MOVIMENTO DEI REPUBBLICANI EUROPEI
MANIFESTO di FONDAZIONE
TRE CHIARIMENTI PRELIMINARI
Perché Repubblicani?
Si apre dinanzi a noi un secolo di sfide decisive per l’Umanità. Le vecchie formule sono incapaci di comprendere la complessità del nostro nuovo mondo.
Perché dunque dirsi Repubblicani oggi? Perché ispirarsi a un’idea nata ad Atene 2500 anni fa?
Perché il Repubblicanesimo non è un insieme di formulette e di ricette che promettono di realizzare il Paradiso in Terra ma è innanzi tutto un concezione del mondo e del nostro agire: il Repubblicanesimo è un’etica del dovere.
Per Noi Repubblicani gli Uomini non costituiscono un mezzo di cui servirsi ma hanno in sé il proprio valore. Compito degli Uomini non è il soddisfacimento degli interessi dell’uno o dei molti ma lo sviluppo libero e illimitato della personalità umana.
L’Umanità e l’intero pianeta costituiscono ormai un’unica comunità di destino e solo un’etica della responsabilità assoluta, può guidarci verso la terra incognita del XXI secolo.
Solo degli uomini liberi e autonomi sono in grado di assumere un’etica della responsabilità assoluta, sono cioè in grado di considerare le conseguenze delle proprie azioni su di tutti e di farne dunque la misura per l’agire di tutti.
Il compito attuale del Repubblicanesimo è dunque emancipare gli uomini economicamente, politicamente, culturalmente, farne dei cittadini nel pieno senso della parola; perché solo una comunità di cittadini, liberi e autonomi, può assicurare alla nostra civiltà uno sviluppo sostenibile, cioè l’armonia degli uomini tra di loro e con l’intero pianeta.
Perché Movimento?
La forma-partito che abbiamo conosciuto nel secolo scorso figlia della società di massa industriale è ormai in crisi dovunque in Europa. La nostra società caratterizzata dalla complessità non può più essere governata da partiti legati ad un’idea della politica come attività specialistica e settoriale che poteva essere delegata a strutture specifiche.
Appare sempre più necessario per affrontare la società complessa post-industriale pensare globalmente e agire localmente: la politica non può più essere una delle branche dell’agire sociale, ma deve tornare ad essere l’orizzonte complessivo in grado di dare un senso unitario al moltiplicarsi dei soggetti attivi nella società. Consequentemente è necessaria un’autentica mutazione genetica dei partiti: essi dovranno fornire una forte guida politica ed una precisa indicazione programmatica alle diverse istanze locali e settoriali, lasciandone alle varie realtà l’applicazione e l’adattamento.
Compito dei repubblicani deve essere fungere da lievito - secondo un’espressione amata da Aurelio Saffi - per tutte le iniziative ed associazioni la cui battaglia coincida con la nostra.
Il movimento repubblicano deve quindi riorganizzarsi secondo due direttive complementari: la presenza di obiettivi settoriali comuni e la base territoriale.
Cellula di base deve essere l’associazione nata spontaneamente su di un progetto comune e collegata ad altre analoghe realtà sia a livello locale che nazionale. Nel prima caso facendo delle sezioni dei luoghi di collegamento e coordinazione tra le varie realtà associative e favorendo la nascita di forum civici tra le varie realtà associative non legate direttamente al nostro movimento ma di cui condividiamo gli ideali; nel secondo attraverso il coordinamento di tutte le realtà che si occupano dello stesso settore. Dunque rivitalizzazione e sviluppo delle associazioni tipiche della tradizione repubblicana ma anche impegno in tutti quegli ambiti, dall’Europeismo alla lotta per la perquazione fiscale, dall’ambientalismo alla difesa della cultura nazionale, dalla difesa dei diritti civili alle grandi battaglie per la giustizia sociale, dove i repubblicani si sono sempre distinti, accanto ad altre forze, spesso più grosse di noi, mai animate da maggior abnegazione e spirito di sacrificio.
Movimento dunque e non partito cioè una realtà articolata, strettamente legata alla società civile, ed organizzata su base federativa, e non un’organizzazione esclusivamente finalizzata alla creazione del consenso per la conquista delle istituzioni. L’istanza statale-amministrativa deve cioè perdere la sua centralità a favore dell’azione nella società.
Solo così, solo recuperando le proprie radici, i repubblicani, potranno affrontare le impegnative sfide per la democrazia che il nuovo secolo propone.
Perché Europei?
La Patria, sacra in oggi, sparirà forse un giorno - scriveva Giuseppe Mazzini nei Doveri dell’Uomo - quando ogni uomo rifletterà nella propria coscienza la legge morale dell’Umanità.
Oggi quel giorno è giunto. Le sfide, i problemi della globalizzazione rendono gli stati nazionali come li abbiamo conosciuti sin’ora polvere senza sostanza. Le Nazioni devono oggi ritornare a svolgere il loro ruolo naturale: non più comunità in competizione l’una contro l’altra, ma anelli della catena che unisce l’individuo all’umanità in un’unica comunità di destino. Non è dato a nessuno rinchiudersi nel proprio orticello nazionale: da un lato le nostre scelte hanno effetti e ricadute ben al di là dei nostri confini e dall’altro gli stati nazionali sono sempre più impotenti ad affrontare le sfide che il nuovo secolo ci pone davanti: movimenti migratori, inquinamento, scarsità delle risorse fondamentali, dall’acqua al petrolio, globalizzazione dell’economia, divario tra Nord e Sud del mondo.
Il nostro orizzonte politico deve adeguarsi a queste sfide. Per questo l’obiettivo dei Repubblicani Europei è il raggiungimento di un ordine cosmopolitico in grado di assicurare la democrazia internazionale e fondato sull’autodeterminazione dei popoli e i diritti universali dell’Uomo.
L’Unione Europea rappresenta la punta più avanzata di questo tentativo di superare pacificamente gli stati nazionali in una nuova comunità politica, in grado di assicurare ai propri membri pace benesse e democrazia, senza dei quali il progresso economico e sociale sono vani e inutili se non impossibili.
Oggi la costruzione europea si trova a un bivio: o dar vita a un patto federale o sciogliersi in un’area di libero scambio. La politica dei piccoli passi che ha finora segnato la storia dell’integrazione europea non è più possibile.
La cessione della sovranità monetaria, la necessità, sempre più pressante, di una politica estera e di sicurezza comune, non sono risolvibili attraverso il metodo funzionalista o quello intergovernativo. La realizzazione di un governo democratico dell’Unione non è più procastinabile, essa non può essere più considerata un lontano orizzonte ideale. Ogni giorno di più si impone ai nostri occhi la sua necessità e i Repubblicani, che per primi con la Giovine Europa di Mazzini e gli Stati Uniti d’Europa di Cattaneo, additarono l’Unità europea come obiettivo da raggiungere mentre erano ancora da costruire gli stati nazionali non possono ritirarsi in disparte quando tale obiettivo è finalmente all’ordine del giorno. L’opinione pubblica europea è oggi consapevole della necessità di dar vita agli Stati Uniti d’Europa, sta a noi, insieme alle altre forze che lottano nel continente per una soluzione federale, dare a queste istanze una concretizzazione politica.
L’unico modo per riuscirvi è dar vita a un processo costituente che coinvolga le istituzioni dell’Unione e degli stati membri da un lato e dall’altro la società civile europea, anche a costo di dar vita a un nucleo federale che inizialmente non coinvolga tutti gli stati membri.
Solo una Federazione Europea, consacrata democraticamente, avrà la legittimità necessaria per affrontare le sfide che il nuovo secolo oppone alle donne e agli uomini del nostro continente.





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