Tutto fuorchè il capire che ciò che viene impropriamente definito "poesia" è qualcosa di diverso dal lirismo oppiaceo presentato in salsa eruditivo-accademica dai riferimenti socio-culturali di questa società.

La poesia è una ferita, una incapacità: una incapacità espressa per ognuno in un modo unico, una unica incapacità uguale solo a se stessa per ognuno che la vive, o ne muore.
La poesia è una stella che brucia i suoi ultimi granelli di luce sprigionando lo spettro più vasto e fantastico di colori.
E' la stella cadente che muore disegnando l'orizzonte.
E' il fulmine che muore illuminando il cielo.

Dare forma alla materia è l'arte.
O trovare nella materia le linee di forza che s'intersecano sottocute per tutta la superficie delle cose, definendo i contorni di mondi infiniti, racchiusi magari in una lacrima o in mille parole scritte per non dire un "ti amo".

Dipingere con le parole è un dipingere quadri di ghiaccio.
O dipingere specchi.

Dalle foglie d'erba, agli ossimori, dalle goccie d'argento all'uomo infinito, dai cimiteri marini alle voci della pietra....dalla mescalina all'attesa della propria fine....

Dite di tutto sulla poesia, ma non che essa è genere per efebi o iper-sensibili patologici (chiamiamo le cose con il loro nome: questo si da ad intendere oggi, nella società dei disumani ipermacho-impotente e iperfemmina-sterile).

E' solo l'eco di canti che raccontano una Odissea senza tempo, paradigma del viaggio che l'Ulisse-Uomo compie verso un'Itaca cui non arriverà probabilmente mai, o che più semplicemente non ha sponde.

Ossimori o frammenti di vetro, sillabe trovate e pronunciate per nomi senza più sorrisi.

Il poeta è un soldato che combatte con le sue armi quella parte di uomo che da sempre tende a sopraffare ogni residua coscienza d'infinito amore per l'essere.

Per questo, il poeta, che pure ama,
sa distruggere, odiando senza sosta, ogni pusillanime viltà e cinica indifferenza: rivivendole e uccidendole in se stesso anche a costo delle propria vita.
Per questo il poeta sa di essere finito prima ancora di cominciare,
ma ciononostante
brucia.


"Uno di più, tra i mortali
profetizzo senza vacillare
che malgrado questa fine del mondo
sopravvive l'uomo infinito.

Rompendo gli astri recenti,
colpendo metalli furiosi
in mezzo alle stelle future,
induriti di sofferenza,
stanchi d'andare e di tornare,
noi troveremo la gioia
nel pianeta più amaro.

.addio.

Terra, ti bacio, e m'accommiato."


-Fine del Mondo, il maestro Pablo Neruda-