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Discussione: TuttoTIRANA

  1. #1
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    38°CONGRESSO DEL PRT:'GIALLO' SU AFGHANI RITARDA VOLO DA MILANO
    Da un lancio dell'agenzia Ansa delle ore 15.58

    A causa di un piccolo 'giallo' su tre passeggeri di nazionalita' afghana, il volo charter dell'Air One che sarebbe dovuto partire alle 11,50 da Malpensa per portare a Tirana un gruppo di esponenti del Partito Radicale, e' rimasto fermo in pista per circa due ore. L'aereo e' poi regolarmente decollato alle 13,50.

    Ancora poco chiare le cause del ritardo, ma - secondo quanto raccontato telefonicamente all'Ansa dal consigliere radicale alla Regione Piemonte, Bruno Mellano, e dal presidente dell' Associazione Radicale Adelaide Aglietta, Silvio Viale - all' origine ci sarebbe stato un equivoco sulla presenza di tre ospiti afghani, sprovvisti del visto di ingresso in Albania, ma - hanno spiegato i due esponenti radicali - solo perche' di concerto con il consolato albanese a Milano l'avrebbero ottenuto al loro arrivo a Tirana. Sempre secondo i due esponenti politici, mentre la polizia aeroportuale non avrebbe posto ostacoli alla loro partenza, i dipendenti della compagnia aerea avrebbero invece deciso di non far imbarcare i tre afghani: a quel punto, mentre molti passeggeri erano gia' sull'aereo, altri, a bordo dell'autobus che li stava portando verso il velivolo, hanno deciso di scendere sulla pista e di non partire finche' non fosse stato dato il via libera anche ai tre afghani, come poi avvenuto

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    PRT/ALBANIA: APERTURA DEL CONGRESSO A TIRANA IN PRESENZA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO FATOS NANO
    PRT/ALBANIA: APERTURA DEL CONGRESSO A TIRANA IN PRESENZA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO FATOS NANO CHE ESPRIME PIENO SOSTEGNO AL PROGETTO DI ORGANIZZAZZIONE MONDIALE DELLA DEMOCRAZIA


    Tirana, 1 Novembre 2002. Si sono aperti ieri, in presenza del Presidente del Consiglio Fatos Nano, del Ministro della difesa Pandeli Majko e di un folto gruppo di parlamentari albanesi, i lavori della seconda sessione del 38° Congresso del Partito Radicale Transnazionale che si terrà fino al 3 novembre 2002 a Tirana, in Albania.
    Il Presidente coordinatore del PRT Marco Pannella ha ricordato che la scelta di tenere il Congresso in Albania si giustificava dal fatto che le massime autorità di questo paese sono amiche degli ideali radicali. Il PRT conta fra i suoi iscritti 6 Ministri in carica, 33 parlamentari sui 140 che siedono al Parlamento, e l’ex Presidente della Repubblica Rexhep Mejdani.

    Nel sottolineare che era per lui un grande onore partecipare a nome del governo albanese al Congresso del PRT, Il Presidente del Consiglio Fatos Nano ha riconosciuto l’alto valore delle lotte radicali per l’affermazione universale del diritto e della libertà e dato il suo pieno appoggio al progetto radicale di Organizzazione mondiale della democrazia che verrà discusso e adottato in questo congresso nonché all’idea radicale dell’Assemblea parlamentare dei paesi balcanici che consentirebbe a questa parte dell’Europa di uscire da un ciclo di stragi di vita, di diritto e di libertà.
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  3. #3
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    Predefinito Trasparenza, idee, progetti e tenacia :-)

    38° CONGRESSO DEL PRT: INTERVENTO DI DANILO QUINTO
    Tirana, 31 ottobre ‘02
    Seconda sessione del 38mo Congresso
    del Partito Radicale Transnazionale
    Intervento di Danilo Quinto


    Care amiche, cari amici,

    sono “bastati” ventitrè giorni, o poco più, dal momento in cui l’abbiamo deciso ufficialmente, per organizzare questa seconda sessione del Congresso e per assicurare a quest’appuntamento questa quantità e qualità di presenze.

    Solo un Partito come il nostro, che ha ben chiari i suoi obiettivi politici, che vengono perseguiti con determinazione e tenacia, può riuscire in un’impresa di questo genere – perché di questo si è trattato – e può decidere di affrontare il rischio di un indebitamento consistente per realizzare quest’obiettivo, nella consapevolezza da un lato che quest’indebitamento aggrava una situazione economico-finanziaria già di per sé allarmante e, dall’altro, della possibile “ricaduta” politica positiva del nostro essere qui in questi giorni.

    Questa è la prima valutazione che mi sento di fare, accompagnata, per quel che mi riguarda, ad un ringraziamento sincero per tutti coloro che hanno lavorato con impegno e determinazione alla realizzazione di quest’evento.

    La realtà radicale è una realtà complessa, articolata e di sicuro in crescita, sia rispetto alla consistenza dei suoi obiettivi politici e alle persone che animano questi obiettivi, sia rispetto agli strumenti operativi di cui l’iniziativa politica può disporre.
    Documentare questa complessità e questa crescita è stato l’intento che ho seguito nel redarre la relazione sullo stato del partito, che è stata scritta e tradotta per questo Congresso, insieme agli allegati che ne costituiscono parte integrante. E, a questo proposito, ringrazio tutti coloro che hanno collaborato con me alla sua stesura.

    La relazione fornisce elementi di analisi sui seguenti argomenti:

    - l’autofinanziamento derivante da iscrizioni e contributi ai soggetti politici radicali, insieme ad un’analisi per luogo di residenza degli iscritti;

    - le sedi dove si svolge l’attività politica;

    - il numero e le funzioni delle persone che operano all’interno dei soggetti politici ed economico-imprenditoriali dell’area, considerando le loro diverse sedi ed attività;

    - gli strumenti dell’azione politica, con particolare riguardo agli apparati tecnologici, informativi, di sicurezza, all’uso di internet, al database, gestito e amministrato direttamente all’interno dell’area radicale, agli archivi;

    - il bilancio del Partito Radicale alla data del 30 settembre 2002: Stato Patrimoniale e Conto Economico, con relativi allegati, uno dei quali relativi al conto economico del periodo intercorso tra le due sessioni del Congresso (aprile-settembre 2002);

    - il preventivo di questa seconda sessione del Congresso, redatto alla data del 23 ottobre 2002;

    - gli elementi relativi alla situazione economico-finanziaria complessiva e analitica dei soggetti dell’area radicale (Partito Radicale, Lista Pannella, Comitato Referendum, Radicali Italiani Torre Argentina Società di Servizi – Divisione sede di Roma).

    Rispetto a questo materiale, che è sottoposto alla vostra attenzione e valutazione, dirò l’essenziale. Appartiene alla storia radicale, del resto, ed è bene sottolinearlo, la scelta metodologica e politica delle tesorerie radicali di fornire ai propri iscritti e simpatizzanti tutti gli elementi di informazione e conoscenza, anche di dettaglio, sulla realtà radicale.

    Nell’assieme, e in sintesi, il fabbisogno finanziario dei soggetti Lista Pannella, Comitato Referendum, Radicali Italiani, Partito Radicale Transnazionale e Divisione Sede della Società Torre Argentina, ammonta complessivamente, di qui al 31 dicembre di quest’anno, ad oltre 2 milioni 230 mila euro.
    Questo, considerando i debiti nei confronti di terzi per quanto riguarda le iniziative pregresse, i debiti derivanti dalle spese di struttura, la previsione delle spese correnti.
    Dei 2 milioni 230 mila euro, il Partito Radicale è impegnato a soddisfare finanziariamente entro il mese di dicembre un debito pari a 1.280.000 euro, senza considerare le spese relative a questo Congresso, che sono stimate, in preventivo, per una somma pari a 650.000 euro.

    La gravità di questa situazione, specifica del Partito Radicale, e complessiva, è evidente.

    E’ certo che questa situazione non è affrontabile con la dimensione attuale dell’autofinanziamento. Per l’anno radicale 2002, siamo riusciti ad assicurare risorse per autofinanziamento complessive pari a 2.270.000 euro (alla data del 24 ottobre), corrispondenti a 9.253 versamenti per iscrizioni e contributi, effettuati da 7.004 persone : sono 3.676 gli iscritti al Partito Radicale (340 dei quali non residenti in Italia) e 2.183 gli iscritti a Radicali Italiani.
    La dimensione delle decine di migliaia di iscritti – che solo una volta nella nostra storia abbiamo conosciuto – è ancora una volta la dimensione che posso indicare come politicamente necessaria per dare possibilità di vita alle idee radicali.

    Non si può prescindere, d’altra parte, dal considerare il tema del reperimento delle risorse economiche necessarie per l’iniziativa politica, come tema dirimente: qualsiasi concreta possibilità di azione politica ha bisogno di risorse economiche adeguate e sufficienti.

    Per questa ragione, ma evidentemente non solo per questo, dedicherò la maggior parte di quest’intervento ad alcune considerazioni relative all’assieme, partendo da quelle relative al patrimonio radicale.

    Per molto tempo, e con puntualità via via maggiore a partire dalla metà degli anni ’90, Marco Pannella ha sostenuto l’esigenza, e insieme l’opportunità, per i radicali, di fare letteralmente “tesoro” dei propri beni: di mettere in gioco, cioè, parte consistente del patrimonio dell’area radicale per rilanciare l’iniziativa politica.

    La proposta scaturiva da un’analisi: esisteva - secondo la lettura di Pannella e di alcuni radicali - una coincidenza, una convergenza storica, tra le soluzioni concepite e prospettate dal nostro movimento e le necessità di spezzoni consistenti della società italiana, ma la condizione di permanente illegalità della lotta civile e politica nel nostro paese (in particolare rispetto al diritto fondamentale dei cittadini al “conoscere per deliberare”, impediva o rendeva estremamente difficile l’incontro tra quella “domanda” politica e la nostra corrispondente “offerta”.
    Occorreva, dunque, anche sfruttando l’”effetto sorpresa” di una simile sortita, poter disporre di una massa ingente di risorse, per comunicare a quote rilevanti di opinione pubblica puramente e semplicemente l’esistenza del soggetto radicale e delle sue proposte, aprendo così una “breccia” in un muro altrimenti insuperabile.

    E va ricordato, peraltro, che all’attuazione o alla bocciatura di questa proposta Pannella legò a lungo il significato del suo stesso impegno all’interno del movimento radicale.

    In ogni caso, tutti ricordiamo cosa accadde: il tentativo, infine, fu compiuto, e la sua riuscita – resa possibile dagli oltre 30 milioni di euro messi a disposizione dell’iniziativa politica e dall’immagine e dall’identità di Emma Bonino, che rappresentò da par suo le lotte e le idee radicali - fu addirittura sorprendente, con gli esiti delle elezioni europee del ’99 e, in quello stesso anno, della campagna di raccolta di firme sui nostri referendum.

    Sappiamo anche cosa accadde nei mesi successivi: per “riassorbire” l’anomalia radicale (per annullare, in realtà, l’anomalia dei cittadini italiani che avevano potuto finalmente riconoscersi nella proposta radicale), fu usato ogni mezzo, dall’approvazione della legge sulla “par condicio” ad una sequenza letteralmente impressionante - per quantità e qualità - di violazioni di legge, in particolare in coincidenza con le elezioni regionali del 2000.
    E così quel percorso si interruppe, determinando la situazione con cui oggi si misurano i radicali impegnati sul fronte italiano.

    Ma quel che mi importa sottolineare, in questa fase, è un aspetto, tra gli altri. Quel tentativo, oltre alla prima riuscita elettorale e referendaria, che evocavo poco fa, determinò una ulteriore - e assolutamente imprevedibile, per tanti di noi - “esternalità positiva”: l’incremento di valore del nostro patrimonio, che - e penso in particolare al Centro di Produzione e a Radio Radicale - lungi dall’essere depauperato, fu invece rilanciato e valorizzato (mentre dovemmo registrare la perdita di Agorà Telematica). Quell’operazione politica ebbe cioè anche un risultato economico del tutto considerevole e positivo.

    Ora, è evidente che, tanto sul terreno italiano, con l’attività di Radicali italiani, la crescita di quel movimento politico, il suo “progetto di progetto”, quanto sul terreno transnazionale - con questo Congresso e la prospettiva della Organizzazione Mondiale della Democrazia - ci troviamo oggi in un contesto diverso, piuttosto di “costruzione” e di “semina”, per noi, che non di immediato “raccolto”, e quindi sarebbe probabilmente temerario immaginare un’operazione analoga a quella che ho riassunto.

    Eppure, l’esigenza di fare tesoro del patrimonio resta. C’è da comprendere come far crescere il valore di ogni singola sua parte e come creare collegamenti politici ed economici con altre realtà.
    Il patrimonio radicale è oggi costituito dal Centro di Produzione e Radio Radicale e da Torre Argentina Società di Servizi, proprietaria dell’immobile della sede di Roma e delCentro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva.

    Per quanto riguarda Torre Argentina Società di Servizi e il Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, si pone un problema, a mio avviso, analogo, anche se diverso nella sua operatività, in relazione alla diversa natura dei due soggetti.

    Il Centro d’Ascolto, che nel corso degli ultimi due decenni ha consolidato in Italia il suo ruolo di soggetto leader nel campo della raccolta e nell’elaborazione dei dati che riguardano l’informazione, deve porsi sempre più in grado di affrontare il mercato e di crearlo anche, tenendo presente il suo know-how e la necessità di guardare anche alle istituzioni europee, ai progetti europei come fonte di finanziamento delle sue attività.

    Rispetto a Torre Argentina Società di Servizi, la domanda da porre è se questa società può essere strutturata in modo tale da adempiere al ruolo vero e proprio di società di servizi del e per il Partito Radicale e l’area radicale nel suo insieme, ma non solo. Attraverso questa società, ed alla sua articolazione, si potrebbe dar vita a quel “partito di servizio” di cui più volte si è parlato.

    I radicali potrebbero anche porsi – e qui semplifico - come una sorta di straordinario “centro di servizi per la politica”, avvalendosi della rete, degli archivi, delle strutture, della capacità multimediale di comunicare con centinaia e migliaia di persone, di gestire centinaia di migliaia di nominativi del database: e questo dovrebbe valere tanto per i singoli soggetti dell’area radicale, quanto per altri con cui stabilire accordi politici o economici. Si tratta di una risorsa dalle potenzialità politiche e imprenditoriali di cui è facile comprendere la rilevanza e la portata.

    Poi, c’è il Centro di Produzione e Radio Radicale.
    Non sono né l’editore né l’amministratore della Radio, ma un ascoltatore e un militante dotato di alcune responsabilità politiche, e credo che l’area radicale, che così tanto ha ricevuto da questo strumento - assolutamente decisivo per la “resistenza radicale”, e non solo per questa - debba farsi carico di rispondere ad alcuni interrogativi.

    1. Il primo dei quali è: quali iniziative politiche ed imprenditoriali dovranno essere assunte per potenziare la rete di Radio Radicale sul territorio italiano? E’ immaginabile la ricerca, immediata, di partner, compagni di strada, magari anche azionisti, in grado di investire subito in questa direzione le risorse necessarie?

    - Questa mi pare, tra l’altro, una condizione indispensabile per affrontare adeguatamente l’appuntamento dell’anno prossimo. Tra un anno si tornerà a discutere l’assegnazione del servizio di trasmissione in diretta dei lavori parlamentari.
    E’ evidente che una radio indebolita sul piano della copertura
    del territorio, e quindi degli ascolti, sarebbe maggiormente
    esposta agli agguati politici, che comunque - è bene non farsi
    illusioni - non mancheranno.

    - Oltre a tentare di rinnovare la convenzione radiofonica con il
    Parlamento Italiano, si può puntare ad ampliare il servizio
    pubblico di Radio Radicale attraverso convenzioni per la
    trasmissione su internet, anche in video, delle sedute
    parlamentari?

    Con quali tempi, scadenze, interlocuzioni e strategie?
    A quali altri Parlamenti e Istituzioni del mondo è possibile
    proporre analogo tipo di convenzioni?

    - E ancora: si può immaginare una partnership (con la Radio
    Televisione Italiana, con altri soggetti operanti nel settore,
    anche europeo) per la costruzione di un canale
    multimediale di informazione istituzionale e politico, che
    operi proprio secondo il modello e la tradizione di Radio
    Radicale?

    - Infine, sul piano più propriamente transnazionale: cosa si può immaginare, per un verso sul piano dei progetti europei e per altro verso su quello dei circuiti (sostenuti in particolare dal
    Congresso americano) di emittenti impegnate nella diffusione
    di messaggi di libertà e di democrazia (le cosiddette “radio
    clandestine”)?

    2. E’ da tempo mia convinzione che si debba ragionare sulla possibilità di investire risorse su un progetto di tv satellitare.
    Credo si debbano esplorare al più presto costi, benefici e percorribilità di questa ipotesi.

    3. Contestualmente, è noto che è stato affidato ad un italiano, Carlo Sartori, il compito di guidare un progetto di “tv mondiale satellitare” che fa capo all’Onu. Mi pare decisivo acquisire informazioni, stabilire contatti, definire eventuali possibili convergenze e sinergie.

    4. In questo contesto, c’è un’idea che va meglio precisata, e che si incrocia proprio con questo progetto dell’Onu, con la realtà delle radio clandestine, di Internet, e di quella “cintura mediatica globale” di cui alcuni fra noi - Daniele Capezzone ed altri - parlano da tempo.
    Ora, se parte il cammino per l’Organizzazione Mondiale della Democrazia, può anche essere meglio sostenuto e accompagnato da un progetto di comunicazione che viaggi, per così dire, in parallelo.
    Così come il Governo italiano si fa vanto, e giustamente, di avere portato nelle sedi internazionali un modello di “bilancio telematico” o di “gestione finanziaria telematica” da esportare e da mettere a disposizione dei paesi in via di sviluppo, noi potremmo concepire qualcosa di analogo sul terreno della comunicazione (il progetto di “cintura mediatica globale”, ad esempio, così come la suggestione di Marco sui parlamenti in rete, o altro), e cercare governi e Ong disponibili a sostenerci, proprio in stretta correlazione – lo ripeto - con il varo dell’avventura della Organizzazione Mondiale della Democrazia.
    Il Governo italiano, e in particolare il Ministero per l’innovazione tecnologica, può essere interessato? E i governi e le Ong che incontreremo a Seul?

    5. In tanti abbiamo esaltato l’ormai mitico “caso McCain”, il candidato alle presidenziali americane che, dal nulla, riuscì a fare molta strada grazie all’intreccio di Internet, email, telefono e posta fisica.
    La verità è che noi stessi siamo venuti realizzando quel modello con una certa efficacia. Tralascio quanto è avvenuto in particolare in questi mesi in Italia (voto elettronico, online, via sms, la crescente interattività del sito www.radicali.it, ecc).
    A questo proposito mi limito a dire che, anche in termini di discussione sullo statuto, ci si dovrebbe porre il problema di “replicare” sul piano transnazionale alcune delle realizzazioni già sperimentate in Italia.

    Di certo, uno sviluppo futuro potrebbe essere la realizzazione di un portale internet dell’area radicale, all’interno del quale può essere possibile dare forma e struttura organizzata alla documentazione prodotta dai soggetti dell’area radicale e quindi alla valorizzazione e ottimizzazione del patrimonio fotografico, cartaceo, audiovisivo, conservato negli archivi di tutti i soggetti dell’area radicale.
    Non nutro dubbi rispetto alla possibilità che il Senato del Partito, una volta costituito e reso effettivamente operativo, possa avviare un’intensa attività sia rispetto all’obiettivo di ulteriore valorizzazione del patrimonio, sia rispetto all’esigenza di determinare le linee di una politica finanziaria che, tenendo conto delle singole entità, politiche ed economico-imprenditoriali, sia in grado di farle convergere in un progetto politico comune – che va perseguito nella maniera più sinergica possibile – garantendo le singole autonomie, che sono tali e possono essere esaltate solo attraverso un vero e certo rapporto di interdipendenza.

    Come obiettivo temporale di un’attività così complessa, quella che ho tentato di delineare, penso ad un termine di due-tre anni. Dobbiamo anche tener presente che tra diciotto mesi si terranno le elezioni europee ed è nella consapevolezza di tutti che a quest’appuntamento – che è decisivo, a mio avviso, per la stessa vita futura della prospettiva transnazionale – dobbiamo giungere forti delle nostre idee, ma anche nella possibilità concreta di poterle diffondere con le risorse necessarie.
    Care amiche e cari amici,

    siamo, ciascuno nelle sue responsabilità e tenendo conto delle singole diversità che devono e possono divenire ricchezza per tutti, in una fase certamente delicata della storia radicale.

    Come il cristallo è forte della sua fragilità, così il simbolo nonviolento di Gandhi – così fragile in un mondo che fa strame del diritto e dei diritti – se sapremo diffonderlo e farlo vivere con tolleranza, diverrà, ne sono certo, la bandiera di tanti.

    E questo, a far data da questo Congresso, a partire dall’Albania e dall’Italia, e soprattutto a partire da ciascuno che è qui e che è giunto a Tirana da tanti luoghi del mondo. E per tutti coloro, donne e uomini liberi, che sapranno riconoscere la realtà e le idee radicali come importanti innanzitutto per la loro vita e per un futuro, che è possibile, di libertà e di democrazia.

    Buon Congresso!
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    PR: LETTERA APERTA DI ADRIANO SOFRI AL CONGRESSO

    (RadioRadicale.it, 30Ott - 18 : 50) -
    Quello che segue è la lettera aperta che Adriano Sofri ha inviato a Marco Pannella e al Congresso del Partito Radicale Transnazionale (cui Sofri è iscritto) in vista della seconda sessione del 38° congresso che si svolgerà a Tirana dal 31 ottobre al 3 novembre 2002.

    "Caro Marco,

    ti avevo detto che desideravo partecipare in qualche forma al vostro dibattito, e lo faccio, all’ultimo momento, come al solito. Del resto l’ultimo momento è diventato il nostro modo di permetterci un presente. Vi scrivo, senza far perdere tempo ai giorni preziosi della discussione
    .................................................. .................................................. ..................Caro Marco, non c’era bisogno dell’arresto di Zakaev per sapere che Putin e i suoi militari non si sognano nemmeno di trattare con Maskhadov, nè con alcun altro rappresentante della varia e lacerata resistenza cecena.

    Intendono schiacciarla (e che cosa intendevano finora?) e puntare, in quel deserto, su qualche governo filorusso, considerato dai resistenti come fantoccio e traditore, com’è quello di Khadirov, che pure ha dalla sua una stirpe importante.

    Nessuna prospettiva è possibile intravvedere da questa scelta, se non la certezza di altri massacri e altro terrore.

    Ma ora voglio lasciare – a malincuore - il rovello ceceno, e accennare alla questione generale che la vostra aspirazione transnazionale solleva.

    Nel nostro mondo vale poco l’accusa mossa dagli uni agli altri di dimenticarsi questa o quella tragedia, genocidio, sterminio, affamamento: ci sono troppe tragedie perchè non se ne trovi una da rinfacciare.

    Prendo molto sul serio l’impegno, a volte più ricercato, a volte più estemporaneo, che mettete nel raccogliere e rappresentare i diritti di individui o popolazioni o minoranze –nazionali, religiose, politiche- ai quattro angoli del mondo.

    Spesso si tratta, come terribilmente in Cecenia, di genti dal passato e dal presente di combattenti strenui, che cercano un riconoscimento alle proprie ragioni offese, una conoscenza da far arrivare al grande mondo che si è fatto piccolo, uno sviluppo alla propria lotta che vedono condannata.

    A volte nelle loro tradizioni –buddhiste, cristiane, e tante altre- c’è una fonte di passione e intelligenza non violenta.

    Nessuno può immaginare un trapasso improvviso e pieno da una tradizione di irredentismo guerriero a una di resistenza non violenta, dalle armi e dai gridi di guerra ai gesti e le parole di pace.

    Per questo il vostro impegno –sulla Cecenia, di fronte a un governo russo furente, sugli ujguri musulmani, di fronte a un governo cinese che organizza l’espianto e il trapianto fisico di un popolo, contro ogni convenzione internazionale, sui montagnards cristiani vietnamiti, tra i quali quel trapasso culturale si è disegnato con l’episodio forse improvvisato e fragile, ma impressionante, dell’adesione vasta al digiuno internazionale per l’ingresso delle donne nel nuovo governo afghano!- il vostro impegno cammina su un bordo affilato, che non a caso i poteri infastiditi denunciano violentemente come complicità col terrorismo. Sono tanti i posti tormentati della terra in cui oggi ribollono assieme terrorismo, guerra di liberazione, intuizione di una non violenza attiva.

    Quello che voi, e l’associazione delle democrazie cui ambiziosamente fate appello, potete fare e suggerire, è qualcosa che manca, se non sbaglio, e che non è nè la (benedetta) assistenza umanitaria e giuridica, nè il fiancheggiamento politico: bensì, per così dire, una terra di nessuno della conversione all’informazione internazionale e alla militanza attiva non violenta.

    Questo può anche voler dire “meno violenta”. A quella terra di nessuno, da rendere sempre più larga e accogliente per braccati, stremati e disertori, le frontiere della cattiva violenza, della strumentalizzazione dei civili, delle prese in ostaggio, devono restare segnate e sbarrate senza riserve.

    Mi pare questa l’attenzione che, fuori da relativismi che diventano complici e da assolutismi che diventano sciocchi o prepotenti, può sforzarsi di affratellarsi ai buoni diritti e alle guerre antiche dei posti tradizionali della terra, e convertirle.

    Quanto alle guerre moderne, spesso senza diritti e sempre senza l’attenuante delle tradizioni, esse hanno una sola sanzione e una sola alternativa: una legge internazionale, una polizia internazionale, un tribunale internazionale.

    Tanti auguri a voi tutti
    da Adriano Sofri.
    (RRRS)
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    RADICALI A TIRANA: LEADER CECENO IN VIDEOCONFERENZA
    Da un lancio dell’agenzia ANSA delle ore 18.40

    A MINISTRO SANITA' PROIBITO INGRESSO IN ALBANIA
    Il ministro della Sanita' del governo ceceno in esilio Umar Kanbhiev, e' intervenuto oggi in videoconferenza ai lavori del 38/mo congresso del Partito radicale transnazionale in corso a Tirana, dopo che le autorita' albanesi (su richiesta dell'ambasciata di Mosca) gli avevano proibito l'ingresso sul proprio territorio nazionale.
    Parlando da Bruxelles Kanbhiev ha detto di rammaricarsi per ''non essere li' con voi, perche' in questi giorni ho capito meglio di chiunque altro quanto sia importante il nostro lavoro per la globalizzazione della democrazia nel mondo''.
    ''Senza alcun fondamento, la Russia ha definito un raduno di terroristi il congresso del popolo ceceno a Copenaghen nel corso del quale e' stato condannato il terrorismo sotto ogni forma.
    La coraggiosa Danimarca - ha proseguito il leader ceceno - purtroppo ha offuscato la fine dei lavori del congresso, arrestando sulla base di una falsa accusa Ahmed Zakaev, rappresentante speciale del presidente ceceno. Vi assicuro che le accuse rivolte dalla Russia a Zakaev, cosi' come a tutto il popolo ceceno, non hanno alcun fondamento e mi auguro che lo capiranno anche le autorita' danesi, ma il fatto stesso dell'arresto e' un precedente molto grave che un paese come la Danimarca, dove i principi democratici sembravano essere certi, non avrebbe dovuto permettere''.
    Kanbhiev ha aggiunto che ''quanto accaduto al teatro di Mosca (occupato la scorsa settimana da estremisti ceceni n.d.r.) e' la riproduzione in miniatura della situazione in Cecenia: il cinismo delle autorita' del Cremlimo sta ammazzando senza scrupoli il proprio popolo, perche' il potere del Cremlino odia allo stesso modo sia il popolo ceceno che quello russo''.
    Kanbhiev, che parlava al fianco del presidente del congresso Olivier Dupuis, ha concluso affermando che ''il Partito radicale transnazionale offre al popolo ceceno un'arma di lotta nuova e potente, cioe' la non violenza gandhiana come via di uscita per ritrovare la liberta'''.
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    solo a tirana potevate ritrovarvi....ottima scelta, vi calza a pennello.

  7. #7
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    38°CONGRESSO DEL PRT : INTERVENTO DI LUCA COSCIONI

    Care compagne, cari compagni, care amiche, cari amici, carissima Emma, caro Marco... Tirana non è poi così lontana da Orvieto, la città del centro Italia, da dove sto intervenendo... Non lo è geograficamente... E' però lontanissima per le mie attuali condizioni di salute... Cara Emma, caro Marco, cari compagni, mi mancate fisicamente, anche se i vostri ritmi sono sempre più insostenibili per una lumaca come me...Oggi, mi sento molto vicino, più vicino del solito, ad Adriano, sì proprio tu Adriano Sofri, ti saluto ed abbraccio dal mio carcere di Orvieto... Questo mio intervento è stato scritto nelle ultime 48 ore... Seguendo il congresso via internet, ho rivisto Emma, Marco, Rita, Sergio, e, sebbene avessi deciso di non intervenire alla seconda sessione del congresso, subito dopo mi sono messo a scrivere. . . Il partito radicale, Marco ed Emma, scorrono ormai nel mio sangue... E, ogni volta che sto per gettare la spugna, si mette automaticamente in moto una leva, che, pur tra mille difficoltà, mi spinge a non darmi per vinto. . . Anche questa volta, anzi proprio questa volta, che sembravano prevalere in me le urla del silenzio, il silenzio si è invece fatto nuovamente parola, non miracolosamente, ma faticosamente... Molti dei presenti, graditissimi ospiti e compagni non italiani, non mi conoscono... Penso che sia sufficiente, per non annoiarli e per non annoiare voi che già mi conoscete e che ben conoscete la mia storia umana e politica radicale, dire che, un bel giorno, ho estratto nel mare del caso, una malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, della quale non riesco a sbarazzarmi, perché si tratta di una di quelle patologie cosiddette incurabili... Essa colpisce oltre 350000 persone in tutto il mondo... Ogni anno 100000 donne ed uomini muoiono per la sclerosi laterale amiotrofica, forse curabile mediante le cellule staminali embrionali e quelle ottenute attraverso la clonazione terapeutica... Tuttavia, come è ormai noto e consolidato, la portata delle cosiddette biotecnologie rosse è decisamente di più ampio respiro... Solo in Italia infatti, un sesto della popolazione, secondo il premio Nobel Renato Dulbecco ed altri 24 saggi, popolazione colpita da patologie come il diabete, il morbo di Parkinson, l’Alzheimer, e molte altre, potrebbe trarre beneficio da queste nuove terapie... Tornando però, solo per un istante, a me, io non parlo, se non mediante un computer portatile, e questa voce sintetizzata, muovo qualche gruppo muscolare, e sto combattendo, da radicale, la battaglia per la libertà di ricerca scientifica... E' una battaglia decisamente transnazionale, e transpartitica, che ha obiettivi politici ben definiti: legalizzare gli studi sugli embrioni e la clonazione terapeutica, e, più in generale, promuovere la libertà di scienza e di coscienza, contro tutti i fondamentalismi religiosi... Se gli obiettivi possono apparire ben definiti, semplici, il loro conseguimento, proprio nelle democrazie liberali, è tutt'altro che scontato... Di fatto, ad esempio, molti ricercatori statunitensi si sono trasferiti, o si stanno trasferendo, in Gran Bretagna, dove, a differenza degli Stati Uniti, la ricerca sugli embrioni, ed i relativi finanziamenti pubblici, sono autorizzati... La normativa britannica, in tema di biotecnologie rosse, cioè quelle che riguardano l'uomo, e non le piante, è quella più avanzata... Il paradosso è che, se escludiamo la ricerca privata statunitense, il presidente degli Stati Uniti ha imposto tali e tanti limiti a quella pubblica, che nemmeno nel feroce regime comunista cinese è possibile ritrovare. . . Piuttosto in Cina, tutto, nel segreto dei laboratori, è lecito... Il voto del Parlamento di un paese, o la decisione di un governo nazionale, su queste materie, è decisivo per la vita o la morte di milioni di cittadini di quel paese, e, in un mondo globalizzato, di centinaia di milioni di persone... Sì, perché impedire la ricerca sugli embrioni soprannumerari e sulla clonazione terapeutica in un paese, significa ritardare il progresso scientifico mondiale; favorire la fuga di cervelli all'estero, in particolare in Gran Bretagna, paese che ha, come abbiamo visto, coraggiosamente autorizzato, clonazione terapeutica e studi sugli embrioni; promuovere, in prospettiva un odioso turismo terapeutico, tanto più odioso perché consentito solamente a chi avrà ingenti disponibilità monetarie. . . Secondo molti scienziati, laici e cattolici, non è scientificamente possibile sostenere che l'embrione, anche fino al quattordicesimo giorno successivo alla fecondazione, sia persona. . . A meno che non si invochi il dogma della sacralità degli embrioni, che come tale è incontrovertibile... Vorrei però ricordare, vorrei che non dimenticassimo mai che, una volta erano i cadaveri ad essere sacralizzati, e i medici che li studiavano a finire sul rogo. . . Oggi, la Chiesa cattolica ha chiesto scusa per alcuni dei molti, troppi, errori commessi... Il Papa ha constatato che non era cosa buona, né giusta, bruciare i ricercatori. . . Tuttavia, demonizzare la ricerca sulle cellule embrionali, significa mettere di fatto a rogo centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. . . In ogni caso, una convinzione religiosa non dovrebbe essere mai imposta per legge. . . Questo è vero per l'aborto, così come per le biotecnologie ad uso umano... Negli Stati Uniti, tre personaggi molto famosi sono scesi decisamente in campo, per cercare di contrastare l'atteggiamento oscurantista del presidente americano... E, finalmente, lo hanno fatto sul campo politico... Penso che sia utile brevemente ricordare anche la lotta che sta conducendo negli Stati Uniti l'attore Cristopher Reeve, attraverso la fondazione che porta il suo nome... Cristopher Reeve è purtroppo rimasto completamente paralizzato a seguito di una caduta da cavallo... Ora, stanco del proibizionismo dilagante nel suo paese, si è dichiarato pronto a trasferirsi in Inghilterra, per sfruttare i trattamenti resi possibili da quelle ricerche, che il Governo americano non intende finanziare con fondi federali... Inoltre, per la prima volta, ha avuto parole molto dure, parole radicali insomma, nei confronti della Chiesa cattolica, uno dei principali ostacoli al progresso scientifico... Anche Nancy Reagan, moglie dell'ex-Presidente, colpito ormai da tempo dal morbo di Alzheimer, e che ha definitivamente perso lo stato di coscienza, si è apertamente schierata dalla parte degli oppositori dell'attuale presidente degli Stati Uniti, che si è dichiarato contrario alle nuove possibilità di ricerca e, in prospettiva, di cura... Ma, molte altre voci di dissenso si stanno levando in tutto il Paese... E così, sempre negli Stati Uniti, si è mobilitato anche un altro attore: Michael J. Fox... Fox sostiene e promuove con la sua Fondazione importanti campagne pubblicitarie sulle cellule staminali embrionali e sulla clonazione terapeutica... Il prossimo 4 novembre, verrà formalizzata la nascita dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, aderente al Partito Radicale Transnazionale e a Radicali Italiani, una piccola associazione, che porta il nome di un piccolo uomo, che non lascerà traccia nella storia dell'umanità. . . So di non avere il volto di Cristopher Reeve, o di Michael J. Fox, o il volto e l'influenza di Nancy Reagan... Ma, molto umilmente, se mi sosterrete, posso mettere a disposizione la tenacia di un ex maratoneta, un maratoneta amatoriale, sofferente. . . Questa battaglia è una battaglia del Partito Radicale Transnazionale... Datemi la forza di superare, diamoci la forza di superare, questo nuovo traguardo transnazionale di libertà... Senza il vostro apporto, senza l'apporto dei radicali transnazionali, ed italiani, l'associazione non potrà vivere... Senza il partito radicale transnazionale, ed i radicali italiani, la battaglia per la libertà di ricerca scientifica, nel mondo e in Italia, è destinata ad essere persa... E con essa andranno perse milioni di esistenze silenziose... Abbiamo di fronte un muro, proviamo, con la non violenza gandhiana, a sfondarlo. . . Grazie per avermi pazientemente ascoltato, ho concluso. . .
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  8. #8
    Asteroids
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    Non puoi rimandare al sito dei radicali? Fai anche prima...

  9. #9
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    T I R A N A

    PR: MOZIONE GENERALE APPROVATA





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    Tutto il Congresso on-demand




    (RadioRadicale.it, 3Nov - 15:23) - Quello che segue è il testo della mozione generale approvata all'unanimità nell'ultima giornata della seconda sessione dal Congresso del PRT a Tirana

    Il Partito Radicale Transnazionale,

    Ringrazia il Governo e le autorità albanesi per aver ospitato e reso possibile la tenuta del Congresso a Tirana e per la loro partecipazione attiva ai lavori;

    Richiamando la mozione generale approvata in occasione della prima sessione del 38° Congresso, saluta in particolare i rappresentanti e gli esponenti di popoli oppressi che hanno scelto il Partito Radicale Transnazionale, con il suo obiettivo di costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Democrazia, quale strumento fondamentale anche per i propri rispettivi fronti di lotta nonviolenta per l’affermazione dei diritti umani, civili e politici;

    Ricordando che nel preambolo del proprio statuto è proclamato il diritto e la legge, diritto e legge anche politici del Partito Radicale e, nel loro rispetto, individua la fonte insuperabile di legittimità delle istituzioni;

    Rinnovando il proprio proclama al dovere alla disobbedienza, alla non-collaborazione, alla obiezione di coscienza, alle supreme forme di lotta nonviolenta per la difesa, con la vita, della vita, del diritto, della legge;

    Richiamando una volta di piu' se stesso, ed ogni persona che voglia sperare nella vita e nella pace, nella giustizia e nella libertà, allo stretto rispetto, all'attiva difesa di due leggi fondamentali quali: la Dichiarazione dei Diritti Umani e la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo nonché delle Costituzioni degli Stati che rispettino i principi contenuti nelle due Carte;

    Considerando che:

    L’entrata in vigore dello Statuto di Roma il 1° luglio 2002 rappresenta il coronamento del
    progetto politico per la nascita della Corte penale internazionale lanciato dal Partito Radicale Transnazionale e da Non c’e’ Pace Senza Giustizia nel luglio 1993 nella allora sostanziale indifferenza della comunita’ internazionale, per dotare il diritto e le istituzioni internazionali di strumenti giuridici adeguati a garantire l’applicazione delle norme esistenti in materia di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanita’;

    La campagna internazionale lanciata nel 1993 dal Partito Radicale Transnazionale e da Nessuno Tocchi Caino per la moratoria della pena di morte in tutto il mondo avrà un appuntamento di grande mobilitazione in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del prossimo anno, affinché l’Unione Europea decida di presentare e portare al voto una risoluzione che realizzi tale obiettivo;

    Da oltre 50 anni le maggiori istituzioni internazionali e regionali, a partire dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, hanno adottato Dichiarazioni universali, trattati internazionali e dichiarazioni d’intenti che sanciscono l’esistenza di diritti umani, civili e politici, per tutte le persone che abitano il pianeta, e che sono disattese in modo sistematico dalla gran parte degli Stati;

    Con allarmante sistematicita' si assiste ad una preoccupante erosione delle democrazia attraverso la violazione del principio di legalita' su cui si fondano i paesi di democrazia reale;

    Ritiene che

    Gli interventi di tipo militare, che sono talvolta necessari per garantire la pace e la sicurezza internazionale e che possono essere realizzati da singoli Stati, dalla Nato, o su mandato dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, non siano piu’ adeguati alle necessità ormai non piu’ rimandabili di promozione della democrazia e della libertà laddove sono al potere regimi totalitari, dittatoriali ed autoritari;

    I paesi di democrazia reale che fanno parte della Nato, a partire dal prossimo summit del Consiglio Atlantico che si svolgerà a Praga dal 21 al 22 Novembre debbano affiancare all’analisi e allo sviluppo delle armi e delle strategie militari tradizionali, la scelta della promozione della democrazia quale scelta strategica prioritaria per combattere e sconfiggere in modo duraturo chi attenta alla pace e alla sicurezza internazionale;

    debba essere promossa un’organizzazione mondiale delle democrazie che assuma quale propria priorità politica non piu’ rimandabile, l’istituzione di una Organizzazione Mondiale della Democrazia, quale strumento in grado di dare attuazione effettiva alle norme giuridiche internazionali in tema di diritti umani che, se continueranno a restare lettera morta, preannunciano nuove tragedie umane ed umanitarie per gran parte della popolazione che abita il pianeta;

    l’obiettivo della nascita di una Organizzazione Mondiale delle Democrazie per l’istituzione dell’Organizzazione Mondiale della Democrazia rappresenti l’unico strumento in grado “dichiarare guerra” alle cause profonde dei conflitti armati e dei terrorismi che hanno insanguinato tanta parte del secolo scorso e che continuano a caratterizzare anche l’inizio del nuovo secolo: l’assenza di democrazia e di libertà per miliardi di persone che vivono sotto regimi dittatoriali ed autoritari;

    Individua:

    Nella Seconda Conferenza Intergovernativa della Comunità delle Democrazie che si svolgerà a Seul in Corea del Sud dal 10 al 12 novembre, e nella parallela riunione di Organizzazioni Non Governative, il primo forum internazionale nel quale presentare il progetto per la nascita della Organizzazione Mondiale delle Democrazie per l’istituzione dell’Organizzazione Mondiale della Democrazia;

    Delibera di proporre al Forum Non Governativo della seconda Conferenza della Community of Democracies, e attraverso contatti con delegazioni governative, anche al forum governativo, l’adozione del seguente progetto;

    1) L’istituzione formale di un Segretariato permanente della Comunità delle Democrazie composto da rappresentanti del gruppo dei paesi convocatori, che abbia il compito di dare piena attuazione alla Dichiarazione di Varsavia del 2000, al Piano d’azione che sarà adottato dalla Conferenza di Seul e per procedere alla elaborazione di un progetto che attraverso Conferenza Intergovernative Preparatorie possa poi giungere alla Convocazione di una Conferenza Diplomatica che possa portare a formalizzare la nascita dell’Organizzazione Mondiale della Democrazia;

    2) L’istituzione formale di “Democracy Caucuses”, ovvero di gruppi di paesi democratici, all’interno del sistema delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali regionali come il Consiglio d’Europa e l’Organizzazione degli Stati Americani, a partire da quanto sancito nella dichiarazione di Varsavia e del Comunicato congiunto del Ministri degli Esteri del Gruppo dei paesi convocatori adottato nel settembre del 2000, che dovrebbero essere convocati almeno 6 volte l’anno per affrontare il tema della effettiva applicazione delle Carte istitutive di queste organizzazioni internazionali;

    3) Nelle sedi internazionali competenti e in sede “Democracy Caucuses”, dare priorità all’adozione del criterio del rispetto dei diritti umani e dei principi democratici nel caso di elezione di Stati negli organi di queste organizzazioni e nel caso di elezione di esperti all’interno degli organi di monitoraggio;

    4) Promuovere sia in sede di Commissione diritti umani che in sede di Assemblea Generale risoluzioni che abbiano l’obiettivo di istituire un Comitato Preparatorio con il compito di presentare proposte per un nuovo segmento di diritto internazionale che possano portare alla nascita dell’Organizzazione Mondiale della Democrazia;

    5) Promuovere in sede di Nazioni Unite iniziative che, anche attraverso risoluzioni adottate dall’Assemblea Generale, riconoscano al Consiglio di Sicurezza la competenza in situazioni dove la sistematica violazione dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto sia considerata una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.
    (RRRS)

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