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Discussione: L'effetto placebo

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    Wink L'effetto placebo

    Follie e inganni della Medicina
    Di Petr Skrabaneck e James McCormick
    I Grilli - Marsilio ISBN 88-317-5665-6
    Introduzione
    Il placebo
    La medicina alternativa
    Note

    Introduzione

    La povertà scientifica è prodotta soprattutto dalla ricchezza immaginaria. Lo scopo principale della scienza non è aprire la porta alla saggezza infinita ma porre un limite all'errore infinito - Bertolt Brecht, Galileo
    Questo libro affronta il problema dell'errore in medicina e s'interroga sulla possibilità di porvi un limite. Quello che qui ci interessa non è il tipo di errore che porta all'amputazione dell'arto sano, o al morto che resuscita all'obitorio. Quel genere di errore è umano e inevitabile. Gli errori di cui ci occupiamo in questa sede hanno a che fare con la dottrina, sono errori di metodo, che fanno parte dei dogmi e delle verità accettate, sono le distorsioni che ostacolano il cammino del pensiero e della ricerca razionale. Il progresso della scienza e l'ampliamento delle conoscenze dipendono anche dalla capacità di sfidare i dogmi e sgombrare il campo dalle idiozie. Anche se corriamo il rischio di essere definiti - secondo l'espressione di William Silverman - «nichilisti decisi a sovvertire i nobili scopi della medicina», diremo che il nostro scopo non e quello di criticare la medicina o chi la pratica, ma di reclamare lo sviluppo delle capacità critiche al suo interno. Con l'aiuto della scienza, e riconoscendo onestamente la propria ignoranza, i medici possono demistificare i rituali della medicina, sottoponendoli a un'indagine razionale e, così facendo, possono scoprire nuovi modi - o migliorare quelli vecchi - per facilitare il nostro viaggio dalla culla alla tomba.

    Il primo capitolo tira fuori dall'armadio il placebo e dimostra che, lungi dall'essere uno scheletro, gode ancora di buona salute. Il secondo capitolo contiene il serraglio dei piccoli inganni e paradossi che interferiscono con i circuiti logici del nostro cervello. Il terzo capitolo analizza le caratteristiche della diagnosi e gli effetti delle etichette diagnostiche. Il quarto affronta la prevenzione e l'interesse odierno nei suoi confronti, i suoi limiti e le sue possibilità. Il quinto punge, speriamo senza produrre dolore, le «bolle» delle soluzioni alternative, che deturpano la faccia della medicina razionale. Il sesto capitolo sfiora i problemi etici e i confini fra morale e medicina. Il settimo, un breve commiato, presenta le scuse alla «categoria».

    Questo saggio deriva, almeno in parte, dalla nostra responsabilità di docenti, desiderosi di stimolare le capacità critiche degli studenti. I seminari frequentati da un piccolo numero di persone permettono una discussione aperta e amichevole, più adatta ad analizzare i temi spesso trascurati nel corso del normale insegnamento medico. Si possono allora affrontare problemi come la natura delle certezze mediche, il rischio di errore, la medicina come fatto commerciale, come strumento di controllo sociale, e il rapporto fra medicina e morale. Da questa esperienza crediamo di aver appreso tanto quanto i nostri studenti. Spesso abbiamo assistito l'uno alle lezioni dell'altro per sottolineare i pregiudizi che informano il pensiero di ciascuno.

    Il nostro intento non era quello di fare un trattato o un libro di testo, ma un saggio accessibile a tutti, una sorta di guida tascabile ai limiti della medicina.


    Il placebo

    Il «British Medical Journal» del 23 dicembre 1988 annuncia la fondazione di una nuova clinica specializzata, dove si praticherebbero iniezioni di embrioni di maiale e di sangue di cavallo per aumentare energie e virilità. Peter Stephen, famoso specialista londinese, fa pagare la somma folle di 1.500 sterline per un ciclo di Trattamenti svizzeri naturali e biologici... Un altro articolo riferisce che «il dottor Stephen possiede una BMW e che di recente si è comprato una villa in un quartiere alla moda». Negli anni venti, a Vienna, il professor Eugene Steinach introdusse la vasectomia nella pratica medica come metodo per ringiovanire. Sosteneva che, dato che la perdita di sperma produce un effetto debilitante (come comunemente si credeva), bloccarla avrebbe senz'altro sortito effetti rinvigorenti. Il «successo» di quel metodo indusse più di cento insegnanti e professori universitari - fra loro c'erano anche Sigmund Freud e il poeta W.B. Yeats - a sottoporsi a tale operazione.

    La storia della medicina è piena di casi del genere, altrettanto straordinari, tutti basati sulla convinzione arbitraria che il cambiamento dei sintomi dopo una certa cura sia necessariamente dovuto alla cura stessa.

    D'altra parte, poiché sia i pazienti che i medici hanno bisogno di credere nella bontà della loro terapia, quella convinzione è diffusissima ed è fonte di notevoli equivoci. In questo capitolo esaminiamo tale fenomeno, cercando di spiegare come mai persone peraltro raziocinanti siano pronte a credere ciecamente nelle virtù di iniezioni di estratti di embrioni di maiale.

    - L'effetto placebo

    Ci sono tre possibili spiegazioni del nesso istituito fra cura e guarigione. La prima è che la cura abbia effettivamente avuto un effetto benefico. La seconda fa riferimento alle virtù terapeutiche della natura stessa, alla tendenza autolimitante di molte malattie e quindi al miglioramento spontaneo o alla guarigione che si sarebbero verificati naturalmente, anche in assenza di cure. Da che mondo è mondo questa vis medicatrix naturae è stata un alleato fedele della professione medica, un alleato senza titoli per esercitare, ma capace di fornire grande aiuto. Poiché ai pazienti non viene quasi mai presentata questa «eminenza grigia» consultata in segreto, spesso e volentieri i medici si attribuiscono l'abilità di guarire mali che l'organismo umano cura da sé.

    Terza spiegazione dei benefici derivati dalla terapia è l'effetto placebo (in latino: «piacerò»). La definizione datane - «sostanza inerte somministrata al paziente per i suoi effetti psicologici» - non è del tutto soddisfacente perché l'effetto placebo può verificarsi con l'uso di sostanze non inerti e anche in assenza di terapia farmacologica.

    Il termine placebo fu usato per la prima volta in medicina nel XIX secolo, anche se il concetto è antichissimo. In un editoriale del «Medical Press» del 1890, l'autore riferisce il caso di una signora che ha denunciato il suo medico per averle messo in conto iniezioni di morfina, mentre le aveva iniettato solo acqua. La signora vinse la causa contro il medico e l'articolista scrisse: «Ci dispiace, ma evidentemente la legge non prende sul serio il placebo, e se alla legge non piacciono questi delicati ma utili membri della famiglia farmaceutica, allora bisogna riconoscere che per loro è suonata l'ultima ora. Ma quanto bene hanno fatto i placebo ai tempi loro! Basta pensare alla semplice, umile e pur commovente pillula panis (la pillola di pasta di pane che veniva arrotolata fra le dita e cosparsa di zucchero). Verrà ancora in aiuto delle donne affette da isteria, avrà ancora modo di esercitare i suoi straordinari effetti psicologici, come altri prodotti, magari però più tossici? E che dire poi della nostra vecchia conoscenza, Aq. Menth. Pip. (proprio così: l'acqua alla menta piperita). Possiamo solo dire che tutto il bene che ha fatto sopravviverà alla moda di farne uso» [1].

    La fiducia del medico nella propria cura e quella del paziente nel suo medico si rafforzano a vicenda, diventando una sorta di potente rimedio che quasi certamente finirà per funzionare, in parte, o anche completamente. Per lo più le critiche all'effetto placebo si sono appuntate sull'ingenuità dei pazienti, dimenticando il ruolo giocato dai medici [2].

    Oggi nella maggior parte dei casi il placebo è costituito da un antibiotico, un tonico, uno sciroppo per la tosse, un tranquillante, o un qualche altro composto, dotato di proprietà farmacologiche, ma la cui azione benefica non è collegabile a quelle proprietà farmacologiche. I prontuari terapeutici nazionali e i vari repertori non registrano i placebo in quanto tali e i medici sono costretti a prescrivere composti farmacologicamente attivi, anche se consapevoli delle poche indicazioni terapeutiche e del fatto che gli eventuali effetti benefici saranno molto probabilmente mediati dall'effetto placebo. È stato calcolato che il 35-45% delle prescrizioni mediche odierne non abbia alcun effetto specifico sulle malattie per le quali è stato prescritto [3]. I pazienti sottoposti a una terapia si persuadono con facilità di ricevere la cura giusta e i medici stessi possono finire col credere che le loro prescrizioni siano efficaci. Ne risulta una sorta di folie à deux, che coinvolge medico e paziente. Un altro risultato disastroso di questo fatto è il grande sperpero di denaro pubblico e privato, dovuto al prezzo dei farmaci, assai maggiore di quello dei placebo.

    - Malattia e malessere

    Per molti il termine inglese, disease, malattia, e l'altro illness, malessere, sono la stessa cosa. Tuttavia è utile una distinzione fra ciò che sente la gente (malessere) e la presenza di un processo patologico (malattia). La malattia può o meno essere accompagnata da malessere. Molte malattie, fra cui alcune potenzialmente gravi, sono spesso asintomatiche; d'altra parte sentirsi male non è sempre il risultato di una malattia. I placebo non agiscono sulla malattia in quanto tale, mentre possono essere molto efficaci sui fenomeni soggettivi di malessere, con dolore, disagio e disperazione. Il loro successo è basato proprio su questo.

    Perché si verifichi l'effetto placebo non c'è necessariamente bisogno di pillole e pozioni. Un medico generico americano di Southampton, K.B. Thomas, ha condotto un'indagine sugli effetti dei placebo su duecento dei suoi pazienti. Dopo aver identificato quelli che soffrivano di sintomi come mal di testa, vaghi dolori addominali, mal di schiena, mal di gola, tosse e stanchezza, per i quali non era riuscito a fare una diagnosi precisa [4], il dottor Thomas formò due gruppi, uno «con diagnosi certa», costituito cioè da persone alle quali era stata fatta una diagnosi precisa e a cui era stata promessa una pronta guarigione, e un secondo al quale fu detto: «non capisco bene di cosa si tratta, ma per favore, se non si sente meglio nel giro di pochi giorni, torni». I due gruppi vennero suddivisi ulteriormente, in modo che metà dei pazienti di ciascun gruppo ricevesse una prescrizione. Dopo due settimane il 64% di coloro cui era stata fatta una diagnosi precisa stava meglio, mentre era così solo per il 39% di coloro che avevano avuto una diagnosi incerta. Il 53% di quelli che avevano ricevuto una cura stava meglio, mentre era migliorato solo il 50% di quanti non avevano ricevuto una prescrizione. Questo dimostra che l'effetto placebo del medico può essere più forte di quello delle medicine.

    - Il paradosso di Asher

    Richard Asher, noto medico londinese, divenuto famoso grazie all'eleganza e allo spirito dei suoi scritti, ha sottolineato come il successo della terapia dipenda tanto dall'entusiasmo del terapeuta quanto dalla fiducia del paziente. È arrivato anche ad affermare che «più credi nella cura che somministri, migliori sono i risultati; stanno meglio sia i tuoi pazienti che le tue tasche. Credo che questo spieghi sia il notevole successo di alcuni colleghi meno brillanti, sia la violenta insofferenza che i medici alla moda e di successo mostrano nei confronti delle statistiche e dei test di controllo» [5].

    Ma c'è un ulteriore corollario di questo fenomeno. Kenneth Galbraith nel suo Anatomy of Power ha osservato che «il potere non si accumula nelle mani di colui che sa, ma in quelle di chi, spesso per ottusità, crede di sapere e riesce a convincere gli altri di sapere».

    Un giornalista del «Lancet» ha scritto: «Perché dovrebbe essere ritenuto scorretto dare un placebo se gran parte delle medicine attuali non è migliore di un placebo? Perché l'ingenuità di un medico in buona fede è ritenuta moralmente più nobile dello scetticismo di un altro medico che prescrive sostanze farmacologicamente inerti, se i risultati sono gli stessi?» [6].

    Ma resta la domanda: se una terapia si dimostra efficace per il paziente, perché mai dovrebbe essere abbandonata? Solo perché qualche ricercatore, invidioso dei loro ottimi risultati, accusa i medici di usare un placebo? E questo è il nocciolo del paradosso di Asher:


    È meglio credere qualcosa di infondato dal punto di vista terapeutico che riconoscere apertamente il fallimento. È meglio nel senso che un po' di credulità ci rende migliori come medici, anche se peggiori come ricercatori [...] Se riconosci che la cura che stai somministrando è decisamente inefficace, ispirerai meno fiducia ai tuoi pazienti, a meno che tu non sia un attore superdotato, e i risultati della tua cura saranno trascurabili [7].
    - I misteri del placebo
    Dato che la medicina, e fino a un certo punto anche la chirurgia, devono molto del loro successo all'effetto placebo, sorprende che i testi medici abbiano poco o niente da dire su questo argomento. Forse, come è stato osservato, «La somministrazione di un placebo sembra far parte delle funzioni biologiche del medico. Funzioni di cui di solito non si parla» [8]. Molto probabilmente ciò indica la riluttanza dei medici ad affrontare un discorso imbarazzante.

    Benché l'effetto placebo sia avvolto nel segreto, molti hanno sempre diffidato delle affermazioni trionfalistiche dei medici. Montaigne afferma: «Per quale ragione i medici stimolano la credulità dei pazienti con false promesse di cura, se non per far sì che le loro panacee fraudolente funzionino grazie all'effetto dell'immaginazione? Sanno bene che un maestro della medicina ha sostenuto che esistono pazienti ai quali basta la semplice vista della medicina per sentirsi meglio» [9].

    Oggi sappiamo che le cure di Ippocrate, piuttosto che per le proprietà specifiche dei rimedi consigliati, funzionavano grazie alla capacità naturale dell'organismo di curarsi da solo, aumentata dall'effetto placebo. Anche allora, comunque, esistevano gli scettici, che accusavano i medici ippocratici di illudersi, sottolineando che i loro pazienti morivano o guarivano per effetto del caso e non grazie all'arte medica.

    Non sorprende che tali detrattori fossero liquidati dagli autori del corpus ippocratico come «folli» e «deliranti» [10]. Teofrasto, nel suo Storia delle piante, scritto nel III secolo a.C., accusava i guaritori che vantavano le proprietà magiche delle piante di raccontare bugie per glorificare il proprio mestiere [11].

    I principi terapeutici di molte malattie comuni, per esempio dell'influenza, non sono granché cambiati dai tempi di Ippocrate. Un tempo, il responsabile della malattia, ovvero l'eccesso umorale, veniva eliminato con evacuazioni, salassi, grandi sudate, emetici e clisteri. Oggi invece i germi vengono «lavati via»: «stia a letto e beva molto». Cecil Helman, in uno studio su raffreddori, brividi e febbre condotto alla periferia di Londra, ha dimostrato che i metodi terapeutici attuali rinforzano le antiche credenze [12]. L'influenza attacca la persona quando il germe o virus - i due termini vengono usati come sinonimi - «va in giro». Il germe si può spostare da una parte all'altra del corpo; all'inizio può produrre mal di gola, poi può «scendere giù» nel petto o annidarsi nei muscoli. Quando è nel torace il miglior modo per liberarsene è «lavarlo via» con uno sciroppo per la tosse. Ventisette milioni di litri di composti per la tosse vengono prescritti ogni anno nella sola Inghilterra proprio a questo scopo, per far uscire i germi dal petto e aiutare la gente a tossire e liberarsi del catarro che contiene i germi. Se il germe si sposta nello stomaco, cresce, fino a diventare una specie di piccolo insetto, che viene espulso a forza di fluidi. «Guarire con una bella sudata» oggi è ritenuto un rimedio popolare e la maggior parte dei medici si rifiuterebbe di prenderlo in considerazione; ma ciò non toglie che molti medici consiglino di stare caldi.

    - La sperimentazione dei placebo

    Blackwell e i suoi colleghi hanno descritto un esperimento realizzato con l'aiuto di un gruppo di studenti di medicina. A cinquantasei di loro fu dato un placebo, una pasticca blu oppure rosa, e fu detto loro che si trattava di un sedativo oppure di uno stimolante. Dei cinquantasei studenti tre soltanto dichiararono che la pillola non aveva fatto alcun effetto. La maggior parte di quelli che avevano preso la pillola blu credette che si trattasse di un sedativo e il 72% di loro accusò sonnolenza. Inoltre quelli che avevano preso due pillole dissero di sentirsi più sonnolenti di quelli che ne avevano presa una sola. D'altra parte, il 32% degli studenti che aveva preso il placebo rosa disse di sentirsi «meno affaticato». Un terzo dei giovani accusò anche effetti collaterali, dal mal di testa al capogiro, a un'eccessiva lacrimazione, a fastidi intestinali, formicolio alle mani e ai piedi e passo malfermo [13].

    Durante un altro studio condotto in Canada venne chiesto ad alcuni studenti di sperimentare un nuovo farmaco. Anche se a tutti fu somministrato solo un placebo, in particolare una pillola di zucchero, tre quarti di loro accusarono effetti collaterali fra cui depressione, sonnolenza, nervosismo, eccitazione, tremori, mal di testa e rallentamento del battito cardiaco [14]. Questo può far nascere qualche perplessità sulla correttezza morale di un tale genere di esperimenti, ma va ricordato che quello studio si svolgeva all'interno della preparazione professionale degli studenti di medicina.

    Non è raro che i placebo producano dipendenza e molti sono convinti di trarre dei benefici dalle vitamine o da altre sostanze con le quali integrano un'alimentazione già perfettamente equilibrata.

    - Quantificazione dell'effetto placebo

    Sir Douglas Black, ex presidente del Royal College of Physicians, riteneva che solo il 10% delle malattie fosse modificato in modo significativo dalle terapie attuali [15]. Questo concorda con l'opinione di sir George Pickering, che supponeva che nel 90% circa dei pazienti visitati da un medico generico, gli effetti della cura fossero sconosciuti e che non ci fosse un rimedio specifico per influenzare il corso della malattia [16]. Eppure nella pratica medica la prescrizione di medicinali rappresenta la regola piuttosto che l'eccezione.

    La quantificazione dell'effetto placebo è indispensabile in qualsiasi studio razionale sulle terapie. Come ha sottolineato Asher, la demistificazione dell'effetto placebo mina alla base l'efficacia di una cura e quindi non sorprende che la medicina ufficiale sia tanto ostile alle discussioni sull'effetto placebo.

    Esistono - salvo alcune nobili eccezioni - pochissimi studi controllati sull'effetto placebo dei farmaci prescritti comunemente dai medici. Così come un pellegrino diretto a Lourdes non potrebbe trarre giovamento da una conversazione con un razionalista, allo stesso modo un paziente non trarrebbe vantaggio da una conferenza sui placebo fatta prima di prescrivergli il placebo stesso. Tutto questo però, con la scusa della necessità di ottenere il consenso informato del paziente, finisce per offrire un alibi a chi vuole evitare gli esperimenti.

    La fede nei placebo è vantaggiosa sia per il medico che per il paziente, quella nella religione sia per il sacerdote che per il penitente. Lo spirito critico è sovversivo in un contesto e blasfemo nell'altro. Iain Chalmers, direttore del reparto di epidemiologia neonatale di Oxford, inizia così il suo studio delle varie strategie messe in atto dalla medicina ufficiale per evitare un esame più approfondito dell'effetto placebo:

    Poiché il metodo scientifico favorisce attivamente il dubbio, esso è necessariamente sovversivo nei confronti dell'ortodossia [...]. Ma se la medicina ufficiale deve propagandare l'efficacia delle sue posizioni e dei suoi metodi, allora, a differenza di quanto avviene nel mondo della scienza, ha bisogno di certezze circa il proprio operato. Porsi troppe domande sulle basi delle proprie conoscenze sarebbe solo controproducente, e rischierebbe di complicare i semplici messaggi che sono una parte così importante del lavoro del medico [17].
    Ovviamente esiste un conflitto fra la fede cieca e il riconoscimento dell'ignoranza, tra «ars» e «scienza» medica. Parlando a favore dell'ortodossia, sir Douglas Black, forse attratto dal grigio territorio del compromesso, ha cercato di presentare la contrapposizione fra ars e scienza della medicina, sostenendo che si trattava di un falso problema [18]. Ma i compromessi non sono possibili. Black lo disse chiaro e tondo: «Il medico che non riesce ad esercitare un effetto placebo sui pazienti dovrebbe fare il patologo o l'anestesista... in parole povere, se il paziente non si sente meglio dopo la visita, hai sbagliato specializzazione» [19].

    Il modo migliore per ottimizzare i risultati di qualsiasi cura è non tenere conto delle verifiche. Ne traggono vantaggio sia il medico che il paziente, mentre a soffrirne è solo la scienza. I rompiscatole che insistono per avere sperimentazioni dei farmaci in cui sia previsto un gruppo di controllo privano una grande quantità di pazienti di cure che fino a quel momento avevano soddisfatto tanto i pazienti quanto i medici. Per esempio, Cobb e i suoi colleghi, sospettando che i buoni risultati ottenuti con la legatura dell'arteria mammaria interna nella cura dell'angina pectoris fossero dovuti all'effetto placebo, s'imbarcarono in un trial controllato [20]. (L'arteria mammaria interna è un'arteria che scorre vicino al cuore e a un certo punto fu suggerito che, se veniva bloccata con una legatura, il sangue sarebbe stato deviato verso il cuore e che ciò avrebbe migliorato l'afflusso sanguigno, alleviando i dolori dell'angina). Ai pazienti fu detto che facevano parte di un gruppo in cui veniva sperimentata tale operazione, ma non fu detto che alcuni di loro avrebbero subito una finta operazione. Dopo che il chirurgo aveva inciso la pelle e i tessuti superficiali, sino ad arrivare all'arteria in questione, veniva tirata a sorte una busta in cui era scritto se al paziente doveva esser praticata o meno la legatura. In questo studio vennero inclusi 17 pazienti affetti da un'angina così grave da limitarne l'attività. Durante i sei mesi successivi all'operazione, cinque degli otto pazienti a cui era stata praticata la legatura e cinque dei nove che avevano subito la finta operazione dichiararono di sentirsi molto meglio. Due di loro mostrarono addirittura un notevole aumento della resistenza ad attività fisiche.

    Questo trial fu condotto nel 1959. Oggi un esperimento del genere, che per esempio preveda un'operazione di by-pass delle coronarie, non sarebbe accettato dai comitati etici, ma è certo che alcuni dei risultati apparentemente positivi di tale intervento debbono essere attribuiti proprio all'effetto placebo. Lo stesso studio venne ripetuto da un secondo gruppo, poco convinto da quei risultati, su 18 pazienti. Né questi, né il cardiologo che registrò i risultati sapevano chi aveva subito l'operazione vera. «Dieci pazienti su tredici di quelli che avevano subito veramente la legatura ebbero un notevole miglioramento dell'angina. Cinque subirono la finta operazione e tutti e cinque si dichiararono entusiasti dei risultati» [21].

    L'americano Beecher, anestesista e pioniere della ricerca sull'effetto placebo, notò che, subito dopo la comparsa di quei rapporti, l'operazione fu abbandonata, perfino da quelli che ne avevano sostenuto l'efficacia. Il ciclo vitale di quell'operazione placebo dunque fu di soli due anni, «un lasso di tempo particolarmente breve per introdurre e screditare una terapia chirurgica. È significativo che sia stata abbandonata dopo due o tre seri studi a doppio cieco» [22].

    Si potrebbe sostenere ragionevolmente che, visto che l'operazione aveva funzionato, non avrebbe avuto senso abbandonarla, solo perché i risultati positivi erano dovuti all'effetto - placebo. La motivazione di quell'abbandono fu che l'operazione non era priva di rischi, e che, se fatta su larga scala, avrebbe comportato una mortalità del 5%; era prevedibile inoltre che non avrebbe avuto conseguenze sulla longevità. I suoi effetti positivi, dunque, riguardavano il malessere individuale, i sintomi, non la malattia.

    - L'ambiente, l'effetto placebo il «fenomeno di Hans il furbo»

    Più controllate sono le condizioni, più scettico è l'atteggiamento del ricercatore e meno è probabile che una curaplacebo non venga riconosciuta come tale. I nuovi farmaci suscitano nuove speranze e, secondo le teorie di volta in volta attribuite a Sydenham, Trousseau e Osler, bisognerebbe curare subito il maggior numero di pazienti con i farmaci nuovi, fino a quando conservano il loro potere curativo.

    Le percentuali di risposta ai placebo dipendono dall'ambiente in cui essi vengono studiati. Lowinger e Dobie hanno dimostrato che la risposta al placebo era influenzata anche dal tipo di farmaco testato [23]. Complessi rituali di sperimentazione, tempi di dosaggio complicati e l'uso di un farmaco ritenuto potente possono aumentare l'effetto placebo dal 25 al 75%.

    Più recentemente Gracely e i suoi collaboratori hanno studiato l'effetto di un placebo sul dolore provocato dall'estrazione dentaria [24]. In passato si riteneva che l'effetto placebo sul dolore dipendesse dalla liberazione delle endorfine, sostanze simili alla morfina, normalmente prodotte dal sistema nervoso. Questa ipotesi era stata formulata osservando che il naloxone, un antagonista dell'endorfina, interrompeva l'effetto placebo.

    Se fosse possibile spiegare così semplicemente e razionalmente l'effetto placebo sul dolore la vita sarebbe più semplice. Tuttavia, gli esperimenti successivi hanno dimostrato che il naloxone, oltre a quello sulle endorfine, aveva uno specifico effetto di accentuazione del dolore. Gracely e i suoi collaboratori sono andati anche oltre, e sono riusciti a dimostrare che in alcune circostanze i placebo possono aumentare e non diminuire il dolore, a seconda delle aspettative di coloro che somministrano il placebo stesso.

    Prescelsero come pazienti alcune persone che dovevano farsi estrarre i denti del giudizio. Lo studio non era semplice, e comunque i risultati più significativi si ebbero paragonando pazienti che non sapevano a quale dei due gruppi erano stati assegnati, se a quello dell'antidolorifico o a quello del placebo. Tutti erano stati avvertiti che avrebbero ricevuto delle iniezioni che potevano alleviare il dolore, o che, al contrario, potevano in qualche caso acuirlo. Al primo gruppo fu somministrato o un placebo o il fentanile, un comune analgesico. Lo studio era a doppio cieco, cioè né i medici né i pazienti sapevano chi aveva preso il farmaco e chi il placebo. Chi conduceva questa parte dell'esperimento però sapeva che in qualche caso veniva somministrato il placebo e in altri il fentanile; come prevedibile, sia il farmaco con principio attivo, sia il placebo ebbero un effetto calmante sul dolore. Al secondo gruppo fu somministrato o un placebo o del naloxone e, anche in questo caso, i ricercatori conoscevano la natura dei due composti sperimentati. Ebbene, sia la sostanza attiva che il placebo ebbero l'effetto di acuire il dolore! Questo risultato, apparentemente paradossale e sorprendente, si spiega solo con l'ipotesi che coloro che svolgevano l'esperimento potessero influenzare i pazienti in qualche modo, attraverso segni non verbali o di altra natura.

    Tale risultato, che dovrebbe sollevare degli interrogativi sulla validità di tanti studi a doppio cieco, è stato oggetto di una conferenza sul «fenomeno di Hans il furbo», organizzata nel 1981 dalla New York Academy of Sciences [25]. Hans il furbo era il cavallo di un maestro berlinese in pensione, che, al principio del Novecento, meravigliò il mondo dimostrando, nell'arena di un circo, che Hans il furbo era capace di fare addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni, sapeva leggere, compitare e risolvere problemi di armonia musicale. Ben presto trapelò che Hans il furbo poteva fare tutte queste cose meravigliose solo in presenza del padrone. Il fenomeno apparentemente straordinario non era il risultato di una particolare intelligenza equina, ma dell'abilità di Hans nel decodificare i messaggi subliminali del padrone, traducendoli nel giusto numero di colpi di zoccolo sul pavimento.

    Il fenomeno di Hans il furbo nei trial terapeutici a doppio cieco non è stato molto approfondito, ma è sempre più evidente come sia difficile fare un vero doppio cieco. In un trial a doppio cieco condotto utilizzando propranololo e placebo su pazienti reduci da un infarto, quasi il 70% dei medici e più dell'80% dei pazienti capirono quale era la sostanza somministrata [26].

    - L'effetto placebo dei farmaci

    Un'altra ragione di errore dipende dalla convinzione che gli effetti terapeutici dei farmaci attivi siano da attribuire unicamente alla loro specifica azione farmacologica. Negli esperimenti di laboratorio condotti su animali o frammenti di tessuto, è possibile quantificare e definire l'effetto farmacologico, ma nella pratica clinica l'effetto del farmaco non dipende solo da proprietà farmacologiche, composizione chimica e dosaggio, ma anche dalle aspettative, espresse verbalmente o meno, dal medico e dal paziente, e dal condizionamento di quest'ultimo e, infine, dalla malattia.

    Durante i suoi esperimenti per misurare l'effetto della suggestione e del condizionamento sui principi attivi del farmaco, Wolf ha dimostrato che la nausea poteva essere eliminata dall'ipecacuana, un potente emetico. Ciò era possibile a patto che l'ipecacuana fosse somministrata per via intragastrica, così che il tipico sapore amaro non fosse percepito, e accompagnando la somministrazione con la spiegazione che quella sostanza riusciva a bloccare la nausea nella cavia umana. La misurazione delle contrazioni gastriche eseguita insieme alla somministrazione della sostanza rivelò che le contrazioni, normalmente aumentate dall'ipecacuana, in quel caso risultavano ridotte. Analogamente, al paziente prescelto da Wolf per il suo esperimento, e affetto da fistula gastrica permanente (un condotto, creato per errore, fra stomaco e parete addominale), a questo paziente, dicevamo, di nome Tom, fu somministrata della prostigmina per bocca, con le conseguenze farmacologiche prevedibili: crampi addominali, diarrea, alterazioni locali dello stomaco, iperemia, ipersecrezione e ipercinesia gastrica. in seguito, l'ingestione di semplice acqua di rubinetto provocò le stesse reazioni, ogni volta che Tom era convinto che si trattasse di prostigmina. Perfino un antidoto farmacologico della prostigmina, l'atropina, nelle stesse circostanze ebbe gli stessi effetti (sempre quando Tom era convinto che si trattasse di prostigmina) [27].

    Questi esperimenti dimostrano che l'effetto placebo può superare anche quello farmacologico, e ciò è della massima importanza. Da un lato infatti il placebo può mimare il vero effetto farmacologico e dall'altro gli effetti delle sostanze farmacologicamente attive possono dipendere dalle circostanze e dalle aspettative dei pazienti o del medico.

    - La valutazione dei farmaci

    Come rilevato da Lindahl e Lindwall, l'effetto «vero» delle terapie non può essere stabilito dai risultati dei trial clinici per l'intreccio fra l'effetto placebo e gli effetti specifici di un certo farmaco. È possibile che trial diversi a doppio cieco diano risultati diversi: positivi, negativi o nulli [28].

    Gli effetti «veri» di un farmaco sono poco chiari per via delle aspettative che accompagnano la maggior parte dei trial, aspettative che possono aumentare gli effetti benefici della cura, e questi ultimi possono aumentare anche in relazione al maggiore interessamento dei medici e delle infermiere. D'altra parte la necessità di informare i pazienti dei motivi del trial e delle incognite presenti può causare l'effetto inverso. Questo succede, per esempio, quando i malati sanno che la terapia è affidata al caso. Questo è dimostrato dalle percentuali di guarigione in caso di ulcera duodenale nei gruppi di pazienti curati con placebo durante trial clinici controllati, dove le percentuali andavano dal 20 al 70% [29]. Infine è da notare che i risultati di questi trial controllati e randomizzati possono essere diversi, esattamente come i risultati delle terapie classiche.

    - Il dolore e l'effetto placebo

    È diffuso l'equivoco relativo al rapporto fra effetto placebo e dolore. Goodwin e i suoi collaboratori hanno scoperto che più della metà dei medici e delle infermiere del loro stesso gruppo riteneva che, se un paziente si sentiva meglio dopo un'iniezione di acqua distillata, ciò significava che il dolore era immaginario e che non poteva avere cause organiche o patologiche [30]. Ma questo significa saltare da una premessa falsa a una conclusione prevista. Il gruppo di Louis Lasagna ha riferito che una media di tre o quattro pazienti su dieci, pazienti che erano stati sottoposti a intervento chirurgico e che soffrivano di forti dolori postoperatori, riportava sollievo dopo un'iniezione di placebo a base di soluzione salina [31]. Hanno sottolineato inoltre che coloro che rispondono positivamente al placebo non sono facilmente identificabili, dato che non sono né «lagnosi, né rompiscatole, né donnette isteriche» e che hanno in media la stessa intelligenza di quelli a cui il placebo non fa effetto. Beecher ha dimostrato che, così come il placebo può o meno produrre un effetto analgesico, anche una ferita può o meno produrre dolore, a seconda che sia interpretata, per esempio, come buona o cattiva. I soldati feriti in battaglia possono non aver bisogno di un analgesico perché il loro dolore può essere mitigato dalla prospettiva di essere mandati via dall'inferno del fronte e portati al sicuro in un ospedale, o ancora meglio dalla speranza di tornare a casa. D'altra parte, quelle stesse ferite provocano interrogativi e ansie nei civili, preoccupati dalla prospettiva del ricovero in ospedale, dalle spese, e dall'invalidità successiva.

    Tali considerazioni non si limitano alle situazioni di guerra. Uno straordinario effetto placebo fu studiato dagli osservatori occidentali in Cina, durante il «grande balzo in avanti», quando i medici cinesi, agli ordini del presidente Mao, scoprirono «l'anestesia» prodotta dall'agopuntura. Alcuni osservatori ingenui pensarono che il motivo per cui i pazienti cinesi non reagivano al dolore fosse da attribuire a un ago conficcato loro nel lobo auricolare. Non conoscevano i tanti studi, sia cinesi che europei, che avevano dimostrato la possibilità per un essere umano di sopportare stoicamente il dolore delle operazioni. Nel 1843 Peter Parker, missionario e chirurgo americano, praticò una mastectomia a una donna cinese che, finita l'operazione, «balzò senza alcun aiuto dal tavolo operatorio, fece un inchino ai signori presenti in sala, secondo lo stile cinese, e se ne andò sulle sue gambe in un'altra stanza come se nulla fosse successo». Nel 1863 un altro chirurgo scrisse che «un gran numero di pazienti fu sottoposto a operazione senza l'uso del cloroformio [...] alcuni di loro non strinsero neppure i pugni o le mascelle, ma rimasero stesi immobili sul tavolo operatorio mentre venivano recisi loro i muscoli o segate le ossa». All'inizio del Novecento Mitchel fece amputazioni, tiroidectomie, mastectomie, e altre grosse operazioni senza anestesia generale. A Berna, fra il 1890 e il 1900, Theodor Kocher fece 1.600 operazioni di gozzo senza praticare l'anestesia generale. Harvey Cushing rimase esterrefatto quando, nel 1900, vide César Roux che operava al gozzo i contadini del Valois, senza praticare alcuna anestesia [32].

    L'effetto placebo è un fenomeno complesso ancora poco compreso. Contribuisce ad ogni successo terapeutico, aiutando ad alleviare i sintomi della malattia, ed è spesso la sola causa di «guarigione» dal malessere. Poiché il successo e la fama della medicina si fondano sulla sua capacità di curare, forse non c'è da meravigliarsi se i medici si appellano tanto raramente all'effetto placebo, visto che si tratta dello stesso effetto su cui si basa il successo dei ciarlatani. Considerando il ruolo di estrema importanza che ha nella pratica medica, lo spazio e il tempo che vengono concessi al placebo nei testi medici e nelle conferenze rivolte agli studenti di medicina sembrano assurdamente esigui: un paragrafo in qualche libro di testo, o un accenno durante una conferenza. Uno dei motivi per cui i medici sono portati a sminuirne gli effetti può essere il timore che la loro immagine e il potere che detengono vengano minacciati.

    Questo capitolo accenna solo indirettamente a quelle tecniche placebo cui nel complesso ci si riferisce come a «medicina alternativa». Si tratta infatti di un tema così importante che gli è stato riservato tutto il quinto capitolo.


    La medicina alternativa

    Da sempre medicina e magia sono state collegate tra loro e, in alcuni momenti, sono apparse difficilmente distinguibili. Plinio pensava addirittura che la magia derivasse dalla medicina. Anche oggi del resto il confine fra medicina razionale e ciarlataneria è confuso, in parte perché l'educazione medica non fornisce i criteri che permettono di identificare il campo dell'assurdo [33]. Due sono le caratteristiche distintive della medicina alternativa. La prima è che essa non deriva il suo sapere da alcuna dimostrazione nota o coerente. La seconda è che la sua validità non viene giudicata in base a una valutazione rigorosa. La sempre maggiore popolarità della «guarigione» alternativa riflette l'insoddisfazione crescente nei confronti degli aspetti disumanizzanti della medicina tecnologica e la sua evidente maggiore attenzione per tutto ciò che è curabile, a scapito dell'assistenza degli incurabili. È inevitabile che le persone affette da malattie croniche o incurabili e quelle i cui sintomi sono stati dichiarati immaginari, perché i medici non sono riusciti a spiegarli, si rivolgano a pratiche mediche meno ortodosse.

    Purtroppo non tutti i medici praticano una medicina razionale e viceversa non tutti i guaritori sono ciarlatani. L'efficacia della terapia è direttamente proporzionale alla fiducia che vi ripone il terapeuta e non è assolutamente vero che tutti i guaritori siano degl'impostori. Ma alla fine poco importa se il guaritore è convinto di essere un canale attraverso cui si manifesta il potere divino, oppure se si sente un Galileo misconosciuto, scopritore di energie terapeutiche «naturali», o, ancora, se si tratta di un impostore deciso ad ingannare i creduloni; quel che importa è che i mezzi da loro utilizzati sono sempre gli stessi. La varietà e l'assurdità delle terapie «alternative» è un tributo al potere, spesso sottovalutato e misconosciuto, dell'effetto placebo descritto nel primo capitolo. In questo capitolo, invece, analizzeremo in particolare alcune tecniche della medicina alternativa.

    - L'essenza delle terapie alternative

    Uno dei motivi per cui le posizioni a favore di queste terapie non possono essere valutate adeguatamente è la mancanza di una diagnosi accurata. Alcuni guaritori, per esempio i Christian Scientists, negano l'esistenza della malattia; altri non ritengono importante la diagnosi e molti altri ancora hanno sviluppato una loro classificazione della malattia che è priva di senso per chiunque altro; questo vale, per esempio, per gli omeopati, o per l'agopuntura «auricolare» o classica, per la diagnosi elettrodermica di Voll, per gli osteopati e i chiropratici, per l'iridologia, la fotografia di Kirlian o la radioestesia. Le terapie alternative si possono dividere in diverse categorie, spesso in parte sovrapponibili e non sono infrequenti i guaritori che, dato il loro approccio olistico, praticano più di una tecnica [34]:


    1) Terapie della mente: tutte le pratiche basate sulla fede, dalla Christian Science al metodo di cura del cancro di Simonton, alla medicina psionica.
    2) Terapie farmacologiche: omeopatia, terapia floreale di Bach, cure a base di erbe, sali tissutali, chelazione orale, urinoterapia, cura del cancro con il nocciolo dell'albicocca, cura della vitamina C di Cousin e Pauling e terapie del ringiovanimento.
    3) Manipolazioni: medicina osteopatica, chiropratica, riflessologia, agopuntura, irrigazioni del colon.
    4) Occultismo: piramidologia, terapia delle pietre, magia simpatetica, chirurgia psichica, rabdomanzia medica.
    5) Gli strumenti del ciarlatano: l'oscilloclasto di Abramo, i generatori di ozono, gli ionizzatori negativi, gli accumulatori orgonali di Reich, le scatole di luci colorate, le scatole nere, l'arsenale dell'elettroagopuntura.
    Molti non sono disposti a credere alla magia pura e semplice, ma sono più pronti ad accettarla quando è confezionata in forma di scienza. L'antropologo Hsu ha ricordato come, durante un congresso del partito democratico svoltosi a Filadelfia nel 1948, molti famosi uomini politici esibissero dei Vrilium tubes che costavano 306 dollari l'uno. Quegli aggeggi a forma di penna avrebbero dovuto emettere raggi capaci di guarire dai malanni più vari, dal cancro, al diabete, all'artrite, alla sinusite ecc. [35] E questo comportamento da panacea è tipico degli oggetti magici.

    Solo negli Stati Uniti, tutti gli anni si spendono almeno 10 miliardi di dollari per cure che potremmo genericamente definire da ciarlatani, la metà di quella somma viene spesa per le «cure» del cancro. Mentre sarebbe ingiusto sostenere che tutti quelli che propongono una qualche forma di cura sono disonesti, bisogna ricordare però la conclusione cui è giunto un comitato statunitense incaricato di indagare sulle «truffe della salute»: «le prove accumulate casualmente nel corso dell'indagine sembrano confermare che [...] molti guaritori sono ciarlatani» [36]. E ciarlatani restano anche nel caso in cui la loro buona fede li induca a consolarsi con l'idea di aver dato una mano a persone disperate.

    - L'omeopatia

    Gli esempi di medicina alternativa fin qui citati sono così ridicoli che solo pochi di loro, per quanto esistano, sono veramente importanti, per esempio in Gran Bretagna. Ma l'omeopatia fa parte di un'altra categoria. Si tratta infatti di una disciplina sponsorizzata dalla famiglia reale inglese e praticata da molti medici laureati.

    Questa variante della magia simpatetica è la panacea «inventata» nel 1800 da Samuel Hahnemann: tutte le malattie, tranne le «sicosi» (condiloma acuminato) e la sifilide, sono causate da un «miasma di psoriasi». Gli omeopati non curano le malattie ma i sintomi.

    La cura si basa sull'uso di diluizioni infinitesimali di alcuni «rimedi» che, in dosi più elevate, produrrebbero i sintomi che la cura vuole eliminare. Per esempio, il peperoncino conferisce alle guance un colore rosso acceso e stimola la nostalgia di casa e un omeopata tedesco ha fatto l'ipotesi che gli 11 milioni di lavoratori stranieri residenti in Europa occidentale potessero trovare giovamento in una terapia omeopatica a base di peperoncino [37]. Il rettore della facoltà inglese di omeopatia prescrive «alle ragazze vittime di una delusione amorosa e alle donne che non sono mai riuscite a sfogarsi con le lacrime [...]» perché si "sciolgano" sali da cucina a diluizioni tali che è improbabile trovarne una molecola in un'intera botte [38]. Il principio in base al quale tale prescrizione dovrebbe funzionare è che le lacrime sono salate. Si tratta dello stesso professore che, insieme al preside della facoltà, ha espresso il timore che «alcuni medici, con una cattiva preparazione e non qualificati, possano prosperare e sostenere teorie folli». Perché mai si dovrebbe richiedere una buona preparazione a chi dovrà limitarsi a prescrivere acqua? A meno che la preparazione non tenda proprio a facilitare l'abbandono dei principi razionali e l'accettazione di fandonie omeopatiche tipo la «dinamizzazione». La dinamizzazione è il processo grazie al quale, con lo scuotimento, si impartisce «forza vitale» al diluente. La soluzione più è diluita e più è potente, sempre che lo scuotimento sia stato fatto nel modo giusto, ed è poi per questo motivo che le diluizioni vengono chiamate «potenze». Quando si raggiunge la diluizione di un dodicesimo di centesimo, detta 12C, la diluizione è di 10 alla ventiquattresima. È difficile comprendere il senso vero di un numero del genere. Forse, per cercare di capirlo, può essere utile l'esempio del «teorema dell'ultimo respiro di Cesare». Se l'ultimo respiro di Cesare oggi è distribuito in modo uniforme nell'atmosfera terrestre e ipotizzando che il volume dell'atmosfera corrisponda alla capacità dei nostri polmoni moltiplicata per 10 alla ventiquattresima, allora ad ogni inspirazione inaliamo una molecola dell'ultimo respiro di Cesare [39]. Ma 12C è solo l'inizio, le diluizioni omeopatiche più adottate infatti sono 30C, ovvero una diluizione, cioè una «potenza» di 10 alla sessantesima. L'equivalente, all'incirca, di un granello di sale in una quantità di diluente tale che basterebbe a riempire diecimila miliardi di globi, ciascuno tanto grande da contenere l'intero sistema solare [40]. Secondo una pubblicazione dell'Oms, sono state usate «con successo» diluizioni di 10 alla duecentomillesima [41]. Che tali abbagli possano catturare la fantasia di migliaia di donne e uomini laureati in medicina, soprattutto in Francia, in Germania e in Inghilterra, è indice del tipo di formazione che offrono gli studi di medicina, o forse è la dimostrazione del fatto che alcune menti sono congenitamente incapaci di sviluppare capacità critiche.

    Molti trial condotti quando ancora si riteneva che l'omeopatia meritasse di essere sottoposta a verifiche serie, non hanno confermato le tesi omeopatiche. È difficile capire perché mai si dovrebbe istruire una causa per un'indagine del genere e non c'è davvero nulla da aggiungere alle osservazioni penetranti di Oliver Wendell Holmes, di James Young Simpson (l'uomo che introdusse l'uso del cloroformio) e di altri [42].

    Eppure nell'estate del 1988 «Nature», forse la più prestigiosa rivista scientifica, pubblicò un articolo del professor Benveniste, che sembrava segnare il trionfo dei fautori dell'omeopatia. Nell'articolo si sosteneva, con parole semplici, che l'acqua era capace di «ricordare» le sostanze che erano state dissolte al suo interno in precedenza, ma che non conteneva più. C'era però una precondizione: l'acqua avrebbe ricordato solo se sottoposta a scuotimento vigoroso fra una diluizione omeopatica e l'altra; mescolare non era sufficiente [43]. Altri studiosi decisero che quella teoria forniva una spiegazione della capacità di James Bond di distinguere un Martini Dry semplicemente mescolato da uno scosso energicamente.

    Anche se il fatto non veniva citato nell'articolo pubblicato da «Nature», quello studio era stato sponsorizzato dall'industria omeopatica, che in Francia è fiorente, visto che un medico su quattro prescrive rimedi omeopatici. La sensazionale rivelazione fu salutata con entusiasmo dagli omeopati di tutto il mondo, che la accolsero come la dimostrazione definitiva delle loro convinzioni più care. La stampa fu felice di poter riferire che gli scienziati erano rimasti «colpiti» da quella scoperta.

    Il direttore di «Nature» fu attaccato, forse non del tutto ingiustamente, per aver pubblicato «idiozie» del genere e per aver con ciò dato credito a idee a dir poco dubbie. La sua risposta fu che la pubblicazione, e la critica che sarebbe seguita da parte della comunità scientifica, avrebbe finalmente messo a tacere le proteste dei fautori dell'omeopatia secondo i quali gli esperimenti omeopatici non avevano mai trovato spazio nelle riviste scientifiche per via dei pregiudizi nei loro confronti, pregiudizi nati a causa della resistenza della comunità scientifica a prenderli sul serio.

    Lo studio mise in evidenza il fatto che l'acqua poteva avere dei «buchi di memoria», non spiegabili con il livello di diluizione (ma il termine diluizione può generare confusione in questo contesto perché spesso nell'acqua non rimaneva neppure una sola molecola della sostanza).

    Ma la pazzia raggiunse livelli inauditi quando il direttore di «Nature», accompagnato da un mago di professione - noto per aver accusato le «energie psichiche» di Uri Geller di essere frutto di un prestigiatore furbo - e specializzatosi nello scoprire imbrogli scientifici, piombò nel laboratorio francese, chiedendo che l'esperimento venisse ripetuto in loro presenza. La richiesta fu accolta, ma alla presenza dei due non si ottennero più i risultati dell'esperimento iniziale, quello per cui si era parlato di una «memoria dell'acqua». Nel giro di una settimana su «Nature» comparve un'altra comunicazione, firmata dal direttore e dai suoi collaboratori e intitolata: «Gli esperimenti ad alta diluizione si sono rivelati un abbaglio» [44].

    I tentativi di riprodurre l'esperimento sulla memoria dell'acqua sono falliti anche nell'atmosfera più tranquilla del laboratorio allergologico del Rothschild Hospital di Parigi, dove la prova fu ripetuta per iniziativa di una rivista scientifica, «Science et vie», che ha particolarmente a cuore il problema della salute dei consumatori [45]. Quell'ultima verifica mise fine alla discussione in merito, almeno all'interno della comunità scientifica.

    Se i risultati ottenuti dal professor Benveniste fossero stati riproducibili anche da altri, la cosa avrebbe avuto ripercussioni devastanti sul mondo scientifico. Le conseguenze per la fisica sarebbero state più profonde di quelle che ebbe la scoperta che la terra è rotonda. La scienza, così come la conosciamo, avrebbe dovuto essere cancellata e riscritta da capo. I risultati del professor Benveniste o sono artefatti o sono il prodotto di un esperimento non adeguatamente controllato, oppure sono un miracolo, cioè qualcosa che sfida le leggi fisiche che conosciamo. Conclusioni di tale portata non possono basarsi su dimostrazioni deboli e non riproducibili. Le tesi straordinarie richiedono dimostrazioni straordinarie.

    Il dottor David Reilly, un eminente sostenitore dell'omeopatia «scientifica», disse bene quando, subito dopo l'annuncio della scoperta francese, affermò: «Se la cosa si dimostra priva di fondamento avremo dimostrato che l'omeopatia è uno dei più grandi incidenti di percorso della scienza medica, una follia di tali proporzioni da meritare uno studio a parte» [46].

    - La «cura dei fiori» di Bach

    Una variante dell'omeopatia, inventata dal dottor Edward Bach (1886-1936), è stata salutata dal dottor Charles K. Elliot, omeopata reale di sua maestà la regina Elisabetta II d'Inghilterra, come «uno dei metodi terapeutici più completi fra quelli oggi a disposizione». È raro che un medico di sua maestà, ex Commissioner of Mental Health della città di New York, sostenga in un libro una panacea, conosciuta come il «rimedio salvifico di Bach». Tutto: il prurito, l'eiaculazione precoce, il comportamento dei bambini cerebrolesi, il delirium tremens e lo stato di shock, le convulsioni e la dismenorrea ecc., tutto sarebbe curato da questa meravigliosa panacea, utile anche per provocare le doglie. Se strofinata dietro le orecchie fa rinvenire gli animali che hanno perso i sensi ed è uno straordinario tonico per le piante che «sono un po' giù di corda» [47].

    - L'agopuntura

    L'agopuntura si è sviluppata a partire da pratiche di salasso magico-rituali in uso in Cina fra il III e il I secolo a.C. Gradualmente il salasso fu sostituito da punture praticate su punti disposti lungo «meridiani» immaginari. Si pensava che tali «meridiani» fossero collegati con le funzioni e gli organi interni, anche se seguivano una mappa che non teneva affatto conto dell'anatomia e della fisiologia umane. Il rituale della puntura con gli aghi sopravvisse identico per duemila anni, fino a quando, nel 1822, non fu messo al bando dall'imperatore, che lo escluse dal curriculum del collegio medico imperiale e lo considerò un ostacolo al progresso della scienza medica [48].

    L'attuale interesse per l'agopuntura è in gran parte nato a seguito della visita fatta nel 1970 dal presidente americano Nixon alla Cina maoista, quando la delegazione americana, costituita da un folto numero di giornalisti e uomini politici, fu invitata ad assistere a un'operazione chirurgica in cui l'anestesia era ottenuta mediante agopuntura. La delegazione non sapeva che quell'anestesia era stata inventata per ordine di Mao, allo scopo di eliminare i costi di strumentazioni e farmaci necessari nella normale anestesia. Furono indotti a credere che l'ago conficcato nell'orecchio produceva anestesia, e non si resero conto che i pazienti, accuratamente selezionati e sottoposti in precedenza a una sorta di lavaggio del cervello, avevano preso degli analgesici prima e durante l'operazione. Operazioni del genere erano state fatte già tante volte nel mondo occidentale sotto anestesia locale, ma non avevano mai fatto notizia sui giornali.

    L'accettazione acritica dell'agopuntura fu facilitata da certi neurofisiologi, affascinati dalla mistica orientale, e dallo storico della Cina J. Needham, che propagandò l'agopuntura come una vera «scoperta» [49]. D'altra parte Qian, un fisico teorico cinese, si è giustamente domandato perché, se avevano compiuto tali meravigliose conquiste scientifiche, i cinesi avevano contribuito così poco ai progressi della scienza moderna [50].

    Anche Ackerknecht ha sottolineato come l'ondata di interesse per l'agopuntura, diffusasi a seguito della distensione cino-americana, fosse la quinta arrivata in Europa a partire dal XVII secolo; le ondate precedenti erano tutte regredite ogni volta che si era riconosciuta la vera essenza dell'agopuntura, quella di un potente placebo [51].

    Dato l'interesse dimostratole dalla Casa Bianca, dai National Institutes of Health, dalle università e da altre istituzioni accademiche, nonché dal «Lancet», l'agopuntura è divenuta una delle più studiate forme irrazionali della medicina «alternativa». Molti trial caso-controllo hanno dimostrato che l'agopuntura non è altro che un placebo [52]. Eppure il movimento a favore dell'agopuntura ha acquisito un importanza tale da assicurargli lunga vita.

    Un agopuntore francese ne ha inventata una variante, conosciuta come agopuntura auricolare, basata sull'illusione che tutti gli organi e le funzioni del corpo siano proiettati sulla superficie del lobo dell'orecchio, in modo tale che la loro proiezione forma un omuncolo disposto a testa in giù in posizione fetale. L'occhio di questa creatura corrisponderebbe al punto normalmente forato per l'applicazione degli orecchini. G.T. Lewith, un agopuntore inglese, non ha tardato a far notare che potrebbe essere quella la ragione per cui i pirati portavano gli orecchini e una possibile spiegazione dell'acuità visiva dei pirati stessi, che vedevano le navi a grande distanza, ben prima di essere a loro volta avvistati. Uno di noi ha analizzato altrove più in dettaglio errori e fantasie dell'agopuntura [53].

    Gli aghi non servono a niente. Lo stesso effetto si può ottenere facendo bruciare piccoli coni di foglie secche di Artemisia Japonica sopra i punti dell'agopuntura, oppure utilizzando ferri arroventati o, forma meno dolorosa, applicando pressione sui punti terapeutici: la cosiddetta digito-pressione. Una forma particolare della pressione digitale è la riflessologia, che sostiene di curare o prevenire le malattie, applicando la pressione sulla mano o sul piede, nei punti che corrispondono ai vari organi. Per esempio, secondo un libro sulla tecnica della pressione digitale indiana, la cui prefazione è stata scritta dall'ex primo ministro Morarji Desai, la cura della sifilide si ottiene applicando la pressione sul tendine di Achille e su una caviglia e massaggiando contemporaneamente la parte malata con urina bollita. Nella prefazione Desai consiglia altre cinque panacee «naturali», fra cui bere la propria urina e la magnetoterapia [54].

    - Gli strumenti dell'imbroglio «agopuntura»

    Di recente c'è stata una recrudescenza nella diffusione di strumenti che elaborano e mistificano ulteriormente le «teorie» dell'agopuntura. Due acquisizioni nuove sono il Vegatest e l'elettrografo segmentale.

    Il Vegatest unisce omeopatia e agopuntura. Si tratta di un complicato strumento elettrico che dovrebbe misurare la resistenza della pelle nei punti terapeutici con un metodo simile a quello di un siero della verità. Il paziente viene collegato a un circuito a ponte di Wheatstone, in cui è incorporato un «favo». Nel favo c'è una serie di nicchie che ospitano fiale sigillate contenenti rimedi omeopatici o altro materiale utilizzato a fini «diagnostici» o «terapeutici». La diagnosi, o identificazione della terapia adatta, si ottiene leggendo su un ago graduato, secondo una scala di misura arbitraria da 0 a 100.

    L'elettrografo segmentale è uno strumento più costoso, poiché è collegato a un computer Apple. Anche questo misura la resistenza della pelle, ma addirittura in otto punti di pressione contemporaneamente. Queste otto posizioni sono descritte come «quadranti». Il bello di questo test è che non può mai essere normale: «Non esiste un elettrogramma segmentale normale, poiché tutti dobbiamo fare i conti con svariati malanni passati e presenti di tutti i generi» [55].

    Entrambi questi strumenti sono stati messi a punto negli anni settanta da un tedesco, Helmut Schimmel, e oggi sono molto pubblicizzati e probabilmente anche molto venduti. Il dottor Lewith e il suo collega, dottor Kenyon, del Centro di studio per le terapie alternative di Southampton, oggi offrono corsi non solo di agopuntura, omeopatia, ed ecologia clinica, ma anche di Vegatest ed elettrografia segmentale. In una recente lettera al «Lancet», il fisico A.T. Barker, che ha messo in ridicolo come un'idiozia la guarigione elettromagnetica delle fratture, ha suggerito che i medici e il pubblico attratto da teorie fantasiose e prive di fondamento, come per esempio le proprietà diagnostiche di vari strumenti elettromagnetici, debbano essere protetti da regolamenti simili a quelli che si applicano ai preparati farmaceutici [56]. È triste pensare che tali regolamenti possano diventare davvero necessari.

    - Medicina osteopatica e chiropratica

    A. Still, un conciaossa del Missouri, ebbe la sfortuna di veder morire di meningite tre dei suoi figli. Deluso dalla medicina, l'uomo decise di abbracciare la bizzarra teoria secondo la quale tutte le malattie sono causate dalla pressione esercitata sulle arterie, soprattutto su quelle della spina dorsale, e determinata dalle irregolarità delle articolazioni. Fu lui a fondare la medicina osteopatica, che nacque nel 1876 con le stesse caratteristiche che mantiene ancora oggi. Alcuni anni dopo e a qualche centinaio di chilometri di distanza, D.D. Palmer, di professione droghiere e «guaritore magnetico», «scopriva» un altro sistema, secondo il quale tutte le malattie sarebbero state causate dal cattivo allineamento o «sublussazione» della colonna vertebrale. Il primo paziente di Palmer fu uno spazzino sordo, che recuperò l'udito grazie «all'aggiustamento» della quarta vertebra dorsale. La logica di questo teorico della manipolazione si può ricavare da questo brano di un suo manuale:

    Io sono l'inventore, la Fonte Prima del fondamentale principio secondo cui la malattia è il risultato di un eccesso o di un difetto di funzionamento! […]. Io ho dato una risposta all'antico quesito: che cos'è la vita? Sapendo che la nostra salute fisica e il progresso intellettuale dell'Innato (la parte dell'Intelligenza Universale personificata) dipendono dal giusto allineamento dello scheletro, sentiamo il dovere irrinunciabile di rimettere a posto ogni osso fuori posto, così da permettere la salute fisica e spirituale, la felicità e la fruizione completa dei godimenti terreni [...] io sono la Fonte Prima della Chiropratica, che è nata con me. I suoi principi sono sgorgati dal mio cervello geniale; io ne sono l'origine, il padre, colui al quale tutti i chiropratici si rifanno come al Fondatore [57].
    La chiropratica, ovvero il sistema teorizzato da Palmer, viene propagandata come una cura pressoché universale, capace di sconfiggere i mali più vari, dal diabete, al mal di cuore, dalla tonsillite, al cancro [58]. H.L. Mencken, con il suo stile inimitabile, ha scritto a proposito della chiropratica e della medicina osteopatica:

    [Esse] combattono gli effetti disastrosi della cosiddetta scienza dell'igiene pubblica, che oggi tenta di rendere immortali gli idioti. Se uno che ha un'appendicite purulenta si rivolge a uno scaricatore di porto, che si è fatto la barba e si è ripulito, per farsela curare e si sottopone volontariamente a manipolazioni per cui viene tenuto in equilibrio sul punto di McBurney, mentre le sue vertebre vengono trattate come una fisarmonica, allora sono disposto a credere che sia molto desiderato in cielo [59].
    Il dottor Barrett ha descritto un esperimento condotto a Filadelfia nel 1976, a cura del Committee Against Health Frauds (Comitato di difesa contro le frodi sanitarie): il comitato mandò una bambina di quattro anni, perfettamente sana, per un controllo medico da cinque diversi chiropratici. Il primo diagnosticò «terminazioni nervose schiacciate all'altezza dello stomaco e della vescica», il secondo notò «una pelvi storta», il terzo mostrò preoccupazione rispetto a possibili «mal di testa e nervosismo, problemi dell'equilibrio e digestivi, causati da non perfetto allineamento della colonna vertebrale» da lui stesso individuato, il quarto predisse «mestruazioni dolorose e parti difficili» se non fosse stata allungata la «gamba corta», e il quinto diagnosticò un cattivo allineamento dell'anca e del collo, per il quale si richiedeva un intervento immediato [60].

    Un dépliant stampato dalla Chiropractic Association, fondata di recente in Irlanda, raccomanda a tutta la famiglia di recarsi a fare un check-up presso un chiropratico, «perché le possibili interferenze negative delle terminazioni nervose possano essere prontamente diagnosticate». Fra i benefici promessi dal dépliant ci sono «una digestione e una circolazione migliore, il miglioramento della lucidità mentale, la normalizzazione degli scompensi del sistema ormonale e riproduttivo, e una respirazione migliore»!

    La sola indicazione seria per le varie tecniche di manipolazione sono le malattie muscoloscheletriche, in cui sia il massaggio che altre tecniche fisioterapiche e manipolatorie possono alleviare i sintomi. Comunque il mal di schiena, di cui la gente si lamenta così di frequente, spesso guarisce da solo e altrettanto spesso scompare per ricomparire dopo un certo tempo. Inoltre il valore scientifico della manipolazione, a parte l'efficacia attribuibile all'effetto placebo, è ancora tutto da dimostrare. In un trial recente in cui si sperimentava l'efficacia della medicina osteopatica a confronto con il placebo nella cura del mal di schiena, la prima non si è rivelata migliore del secondo [61].

    - Le guarigioni miracolose

    Un'antica forma di guarigione miracolosa, forma che ancora sopravvive, prevedeva l'imposizione delle mani. Le mani di una persona qualunque non avevano grande potere, ma le cose cambiavano per esempio se si trattava di mani regali. Le scrofole, dette anche Mal de Roi, guarivano solo grazie all'imposizione delle mani di un re. Il «tocco del re» era capace di guarire anche molte altre malattie e questo potere rimase prerogativa regale per circa settecento anni [62]. In un delizioso resoconto di Aubrey, un tale Evans, affetto da naso bitorzoluto, sogna che la mano del re lo guarisca: «Non appena il re, Carlo Il, fece il suo ingresso nel St. James' Park, Evans baciò la mano del re e se la strofinò sul naso; cosa che diede fastidio al re, ma che guarì l'altro» [63]. Si tratta di una credenza antica, ricca di varianti. Plinio racconta che Pirro guariva i sudditi con l'imposizione dell'alluce! [64]. Van Helmont suggeriva l'uso dei morti anziché quello dei vivi: «cerca di produrre il contatto della ferita con la mano di un uomo morto di morte lenta, fino a che il paziente non viene scosso da un gran brivido». Sia Robert Boyle, padre della chimica moderna e fratello del conte di Cork, che William Harvey, hanno sperimentato questa cura [65].

    Non si tratta di credenze del tutto scomparse. Di recente un articolo pubblicato dal «Lancet» riferiva che «quella dei guaritori è una tradizione antica, ricollegabile con lo spiritualismo e il cristianesimo primitivo. Alcuni guaritori credono che il loro potere derivi direttamente da Dio, altri si concentrano sulla psiche del paziente, e altri ancora credono di rappresentare un canale attraverso il quale viene convogliata la potenza medicatrice della natura». Ed è curioso registrare che alcune istituzioni accademiche hanno cominciato ad interessarsi seriamente a questa pratica.

    In Inghilterra, la Confederation of Healing Organisations, che rappresenta più di 7.000 guaritori, sta facendo di tutto per ottenere il riconoscimento delle prestazioni dei suoi affiliati come servizi resi in buona fede, così da renderli rimborsabili dal sistema sanitario nazionale [66]. In un articolo recente, il presidente dell'associazione, il dottor Alec Forbes, si è mostrato interessato alla sillaba mistica OM, alla terapia dei colori, alla piramidologia, alla radionica e all'omeopatia [67]. La situazione inglese poi è ulteriormente peggiorata da quando il principe Carlo d'Inghilterra è diventato presidente della British Medical Association e ha esortato i medici a ritornare ai precetti di Paracelso [68]. La farmacopea di Paracelso conteneva rimedi quali lo zebeto occidentale, ovvero escrementi umani disseccati e polverizzati. Difficile immaginare la loro efficacia terapeutica quando, per esempio, venivano applicati alle infezioni degli occhi.

    Negli Stati Uniti le guarigioni soprannaturali sono sponsorizzate dalla Casa Bianca e il presidente Reagan è stato fra coloro che si sono congratulati con Oral Roberts, il guaritore mistico, per la fondazione della sua università, The City of Faith [69].

    Un ginecologo inglese, durante una conferenza tenuta all'università, ha confessato di credere nei miracoli del Venerabile Beda e con l'occasione ne ha aggiunti alcuni dei suoi [70]. C'è forse nella formazione medica qualche sbaglio di fondo che fa sì che i medici siano particolarmente ingenui? Sir Arthur Conan Doyle, laureatosi in medicina all'Università di Edimburgo, credeva nelle fate [71].

    Francis Galton, uno scettico del secolo scorso, sosteneva che, se la preghiera fosse stata davvero efficace, avrebbe dovuto mostrare i suoi effetti sulla longevità, ma analizzando le tabelle di Guy sull'aspettativa di vita, egli trovò che, nonostante le preghiere quotidiane rivolte a Dio per auspicarne la longevità e la prosperità, i membri della famiglia reale non sembravano particolarmente longevi. Inoltre, fatto ancora più importante, rilevò che alcuni eminenti ecclesiastici, benché conducessero vita morigerata, non risultavano più longevi della media della nobiltà terriera [72]. Galton fece notare anche che i missionari non vivevano più a lungo degli altri e che le chiese avevano la stessa probabilità di essere colpite dai fulmini, o distrutte da incendi e terremoti, di altri edifici delle stesse dimensioni. Suggerì poi che si continuasse l'indagine, portandola sulla mortalità dei bambini nati da madri religiose praticanti e quella dei nati da madri non religiose; studio che potrebbe risultare interessante per un odierno epidemiologo, ma che, per quanto ne sappiamo, non è stato ancora affrontato. Viceversa è stato condotto uno studio sull'effetto della preghiera nel London Hospital, ma analizzandone i risultati, non sembra che essa abbia delle conseguenze [73].

    Coloro che credono nella guarigione soprannaturale tendono ad ignorare il fatto che se i santi uomini possono guarire, gli uomini malvagi possono al contrario fare del male. La magia nera, il vudu, gli incantesimi, la possessione demoniaca, la iettatura e il malocchio ancora travagliano alcune società. Nelle società più «progredite» la magia nera è quasi del tutto scomparsa, mentre è sopravvissuta la magia bianca della medicina alternativa.

    - La Christian Science

    Secondo un'autorità della Chiesa di Cristo Scienziato, centinaia di adepti di quella setta sono stati curati, «distruggendo l'atteggiamento mentale da cui derivano tutte le malattie». Fra le malattie curate in quel modo ci sono il cancro, la difterite, l'anemia perniciosa, il piede equino e la meningite spinale [74].

    Il guaritore seguace di Cristo Scienziato sa che la malattia è un sogno dal quale il paziente dev'essere risvegliato. La malattia non dovrebbe essere vista come una realtà dal medico [...]. I tumori, l'ulcera, la tubercolosi, le infiammazioni, il dolore, gli arti deformati non sono altro che ombre di sogni ad occhi aperti, immagini oscure del pensiero mortale, che fuggono di fronte alla luce della Verità [75].

    La fondatrice della Christian Science, la signora Eddy, scoprì la sua teoria nel 1866. La «scoperta» venne a seguito di una delusione prodotta dall'omeopatia. Poiché, sosteneva la signora Eddy, i pazienti venivano curati con i rimedi omeopatici, che non contenevano alcuna particella della sostanza originaria, ne doveva necessariamente conseguire che le malattie non esistevano. Perfino i veleni non esistono nella realtà ma solo nell'immaginazione. La gente muore dopo aver ingerito stricnina o arsenico perché è convinta che si tratti di veleni ed è questa falsa convinzione a farli morire, poiché arsenico e stricnina sono di per sé innocui [76]. Gli effetti benefici dell'omeopatia, secondo la signora Eddy, dovevano essere attribuiti alla Mente Divina.

    Per quanto possa sembrare incredibile, la Christian Science negli Stati Uniti è riconosciuta come un sistema curativo. I contribuenti la sovvenzionano e il fisco accetta di dedurre dalle tasse le ricevute degli onorari pagati ai guaritori di questa setta. Non è escluso che tutto questo sia possibile, almeno in parte, grazie al potere magico esercitato dalla combinazione di parole come «scienza» e «cristianesimo».

    Un medico ha suggerito che, se i seguaci della Christian Science credono - come sostengono di credere - che la negazione della malattia serva a far guarire i bambini affetti da meningite, dovrebbero accettare un trial che confronti, in caso di meningite, i risultati ottenuti dai loro metodi con quelli registrati in un gruppo di controllo di bambini curati con i normali antibiotici. L'accordo dovrebbe prevedere che la cura rivelatasi meno efficace sia messa fuori legge. Lo stesso medico ha proseguito il suo discorso così:

    i lettori non orientati in una direzione o nell'altra forse si strapperanno i capelli di fronte al cinismo di questa proposta, ma vorrei ricordare che, anche se un trial del genere dovesse costare la vita a 10 o 15 bambini (che morirebbero comunque visto che i loro genitori e i guaritori della Chiesa di Cristo Scienziato non fornirebbero loro la cura necessaria), alla lunga salverebbe la vita di centinaia di bambini, sottraendoli a quel destino [77].
    Un avvocato dello Stato di New York ha studiato il grafico della mortalità fra i seguaci di quella Chiesa. Sulla base delle mille autopsie è giunto alla conclusione che l'età media della morte fra di loro è leggermente inferiore a quella nazionale, mentre l'incidenza di cancro e malattie di cuore è più alta fra loro che nella media nazionale [78].

    La stessa signora Eddy non sembra aver aderito troppo rigidamente alla propria dottrina: quando il marito stava per morire consultò un medico tradizionale e, nonostante gli sforzi riuniti suoi e della medicina ortodossa, non riuscì a evitare che il marito morisse di una malattia «immaginaria». Lei stessa inoltre usava farmaci che, spiegava, erano resi necessari dal «magnetismo animale» dei suoi nemici [79].

    Mark Twain, il filosofo del buon senso, si domandò come mai i Christian Scientists, che sostenevano il carattere immaginario delle malattie, rifiutassero di essere pagati con assegni immaginari. «C'è la Cura della Mente, la Cura della Fede, la Cura della Preghiera, la Cura della Scienza Mentale e la Cura della Scienza Cristiana e sembra che tutte facciano miracoli con l'antico e potente strumento rappresentato dall'immaginazione del paziente. Cambiano i nomi ma non i sistemi. Ma nessuno di loro fa credito al potente strumento...» [80].

    - La chirurgia psichica

    All'inizio degli anni cinquanta, molti disperati si recarono nelle Filippine, perché era giunta loro notizia dei potenti guaritori locali, capaci di fare operazioni chirurgiche «psichiche», che producevano la guarigione senza lasciare cicatrici. Molti di loro erano affetti da forme di cancro per le quali la medicina tradizionale non offriva speranza. Secondo la mentalità rnagica locale la malattia è prodotta dalla stregoneria: oggetti strani, foglie di tabacco, lacci, vetri rotti e altre cose del genere vengono introdotti nel corpo con una fattura e vengono estratti grazie alla chirurgia psichica [81]. Per adeguarsi alle aspettative dei pazienti occidentali, vengono utilizzate le interiora dei polli e il sangue dei bovini per produrre un'imitazione abbastanza realistica dei tumori e degli organi ammalati rimossi con la chirurgia psichica. La tecnica consiste nell'abilità di nascondere tali oggetti e di produrre, grazie a loro, l'apparenza realistica di un'operazione.

    Uno studente di parapsicologia, Watson, ha osservato Tony Agpao, il cui reddito annuale è stato calcolato intorno ai 700 mila dollari, mentre rimuoveva «parti di intestino [...] e un pezzo di fegato» dall'addome di una donna affetta da colangite, un'infiammazione della cistifellea e delle vie biliari [82]. La paziente non aveva sentito alcun dolore e poiché Watson aveva fornito lui stesso l'ovatta, non era possibile che ci fosse inganno! Elementare!?

    David Hoy, mago di professione, è giunto invece a conclusioni alquanto diverse:

    io stesso, in quanto collega, rimasi impressionato [...] in un momento di distrazione, un guaritore distrattamente e più volte fece comparire e scomparire un accendino, quasi come fosse un movimento automatico […]. In ogni circostanza ho avuto modo di vedere applicate tecniche, movimenti e modi di fare tipici dei trucchi utilizzati normalmente dai prestigiatori professionisti [83].
    Uno di quei trucchi si fa proprio con l'ovatta: «l'ovatta intinta nell'olio viene fatta scomparire nel torace del paziente e pochi minuti dopo viene fatta riapparire dal collo, senza l'olio. Oppure la si può far scomparire in un orecchio e farla ricomparire dall'altro» [84]. È un trucco vecchio, che risale nientemeno che ai tempi di Ippocrate. Nel trattato ippocratico sulle epidemie viene descritto e deplorato un ciarlatano che, per curare il mal d'orecchi, nasconde nel palmo della mano un fiocco di ovatta e poi finge di estrarlo dall'orecchio di un paziente [85].

    Spinto dalla curiosità, un medico statunitense, W.A. Nolen, si è fatto operare da un chirurgo delle Filippine nel 1973. Il guaritore gli avrebbe «asportato» un «tumore renale», che a Nolen sembrò un pezzo di grasso di pollo, ma che non gli fu permesso di esaminare [86]. James Randi, un altro mago professionista che ha dedicato molta parte della sua attività a denunciare imbrogli di tutti i tipi, non ha avuto dalle autorità filippine il permesso di assistere ad un'operazione di chirurgia psichica perché avrebbe potuto turbare la «sensibilità» religiosa [87].

    Il chirurgo psichico brasiliano Arigo è stato studiato da Puharich, un amico di Uri Geller, che ha creduto significativo il fatto che, durante la sua ricerca, fosse stata registrata una maggiore attività degli Ufo in quella zona. Secondo Puharich, Arigo avrebbe curato il cancro con la chirurgia psichica, e nel corso delle sue operazioni avrebbe asportato molti tessuti sanguinolenti. Puharich avrebbe anche visto Arigo incidere l'occhio di un paziente con un bisturi, senza che questi ne riportasse dolore o ferite [88].

    Alcuni di questi chirurghi psichici utilizzano iniezioni «spirituali», afferrano a mezz'aria le siringhe «caricate» dal fatto di essere state appoggiate sulla Bibbia [89]. Un certo reverendo Brown, che sembra ricco di sense of humour, afferra in aria tutto uno strumentario chirurgico. Una volta munito di quegli strumenti chirurgici invisibili, l'uomo adotta una parlata irlandese, attribuita ad un altrettanto invisibile dottor Murphy. Sembra che il dottor Murphy sia il capo di un intero gruppo di chirurghi, tutti consulenti dell'allegro reverendo che, così indirizzato, sarebbe in grado di operare nel modo migliore. E forse è proprio dallo «spirito di gruppo» che i pazienti traggono rassicurazione.

    - Radioestesia, radionica e medicina psionica

    La radioestesia è un gran bel nome, coniato dal religioso rabdomante, l'abate Mermet. Indica la capacità di raccogliere le «vibrazioni» che provengono dalle persone e/o dagli oggetti. Questa nozione priva di basi scientifiche, quando viene utilizzata ed elaborata dai medici, diventa la cosiddetta medicina psionica. La moda si diffuse fra i medici inglesi degli anni trenta e oggi il movimento ha anche una sua rivista specializzata. Questa dottrina combina il pendolo e l'omeopatia e li condisce con una serie di sproloqui pseudoscientifici. Per esempio, «tutte le malattie sono dovute all'eccessiva contrazione o all'eccessiva espansione di tutta la proteina o di molte delle sue parti» [90]. Per diagnosticare la malattia il «testimone» del paziente, che può essere rappresentato da sangue, urina, saliva, capelli, perfino da una fotografia o una firma, viene messo a confronto con un «testimone diagnostico» che è rappresentato da una «una polvere inerte e impregnata con le vibrazioni delle varie malattie». Poi entrambi i «testimoni» vengono messi insieme a un rimedio omeopatico e disposti in una configurazione triangolare, dopodiché il tutto viene azzerato con un pendolo.

    La radionica utilizza scatole nere decorate da bottoni e indicatori per la quantificazione delle vibrazioni; si tratta di medicina psionica ipertecnologica. Il primo strumento di quel tipo fu inventato da un rabdomante americano, il dottor Abrams, che dopo la morte, nel 1924 fu definito dal «Journal of the American Medical Association» come il «decano dei ciarlatani del XX secolo». I suoi seguaci furono accusati di truffa e alcuni di loro finirono anche in carcere. Uno in particolare, un chiropratico, D.V. Tansley, si trasferì in Inghilterra perché «l'opinione pubblica è un po' più tollerante in quel paese». Secondo Tansley, il problema che affligge il paziente viene risolto all'interno della scatola, poi viene determinata la «frequenza» delle sue vibrazioni e la malattia è curata mettendosi in contatto telepaticamente con il malato. «Alcuni aggiungono a questo anche un rimedio omeopatico, un colore o un fiore, una vitamina o un minerale, mettendone un campione dentro la scatola radionica, accanto a una goccia di sangue». Per esempio, il giallo arancio è un colore adatto alle malattie di fegato (forse perché l'ittero è di quel colore) e anche per «le tumefazioni dure e persistenti, per la deficienza mentale e le ulcerazioni dei polmoni» [91].

    Un radioestesista qualificato è convinto che il pentolame di alluminio sia causa di «intossicazioni intestinali, malattie di cuore, emboli, ulcera duodenale, anemia e debolezza» e determina l'importanza della «reazione all'alluminio» con un pendolo: se il pendolo reagisce all'immagine mentale di una nota, Mi, della scala Sol-Fa, dopo il tramonto, o alla nota Sol durante il giorno, vuol dire che la reazione è positiva e il paziente viene curato [92].

    I radioestesisti, insieme a molti omeopati, sono convinti che le vaccinazioni siano dannose per la salute. I loro effetti dannosi includono tumori, ipertensione, eresipela (un'infezione streptococcica della pelle) e molte altre malattie dermatologiche, fra cui il lupus vulgaris (ovvero la tubercolosi della pelle) [93].

    L'ampia letteratura su questo tema è caratterizzata, come succede del resto anche nel caso di molti altri sistemi di cura alternativi, da un gran guazzabuglio di dottrine fantasiose: dalla teosofia all'astrologia, dai chakra tantrici ai corpi eterei, e oggi magari è condita da riferimenti a Einstein, alla fisica quantistica e ai buchi neri.

    Infine, può essere interessante notare che la presenza di una persona scettica mette i bastoni fra le ruote: «L'esperienza ha dimostrato che, nel caso in cui una terza persona molto vicina al paziente dovesse nutrire dei dubbi sulla terapia [...] quest'ultima è quasi sempre destinata al fallimento» [94].

    Tutte le teorie della medicina alternativa sono accomunate da due elementi: l'assenza di una raison d'étre individuabile e coerente, salvo l'entusiasmo dei loro seguaci e la tendenza a sostenere di poter curare o alleviare una gran quantità di malanni disparati e mal definiti. Alcune di queste teorie sostengono di aver trovato la panacea universale.

    Alcuni si stupiranno del fatto che abbiamo dedicato tanto spazio a simili idiozie, ma per meglio rispondere a questa obiezione ci sembra opportuno citare Anthony Garrett:

    In linea di massima la storia dimostra che una popolazione priva di senso critico e poco informata è il miglior terreno di coltura di tutte le idee e le tendenze intolleranti. La scoperta che la verità deve lottare per sopravvivere non fa piacere, ma è una scoperta importante per il progresso della civiltà. E nelle società che, come la nostra, sono così esposte alle frodi, la verità ha bisogno di tutto il sostegno possibile [95].

  2. #2
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    Mamma mia, shambler, hai postato un intero romanzo! Molto interessante, comunque…

    Io non sono un’estimatrice della medicina alternativa e, quando ho problemi, preferisco affidarmi al mio buon medico di famiglia e alle sue cure tradizionali… Però credo all’effetto placebo, e sono convintissima che in molti casi funzioni.
    Tra l’altro, ultimamente, il placebo è oggetto di rinnovato interesse nella comunità scientifica, anche per un possibile uso terapeutico nel campo di disturbi dove la componente psicologica è preponderante, come l’ipertensione, la depressione o la terapia del dolore.


    Che il placebo agisca sulla psicologia è abbastanza intuitivo, ma quali sono i meccanismi che si attivano nell’organismo?
    Una risposta viene dai lavori di Fabrizio Benedetti (dell’Istituto Rita Levi Montalcini dell’Università di Torino) e dei suoi colleghi, pionieri nelle ricerche che hanno svelato i fondamenti neurobiologici dell’effetto placebo. Un loro studio, pubblicato nel 1999 sul Journal of Neuroscience, è ormai diventato un testo di riferimento per gli addetti ai lavori. In esso si dimostra che l’analgesia da placebo è strettamente legata alla risposta fisiologica alle endorfine, gli oppioidi che l’organismo produce spontaneamente per lenire il dolore. I ricercatori torinesi hanno esaminato la reazione al dolore in due gruppi di volontari: il primo trattato con morfina, e il secondo trattato, a sua insaputa, con una semplice soluzione salina. Quest’ultimo gruppo rispondeva allo stimolo dolorifico come se prendesse la morfina. Uno studio pubblicato su Science all’inizio di marzo di quest’anno ha confermato la tesi di Benedetti in modo più diretto. La ricerca, condotta da un gruppo diretto da Predrag Petrovic, del Karolinska Institutet di Stoccolma, ha infatti dimostrato che il placebo attiva nel sistema nervoso centrale le stesse aree che vengono attivate dai farmaci oppioidi. Predrag e i suoi colleghi hanno esaminato con la tomografia le risposte di nove volontari, che ricevevano uno stimolo in grado di provocare dolore, e che al contempo assumevano un farmaco oppioide oppure un placebo. Entrambe le sostanze provocano un’attivazione delle aree del tronco cerebrale e, in modo più marcato, della corteccia cingolata rostrale anteriore: le due zone sono ricche di recettori per gli oppioidi. Anche se l’incremento del flusso sanguigno è molto maggiore nel caso della somministrazione di oppioidi, lo studio dimostra che «l’analgesia da placebo coinvolge sia i centri di elaborazione superiore, sia il sistema endogeno degli oppioidi» concludono gli scienziati. «Le implicazioni di questi risultati sono molto importanti» spiega Benedetti. «Prima di tutto ci ricordano che l’effetto placebo è un fenomeno fisiologico che può dare sollievo al paziente e che sarebbe errato supporre, come ancora fanno molti clinici, che sia la spia di un dolore immaginario. In seconda battuta, dovrebbe incoraggiare le ricerche sull’effetto placebo inteso non come un effetto di disturbo, che distorce i risultati di uno studio clinico, ma come un mezzo per aumentare l’efficacia degli analgesici nella terapia del dolore».

    Da www.tempomedico.it

    L’effetto placebo secondo il CICAP


  3. #3
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    il link non esiste +.avevo salvato le pagine anni fà.
    parlando del placebo, se le cd "terapie alternative" hanno esclusivamente un effetto placebo, come è pacifico che hanno,non c'è ragione perchè siano considerate "medicine" e, addirittura ,rimborsabili, non ti pare?
    senza contare quante persone, spinte dalla disperazione e dall'ignoranza ,si fanno fregare.

  4. #4
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    Originally posted by shambler
    il link non esiste +.avevo salvato le pagine anni fà.
    parlando del placebo, se le cd "terapie alternative" hanno esclusivamente un effetto placebo, come è pacifico che hanno,non c'è ragione perchè siano considerate "medicine" e, addirittura ,rimborsabili, non ti pare?
    senza contare quante persone, spinte dalla disperazione e dall'ignoranza ,si fanno fregare.
    Due considerazioni al volo, caro Shambler...

    - L'effetto placebo si verifica secondo un meccanismo che non è ancora stato chiarito (infatti il CICAP si limita a constatare il fenomeno, senza avventurarsi nella sua dinamica recondita...) e che spalanca nuovi orizzonti - anche metafisici - circa l'interazione Soma/Psiche...

    - Anch'io sono fortemente scettico circa le "terapie alternative", ma lo sono nel senso etimologico della parola... Sicché mi interessa quanto meno osservarle e conoscerle...

  5. #5
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    Originally posted by shambler
    il link non esiste +.avevo salvato le pagine anni fà.
    parlando del placebo, se le cd "terapie alternative" hanno esclusivamente un effetto placebo, come è pacifico che hanno,non c'è ragione perchè siano considerate "medicine" e, addirittura ,rimborsabili, non ti pare?
    Credo che esista già da tempo una proposta di legge (mi pare dei Verdi…) per rendere rimborsabili le terapie non convenzionali, ma mi sembra che non corriamo questo rischio… Non ora che il servizio sanitario nazionale non ha nemmeno più lacrime per piangere…

  6. #6
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    ho ritrovato il link: l'autrice aveva spostato le pagine ad un altro indirizzo.
    leggiti il mio nuovo topic.
    ciao

 

 

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