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  1. #1
    Asteroids
    Ospite

    Predefinito I Cattolici per la pace

    "NOI PROPONIAMO"
    Documento finale del Giubileo degli Oppressi 2002

    Introduzione


    La Carovana della Pace 2002 riprende e rilancia i temi delle ingiustizie e dei divari lungo l’asse Nord-Sud del mondo, temi già denunciati dal Giubileo degli Oppressi 2000 che si era concluso con un forte appello dal titolo “Noi ci impegniamo”.

    Quegli impegni, per molte associazioni ecclesiali e laiche, sono stati una vera pista per costruire la pace tramite la difesa della dignità dell’uomo, la denuncia delle ingiustizie, la promozione della non-violenza attiva, la proposta di una vita sobria, la costituzione di piccole comunità alternative…

    Purtroppo in questi due anni non si è arrestata una deriva politica e sociale che vede una crescente corsa alle armi (specialmente dopo l’11 settembre), la militarizzazione dell’economia, la frammentazione delle comunità e l’isolamento delle persone. Una deriva che il sistema dei mass media – dedicato in gran parte ad intrattenere il consumatore più che a informare il cittadino – tenta, e spesso riesce, a mascherare.

    Le migliaia di persone e le tante esperienze territoriali di base che questa Carovana della Pace ha incontrato, sono qui a dirci che in giro c’è voglia e bisogno di mettersi in gioco per cambiare questo stato di cose. Per questo, raccogliendo le sollecitazioni delle diverse realtà locali incontrate, facciamo delle proposte orientative.



    1) Superare la logica della guerra e del nemico

    Dinanzi ad una logica di guerra ormai imperante, denunciamo che le guerre programmate hanno solo una finalità economica, funzionale ai potenti della Terra. Perciò:

    Proponiamo di riflettere per far emergere tutte le possibili forme di resistenza – come l’obiezione di coscienza e l’obiezione fiscale – agli interventi armati,

    Incoraggiamo gli enti locali a dedicare parte delle loro risorse alla diffusione di una cultura di pace e di opposizione alla guerra.

    Chiediamo alla Conferenza Episcopale Italiana di solidalizzare con il Papa nel dichiarare, in modo inequivocabile, che “con la guerra tutto è perduto”. Riteniamo, infatti, che la comunità cattolica e la stessa società civile abbiano bisogno di una direttiva magisteriale chiara, che condanni la guerra che sta per cominciare e la “logica di guerra” che la dichiara inevitabile. Noi questo bisogno lo sentiamo.

    Proponiamo a tutte le componenti della società civile che aspirano ad un mondo diverso di ritirare il proprio denaro dalle banche armate, colluse con le fabbriche che lavorano per la guerra, e di indirizzarsi verso realtà alternative di risparmio sociale. Proponiamo inoltre di boicottare tutti i prodotti delle aziende compromesse con operazioni ingiuste e lo sfruttamento dei paesi poveri e deboli.

    Proponiamo che la comunità cattolica, in dialogo con la società civile, si impegni con maggior decisione per una legislazione sulla immigrazione che sia rispettosa delle persone e delle famiglie immigrate, e non accetti politiche discriminatorie nei confronti di nessuna persona che cerca condizioni di vita più umane. Chiediamo a questa società civile di non usare più la parola extracomunitario: serve a perpetuare logiche di esclusione e a creare nemici.

    Proclamiamo forte la eguale dignità di ogni essere umano di cui nessuno può determinare il diritto di esserci o di non esserci.

    Richiamiamo alla memoria la Dichiarazione universale dei diritti umani.



    2) Recuperare il senso della comunità

    Come popolo in cammino, in cerca di pace e giustizia, sentiamo la necessità di recuperare una spiritualità profonda che ci riporti alle radici del nostro essere, e motivi e illumini la nostra azione, perché sia azione di fratelli, figli dello stesso Padre. Una spiritualità che si sviluppa nelle comunità e nei gruppi e conduce al ricupero delle relazioni tra le persone, con Dio e con l’ambiente.

    Proponiamo, perciò, che ognuno si ritagli nella giornata spazi di silenzio, di preghiera e di riflessione sulla situazione del paese e del mondo intero; che si costituiscano gruppi di spiritualità, riflessione e convivialità per migliorare i rapporti e ridare gioia e fiducia alle persone.

    Essere comunità non è un elemento accessorio, ma un carattere fondante di una società civile organizzata che sappia ridare senso e progetto ai tanti “dispersi” di oggi.

    Proponiamo il dialogo come norma di comportamento con tutte le componenti della società civile e con tutti i gruppi religiosi. NO ai fondamentalismi e agli arroccamenti sulle proprie verità. NO alle guerre di religione. SÌ al confronto, magari con l’aiuto di un saluto e di un sorriso.
    Proponiamo a tutte le associazioni che vogliono costruire una società fraterna e attenta agli ultimi, di incontrarsi, di condividere e di mettersi in rete per denunciare con più efficacia le ingiustizie e farsi sentire. Insieme si può di più.



    3) Prendersi cura dell’informazione e della formazione

    Il sistema dei mass media è sempre più una macchina che serve a mantenere l’opinione pubblica incatenata allo stile di vita e ai modelli di consumo occidentali. La tivù, in particolare, fa più intrattenimento che informazione. “Con questo tipo di televisione non può esserci nessuna democrazia” (K. Popper).

    Proponiamo, perciò, ai singoli, alle famiglie e alle associazioni di essere critici e dedicare tempo all’analisi e alla selezione dei mass media, così da poter scegliere con cognizione le fonti informative cui attingere e da contrastare. Il digiuno televisivo, ad esempio, è una delle forme di lotta più efficaci.

    Incoraggiamo le associazioni e i gruppi ad incalzare i media del loro territorio, ad essere interlocutori delle redazioni dei giornali e delle tivù.

    Chiediamo ai giornalisti di non lasciarsi fuorviare dalle logiche del potere del denaro, ma di farsi invece guidare dalla ricerca della verità.



    Proponiamo che le scuole e le università siano luoghi di educazione alla pace, e cioè alla legalità, alla giustizia, alla capacità di vivere insieme nel rispetto delle differenze.

    Chiediamo, perciò, agli insegnanti e ai responsabili degli istituti scolastici di riflettere sulle loro responsabilità e di non lasciarsi appiattire nei valori, accontentandosi semplicemente di servire il sistema del momento.


    Infine vogliamo ricordare
    alla nostra Chiesa che Gesù è la vera pace
    e il suo Vangelo non ammette la guerra;
    a tutta la società che la strada da seguire è quella della
    non-violenza impegnata, presente, attiva, lucida e informata.



    Allora la fraternità sarà più importante del guadagno. Allora la pace non sarà più una utopia.


    http://digilander.libero.it/giovanie...lemanihome.htm

    •   Alt 

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  2. #2
    Asteroids
    Ospite

    Predefinito Il forum sociale europeo dei Cattolici

    Quelli di Porto Alegre
    Gino Barsella


    Presentato il Forum sociale europeo del 7-9 novembre a Firenze. Niente leader "mediatici", ma portavoce a reazione. Già questa è una "notizia", ma i giornalisti presenti alla conferenza stampa non se ne accorgono.


    «Siamo quelli di Porto Alegre, che credono che l’Europa degli eserciti non è l’unica possibile ma vogliono costruirne una che sia contro razzismo, ingiustizie sociali e guerre e sia invece per la democrazia e la cittadinanza regionale». Così viene presentato a Firenze, durante una conferenza stampa il 1° ottobre a Fortezza da Basso, il Forum sociale europeo che cercherà di coinvolgere la città della pace e del dialogo, la città di La Pira, dal 7 al 9 novembre 2002.

    Cinque rappresentanti del comitato organizzatore hanno spiegato motivazioni, programmi e organizzazione, chiarendo subito che lo stile del Forum sarà quello dei portavoce a rotazione, perché il movimento non è un partito politico, con i suoi leader mediatizzati, ma una rete di movimenti, gruppi e associazioni che assieme contribuiscono per un obiettivo comune. Il metodo è quello delle diversità e pluralità, contro una politica che concentra tutto su una persona o una tematica.

    I soli che non riuscivano a capire questa “notizia”, la novità di un movimento che contesta il sistema dalle sue radici proponendosi in maniera diversa, erano proprio i “servi” di questo sistema mediatizzato, gran parte dei giornalisti presenti che, sordi a tutto il resto, si affannavano solo a tentare di estorcere qualche dichiarazione ai vari Agnoletto e Casarini, disciplinatamente seduti tra il pubblico assieme a tutti gli altri rappresentanti dei vari gruppi e associazioni.

    L’atto di apertura del Forum sarà dedicato ai migranti, che cercheranno di creare una rete europea contro il razzismo. Ci saranno rappresentanti da tutto il mondo e sarà un laboratorio di confronto, con finestre sul mondo, assemblee plenarie su varie tematiche e seminari, in quattro o cinque lingue. Il tutto si svolgerà tra il Palazzo degli affari, il Palazzo dei congressi, la Fortezza da Basso, la stazione Leopolda e vari comuni dell’hinterland fiorentino.

    L’azienda cittadina dei trasporti fornirà un biglietto integrato; l’ospitalità per 15-20mila persone è organizzata in varie maniere, dagli alberghi alla sistemazione col sacco a pelo o in case private. I costi saranno coperti con l’aiuto di Regione, Comuni e partecipanti (che con le quote di iscrizione differenziate secondo i redditi costituiscono il 50% delle entrate – l’altro 50% viene da campagne e appelli). Il tutto è gestito con l’auto-organizzazione, senza cachet né rimborsi a ospiti e relatori.

    Ma il momento più importante – preparato il 5 ottobre dalle manifestazioni in tutta Italia, "Città per la pace" – avverrà il 9 novembre: la prima grande manifestazione europea per la pace.

    http://www.nigrizia.it/doc.asp?ID=3366

  3. #3
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    Predefinito Non conformatevi!

    Firma il manifesto dei cattolici


    Non conformatevi!

    G8 e Anti G8. Da cristiani a cristiani. Contro il "pensiero unico"




    "C'è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: Quando il Figlio dell'Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra? Ciò che mi colpisce quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa"


    (da "Paolo VI segreto" di Jean Guitton)



    Da "Lettera ai cristiani d'occidente" di Josef Zverina (teologo cecoslovacco) anno 1975


    Fratelli,
    voi avete la presunzione di servire alla costruzione del Regno di Dio, assumendo quanto più possibile dal cosiddetto mondo d'oggi: i suoi modi di vita, il suo linguaggio, i suoi slogans, il suo modo di pensare.
    Riflettete, vi prego: che vuol dire simpatizzare con il mondo d'oggi? Significa, forse, che bisogna lentamente vanificarsi in esso? Sembra purtroppo che vi muoviate proprio in questa direzione
    "Fratelli ammoniva san Paolo nella lettera ai Romani (12,2) non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi, rinnovando la vostra mente".
    "Non conformatevi!". In greco: "mè suskèmatìzesthe". Il verbo contiene la radice della parola "schema". Per dirla in breve: ogni modello esteriore, ogni schema è vuoto
    Riflettete sulle parole di san Paolo e si ridimensionerà tanta ingenua fiducia nella cosiddetta rivoluzione o nella violenza (della quale, comunque, voi non siete capaci)
    "Esaminate voi stessi, se siete nella fede, mettetevi alla prova" scriveva l'apostolo ai Corinti (2Cor 15, 5). O forse non riconoscete neppure che Gesù Cristo abita in voi? Noi non possiamo ricopiare il mondo, proprio perché ci è chiesto di giudicarlo. Non, certo, con orgoglio e superiorità. Ma con amore: così come il Padre ha amato il mondo (Gv 3, 16) e per questo ha pronunciato il suo giudizio su di esso.


    Josef Zverina




    1. Gesù Cristo centro del cosmo e della storia

    Noi firmatari di questo manifesto siamo semplici cattolici, non rappresentiamo che noi stessi. Abbiamo deciso di intervenire dopo aver letto con inquietudine il "Manifesto delle associazioni cattoliche ai leaders del G8", sottoscritto da decine di organizzazioni ecclesiastiche.

    Confessiamo il nostro profondo disagio di fronte a un documento che rischia di far tornare i cattolici alla situazione di venticinque anni fa, cioè a una condizione di sudditanza alle ideologie e perfino agli slogan di gruppi e movimenti politici c he nulla hanno a che fare con la nostra fede e le cui ricette politiche, peraltro, hanno sempre dato dove applicate risultati terribili. A una situazione cioè dove non è più chiaro qual è l'originalità della presenza dei cristiani nel mondo.

    Innanzitutto noi crediamo che il primo e fondamentale contributo che i cristiani portano all'umanità, anche per la promozione sociale e civile dei popoli (come dimostra la storia), sia l'annuncio di Gesù Cristo: Dio fatto uomo per sconfiggere il male e dare all'uomo la redenzione e la vita eterna.

    Rileviamo invece che le associazioni cattoliche firmatarie del Manifesto si dilungano a discettare delle materie più varie (dalle percentuali di pil alla proposta di tassare le transazioni valutarie, dal divieto di monopoli nell'editoria agli organismi geneticamente modificati), ma non ritengono di affermare da nessuna parte che Gesù Cristo è l'unico salvatore dell'uomo e che questo annuncio è il loro fondamentale compito.

    Non si stanca di ripeterlo invece il Santo Padre, che pure non ha fatto mancare la sua parola e i suoi appelli sui problemi relativi al debito dei Paesi del Terzo Mondo, sulla pace e il rispetto dei diritti umani, sulla protezione della dignità e della vita umana, dal suo concepimento alla sua fine naturale. In tutti questi pronunciamenti di Giovanni Paolo II noi ci riconosciamo e chiediamo alle organizzazioni internazionali di non lasciarli cadere nel vuoto. Dobbiamo assumerci, come Stati e come singoli cittadini, le nostre responsabilità per la difesa dei diritti dell'uomo e dell'ambiente.

    Il Manifesto delle organizzazioni cattoliche, oltre a "dimenticare" l'essenziale della presenza dei cristiani nel mondo, prospetta argomenti e soluzioni che sembrano assunte (perché vi si ritrovano tali e quali) dai vari pronunciamenti del movimento anti-globalizzazione, il cosiddetto "popolo di Seattle", al quale questo mondo cattolico sembra essersi accodato in modo acritico.

    Tanto che il documento delle associazioni cattoliche ha addirittura censurato tutti quei temi che invece il magistero di Giovanni Paolo II continuamente e drammaticamente richiama i quali avrebbero potuto diversificarlo dal cosiddetto "popolo di Seattle". Colpisce, ad esempio, la lunga premessa sulla necessità di difendere la dignità e la vita umana che poi trae conclusioni solamente contro la guerra e la miseria economica (e chi è mai a favore della guerra e della miseria?), ma non proferisce parola per esempio contro l'aborto di massa, l'eutanasia, i programmi di sterilizzazione collettiva nei paesi del Terzo Mondo (questo sì, vero colonialismo), né contro l'uso sperimentale della genetica sull'uomo.

    Va detto che il movimento "anti G8", lungi dall'essere vicino alla Chiesa e alla fede cattolica, ha, secondo noi, alla sua base uno schematismo ideologico, una brutalità manichea, uno sprezzo della ragione umana, che sono assolutamente inconciliabili con quella positiva apertura alla ricerca della verità a cui ci educa l'esperienza cristiana, la quale suggerisce così una cultura fondata non sul pregiudizio o sull'anatema, ma su una coscienza critica e sistematica della realtà.


    2. Un'ideologia impermeabile all'esperienza

    Non a caso, tale movimento è egemonizzato da gruppi che praticano sistematicamente la violenza contro cose e persone (e anche a questo proposito nel documento delle organizzazioni cattoliche si nota un desolante silenzio).

    Innanzitutto c'è una fortissima componente marxista (sia pure un marxismo dilettantesco e superficiale) che si esprime come odio ideologico dell'Occidente capitalistico e del libero mercato, considerati come un imperialismo planetario che complotta ai danni dei poveri (dimenticando peraltro che enormi sacche di fame e sottosviluppo sono state lasciate in eredità dai fallimentari sistemi comunisti).

    Un marxismo grossolano che riesce perfino a demonizzare oltre alla proprietà e al mercato anche lo sviluppo, la tecnologia e la scienza. Cosicché va ad incontrare inconsapevolmente ideologie di estrema destra che già da decenni demonizzano "l'americanizzazione del mondo".


    3. Un ecologismo da fanatismo religioso

    L'altra componente è un ecologismo radicale che oltre ad essersi dimostrato disastroso e oltre ad alimentare irresponsabilmente fobie collettive, fuori da ogni serio dato scientifico, intende abbattere esplicitamente il fondamento della tradizione giudaico-cristiana, cioè il primato dell'essere umano e la bontà della sua presenza sul pianeta.

    Non dovrebbe sfuggire ai cristiani quanto sia pericolosa la concezione pagana e panteista connessa con una simile difesa dell'ambiente. La difesa della "Madre Terra" dall'uomo, ritenuto il cancro del pianeta, e l'adorazione di Gaia sono concezioni che appartengono a un mondo pagano. Vorremmo ricordare quanto terribile sia stato nel XX secolo il riemergere in ideologie politiche del neopaganesimo ispirato a certe concezioni bio-ecologiche.






    Condizione umana e mondo comune.

    Alcuni dati di fatto, nel merito dei problemi.


    1. C'è un progresso innegabile

    La storia dell'umanità dimostra che il progresso scientifico, tecnologico, culturale ed economico generato dall'uomo ha reso il nostro pianeta più vivibile. L'umanità vive meglio e più a lungo.
    Dal 1960 ad oggi, nei paesi in via di sviluppo, i tassi della mortalità infantile sono stati ridotti della metà, i tassi di malnutrizione del 33 per cento e la percentuale di ragazzi in età scolare che non frequenta alcun corso di studi è calata dalla metà a un quarto. Le famiglie rurali che non hanno accesso all'acqua salubre sono passate dai nove decimi a un quarto. La durata media dell'esistenza nei paesi industrializzati è di 77 anni (era di 50 nel 1900 e di 40 nel 1820) ed è cresciuta anche nei paesi arretrati a più di 60 anni (la media mondiale è di 67 anni). Nell'arco del secolo il reddito individuale medio mondiale è quadruplicato.
    Naturalmente esistono anche gravi ingiustizie, fame e nuovi drammi sociali che occorre affrontare e risolvere (per questo ci siamo richiamati agli interventi del Papa). Ma è insensato misconoscere gli enormi progressi fatti.
    Anche il rapporto con l'ambiente con buona pace dei catastrofisti - è notevolmente migliorato. Lo sviluppo delle attività agricole ha permesso di ottenere una produzione alimentare che oggi può sfamare l'intera umanità con un utilizzo di terre e di forza lavoro sempre più piccole (e alleviando enormemente anche la fatica umana). Le zone protette si sono moltiplicate per venti negli ultimi dieci anni. Le città dei Paesi avanzati sono più pulite e anche certe forme d'inquinamento dei mari sono fortunatamente diminuite.


    2. E c'è un sonno della ragione che genera mostri

    Di fatto i paesi che sono più aperti al commercio hanno una crescita più rapida di quelli che non lo sono. Inoltre è stato dimostrato che non bastano affatto gli aiuti dell'Occidente (che anzi talora possono essere anche controproducenti) per battere la povertà e il sottosviluppo. Occorre prima una crescita giuridica e culturale in quei paesi: senza il riconoscimento dei diritti umani, civili ed economici delle persone (e senza la formazione e le conoscenze) il Terzo Mondo non esce dal sottosviluppo.

    Eppure il modo in cui oggi si discute di fame, processi economici e difesa dell'ambiente mette sul banco degli imputati i Paesi e gli uomini che hanno favorito lo straordinario progresso di questi decenni. Bastano poche voci confuse, argomentazioni pseudo-scientifiche, e tanta ideologia basata sulla lotta di classe per criminalizzare intere categorie sociali e diffondere pena e panico sul futuro. I parametri culturali entro i quali sono stati collocati i problemi di sottosviluppo e ambientali risentono di una visione del mondo in cui le popolazioni ricche vengono accusate di sfruttare i poveri ed il progresso scientifico e tecnologico viene contrapposto alla conservazione dell'ambiente. Sembra quasi che eliminando le economie sviluppate si vincerà la povertà e che tutto ciò che è umano, scientifico e tecnologico rovini il pianeta. Così, in nome di una presunta difesa dei poveri e dell'ambiente sono state scatenate vere e proprie azioni di guerriglia urbana, uomini sono stati feriti, si sono devastate città. Peraltro non risulta che il cosiddetto "popolo di Seattle" che pretende di presentarsi come "la voce degli emarginati" - sia stato delegato dai paesi poveri. Al contrario, risulta che i Paesi del Terzo Mondo abbiano idee esattamente opposte a quelle del "popolo di Seattle" su biotecnologie, apertura ai mercati e Protocollo di Kyoto, sulla cui fondatezza, per altro, la comunità scientifica sta ancora discutendo. In vari recenti interventi di personalità dei paesi poveri, il "movimento di Seattle" è stato esplicitamente accusato di impedire una vera lotta alla fame.


    3. Il dogmatismo del "pensiero unico"

    È sconcertante notare l'adesione acritica a slogan e "frasi fatte" al di fuori di ogni acquisizione scientifica e di ogni seria evidenza storica. Per esempio, con l'agricoltura biologica non sarebbe possibile produrre risorse alimentari per nutrire tutta l'umanità neanche sfruttando tutte le terre oggi coperte da foreste (che sarebbe, questo sì, un incalcolabile disastro ecologico).Inoltre non è il tanto demonizzato sviluppo che crea fame, ma il sottosviluppo. L'evidenza elementare è che quanti vogliono aiutare il prossimo devono essere consapevoli che solo una ricchezza prodotta può essere distribuita e che per questo è irresponsabile demonizzare la produzione e lo sviluppo. Contrariamente a ciò che recitano i dogmi del "pensiero unico" oggi amplificato dai mass media, il progresso tecnologico e la crescita economica sono gli unici strumenti per sanare le piaghe della fame, per vincere le malattie e difendere l'ambiente.


    4. Chi vuole mantenere i poveri più poveri?

    Fino a prova contraria è vero che la democrazia politica è compatibile solo con un'economia di mercato. L'unione di capitalismo e democrazia non porterà il Regno dei Cieli sulla Terra; ma, per liberare i poveri dalla miseria e dalla tirannia e per dar spazio alla loro creatività, il capitalismo e la democrazia possono fare molto di più di quanto sia in potere di tutte le altre alternative esistenti.

    Per questo non possiamo non fare nostre le amare considerazioni del noto editorialista liberal americano Thomas Friedman, che sul non certo sospetto di tendenze confessionali e conservatrici New York Times ha descritto il "popolo di Seattle" come "la coalizione che vuole mantenere poveri i più poveri".


    5. La lezione di don Sturzo

    Invitiamo dunque tutti i cattolici a riflettere su questa lungimirante pagina una previsione della globalizzazione - scritta nel 1928 da don Luigi Sturzo: "Alcuni hanno timore della potenza enorme che ha acquistato e acquista sempre più il capitalismo internazionale che, superando confini statali e limiti geografici, viene quasi a costituire uno Stato nello Stato. Tale timore è simile a quello per le acque di un fiume; davanti al pericolo di uno straripamento, gli uomini si sforzano di garantire città e campagne con canali, dighe e altre opere di difesa: nel medesimo tempo lo utilizzano per la navigazione, l'irrigazione, la forza motrice e così via. Il grande fiume è una grande ricchezza e può essere un grave danno: dipende dagli uomini, in gran parte, evitare questo danno. Quello che non dipende dagli uomini è che il fiume non esista. Così è del grande fiume dell'economia internazionale. La sua importanza moderna risale alla grande industria del secolo scorso: il suo sviluppo, attraverso invenzioni scientifiche di assai grande portata nel campo della fisica e della chimica, diverrà ancora più importante, anzi gigantesco, con la razionale utilizzazione delle grandi forze della natura. Nessuno può ragionevolmente opporsi a simile prospettiva: ciascuno deve concorrere a indirizzare il grande fiume verso il vantaggio comune (). Contro l'allargamento delle frontiere economiche dai singoli stati ai continenti, insorgono i piccoli e grandi interessi nazionali, ma il movimento è inarrestabile; l'estensione dei confini economici precederà quella dei confini politici. Chi non sente ciò, è fuori della realtà".


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    [I]Exurge Domine et iudicam causam tuam. Psalm. 73

  4. #4
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    Predefinito

    Non posso non condividere molto di quello che Bernardo Gui (benvenuto nel forum, spero di averti mebro assiduo!!! ) ha postato..... IN effetti, Il Cattolicesimo ha avuto questa pretesa, quella cioè di coniugare modernità e Dottrina.... i risultati sono ormai sotto gli occhi di tutti.
    "

 

 

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