Corriere della Sera
Liberati dalla prigione per terroristi i primi quattro detenuti


I «nonni» di Guantanamo «In gabbia come animali»

Due settantenni afghani rilasciati dagli americani

Fiz è magro e ha la barba bianca come Mohammed, che è sordo da un orecchio.
Sono due dei temuti terroristi, i «combattenti fuorilegge» rinchiusi per
mesi in una gabbia di un metro e 80 per due e 40 nella base di Guantanamo,
così infami da non meritare il titolo di «prigionieri di guerra» e la
protezione della Convenzione di Ginevra. Due settantenni stanchi. Fiz tiene
al polso il bracciale che gli hanno messo gli americani, con la presunta
data di nascita (1931) e dice: «In gabbia è stata dura». Mohammed non si
lamenta: «Laggiù ci hanno trattato bene. Ci davano da mangiare. Potevamo
pregare cinque volte al giorno».
Fiz e Mohammed sono due dei quattro prigionieri di Guantanamo rilasciati
domenica. I primi a essere liberati, i primi a togliersi la divisa arancione
di Campo Delta. «Prima di uscire ci hanno dato una borsa blu, un giaccone e
un paio di mutande lunghe». Tre afghani di etnia pashtun (Fiz, Mohammed e il
35enne Jan). Il quarto, l'imam Sagheer, 60 anni e 15 figli, originario delle
Aree Tribali dove potrebbe essersi nascosto Osama Bin Laden, è uno dei
volontari pakistani partiti a migliaia un anno fa per difendere i talebani:
da Guantanamo è stato consegnato alla polizia segreta di Islamabad. Agli
afghani è andata meglio: sbarcati alla base di Bagram, a nord di Kabul, dove
erano partiti incatenati ai seggiolini dell'aereo, sono stati portati in un
ospedale, guardati a vista dalle guardie, con la loro borsa blu ai piedi. Ma
il ministro degli Interni ha detto che oggi, mercoledì, potranno tornare a
casa, perché «se gli americani li hanno rilasciati un motivo ci sarà».
Un motivo buono, finora, l'avevano avuto soltanto in due. Gli unici ad aver
superato le barriere di filo spinato della prigione per combattenti talebani
e terroristi di Al Qaeda che gli Usa hanno aperto a gennaio nella base di
Guantanamo a Cuba. Due, un malato di mente e un americano. Il primo ad
aprile, dopo che i medici avevano stabilito che non fingeva di essere pazzo,
è stato rispedito in Afghanistan. Il secondo, Yasser Esam Hamdi, ha la
fortuna di esser nato da genitori sauditi in Louisiana: quando si è scoperto
che era cittadino degli Stati Uniti, è stato mandato in una prigione più
confortevole a Norfolk in Virginia.
Così i primi a raccontare com'è Guantanamo vista da dentro sono loro, i due
nonni Fiz e Mohammed, assieme al giovane Jan, barba più scura e dente più
avvelenato: «Ci hanno tenuto nelle gabbie come animali». Fino ad aprile, con
altre centinaia di prigionieri ha vissuto in una delle celle «di emergenza»
a Campo Raggi X, gabbie all'aperto con tetto di metallo e intorno una rete.
«Ci permettevano di uscire due volte alla settimana, per mezz'ora», dice
Jan. «Non ci reggevamo in piedi. Mi hanno interrogato una dozzina di volte».
Dice di essere stato preso a Kunduz, l'ultima roccaforte talebana ad
arrendersi ai miliziani dell'Alleanza del Nord. «Gliel'ho detto agli
americani, non ero un talebano, ma i talebani mi hanno costretto a
combattere», racconta Jan in una stanza d'ospedale a Kabul. «Non sono
fuorilegge, sono un contadino».
I ricordi più pacati vengono dai «nonni». Certo anche loro sono stati
spremuti dagli agenti della Cia, come dice Mohammed Hagi Fiz: «Ci
interrogavano per ore, con le catene ai piedi. Mi ripetevano: "Da dove
vieni?". "Sei un talebano?". "I tuoi parenti sono talebani?". "I talebani ti
hanno dato le armi?"».
Sembra in buona salute, Fiz. Racconta di essere stato arrestato dagli
americani otto mesi fa, in un ospedale della provincia centrale di Uruzgan,
la stessa dove si sarebbe nascosto il mullah Omar subito dopo la fine della
guerra. «Mi hanno legato le mani e bendato gli occhi». In elicottero fino a
Kandahar, e poi in aereo a Guantanamo. «La mia famiglia non sa nulla. Mi
hanno visto andare dal dottore per una medicazione, e sono scomparso».
Perché hanno arrestato questo «baba», questo «nonno» afghano che ha passato
i 70 anni (in Afghanistan la vita media si ferma a 42)? «Non so perché mi
hanno preso. Gliel'ho detto che ero innocente. Sono solo un vecchio».
Via da Guantanamo, via da Campo Delta che ha sostituito le gabbie di Campo
Raggi X. Celle ancora più piccole, ma in muratura. «Non siamo stati trattati
male», ammette o è costretto ad ammettere l'altro «nonno» Mohammed Sadiq,
arrestato nella provincia orientale di Paktia. «Potevamo pregare e fare le
abluzioni cinque volte al giorno. Avevamo il Corano e lo leggevamo tutto il
giorno. Non ci è mai mancato da mangiare». Tre pasti, tre bottiglie di
acqua, a colazione pane, crema di formaggio, un'arancia, a mezzogiorno
barrette di cereali e noccioline, riso e fagioli alla sera.
Il menù a cui si dovranno abituare i trenta «nuovi» ospiti giunti a
Guantanamo in questi giorni (625 il totale). Di loro il Pentagono non rivela
nulla. Nome, nazionalità. Nulla. Quanto all'età, il record da battere è
detenuto dai «pericolosi terroristi» Fiz & Mohammed: uno giura di avere 105
anni, l'altro 90.