Se si osservano i risultati della Fiat auto http://www.bilanciofiat.com/f/fa/index_fa.html
e li si comparano con i conti della Toyota (investor relations)
http://www.toyota.co.jp/en/ir.html
(facendo le debite differenziazioni nei metodi di calcolo) si possono trarre delle interessanti considerazioni.
Vediamole in ordine per il caso Fiat:
1) il risultato netto di Fiat è tendenzialmente negativo per tutti e tre gli anni (1999-2000-2001). Questo mostra chiaramente una grossa difficoltà economica specialmente unito a 2) e 3)
2) il risultato operativo di Fiat è sempre negativo, ed anzi questa si incrementa fino ad arrivare al 300% di due anni prima.
3) l'autofinanziamento si erode rapidamente diventando negativo. L'azienda in breve perde la possibilità di sviluppare politiche di lungo perido vincolata dalla liquidità.
4) gli investimenti diminuiscono, a differenza delle spese in ricerca e sviluppo che tendono ad aumentare (a tassi peraltro contenuti).
5) Il numero dei dipendenti si riduce di circa il 30%. Si nota che i dipendenti sono maggiormente distribuiti laddove i ricavi sono inferiori. Questo lascia pensare ad una difficoltà endemica ad incrementare il business là dove i risultati sono migliori (non credo a squilibri di breve periodo in questo caso).
In breve, i risultati cominciano ad essere fortemente negativi e questo porta un vincolo insormontabile ai nuovi investimenti in qualità.
Per quanto riguarda la Toyota la situazione è nettamente diversa. Una azienda in crescita, con incremento di utili, cash flow ed investimenti. Tutti gli indici finanziari maggiori mostrano una crescita.
Più interessante la dinamica del titolo sul mercato di Tokyo, dal 1997 al 2000 mostra una forte crescita (anche nei volumi scambiati).
Se si osserva tutto il bilancio si osserva una crescita qualitativa di dipendenti ed investimenti.
Da questo si capisce bene qual'è il problema della Fiat. E' un problema di utili. se la dinamica della qualità non si muove in maniera consistente da un anno all'altro ma ha necessità di forti investimenti in ricerca e sviluppo per molti anni, si capisce come la qualità nel breve periodo sia "data". Le aziende nel breve competono con altri strumenti, il prezzo in primis.
Nel breve periodo 2-3 anni gli investimenti in qualità (ricerca e sviluppo) possono essere ininfluenti sul risultato operativo in quanto puntano a miglioramenti di prodotto tali da permettere un salto di qualità nel lungo periodo (più anni). Questi vantaggi competitivi sono di solito più importanti dei primi in quanto i prezzi sono una variabile spesso facilmente manipolabile (dunque i competitors si appaiano).
Questo mostra come incentivi/ disincentivi e distorsioni varie portino solamente a soluzioni ininfluenti per le dinamiche di lungo periodo.
Intanto però non ci si può basare su politiche di qualità e con dei risultati tali che riducano sensibilmente nel tempo utili e cash flow, in quanto venendo a mancare il circolante, la necessità di ridurre i costi diventa forte.
Leggendo quindi i bilanci l'elemento che si trae dunque, è questo; i casi, tipici del settore auto, vanno analizzati con un occhio al lungo periodo. Le politiche industriali di lungo periodo hanno favorito la crescita e lo sviluppo di una serie di forti vantaggi competitivi (della Toyota).
Gli investimenti servirebbero a questo a creare dei vantaggi competitivi di prezzo, di brand, o di altro tali da essere decisivi.
Dire che la qualità sia il problema del capitalismo è dire una cosa vera ma applicabile ovunque.
Non vince qualitativamente quello che è migliore o fa l'auto migliore ma quello che fa più utili (nel lungo periodo). Se si punta solo alla qualità, senza dare un'occhiata ai bilanci, si rischia di non avere più risorse operative (ammesso che si tratti di "vera" qualità, cosa si intende per qualità?).
Carlo Drago
Guida in Economia e Finanza Internazionale
Rassegna stampa economica e finanziaria
http://guide.supereva.it/fondi_pensione/
Economia e Finanza Internazionale
http://guide.supereva.it/economia_e_...nternazionale/




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