Vediamo innanzi tutto cosa succedeva con quei komunisti dell'Ulivo:
ISTAT
Giornale di SiciliaROMA, 15 OTT - Le Regioni del Mezzogiorno continuano a crescere a un tasso più elevato di quelle del Nord anche se il divario tra l'economia del Nord e quella del Sud resta elevato. È quanto emerge dai dati dell'Istat sui conti economici territoriali del 1999 secondo i quali a fronte di un aumento del prodotto interno lordo italiano nell'anno dell'1,6% il Nord Ovest e il Nord est crescono meno della media nazionale (i tassi sono rispettivamente dell'1,3% e dell'1,5%). Il Centro e il Sud registrano invece dati superiori alla media nazionale con tassi di crescita pari rispettivamente al 2% e l'1,8%. Il dato del Centro-Sud - rileva l'Istat - è migliore di quello del Centro Nord per il terzo anno consecutivo anche se il differenziale di crescita si è progressivamente ridotto. Resta elevato invece il divario sul prodotto interno lordo per abitante: a fronte di una media nazionale di 37.209.0000 lire annue il Nord Ovest ha un pil di 45.986.000 lire medie per abitante mentre il Mezzogiorno ha un pil medio di 25.117.000 lire.
IL SOLECRESCITA SOSTENUTA. Il reddito del Mezzogiorno aumenta più di quello del Centro Nord. Nel 2001 il pil del mezzogiorno è cresciuto del 2,2 % contro l’1,7% del Centro Nord. Il dato del 2000 per il Sud era del 2,5% mentre la previsione per il 2002 è dell'1% (Giornale di sicilia del 22 maggio du dati Svimez)
IL BOOM DELLE IMPRESE. Da cinque anni nel Sud nascono più imprese che nel Nord. Nel solo 2000 sono nate 45 mila nuove società contro 29 mila nel Nordovest, 20 mila nel Nordoest e 25 mila nel Centro. (Giornale di Sicilia del 25 maggio su dati Confindustria)
SUPERATA QUOTA SEI MILIONI. Il Mezzogiorno supera nel 2001 la quota mitica di sei milioni di occupati. Nel 2001 hanno avuto una occupazione, tra emersi e sommersi, 6.140 mila persone contro le 5.944 del 2000. Anche le persone in cerca di occupazione sono diminuite da 1.565 mila a 1.438 mila, portando il tasso di disoccupazione dal 20,8% al 19% (Elaborazioni Diste su dati Istat)
ISAE/OCSEDa Il Sole 24 Ore - Italia - Economia di Giovedì 23 maggio 2002 - Diminuisce di circa mezzo punto il divario economico tra Nord e Sud; ma, nonostante questo risultato, il dualismo dell'economia italiana è tutt'altro che rimosso
Il Nord «corre» meno del Sud
di B.F.
ROMA - Il 2001 è stato un anno nero per l'economia. Ma a subirne gli effetti è stato più il Centro-Nord che il Mezzogiorno, che, anzi, è riuscito a ridurre il differenziale con il resto del Paese.
In generale, nel 2001 il tasso di crescita del Pil nazionale si è fermato all'1,8% (il 2,9% nel 2000) ma, mentre il Sud ha continuato a viaggiare sopra il 2% (+2,2%) con una diminuzione di soli quattro decimi di punto rispetto all'anno precedente, nel Centro-Nord è stata registrata una contrazione assai più marcata: dal 3 all'1,7 per cento.
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La crescita del Mezzogiorno resta comunque un segnale positivo. Anche perché confermata dai risultati sul fronte occupazionale. I dati Svimez registrano nel 2001 un incremento del 2,1%, «con una significativa accelerazione rispetto all'anno precedente (1,7%)»; la componente dei dipendenti, in particolare, è cresciuta del 2,7% (1,6% nel 2000). Al contrario, nel Centro-Nord l'aumento occupazionale si è fermato all'1,4% in diminuzione, quindi, rispetto all'anno precedente (1,7%).
Il rafforzamento della dinamica occupazionale al Sud è stato determinato, secondo la Svimez, «dal più alto ritardo temporale che tradizionalmente l'occupazione presenta nell'area rispetto all'andamento ciclico dell'economia mondiale» anche perché al Sud è minore la quota di occupati in quei settori che più di altri sono esposti alla concorrenza internazionale e alla turbolenza dei mercati esterni (industria manifatturiera e servizi vendibili).
Tuttavia, i risultati positivi sono stati anche il frutto di «una maggiore incisività degli interventi di politica del lavoro specificamente destinati alle Regioni meridionali» quali gli sgravi contributivi e il credito d'imposta per i nuovi assunti.
Roma, 25 settembre 2001
Intervento della professoressa Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, Presidente ISAE, nell’ambito della presentazione del “Rapporto territoriale sull’Italia” dell’OCSE.
La prima constatazione è che il divario certo persiste, ma che dalla seconda metà degli anni Novanta sono progressivamente emerse tendenze positive. Nel ‘96-98, la crescita del Pil nel Mezzogiorno è stata dell’1,7 % rispetto all’1,4 del Centro-Nord; gli investimenti sono tornati a crescere di più del 4% annuo in termini reali contro il 3,0 dell’Italia e rispetto allo 0,8 che aveva rappresentato la media del Sud e Isole degli anni Ottanta; il tasso di natalità delle imprese non agricole è cresciuto del 9% annuo, concentrato soprattutto nei servizi, rispetto al 6% del Centro-Nord; e il tasso di mortalità del 5% si è mantenuto leggermente inferiore a quello delle altre ripartizioni (5,9%). Nel 2000, il precedente quadriennio di parziale recupero dell’attività produttiva nell’area meridionale ha segnato una modesta battuta d’arresto, visto che il Pil a prezzi costanti è infatti aumentato del 2,4% nel Mezzogiorno, rispetto al 2,7 del Centro, al 3 del Nord Est e al 3,4% del Nord Ovest. Ciò malgrado, il tasso di crescita del Pil procapite nel Mezzogiorno è stato nel 2000 solo lievemente inferiore a quello del Centro Nord (2,6 contro 2,7%), gli investimenti fissi lordi si sono accresciuti del 6,8% rispetto al 5,9 del Centro Nord, e le esportazioni meridionali, come nel 2000, anche nel primo trimestre 2001 hanno continuato a crescere più della media nazionale, del 25,4% contro il 15,9%, raggiungendo l’11,1% del totale dell’export nazionale rispetto al 9% del 1996. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione resta quattro volte superiore al quello del Centro Nord e concentrato soprattutto tra giovani e donne, ma l’occupazione collegata al settore “sommerso” è stimata dall’Ocse stessa al 26% del totale della forza di lavoro, e tuttavia anche nell’occupazione regolare segnali di miglioramento sono venuti, con l’incremento di 370 mila nuovi occupati tra il ’96 e il 2000 di cui 103 mila nel solo ultimo anno del quinquennio, con l’incremento più elevato del decennio (+1,8% nel 2000 rispetto a una media nazionale del +1,9%).




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