Ieri volevo dormire, piena di dolcezza per una ninna nanna notturna, fatua incantante incantata galassia di hertz-to-hertz-to-hetz-to-hertz, ma l'ultima sigaretta (chè ogni giorno ha da esserci l'ultima, la riflessiva) mi ha tradito e sono andata su retequattro, e invece di spegnere sono rimasta attaccata.
Ieri era la giornata mondiale dell'AIDS, sini qui niente da dire.
C'è un film meraviglioso che danno, credo, tutte le volte in questo giorno, un piccolo capolavoro che tutte le volte ho la fortuna di guardare per caso, mai una volta che me lo sia preparato o che abbia avuto la possibilità di avvertire.
La storia di questo film l'ho capita dai titoli di coda: l'attore principale è l'autore del libro da cui è tratto, un libro autobiografico, nonchè il curatore delle scene e dell'ambientazione.
Si chiama Cyril Collard, o meglio, si chiamava.
E' morto di AIDS nel 1993, e nel libro, cioè nel film, recita se stesso e la vita che conduceva prima e dopo di scoprire di aver contratto il virus.
E' certo un film che devono mandare alle tre di notte, non manca niente tra battuage e autolesionismo e follia e sangue.
Un giovane artista, un pò musico, un pò scrittore, un pò fotografo, bisessuale, scopre di essere infetto e di dover convivere con la morte a termine. Insieme alla morte, incontra la vita e si innamora di una ragazza dai lunghi capelli, lunghi quanto l'ingenuità e il disincanto che ha nel cuore, e lui combatte tra la vita e la morte, perduto, inseguendole, inseguito, da entrambe.
E' bellissimo quest'uomo, ricorda Pazienza per le labbra, per quel sorriso intrigante, ed è completamente perso nel suo modo di vivere che diventa un modo di morire.
Lei lo ama, lo amano tutti, di un amore disperato che quasi non si può chiamare amore, dato che non guarda in faccia la morte.
Impazziscono tutti, sono tutti pazzi, tutti folli, accecati da una sete di assoluto relativo che ti puoi chiedere solo quando ne sta andando di mezzo la tua vita, per qualunque ragione, la più insussistente che è la sopravvivenza.
Buffo, buffo come siamo quando siamo disperati e la nostra disperazione è un contatore di giorni.
Pensavo a Tondelli, pensavo a Pazienza, pensavo alla follia dell'amore e pensavo, in lettere minuscole e senza dignità di poterlo fare, anche a me, e al cuore del mio cuore hertz-to-hertz-to-hertz-to-hertz, in una nebbiolina fredda del freddo di dicembre che gela le vene, per non averlo potuto avvisare del film, e pensavo a questo francese che ha recitato se stesso così com'era in un film prima di morire, dove si è squartato l'anima per darlo a tutti o a se stesso soltanto, e raccontare della vittoria in una sconfitta.
"Io amo la vita", porca miseria, mamma mia, come era bello...
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