Peruzzotti: nonostante i precedenti penali anche lui al Social Forum
di Gianluca Savoini

Nei giorni scorsi, in vista del Social Forum che inizia oggi a Firenze, si sono sprecate le dichiarazioni buoniste e tranquillizzanti provenienti dal variegato mondo dei no global. Non succederà nulla, hanno detto, tutto sarà pacifico... E oggi è il 6 novembre, una data tanto attesa dai “forumisti sociali” che hanno invaderanno il capoluogo toscano, trovando molte serrande chiuse e tanta preoccupazione da parte dei residenti. Una data tanto attesa da Luca Casarini, leader dell’ala “dura” dei no global, che però, se qualcuno avesse fatto il suo dovere, oggi sarebbe dovuto essere altrove. Come ci racconta il senatore Luigi Peruzzotti, esponente leghista in commissione Difesa al Senato, che ieri, insieme al capogruppo del Carroccio Moro e al senatore Vanzo, ha rivolto un’interrogazione ai ministri degli Interni e della Giustizia.
«Il Sindacato autonomo di polizia (Sap), in data 21 giugno 2001, avrebbe indirizzato una nota al questore di Venezia (Casarini è veneto, ndr), chiedendo delucidazioni in merito alla mancata applicazione di idonei provvedimenti nei confronti di Casarini - spiega Peruzzotti - , manifestando la propria preoccupazione alla partecipazione dei Centri sociali del Nord-Est alla manifestazione di protesta contro il G8 che si sarebbe svolto a Genova di lì a poco, nel mese di luglio. Peraltro il Sap aveva ricordato come nell’ottobre 1998 il predetto capo delle cosiddette Tute Bianche si era abbandonato ad azioni di guerriglia urbana a Porto Vecchio (Trieste), durante lo svolgimento della “giornata europea contro il razzismo”. Munito di caschi, scudi manganelli e bulloni, il gruppone delle Tute Bianche di Casarini si scontrò con le forze dell’ordine, istigato, denunciava il Sap, proprio da Casarini».
«Per questi atti Casarini è stato rinviato a giudizio lo scorso mese per “lesioni e resistenza a pubblico ufficiale” - aggiunge Peruzzotti - e il questore di Venezia avrebbe dovuto applicare il dettame della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, recante “Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose e per la sicurezza e per la pubblica moralità”. Questa norma consente al questore nella cui provincia dimora la persona la cui condotta potrebbe essere ritenuta pericolosa per la sicurezza di avvisare la stessa, avanzando, in caso di recidiva, proposta motivata per l’applicazione delle misure di prevenzione al presidente del tribunale interessato. Tali misure prevedono il divieto di soggiorno in uno o più comuni o in una o più province». Come mai, si chiedono i senatori leghisti, Casarini, pur essendo stato rinviato a giudizio, oggi potrà essere tranquillamente a Firenze?
«Chiediamo ai ministri se essi non intendano avviare un’indagine per sapere come mai il questore di Venezia si è ben guardato di intervenire sul Casarini - aggiunge Peruzzotti -. Come è possibile che, nonostante i suoi precedenti penali, il capo delle Tute Bianche è stato ritenuto dal questore di Venezia “non pericoloso per la sicurezza o la tranquillità pubblica”?»
Una domanda che si faranno probabilmente anche molti fiorentini.