(da IL NUOVO - 8 nov. 2002)

Dopo l'accordo tra Francia e Usa, il Consiglio di sicurezza approva all'unanimità la nuova risoluzione. Se Baghdad non collaborerà, andrà incontro a "gravi conseguenze". Saddam avrà sette giorni di tempo per dire sì.


NEW YORK – Dopo due mesi di trattative, quattro bozze diverse sottoposte all’attenzione dei Paesi membri del Consiglio di Sicurezza, e frenetiche consultazioni, l'Onu ha finalmente approvato la risoluzione che dà il via libera alla ripresa delle ispezioni in Iraq. Se Baghdad non collaborerà, andrà incontro a "gravi conseguenze", cioè l'intervento armato.
La bozza, presentata dagli Usa dopo che Washington era finalmente riuscita a convincere Francia ("una bozza soddisfacente" ha detto Chirac) e Russia (dopo che ancora in mattinata Mosca aveva avanzato ulteriori perplessità), è stata approvata dal Consiglio di sicurezza con 15 voti a favore. Nessun veto, nessun astenuto.
I tempi sono strettissimi: a Baghdad saranno concessi sette giorni di tempo (fino al 15 novembre) per accettare o rigettare le condizioni dell'Onu, che prevedono la presentazione di una lista completa degli armamenti entro un mese da oggi. In caso di risposta affermativa, la spedizione guidata da hans Blix partirà per l'Iraq già il 18 novembre.

La decisione dell'Onu va dunque letta come una sorta di ultimatum, quell'"ultima possibilità" di cui parlano gli Usa. Se Saddam la prenderà al volo, bene, altrimenti la guerra sarà pressoché inevitabile, pur mancando nella bozza approvata la previsione di un uso automatico della forza: prima di far parlare le armi, in ogni caso, il Consiglio di sicurezza sarà chiamato a pronunciarsi di nuovo, proprio come chiedevano Francia e Russia. Tutto dipenderà dalla relazione degli ispettori, che sarà presentata al massimo entro 60 giorni dall'inizio delle visite ai siti militari.

"Questa risoluzione non lascia dubbi su quali sono gli obblighi iracheni", ha detto dopo il voto il segretario generale dell'Onu Kofi Annan lodando il consenso raggiunto da tutti gli stati membri del Consiglio sul testo approvato oggi.
Il voto unanime è arrivato dopo otto settimane di schermaglie diplomatiche: alla fine è arrivato anche il sì della Siria, espressamente richiesto da Washington tramiote una lettere a Damasco. E' la diciassettesima volta dopo la guerra del Golfo del 1991 che il Consiglio di Sicurezza tenta di disarmare pacificamente l'Iraq.
"Questa risoluzione rappresenta la visione unanime del mondo: l'Iraq si deve disarmare", ha detto l'ambasciatore americano John Negroponte.
Il testo della risoluzione alla fine ha soddisfatto anche la Russia, che ha votato a favore. Per Mosca i contenuti ''non sono ideali'' ma hanno consentito di ''deviare la minaccia concreta di guerra''.
Ora la palla passa a Baghdad, che per il momento fa catenaccio. ''Studieremo il testo della risoluzione approvata dall'Onu e decideremo se accettarla o no'' ha detto al Palazzo di Vetro l'ambasciatore iracheno Mohammed al Douri.
Prima del voto, a dire il vero, non erano arrivati segnali incoraggianti. La stampa di Baghdad aveva parlato di una "risoluzione di guerra", mentre il regime, per bocca del ministro del commercio, ha detto che l'obiettivo della nuova bozza è "fornire pretesti agli Usa".