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    Predefinito Un grazie a Rinascita Nazionale

    Un grazie a Ugo, Paolo, Enrico e quanti hanno scritto sul numero di domenica 27 ottobre.
    E' senza dubbio uno dei più bei numeri di Rinascita Nazionale da quando è nato.
    Ho guardato qualche giornale d' "area" ma la lo spirito vero, l'essenza del movimento fascista come "socialismo nazionale" e ottimi articoli all'interno dedicati alla Rsi, come culmine e punto d'arrivo di quel 23 marzo '19 prima e di quel 28 ottobre '22 poi, l'ho trovato solo su Rinascita.
    Ottima la rivalutazione del corporativismo, mirabile tutto.

    Un grazie a tuttti voi.

    angelo

  2. #2
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    Domenica 27 Ottobre e Lunedi 28 Ottobre 2002 - 13:11 Paolo Emiliani

    L'esplosione di questa sinistra apre la via al socialismo nazionale

    L’esplosione della sinistra é stata momentaneamente, ma solo momentaneamente, scongiurata.
    L’assemblea dei parlamentari dell’Ulivo si sarebbe potuta risolvere con una resa dei conti definitiva e sanguinosa, invece la montagna ha partorito il topolino, anzi il nulla.
    Questo risultato, che poi in fondo è un non risultato, é stato ottenuto utilizzando la strategia della non decisione.
    E’ difficile immaginare che un simile sistema possa funzionare a lungo ed in ogni caso non é detto che possa garantire la sopravvivenza.
    Se il dibattito, il confronto e quindi le decisioni coerenti con esso possono scatenare esplosioni devastanti, l’immobilità porta alla certa implosione.
    Insomma, alla fine qualcuno urlerà: meglio divisi ma vivi, che uniti ma destinati ad uno stato larvale.
    Oggi stesso si consumerà poi una nuova puntata di questa che sembra destinata a diventare la fiction dell’autunno, che se caldo sarà lo dovrà solo ad eventi atmosferici, visto che la sinistra si dibatte tra le ombre di sé stessa.
    Sergio Cofferati, che giungerà a Firenze da "dipendente Pirelli” dovrà solo scegliere se portare avanti lo strappo oppure preferire un profilo più basso, in attesa che l‘Ulivo esploda per suo conto.
    Insomma, tutto dipenderà dalla valutazione che il Cinese darà alla distruzione dell’Ulivo: se la considererà una buona cosa procederà sulla strada già imboccata nei giorni passati; se, invece, patirà del solito complesso sinistrese dell’unità come valore, allora farà qualche passo indietro.
    I destini dell’Ulivo e della Quercia sono ormai legati indissolubilmente e questo é il fatto nuovo. L’Ulivo ha sempre patito la mancanza di un tessuto politico connettivo comune, ma finora i rischi di esplosione convergevano sui soggetti politici interi, mentre ora la Quercia, con la sua eventuale scissione, rappresenta l’ago della bilancia.
    Dai destini del Botteghino potrebbero nascere il nuovo Ulivo riformista moderato e la nuova Quercia, anzi le due mezze quercie una moderata e una movimentista.
    Anche se tra moderati non mancano le sfumature diverse: ulivisti fautori del partito unico dcl centrosinistra su tutte.
    In ogni caso chi ha ormai imboccato la via liberaI e filo atlan tica ora non può più tornare indietro. D’Alema, per esempio, dopo essere stato il capo del governo della guerra atlantica contro la Serbia, dopo aver avviato la distruzione dello stato sociale ed aver a lungo inciuciato con il mondo della grande finanza (il caso Telecom, per esempio), come può tornare a fare il post comunista?
    Del resto il Botteghino ha da tempo lasciato l’eredità del passato ideologico a Rifondazione, al generico movimento e poi ai girotondi vari. Un danno collaterale, direbbero i loro amici di Washington.
    Ma un ipotetico (ormai non più tanto) Partito del Lavoro guidato da Sergio Cofferati, magari consorziato con Rifondazione e Verdi, potrebbe causare un’emorragia consistente, forse fatale per chi già oggi paga la condizione di essere il secondo partito del centrosinistra, dietro la quasi virtuale Margherita.
    Per questo motivo i liberal tentennano e Cofferati forse non a se la sente di legare il suo nome all’estinzione di quel che resta di ciò che un tempo fu il Pci.
    Gli effetti più devastanti di questi divorzi non si manifestano poi sul terreno prettamente politico, quanto su quello più prosaico della separazione dei beni.
    Il vecchio Pci era proprietario di numerosi stabili, aveva interessi in numerose società, insomma controllava un discreto patrimonio. Certo, le cose sono cambiate, come la triste fine del quotidiano l’Unità ha ben insegnato. Ma ancor oggi sono numerosi i beni da inserire nella “causa di divorzio” e la loro distribuzione non sarebbe indolore, come al Botteghino hanno compreso in sedicesimi ai tempi della scissione rifondarola.
    Cofferati potrebbe insomma, andarsene con la base operaia e con essa portarsi via le sezioni, in pratica l’organizzazione di base, la linfa vitale stessa di un partito come la Quercia. Il Cinese sa pure, però, che attendere non paga. Lui è ancora nel cuore della base della Cgil “Il Segretario”, ma ogni giorno sarà sempre più “l’ex segretario” ed la infine diventerà “quello che ha atteso troppo”.
    Gli stessi girotondi. vuoti di contenuti e pretestuosi nelle finalità, hanno dimostrato una certa voglia di lotta della base: un desiderio che in quell’ambiente solo Cofferati può oggi esaudire.
    Almeno formalmente.
    In pratica le cose sono ben diverse. Lo stesso Cofferati, che oggi si presenta come il paladino senza macchia né paura della sinistra dura e pura, soprattuto pura, è contaminato da anni ed anni di rapporti impropri con la razza padrona. Lo stesso Cofferati è stato il fiancheggiatore numero uno dei governi di centrosinistra,quelli guidati da gente come Dini, Prodi, D’Alema o Amato, ovvero i suoi avversari troppo-ulivisti di oggi.
    Questa sostanziale unicità del Dna di tutti i personaggi di questa sinistra, nella quale vanno ormai compresi a pieno titolo anche certi ex democristiani (la differenza è veramente insignificante), è però la ciambella di salvataggio di tutta la baracca.
    Già, perché come la storia ha già dimostrato, ogni scissione sarà, ancorché dolorosa, sostanzialmente ininfluente.
    Quando nacque Rifondazione Comunista, dalla costola di Cossutta, perché all’epoca Bertinotti era un semisconosciuto in Italia, qualcuno pensò che stava rinascendo il Pci. Invece Cossutta è placidamentc tornato sui suoi passi, altro che nostalgico del Cremlino..., e Bertinotti, pur flirtando con “il movimento” ed atteggiandosi da sub comandante Fausto, vive (e bene) dentro le giunte locali con gli ex scudocrociati. Alla faccia della rifondazione dell’idea comunista.
    L’unica forza della sinistra in grado di scatenare un fortunale distruttivo ma risanatore è la sinistra che non c’è.
    O almeno quella che non appare e che non è ancora organizzata: la sinistra nazionale.
    In verità esistono qua e là personaggi politici che, sul piano individuale, hanno già mostrato dimestichezza con il socialismo nazionale. Sono trasversali: stanno dentro An, nella Lega, persino qualcuno in Forza Italia. Ma anche tra i vecchi socialisti ex Psi e pure qualcuno dentro la Quercia e Rifondazione. Sono la parte più viva, intellettualmente penalizzata, finora, dal proprio pensiero eretico. Perché ora tale resta il portatore, ovunque abiti politicamente. Se costoro, almeno qualcuno, deciderà di scendere in campo, potrebbe raccogliere le forze esistenti già in Italia (e sono molte di più di quanto oggi appaiano) per tentare di costruire la Terza via. Altrimenti tutto si ridurrà all’attesa delle decisioni del Cinese e di quelle di Berlusconi, che forse sta lasciando la lenza lunga per non perdere il pesce. Sì, perché sarà sufficiente per il Cavaliere considerare con prontezza Cofferati come interlocutore per far consumare alla sinistra la frattura in modo insanabile.

  3. #3
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    L'articolo è sviluppato bene, descrive in modo esauriente la situazione attuale del centro-sinistra, ma conclude in modo ambiguo. Come si può sperare che un esponente della Lega o di Forza Italia "scenda in campo" e sfoderi la spada del socialismo nazionale? Io non mi affido a nessuno di questi pagliacci del circo parlamentare. Non puoi fidarti di un servo della borghesia...
    Sei qualcuno lo farà, sarà solo per guadagnarci in termini di liquidità di visibilità nel panorama delle forze politiche italiane.
    La sinistra nazionale che c'è ma non è composta è situata tra tutte quelle organizzazioni extraparlamentari socialiste e comuniste che non trascurano, anzi, valorizzano l'elemento nazionalitario. [non ho scritto nazionalista per non confondermi col nazionalismo borghese della formazione degli stati nazionali dell'800 e per distaccarmi da organismi della Terza Posizione come Forza Nuova]

    ciao Angelo!

 

 

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