E' ormai fuori dubbio che l' Ulivo sta vivendo il suo lungo "Dubrovka", con la differenza che i vari Putin di centro-sinistra non sono tanto risoluti quanto l' originale. Ma come dar loro torto. I caucasici ulivisti guidati dal nuovo capo Cofferatov incalzano le loro richieste e gli Zar della cosiddetta maggioranza riformista proprio non vogliono cedere alle pressioni. Una snervante mediazione che prosegue ormai da tempo e che logora gli attuali vertici, chissà, magari a vantaggio di quella minoranza forse oggi un pò tagliata fuori. Da una parte, fuori dal teatro, Fassino, D' Alema, Amato, Rutelli, appogiati da una folta maggioranza, hanno ormai scelto una linea, quella della moderatezza, quella dell' affrontare le questioni in modo non pregiudiziale; la linea del "no alla guerra, a meno che...", la linea del lavoro flessibile ma non precario, la linea della protesta, ma se la piazza si può evitare tanto di guadagnato. Nel teatro invece, la minoranza, appoggiata da movimenti e Rifondazione, tiene in ostaggio l' Unità della coalizione e minaccia di immolare se stessa, ma di portare con se tutti i Filistei, in nome dei suoi: "no alla guerra...e senza ma!", "no alla politica del lavoro flessibile", "passiamo le giornate a fare girotondi e a ballare sulle note di Manu Chao assieme a una massa di ragazzini con la maglietta del Che".
La situazione a me pare davvero disperata, e ho paura che, cosi come a Mosca, anche nell' Ulivo una qualsiasi decisione potrebbe comportare sempre e comunque le sue vittime.
Credo che la politica della mediazione e del rimando delle decisioni a data da destinarsi non faccia bene a nessuno e anzi, disabilita fisicamente e moralmente l' ostaggio. A mio modesto parere è ora di agire: o la Cecenia ai ceceni, o scmodiamo l' Unità alfa.
Di questa situazione tutti ci lamentiamo ma le proposte sono alquanto scarse.
Qualcuno avrebbe da esporre qualche idea per poterne uscire fuori quantomai incolumi?




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