustificano che dei civili siano presi a bersaglio, che degli innocenti siano presi in ostaggio: una causa giusta si disonora quando ricorre a simili metodi; e lungi dall’avere, come dicono certuni, «messo in guardia» l’opinione pubblica mondiale sul lungo supplizio dei ceceni, lungi dall’aver contribuito, anche minimamente, a infrangere la «cospirazione del silenzio» che soffoca i crimini russi, lungi dal «puntare i riflettori» su questa guerra tragica e dimenticata, il commando terrorista di Mosca probabilmente non ha fatto altro che sprofondarla un po’ di più nella notte.
    All’indomani del sanguinoso epilogo della presa d’ostaggi (non dimentichiamo che la maggior parte delle 118 vittime sono morte gasate dalle forze d’intervento del Signor Putin! e che l’incredibile disprezzo per la vita umana è stato tale da far dimenticare di prevedere gli antidoti che, somministrati immediatamente dopo l’assalto, avrebbero permesso di salvare tutti!), restano due o tre altri fatti evidenti che è urgente ricordare, poiché la disinformazione, la logica dell’amalgama, l’isteria punitiva e guerriera rischiano di dilagare.
    1. I ceceni non sono un «popolo terrorista». L’Islam ceceno - e quelli che conoscono questa terra lo sanno -, è un Islam più mistico che integralista, intessuto di paganesimo, rispettoso delle donne, tollerante. Il presidente Aslan Mashkadov, eletto nel 1997 con il 70 per cento di voti contro un candidato fondamentalista che ne raccolse, invece, soltanto il 20 per cento, è un musulmano moderato, sostenitore di uno Stato laico, piuttosto pro-occidentale, e che del resto ha condannato fin dal primo minuto il commando di Mosca. Stiamo attenti, quindi, a non far confusione. A non demonizzare un popolo assimilato tutto intero a un wahabismo che, certo, progredisce, ma al quale la popolazione di Grozny, come d’altronde quella dei villaggi, è per ora profondamente ostile.
    2. I ceceni, al contrario, sono veramente un popolo martire. Da tre anni, la Cecenia è teatro di una guerra coloniale e non è da escludere che essa si trasformi - o che addirittura si sia già trasformata - in guerra di genocidio. Se, in altre parole, il presidente Mashkadov non è un terrorista, il presidente Putin, invece, lo è; e lo è dal primo giorno di un mandato conquistato - anche questo non bisogna dimenticarlo - sulla promessa di sradicare la resistenza cecena (nello strano linguaggio dell’ex uomo del Kgb: di «andare a eliminarla fin dentro i cessi»). Orrore di una guerra dove si prendono per bersaglio i civili. Orrore, mostruosità denunciati da tutte le organizzazioni che difendono i diritti dell’uomo e battezzati pudicamente operazioni di rastrellamento. Chi è il terrorista: colui che, da cinque anni, con patetica costanza, reclama l’apertura di negoziati che sfocino in una soluzione politica, ma che oggi è oltrepassato da un commando di folli di Dio che egli sconfessa; oppure quei generali che, dopo aver raso al suolo Grozny e dopo aver metodicamente distrutto centinaia di villaggi, hanno l’intenzione di spezzare quel che resta della resistenza praticando una presa d’ostaggi su grande scala, giustiziando o lasciando morire i loro prigionieri e restituendo alle famiglie cadaveri a pezzi, e in cambio di denaro?
    3. Quel che è vero è che il dramma di Mosca è un terribile avvertimento, un messaggio, che la comunità internazionale avrebbe tutto l’interesse a decifrare. Infatti, ormai, delle due una: o continuiamo a chiudere gli occhi sui metodi del Signor Putin; lo incoraggiamo nei progetti di guerra totale che sembra più che mai sostenere; lo accogliamo in una Internazionale antiterroristica di cui egli si serve come di un sistema di riciclaggio dei suoi crimini e allora, in effetti, la logica della disperazione può avere la meglio, fra i ceceni, su quella della tradizione e dell’onore. E allora la presa d’ostaggi della settimana scorsa può ben presto apparire come il preludio ad atti di violenza ancora più grandi che non si limiteranno, siamone certi, al solo territorio della Russia. Oppure ci svegliamo; fermiamo il pompiere piromane; facciamo insieme con Mashkadov quello che non abbiamo voluto fare con Massud o che tanto abbiamo tardato a fare con il bosniaco Izetbegovic. In altre parole, tendiamo la mano all’altro rappresentante di un Islam moderato che, in Cecenia come altrove, rimane il nostro più prezioso alleato nella lotta contro il terrorismo. Allora sì, scongiureremo il peggio e sarà distrutto quell’ingranaggio che, quando si lasciano cadere i Massud, produce i talebani.

    (traduzione di Daniela Maggioni)
    Corriere della Sera, 30 ottobre 2002

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  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    «Il gas usato a Mosca? Niente al confronto con gli esperimenti segreti del Pentagono»

    La denuncia di uno scienziato americano: «Gli Usa stanno lavorando a una nuova generazione di armi chimiche»


    Ci sono le bombe a grappolo, che fanno piovere acini di gas. Sono pronti i germi d’antrace geneticamente modificati, resistenti a qualunque tipo d’antibiotico. Volendo, ecco poi il gigantesco aerosol che nebulizza un efficace cocktail di narcotici, lacrimogeni e spray al pepe. E siccome si parla di chimica, ma pur sempre d’armi, non manca nel menù il supergas sparato a tre chilometri di distanza con un mortaio da 81 millimetri. La vera chicca delle guerre che verranno, però, la soluzione finale d’ogni attacco terroristico non sarà sfornata prima del 2009, dicono gli esperti: un cannone a onde elettromagnetiche che darà dolore, piegherà in due la vittima, ma senza lasciarle un graffio sul corpo, né danni duraturi. Dal Gran Ristorante dei veleni, altro che Putin, non s’è mai alzato nessuno. E mentre gli americani s’affrettano a certificare che al teatro di Mosca s’è usato un gas all’eroina, in dosi da elefante ma nient’affatto vietate dai trattati internazionali, spuntano due studiosi a raccontare sul Bollettino degli scienziati atomici che proprio gli americani e gl’inglesi, cioè i Paesi che premono per una soluzione militare contro l’Iraq, proprio lì stanno lavorando a una nuova generazione d’armi chimiche e biologiche del tipo sopra descritto.
    Il professor Malcolm Dando, docente di sicurezza internazionale all’università britannica di Bradford e Mark Weelis, microbiologo californiano, avevano preparato il rapporto ben prima che ostaggi e ceceni fossero gassati nella platea del Dubrovka. E quel che dicono spiega molti dei silenzi di queste ore: 1) la Cia sviluppa in segreto queste ricerche per recuperare terreno sui russi, che non hanno mai rispettato l’accordo del ’97 sulle armi chimiche; 2) fra i gas segreti ci sono sostanze non letali, simili a quella usata a Mosca, per situazioni d’ordine pubblico; 3) lo scorso luglio, Washington s’è opposta alle ispezioni dell’Opcw (l’ente internazionale che deve vigilare sul Trattato) e ne ha silurato il direttore «troppo filoiracheno», José Bustani; 4) al Pentagono c’è una Direzione per le armi non letali che smentisce ogni ricerca segreta, ma a sorpresa s’è vista raddoppiare il budget per il 2005 da 1,6 a 3,2 milioni di dollari. «Quello che abbiamo visto a Mosca - commenta il professor Dando - è solo un’avvisaglia di quanto potremmo vedere nel futuro».
    Le rivelazioni dei due scienziati, anticipate al Guardian , contrastano molto con le dichiarazioni ufficiali. Il dipartimento di Stato americano ha stabilito che l’oppiaceo nebulizzato venerdì notte è il Fentanyl, un anestetico molto usato in veterinaria e pericoloso per i bambini sotto i 12 anni (fra gli ostaggi intossicati, ce n’è una decina). «Un gas legale», dicono gli Usa, perché l’accordo del ’97 ne consente l’uso «per l’applicazione della legge, compreso il controllo dei disordini interni». L’uso, però, non l’abuso. E il Trattato aggiunge che le sostanze devono comunque produrre «effetti di disabilitazione fisica che scompaiono entro breve termine dall’esposizione»: 116 persone hanno respirato gas non letali, dentro il teatro, ma non hanno fatto in tempo a capirlo.

    Francesco Battistini
    Corriere della Sera, 30 ottobre 2002

  3. #3
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Il Parlamento di Mosca approva una nuova legge. La reazione: con queste regole non avremmo potuto raccontare l’assedio al teatro

    Terrorismo, la Duma limita la libertà di stampa

    Basayev: non ho avvertito il presidente ceceno dell’assalto, mi dimetto da comandante della guerriglia


    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
    MOSCA - Una copertura puntuale degli avvenimenti, con immagini di qualità riprese da tutte le televisioni del mondo. I giornalisti russi hanno lavorato bene durante la crisi degli ostaggi, ma da oggi le cose cambiano: una nuova legge approvata dalla Duma impone rigorosi limiti a quello che si potrà dire e mostrare su giornali e tv. «In teoria le tv non avrebbero potuto far vedere nulla di quello che accadeva al teatro Dubrovka», spiega contrariato Otto Latsis, uno dei più noti commentatori russi, vicedirettore di Novye Izvestiya .
    La legge era già da tempo in parlamento, ma ieri i deputati l'hanno approvata a larga maggioranza. Ora passa al Consiglio della Federazione per lo scontato voto finale. E' una norma volta a limitare l'impatto sui mass media delle azioni dei terroristi. Vieta, per esempio, la diffusione di informazioni su tecnologia, armi, munizioni ed esplosivi usati in operazioni antiterrorismo. Quindi non si sarebbe potuto scrivere nulla sul gas che ha ucciso 117 ostaggi e che ne tiene ancora in ospedale 155.
    «Ma tutto ciò è assurdo - si infervora Latsis - perché non deve essere compito del giornalista custodire i segreti. E’ responsabilità delle strutture di sicurezza. Abbiamo fatto vedere troppo durante l’assalto? Ma sono loro che sanno quello che si può mostrare e quello che non si può mostrare. Loro devono dire a un operatore: da qui si può filmare e da qui no». La legge invece prevede sanzioni che vengono applicate successivamente dal ministero per l'Informazione.
    Un’altra norma stabilisce che non si possono diffondere notizie che «servono alla propaganda o che giustificano le iniziative dei terroristi». Quindi, in teoria, non si dovrebbe nemmeno dire che esiste una certa azione terroristica o quali siano le richieste dei sequestratori. Alcuni punti della norma sono accettati da chi si occupa di media, tanto che già erano state avanzate proposte per un’autoregolamentazione. «La vita della gente è più importante del diritto d'informazione», ha detto alla radio Eco di Mosca il segretario dell'Unione dei giornalisti Mikhail Fedotov.
    Ma la realtà è che la legge lascia ampio spazio alla discrezione delle autorità che durante la crisi del teatro hanno esercitato pressioni fortissime sui media. «Quella della propaganda è una frottola - dice ancora Latsis -, perché i giornalisti fanno solo il loro lavoro. Ma queste formulazioni molto vaghe ed estese potrebbero mirare semplicemente a stroncare qualsiasi possibilità di critica» (in questo clima non sorprende la perquisizione, ieri sera, della polizia nella redazione del settimanale Verija ).
    Il commentatore di Novye Izvestiya spiega che se la legge fosse stata già in vigore durante l'assedio, oggi non si saprebbe quasi nulla. «Ad esempio sarebbe impossibile dire che i colloqui non dovevano essere scartati in partenza e che concedere qualcosa non voleva dire cedere ai terroristi, ma fare gli interessi della Russia. Lo stesso vale per l'opinione che il gas è stato del tutto inutile (oltre che dannoso): se le bombe non sono esplose questo non è merito degli attaccanti, ma deriva dalla decisione dei terroristi di non far scattare i detonatori».
    La stessa legge codifica anche il principio che i corpi dei terroristi uccisi durante le operazioni non vengano restituiti ai parenti, ma siano sepolti in un luogo segreto. E anche questo è stato fortemente criticato, con richiami allo stalinismo. Latsis non condivide il giudizio: «E’ una norma semplicemente disumana. Piuttosto sono metodi stalinisti quelli adoperati in Cecenia dove ogni giorno si uccide. E non solo guerriglieri». L’Unhcr, l’agenzia per i rifugiati dell’Onu, ha denunciato il comportamento dell’esercito russo che avrebbe messo sotto assedio i quattro principali campi profughi in Inguscezia, che ospitano circa 17.000 rifugiati ceceni.
    Ma il Cremlino tira dritto, forte del sostegno di una larga maggioranza dell’opinione pubblica. Nessuna trattativa per una soluzione politica della guerra, nonostante gli appelli di molte personalità, da Mikhail Gorbaciov a Evgenij Primakov, allo stesso rappresentante del Cremlino per i diritti umani Oleg Mironov. Così le dichiarazioni del comandante Shamil Basayev che ha detto di assumersi tutta la responsabilità della presa degli ostaggi, scagionando il presidente ceceno Aslan Maskhadov («domando perdono per averlo tenuto all'oscuro - ha scritto sul kavkaz.org - e gli chiedo di accettare le mie dimissioni da tutte le cariche che ricopro, anche da capo della Commissione militare della guerriglia» ad eccezione della guida del Battaglione dei martiri Riadus-Calikin) vengono liquidate con un'alzata di spalle dall'assistente presidenziale Sergej Yastrzhembskij: «Cerca di coprire Maskhadov».
    Il ministro della Giustizia danese ieri ha reso noto di aver inviato una lettera a Mosca: per concedere l’estradizione di Zakayev, braccio destro di Mashkadov arrestato a Copenaghen su richiesta dei russi - è scritto -, sono necessarie ulteriori prove del suo coinvolgimento in azioni terroristiche.

    Fabrizio Dragosei
    Corriere della Sera 2 novembre 2002

  4. #4
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito



    RUSSIA: GIUSTIZIA IN ROSSO

    La Federazione Russa è in un periodo di transizione. Dal 1991, profondi mutamenti hanno interessato quasi tutti gli aspetti della vita dei suoi 144 milioni di abitanti.

    Dal 1970 ad oggi, la situazione dei diritti umani in Russia si è radicalmente trasformata. Eppure, le violazioni dei diritti umani sono ancora diffuse, e le vittime hanno pochissime probabilità di vedere i responsabili degli abusi davanti alla giustizia. La tortura e i maltrattamenti fanno parte della routine nelle stazioni di polizia. Le condizioni carcerarie e gli affollatissimi e malsani centri di custodia cautelare sono così terrificanti da costituire di per sé trattamento crudele, inumano e degradante.

    Il conflitto in Cecenia è stato caratterizzato da rapporti diffusi ed attendibili su gravi violazioni dei diritti umani commesse dalle forze armate russe, come "sparizioni", tortura, stupro, uccisioni extragiudiziali. Le forze russe hanno anche attaccato civili e ucciso i militari prigionieri, violando così il diritto internazionale umanitario.

    I responsabili delle violazioni dei diritti umani sono raramente portati in giudizio, e le vittime spesso non hanno diritto ad alcun risarcimento. Amnesty International ha lanciato una campagna mondiale per chiedere al governo della Federazione Russa di mantenere il proprio impegno a proteggere e promuovere i diritti umani, in modo che ci possa essere giustizia per tutti.

    http://www.amnesty.it/campaign/russia_2002/

    "Questa campagna nasce all'ombra di una tragedia. La vicenda del sequestro degli ostaggi al Teatro Dubrovka di Mosca sono ancora un altro esempio della mancanza di rispetto per i diritti umani nella Federazione Russa".
    (Irene Khan, Segretaria Generale di Amnesty International - Mosca, 29 ottobre 2002)

  5. #5
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Re: Non lasciamo i ceceni alla loro disperazione

    [QUOTE]Originally posted by Roderigo
    Non lasciamo i ceceni alla loro disperazione

    di BERNARD-HENRI LEVY


    All’indomani del sanguinoso epilogo della presa d’ostaggi (non dimentichiamo che la maggior parte delle 118 vittime sono morte gasate dalle forze d’intervento del Signor Putin! e che l’incredibile disprezzo per la vita umana è stato tale da far dimenticare di prevedere gli antidoti che, somministrati immediatamente dopo l’assalto, avrebbero permesso di salvare tutti!), restano due o tre altri fatti evidenti che è urgente ricordare, poiché la disinformazione, la logica dell’amalgama, l’isteria punitiva e guerriera rischiano di dilagare.
    1. L’Islam ceceno è un Islam più mistico che integralista, intessuto di paganesimo, rispettoso delle donne, tollerante...
    2. I ceceni sono veramente un popolo martire...
    3. O continuiamo a chiudere gli occhi sui metodi del Signor Putin; lo incoraggiamo nei progetti di guerra totale. Oppure ci svegliamo; fermiamo il pompiere piromane; facciamo insieme con Mashkadov quello che non abbiamo voluto fare con Massud...
    [/QUOTE

    Ah Roderigo, Roderigo, e così posti, senza una parola di commento!, un bel proclama del nuovo- filosofo della nuova-destra francese Henry-Levy, da quasi un trentennio famoso in tutto il mondo per il suo anticomunismo viscerale
    Ah, che bel piagnisteo sui poveri terroristi ceceni, ma non una parola i nuovi-filosofi della nuova- destra e i pannelliani di casa nostra hanno versato, nè verseranno mai, su altri martiri, ad esempio i Palestinesi, perchè quelli- si sa- sono terroristi.
    Quanto a Putin macellaio, lasciate perdere, in quanto è evidente che l' attuale "Guerra di Liberazione Cecena" va inquadrata nell' ottica dello scontro fra USA ed Europa, Russia in particolare. Non a caso i "martiri ceceni" sono abbondantemente foraggiati dal noto esponente dell' establishment americano George Soros. E si muovono, guarda caso, sempre in coincidenza straordinaria con i momenti di maggior tensione tra l' amministrazione di Washington e Mosca.
    Qualche esempio?
    Agosto 2002: la Russia stipula un importante accordo commerciale con l' Iraq (40 miliardi di dollari). Dopo qualche giorno i "martiri ceceni" abbattono un elicottero russo uccidendo un centinaio di militari.
    Ottobre 2002: la Russia si oppone all' aggressione amerikana contro l' Iraq e propone una sua risoluzione all' ONU. Dopo qualche giorno i "martiri ceceni" sferrano il loro attacco terrostico a Mosca.

  6. #6
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Re: Non lasciamo i ceceni alla loro disperazione

    Originally posted by Catilina
    Ah Roderigo, Roderigo, e così posti, senza una parola di commento!, un bel proclama del nuovo- filosofo della nuova-destra francese Henry-Levy, da quasi un trentennio famoso in tutto il mondo per il suo anticomunismo viscerale.
    Si, ed ho pure anticipato Liberazione di un giorno.
    http://www.liberazione.it/giornale/021031/LB12D6A5.asp

    R.

  7. #7
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Re: Re: Non lasciamo i ceceni alla loro disperazione

    Originally posted by Roderigo

    Si, ed ho pure anticipato Liberazione di un giorno.

    R.

    Contento tu. Poi però- per esempio- non venire a lamentarti degli scritti di un carissimo collega di Henry-Levy, ossia Alain de Benoist il differenzialista, che con lui inaugurò a metà degli anni Settanta la brillante carriera dei nuovi-filosofi anticomunisti viscerali, che- a quanto sembra- sono l'ultima moda di questo forum.

 

 

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