su laStampa di oggi
.......c'è anche la mia telefonata......
----------------------------------------------------------------------------
Po, lavoro e famiglia E´ l´orgoglio padano
«Secessione o federalismo fa lo stesso: basta che il Nord sia libero» Il ministro Castelli: «Sveglia, troppi sono narcotizzati dal benessere»

MILANO A Radio Padania Libera, ieri, era la Giornata dell'Orgoglio Padano. In dodici ore di diretta gli ascoltatori, il popolo che in genere è poco ascoltato, ha avuto modo di esprimersi e dire ciò che voleva. Ne esce uno spaccato del Nord, del quale riferiamo gli spunti più significativi o curiosi. «Chiamatela secessione, devoluzione o Filippo, chiamatela come volete, l'importante è arrivare a una terra libera», Matteo Salvini, direttore RPL. «Sono orgogliosa di essere padana anche perché è nato il mio nipotino Tommaso», Mariangela, Osnago. «Ve lo dico in italiano, così mi capite tutti: se avete i cosiddetti, tirateli fuori che non dobbiamo abbassare la guardia», Irma, Torino.
«L'identità padana la sento dentro di me, per quello che andai sul Po. Avevo capito che se volevamo battere la baraonda romano centrista, il Nord doveva trovare le sue identità. Parlando di Padania parliamo dei nostri valori, è l'unico modo per resistere alla massificazione dopo la caduta del muro di Berlino. Noi non siamo affaristi come quelli della sinistra, noi guardiamo ai valori. Ma i padani si devono svegliare se non vogliono diventare rincoglioniti dal consumismo e schiavi», Umberto Bossi, segretario
. «Il nostro orgoglio è il lavoro, al Sud sono orgogliosi della mafia», Paolo, Padova. «Prima di tutto mi sento me stesso, poi lombardo, padano, italiano ed europeo», Ettore A. Albertoni, assessore alle Culture in Lombardia. «Se il presidente Ciampi dice di essere orgoglioso di essere livornese e italiano, perché io non posso gridare di essere padana?», ascoltatrice anonima, ore 12,25. «Adesso che i musulmani hanno vinto in Turchia, vedrete che fine farà l'Europa», Massimiliano, Belluno. «Sono nato in Calabria e sono orgoglioso di indossare la camicia verde. Dobbiamo evangelizzare gli elettori. Sì al local, no al global», Gigi, Monza. «Ma questi che non sono orgogliosi di essere italiani, perché non vanno a vivere all'estero?», ascoltatore meridionale, ore 10,45. «Sono bellunese, razza Piave. Leggete "La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci», Primina, Milano. «Cacciate Borghezio che è andato coi fascisti a Roma», ascoltatore anonimo di Torino, ore 11,15. «Quello di prima è l'Ivo che è un comunista, quando parla di Borghezio si sciacqui la bocca», ascoltatore anonimo di Torino, ore 11,17. «Noi padani difendiamo la famiglia come argine verso il processo di appiattimento e standardizzazione in atto. Vogliamo rivendicare il nostro sentirci comunità. Chi ci accusa di provincialismo è provinciale lui stesso», Roberto Maroni, ministro. «Sono dell'Istria, non posso essere italiano. Dopo la guerra ci hanno venduto ai comunisti», Marzio, Verona. «Sono un uomo di montagna. Diciamolo urbi et orbi che siamo padani, anche se questo dà fastidio. E ai padani dico di svegliarsi, perché troppi di loro sono narcotizzati dal proprio benessere», Roberto Castelli, ministro. «Non abbiamo più pazienza di fronte all'infinita invasione degli extracomunitari», Mariangela, Treviso. «Perché a scuola ci insegnano i 7 re di Roma e non i Dogi della Serenissima?», Federico, Venezia. «Quando vado all'estero mi vergogno di essere italiano, perché tutti pensano alla pizza e al mandolino. Viva l'indipendenza», Zeno, Bergamo. «Vorrei morire padana ma il sogno si allontana, purtroppo», ascoltatrice, ore 9,35. «Facciamo conoscere di più Cesare Pavese che era un padano delle Langhe», Gianfranco Brusasca, Cornaredo. «Al primo posto dei valori padani c'è la solidarietà. Sono andato in Molise a portare la solidarietà del Parlamento ma anche quella dei padani. Siamo un popolo generoso e sono orgoglioso che abbiano rispettato il fazzoletto verde che avevo nel taschino», Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato. «Dopo che Borghezio è andato dai fascisti, mi confermo italiano. L'Italia è il Paese delle libertà, esistete anche voi», ascoltatore bellunese. «La Rai è un luogo di battaglia politica, gli ascoltatori fanno bene a criticarla: deve dare più spazio alle culture locali, dalle Alpi al canale di Sicilia. La tv nazional-popolare è finita», Ettore A. Albertoni, consigliere Rai.
«Basta con Gad Lerner che è anche lui un extracomunitario», Romana, Lodi. «Se la situazione è così disastrosa, perché la Lega ha il 4 e non il 40% dei voti?», Matteo Salvini, direttore RPL. «L'Italia ci ha portato solo lutti, tasse e furti», ascoltatore, ore 10,55
. «Ci sono code per un incidente sulla Varese-Milano, verso l'Italia», info traffico, Radio Padania Libera. «Più che orgoglioso, ho l'acquolina in bocca se penso alla Padania: polenta e baccalà, risi e bisi», Giuliano. «Sono comunista ma anche padano», ascoltatore milanese, ore 15,40. «A quello di prima, ditegli di andare a San Pietroburgo», Rachele, Magenta. «Sono rimasta vedova nel '55. I milanesi non mi hanno mai aiutato, ma io sono leghista e meridionale», Angela, Mantova. «In Padania come dite voi ci sono 22 milioni di abitanti, 21 milioni non votano Lega. Quelli non contano?», ascoltatore dissidente, ore 16,30. «Sono orgoglioso di essere padano perché ho la coscienza a posto», Max Parisi, ex direttore di Telepadania. «Sono orgoglioso di essere padano perché i nostri ministri stanno facendo il cambiamento, senza pensare ai propri interessi come fanno gli altri al governo», Christian, Milano. «Amo i padani perché si tirano su le maniche e lavorano», Esterina, Peschiera Borromeo. «Sono una padana doc, quando do lo scontrino nel mio negozio, sopra c'è scritto buona Padania», Graziella, Brescia. «Domenica sono andata per le mie montagne del Cadore. C'era il cielo azzurro ma poi sono arrivate due negre e mi è venuta la rabbia», Daniela, Treviso. «Sono venuto a Genova dalla Sicilia, perché il comunismo ha fatto sparire il lavoro», Mimmo, Genova. «Ai miei figli ho insegnato a contare i numeri in dialetto. Ho cercato di trasmettergli qualcosa della cultura padana. Ma io so il dialetto», Umberto Bossi, segretario. «Sono un pensionato, il mio orgoglio è che mi alzo al mattino e mi sento un padano», Martino, Bergamo. «La Padania l'ho trovata anche sul vocabolario della lingua italiana. Quindi esiste», Angela, Milano.
«Noi veniamo anche dagli elfi e dagli hobbit. L'ho letto nel "Signore degli anelli"», Gerry, Mantova