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  1. #1
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    Predefinito L’impressionismo e l’età di Van Gogh

    Sabato prossimo si inaugura a Treviso nella “Casa dei carraresi”, in via Palestro (tel. 0422 513161), la mostra L’impressionismo e l’età di Van Gogh, che rimarrà aperta fino al 30 marzo del prossimo anno.
    Suddivise in cinque sezioni, sono addirittura 160, tra dipinti, sculture e disegni, le opere convocate da tutti i cinque continenti a Treviso per testimoniare la ricchezza assoluta determinata dalla rivoluzione di un’arte nuova. Moltissimi sono i capolavori che la mostra allinea, a cominciare da quella che è una delle icone di tutta l’arte moderna, l’immagine indimenticabile del Seminatore di Van Gogh, nella sua versione più ampia e riconosciuta. Opera che, da sola, vale il viaggio a Treviso. A questo proposito, vale ricordare come la sezione conclusiva, dedicata appunto a Van Gogh, sia forte addirittura di circa 50 opere, evento nell’evento già di per sé straordinario e che porta il totale assicurato all’incredibile somma di 100.000.000 di euro (2.000 miliardi di vecchie lire).
    Questi gli altri nomi compresi nella mostra: Boudin, Manet, Monet, Cézanne, Renoir, Pissarro, Sisley, Degas, Caillebotte, Morisot, Cassatt, Giullaumin, Gauguin, Toulouse-Lautrec, Seurat, Signac, Van Gogh, solo per parlare dei più noti, tutti raccolti negli anni felici del loro dipingere. Paesaggi, nature morte e ritratti: niente è stato trascurato per creare nel modo migliore il gusto di un’epoca, e un clima, che sono ormai entrati nella leggenda.
    (Marco Goldin - Curatore della mostra)


    Van Gogh - Il Seminatore

  2. #2
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    Un articolo un po’ più critico…

    Ripetitività e sfruttamento di una fortunata era della pittura stanno caratterizzando le mostre che si succedono nella Casa dei Carraresi a Treviso ormai dal 1998, che hanno posto la città in una posizione di assoluto rilievo sulla scena artistica internazionale con le belle mostre sull'impressionismo, su Monet e Van Gogh e che, visto il successo delle precedenti esposizioni, rilanciano a tamburo battente mostre che tendono a ripetersi nei contenuti e nei protagonisti, denunciando scarsa fantasia e forse il tentativo di speculare su incassi tutt'altro che modesti.
    Assistiamo quindi anche nell'arte ad un fenomeno già noto nel mondo del cinema: quello della serie, ovvero trovato il filone di successo lo si sfrutta fino alla noia. Altro che serrata analisi del tempo impressionista, a noi sembra di assistere ad un puro sfruttamento commerciale di alcuni tra i suoi protagonisti principali e di quanto da essi si è venuto sviluppando anche nei decenni successivi.
    Viene dunque adesso ripercorso il tempo che intercorre proprio tra la prima esposizione impressionista, nel 1874, e l’ultima, l’ottava, del 1886, che già segna un passaggio fondamentale compiuto, con l’opera di Signac e soprattutto di Seurat. Quella mostra venne visitata da Van Gogh e da questa sua visita prende spunto, nella presente rassegna di Treviso, proprio “l’età di Van Gogh”, come recita forzatamente la seconda parte del titolo.
    Certo la mostra allinea alcuni quadri notevoli, a cominciare da quella che è una delle icone di tutta l’arte moderna, l’immagine indimenticabile del "Seminatore" di Van Gogh.

    Ma auspichiamo che mostre di questo rilievo si indirizzino anche a rivalutare l'enorme patrimonio di testimonianze che per esempio è stato prodotto in Italia dalla macchia toscana ben prima degli impressionisti francesi o dai futuristi che hanno dato il via a tutta l'arte moderna e non solo a santificare quanto è già visto, esterofilo, conosciuto o alla moda.

    Dal sito: www.artemotore.com

  3. #3
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    A Brescia, invece, l'Impressionismo Italiano...

    il 25 ottobre Brescia Mostre ha aperto le porte di Palazzo Martinengo alla rassegna “Impressionismo italiano”. Si tratta di una nuova puntata volta ad esaminare l’esistenza di un impressionismo analogo a quello francese, ma non tributario né derivato nei suoi confronti. I criteri della mostra sono gli stessi che hanno permesso di insistere sulla validità della nozione di impressionismo per tante situazioni europee, vale a dire, l’inevitabilità che la grande stagione realista-naturalista dominante su tutta la cultura occidentale, e certo per l’incombente influsso di alcuni grandi pittori francesi come Corot, Courbet e Millet, sfociasse in una fase volta a cogliere nel modo più diretto i valori atmosferici del "plein air".
    L’arco cronologico delle opere esposte va dal 1860, data in cui i protagonisti nati prima del ’30 dimostrano di avere ormai smaltito la presenza dei temi storici o di genere, per accostarsi a una registrazione sempre più libera e diretta dei valori ambientali, fino al 1895, data che vede l’inaugurazione della prima Biennale veneziana, in un momento in cui l’Impressionismo entra nella fase dei vari "post" che ne causano la dissolvenza.Quanto all’ambito geografico della ricerca, si è adottato il parametro regionalistico, senza voler mettere in discussione il fattore unitario, che proprio in quegli anni si affermava a prezzo di lacrime e sangue, ma per sottolineare un clima di apporti incrociati, dove le peculiarità localistiche riuscivano a dialogare ottimamente con certi presupposti comuni. Al centro di tutto c’è, inevitabilmente, lo "squadrone" toscano dei Macchiaioli, sia coi membri della generazione degli anni ’20 (Fattori, Lega, Cabianca, Banti), ma colti nel momento in cui si liberano del tema storico e sviluppano sempre più liberamente la macchia, sia coi membri più giovani, come Borrani, Signorini, Abbati, Sernesi, per i quali è più che mai valido il confronto con i coetanei francesi, in un parallelismo di vicende che segna talvolta dei vantaggi cronologici a favore dei "nostri".La rassegna dedica una larga attenzione alla Scuola napoletana, nella variante detta di Resina, con De Gregorio, Rossano e Toma, vivacizzati dagli apporti del toscano Cecioni e del pugliese De Nittis, la cui presenza, proprio per insistere nel rivendicare un impressionismo nostrano di genesi interna, viene valorizzata in mostra particolarmente con le opere da lui eseguite in Italia, prima di recarsi a Parigi e venire assimilato nelle file di un Impressionismo ufficiale. La stessa cosa vale anche per il veneziano Zandomeneghi e per il ferrarese Boldini.Accanto a Zandomeneghi, Venezia è presente con le eccellenti visioni lagunari di Guglielmo Ciardi. Moltaattenzione viene prestata anche ai contesti piemontese e ligure (Pittara, Avondo, D’Andrade, Delleani, Reycend), e, con grande rilievo, alla situazione lombarda, tra gli esiti "scapigliati" dei celeberrimi Cremona e Ranzoni, i sensibilismi di Bianchi e Gignous, le prove pacate e ferme di Carcano.Come già nel caso degli Impressionismi europei, una sezione riguarda le prove ulteriori, già sul punto di entrare in un suggestivo non-finito, offerte da Mancini, Michetti, Favretto.


    Nel manifesto: Filippo Carcano, La piccola fioraia, 1862

    * Mostra: Impressionismo italiano
    Palazzo Martinengo
    via Musei, 30
    Brescia

    * 25 ottobre 2002 - 23 febbraio 2003

    * Orari: 9.30 - 19,30. Lunedi chiuso

    * Per informazioni:
    Tel. 030 2807934; Email: informazioni@bresciamostre.it

 

 

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