Era ora: dopo duemila anni di oscurantismo finalmente qualcuno ci racconta "la vera storia di Gesù Cristo" (così titola "Linea" del 24 ottobre). Udite udite:
"Eva non ha mai mangiato la mela; i comandamenti erano undici...anzi dodici; Gesù non è nato il 25 dicembre, né di notte; la stella cometa non era una cometa e i re magi non erano tre, ma quattro o forse due e non erano nemmeno re; San Giuseppe non era un vecchietto e non era nemmeno un falegname; Gesù non cadde tre volte sul Calvario; sulla croce non aveva il perizoma e quando è morto non aveva 33 anni. A sfatare equivoci, bugie e luoghi comuni nati attorno al Vecchio e Nuovo Testamento, è un divertente libro scritto da due giornalisti cattolici, Roberto Beretta e Elisabetta Broli con la supervisione del biblista Gianfranco Ravasi (e ti pareva, n.d.r.); si intitola 'Gli undici comandamenti' ed esce in libreria in questi giorni per le edizioni Piemme."
Vi risparmio il seguito, anche se non è male questa: "Nel caso di Eva ad esempio, osservano gli autori, la Bibbia non parla ssolutamente di una mela, ma genericamente del 'frutto' di un albero, che è stato interpretato dagli ebrei come un fico, dagli ortodossi come un'arancia, dagli islamici addirittura come un bicchier di vino". Divertente l'immagine del serpente che offre a Eva un bicchier di vino (al metanolo?), comunque proporrei di adottare ecumenicamente una "ficaranciamela" intinta nel vino.
Dulcis in fundo: "Gianfranco Ravasi commenta che in Italia la conoscenza biblica è spesso uno strano miscuglio tra 'elementi fonfdamentalistici', ossia temi presi alla lettera senza interpretazione critica, e componenti della tradizione popolare e persino della fantasia e del folklore".
L'unica cosa un po' strana è che a proposito dell'evoluzionismo nessuno si preoccupa della fedeltà alla lettera, mentre nel caso della mela e del resto (vogliamo raffigurare Gesù sulla croce senza perizoma in nome della filologia?) questi modernisti paiono affetti da un letteralismo degno di miglior causa. Che il numero e i nomi dei magi siano un dato della tradizione e non del testo evangelico si sapeva da sempre (il numero fu dedotto da quello dei doni), ma che fossero "studiosi di astrologia, indovini, sacerdoti", come sembrano scoprire trionfanti i novelli esegeti, è una tradizione tarda che nasce dalla loro confusione con i Caldei. Che San Giuseppe non fosse vecchio e facesse il "carpentiere" (che comunque non vuol dire "geometra" come pretendono i nostri), era pure noto. Questo solo per dare un paio di esempi delle sconvolgenti novità di questolibro. Viva comunque le tradizioni popolari, se servono a rendere più poetica la storia dell'Incarnazione. O dovremo distruggere i nostri presepi? Il grave è che strombazzando queste "novità" si dà fiato ai tanti "lo dicevo io" come quello del signor Fortunato Binoni, maestro, il quale ha scritto a "Libero" per vantarsi di essere stato (con i suoi poveri alunni) un antesignano di questi straordinari "aggiornamenti". Kyrie eleison.




