Scontro Bossi-Interno sui permessi a tempo
Il leader leghista si scaglia contro la circolare del Viminale che concede un permesso di soggiorno straordinario agli extracomunitari che ricorreranno contro il datore di lavoro che non li regolarizzerà.
ROMA - E' ormai un caso politico in piena regola la recente circolare del ministero dell'Interno, dipartimento Sicurezza pubblica, con cui in sostanza si "promette" un permesso di soggiorno straordinario di sei alle colf e alle badanti che ricorreranno contro il datore di lavoro che si rifiuta di regolarizzarle (lunedì è il termine ultimo per l'inoltro del kit distribuito dalle Poste). La Lega insorge: roventi trasmissioni su Telepadania, sull'organo del partito, mentre Bossi tuona: "E' chiaro che si tratta di un errore, un errore clamoroso che va contro la legge".
Il rischio è evidente: alimentare migliaia di cause contro i datori di lavoro al solo scopo di ottenere l'agognato permesso, per quanto temporaneo. "La circolare va ritirata e la ritireremo - aggiunge Bossi - è stata un'iniziativa estemporanea e sbagliata, punto e basta, non è previsto che un singolo ministero invii di sua iniziativa circolari che contrastano con la legge stessa...". Una chiara, anche se velata, accusa al ministro dell'Interno Pisanui e al sottosegretario Alfredo Mantovano. E aggiunge, il leader leghista: "Credo che dietro ci siano le pressioni di quelle organizzazioni che avevano costruito un'industria fiorente sui clandestini e che con la nuova legge rischiano ora di perdere, dopo il loro Dio, anche il dio denaro al quale si sono recentemente convertite".
L'Italia resta quindi col fiato sospeso: Cgil, Cisl e Uil, e tante altre associazioni di volontariato, confermano di non avere informazioni in materia e di non sapere quindi come comportarsi con gli oltre 10 mila extracomunitari che, secondo un calcolo provvisorio ma certamente approssimato per difetto, vogliono ricorrere contro il loro datore di lavoro per ottenere l'agognato permesso. Fra l'altro la valanga di ricorsi si abbatterebbe su una giustizia civile, quella del lavoro in particolare, già in crisi profonda.
Le associazioni che seguono la difficile partita si stanno già preparando al peggio. E non è chiaro neppure entro quale termine i lavoratori possano presentare il ricorso contro i datori. Considerando che fino all'11 un lavoratore non sappia o non riesca a sapere se il datore ha presentato oppure no la domanda di regolarizzazione, ed escludendo che possa farlo entro le mezzanotte del giorno stesso, non resterebbe che prorogare tutto il meccanismo. Dando quindi più tempo al lavoratore per preparare la domanda di vertenza.
(7 NOVEMBRE 2002; ORE 12:05)




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