Di recente è stata la festa di San Cetteo, il patrono di Pescara e di tutta la sua Diocesi di cui anche il mio paese fa parte. Volevo fargli i più grandi onori. Cetteo era un santo, martire e pellegrino. La leggenda vuole che il suo corpo dopo il martirio fu trasportato dal fiume Pescara alle foci dello stesso nella città omonima e il popolo lo raccolse con tanti onori. Fu vescovo di Amiternum (o Amiterno), la città in cui nacque anni prima Sallustio. Dal raccoglimento del suo corpo alle foci del fiume divenne il Patrono di Pescara continuando a esserlo anche dopo l'unione con Castellammare Adriatico, dalla quale nacque la città di Pescara che abbiamo oggi. Le sue reliquie oggi sono portate in processione nel giorno della sua ricorrenza.

Pare che San Cetteo fosse di origine Dalmata, mi sembra ch eprovenisse da Spalato, e venne in Italia tramite il nostro Adriatico. La sua storia la trovai su un sito degli esuli dalmati. In un certo senso lo considerano se non mi sbaglio il loro patrono. Se le cose sono così io proporrei al papa di dichiararlo patrono di tutti gli esuli e martiri dalmati uccisi dagli Slavi e dal regime di Tito che voleva a tutti i costi slavizzare quindi snazionalizzare quelle che un tempo erano le nostre terre. E proporrei di organizzare nel giorno della sua ricorrenza una manifestazione visto che mi sembra che diversi esuli dalmati ci vanno nella quale si dice una messa anche per gli esuli e i martiri dalmati e ognuno porta un tricolore. Sopra la tomba e le reliquie di San Cetteo si dovrebbero mettere dei grandi Tricolori e quando si fa la processione con le reliquie ogni partecipante dovrebbe avere una bandiera da portare in processione. Se le cose sono così è un modo doveroso per onorare gli esuli dalmati, italiani come noi, che si sono visti privare di tutti i beni e cacciare dalla loro terra che hanno visto snazionalizzata. Lo si può proporre al sindaco di Pescara Carlo Pace.