Dai microfoni di Radio Padania, Bossi dice che "non ci sono più le condizioni per la secessione". Nel '96 sì: "C'erano 500 uomini veri pronti a farsi saltare in aria per la libertà".
ROMA - Secessione addio. Bossi placa quella parte del suo popolo che continua a premere per il distacco del Nord dal resto del Bel Paese. E rivela che anche i lumbard, per un certo periodo, hanno avuto i loro kamikaze come al-Quaeda. Era il '96, racconta Bossi, intervenuto in diretta a Radio Padania per replicare a una serie di infuocate telefonate giunte a "Libera Compagnia Padania" tutte fortemente e violentemente a favore della secessione, e c'erano 500 "uomini veri" pronti a farsi saltare in aria per la libertà del Nord. Ma ora quel clima non c'è più, e non lo si potrebbe neppure ricreare. Pena il cadere in un "piccolo terrorismo" che la Lega ha bandito per sempre.
Insomma, Bossi dice al popolo padano che il mito della secessione è ormai morto e sepolto. E fa dire ai suoi, oggi alla Camera, che la nuova frontiera da raggiungere con ogni mezzo è un pieno federalismo fiscale.
"Nel '96 potevano esserci le condizioni, oggi per la secessione quelle condizioni non ci sono più", dice Bossi che intona il de profundis per una intera stagione politica. Ma anche di un sogno, quello della secessione, che è morto a causa della ''vittoria del consumismo che ha sconfitto il Romanticismo con i suoi simboli e le sue bandiere''.
Le condizioni c'erano tutte, in quegli anni. Anche gli armati, non solo quelle truppe pronte a scendere davve valli bergamasche più volterichiamate e vagheggiate. Ma anche veri e propri simil-kamikaze pronti al sacrificio per la causa. ''In quell'epoca - rivela Bossi - io valutai che c'erano solo circa 500 uomini veri, pronti a farsi saltare per aria per la libertà. Tutti gli altri erano chiacchieroni''. Non rimase quindi che riporre le chimere nel cassetto, nella consapevolezza comunque che la Lega resta "l'unica forza politica in grado di portare uno scontro di massa contro lo Stato''.
Ma la secessione no, quella è meglio lasciarla perdere. Bossi lo dice in modo accorato ai leghisti che non si rassegnano. ''Oggi si cadrebbe solo nel piccolo terrorismo - dice - La Lega il terrorismo lo ha bandito perché è odiato dai popoli''.
C'è che ricorda Gianfranco Miglio ed esalta il primo ideologo della Lega, poi caduto in disgrazia, come il fautore delle idee secessioniste sacrificate e troppo presto accantonate. ''Vi sbagliate - dice il senatur - perché è stato un certo Umberto Bossi che vi ha portato al Po e a Venezia. Miglio, quando contro Fini e Berlusconi non riuscii a farlo nominare ministro, se ne andò. E se ne andò proprio con Berlusconi che è contro la secessione''.
(29 OTTOBRE 2002; ORE 20:20
http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...157580,00.html




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