Roberto Calderoli: scenario catastrofico e mondialista
La Population Division del Department of Economic and Social Affairs dell’Onu lancia l’allarme: gli italiani restano un gruppo etnico in via di estinzione, e da oggi al 2050, per conservare l’attuale popolazione nazionale di 57 milioni e 530 mila abitanti, il Belpaese dovrà accogliere almeno 12,9 milioni di immigrati. Durante la pubblicazione del nuovo rapporto sulle migrazioni nel mondo (International Migration 2002), il dipartimento dell’Onu ha ribadito che sul nostro pianeta oggi ci sono 175 milioni di persone che vivono in paesi diversi da quelli di nascita. Il 60% si trova nelle regioni più sviluppate, con 56 milioni di immigrati in Europa, 50 in Asia e 41 in Nord America. Nel 2001, il 44% dei paesi più ricchi aveva in vigore politiche per limitare i flussi, eppure tra il 1995 e il 2000 queste nazioni hanno visto aumentare il numero degli abitanti nati all’estero di 2,3 milioni all’anno.
Al momento in Italia ci sono un milione e 634 mila immigrati, che costituiscono il 2,8% della popolazione, e ogni anno rimandano nei loro paesi l’equivalente di 359 milioni di dollari, guadagnati da noi e trasferiti ai famigliari rimasti nelle regioni d’origine. Questi dati pongono l’Italia al ventesimo posto nella graduatoria mondiale dei paesi con più immigrati, guidata dagli Usa con 34 milioni e 988 mila abitanti nati all’estero. L’Onu ha fatto anche un sondaggio tra i governi, per vedere come valutano le proprie politiche in questo campo, e Roma ha giudicato «soddisfacente» la sua gestione dei flussi e di voler mantenere le linee attuali. A margine di questa presentazione, però, la Population Division ha ripubblicato un rapporto del 2001, intitolato «Replacement Migration», che dipinge un quadro preoccupante per il nostro paese. Come è noto, l’Italia ha uno dei tassi di fertilità piu’ bassi al mondo, sceso a 1,2 figli per donna tra il 1995 e il 2000: di questo passo, entro il 2050 la popolazione nazionale scenderà a 41 milioni di abitanti. L’età media salirà da 41 a 53 anni, e la percentuale di persone sopra i 65 anni aumenterà dal 18 al 35%, con conseguenze negative sul sistema pensionistico. In questo quadro, l’Onu ha elaborato sei scenari sui possibili sviluppi, per offrire elementi di giudizio ai vari governi interessati. Alcune di queste ipotesi sono irrealistiche, ma tre, però, cercano davvero di intuire i possibili sviluppi. Il primo scenario prevede un aumento netto degli immigrati di 660 mila persone tra il 1995 e il 2020, e poi un blocco degli ingressi: in questo caso, la popolazione italiana scenderebbe a 41,2 milioni entro il 2050. Il secondo prevede un blocco immediato degli ingressi, che nello stesso arco di tempo farebbe calare il totale nazionale a 40,7 milioni di abitanti. Il terzo cerca di capire cosa bisognerebbe fare per conservare la popolazione al livello attuale di 57,3 milioni: dovremmo aprire le porte a 12,9 milioni di immigrati tra il ’95 e il 2050. Il flusso netto annuale dovrebbe salire da 75 mila persone nel 1995, a 318 mila tra il 2045 e il 2050. Secondo questo scenario, nel 2050 16,6 milioni di italiani sarebbero immigrati o figli di immigrati, equivalenti al 29% della popolazione. In merito al rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che prevede la necessità di far entrare in Italia quasi 13 milioni di immigrati entro il 2050, Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord e vicepresidente del Senato, avverte: «Il rapporto presentato dall’Onu rappresenta a mio avviso uno scenario catastrofico e mondialista da evitare soprattutto in due maniere. Primo: attuando una seria politica a sostegno delle famiglie, permettendo in tal modo ai giovani di fare figli. Secondo: prestando attenzione ad allargare l’Unione europea verso est, in quanto in quei paesi le frontiere sono spesso colabrodo e permetterebbero l’ingresso di miriadi di extracomunitari che poi potrebbero debordare nell’Europa occidentale. Soltanto in questo modo si potrà evitare lo scenario disastroso evocato dall’Onu».




Rispondi Citando
