Uno dei "serenissimi" torna in libertà
Fausto faccia, che nel maggio '97 assaltò con alcuni complici il campanile di San Marco inneggiando al "Veneto serenissimo Governo" ha scontato la propria pena: "Finalmente ho finito di tribolare".
ROMA - ''Basta, go' finio anche de triboar". Traduzione dal veneto: "Basta, ho finito di tribolare". A parlare è Fausto Faccia, uno degli uomini passati alla storia per aver assaltato con un blindato "fai da te" il campanile di San Marco, nel maggio 1997. Si trattò dell'azione più eclatante promossa dai secessionisti del veneziano. Da oggi "il serenissimo" è tornato in libertà, dopo un anno trascorso in carcere e dopo aver concluso anche il periodo di affidamento ai servizi sociali.
Da oggi, sembra voler dire il capo del commando che tenne per qualche ora in scacco l'attenzione degli italiani, si volta pagina. "Proseguirò - dice - a lavorare per la mia famiglia", nell'azienda specializzata nella produzione di macchianri agricoli che i suoi parenti gestiscono a Bagnoli.
Del gruppo che tentò di "espugnare" simbolicamente il campanile più noto di Venezia rimangono adesso in carcere il fratello di Fausto, Luigi Faccia, che era stato nominato presidente del "Veneto serenissimo governo", e Giuseppe Segato, che del gruppo era considerato l'ideologo. Entrambi stanno ancora scontando la pena dell'affidamento ai servizi sociali.
Per Fautsto Faccia i giudici avevano stabilito una pena di tre anni e mezzo di reclusione per l'assalto al campanile più un anno e quattro mesi per le interferenze al Tg1. Nel suo primo giorno di libertà, trascorso senza muoversi da casa ("Ma adesso posso muovermi - dice Faccia - e non devo renderne conto a nessuno") il "serenissimo" non dimentica di ringraziare tutte le persone che non lo hanno abbandonato, con un pensiero speciale per la mamma.
Proprio la signora Vallì Berto si lascia andare a uno slancio polemico: "La giustizia in Italia - dichiara - non è uguale per tutti. Parlo da mamma: se i miei figli fossero delinquenti non direi queste cose. C'è gente con le mani insanguinate e sono liberi...".
(3 NOVEMBRE 2002; ORE 18:10)




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