Il sindaco ha incontrato ieri le famiglie coinvolte nella tragedia che provocò otto morti


Un anno dopo per vedere cosa è stato fatto, di cosa hanno bisogno. Un anno dopo per sentire dalla loro voce le paure, i ricordi. E’ stato il sindaco a chiedere di incontrare, e cenare con loro, le venti famiglie che la sera del 27 novembre scorso, quando una fuga di gas sbriciolò, mandò in pezzi case e ricordi, uccise otto persone. Adesso al posto dei loro appartamenti, a via Ventotene, c’è una voragine larga trenta metri e profonda quindici. Da allora le famiglie del civico 32 vivono in un residence, «si sta bene, per carità, però quel boato, i pezzi di vetro tra le dita, la corsa per le scale tenendo stretta la mano di mio marito, quelle non te le scordi più... La paura ti rimane addosso», Circoncisa, 74 anni, ieri sera ha cenato di fronte al sindaco, poi è arrivato il regalo, inaspettato, benaugurante. «Il 7 dicembre ci vediamo in Campidoglio: così lei e Renzo vi risposate. Ci penso io», così ha detto Veltroni. Renzo, 83 anni, a capotavola sorride e si commuove. Una serata speciale, una lunga tavolata, le candele accese, i bambini mangiano, i vecchi ricordano. E come sembrano lontane le inchieste, le perizie, i tabulati dell’Italgas passati al setaccio dal pm Ormanni dai quali risultarono le numerose telefonate all’azienda da parte dei cittadini e perfino del 113, e gli otto morti, le viste spezzate, i locali sotto l’edificio impregnati, saturi di gas.
Ma adesso è il momento della ricostruzione. «Solo adesso, perché l’edificio è stato dissequestrato dalla magistratura poco prima dell’estate», ha spiegato il sindaco. Così finalmente due sere fa l’assemblea del condominio ha approvato il progetto. «E al massimo all’inizio di dicembre si potrà aprire il cantiere. E il Comune pagherà il residence fino a quando le loro case non saranno completamente ricostruite». I lavori dureranno circa un anno, sostiene il presidente del quarto municipio Benvenuto Salducco, «perché verranno usati materiali e fibre di carbonio e tecniche innovative». Don Gaetano, parroco della chiesa del santissimo Redentore, racconta che tra pochi giorni battezzerà Martina, una bimba nata nove mesi dopo la tragedia.
Poche ore prima che il palazzo scoppiasse, gli inquilini (anche quelli dei palazzi vicini) avevano chiesto l’intervento dell’Italgas, «si sentiva un forte odore di gas salire dai lavandini, dalle cantine, da sotto terra», «l’ho sentito anche io che andavo in motorino a casa: la puzza era talmente forte che si sentiva lungo tutta la strada», «bastava affacciarsi alle finestre», raccontarono le famiglie nate e cresciute dietro il lungo stradone costellato di palazzi e negozi, nel quartiere Montesacro. Dopo l'esplosione non rimase che una voragine. Il comandante dei vigili del fuoco, Luigi Abate, spiegò che l'esplosione si era verificata nel tunnel in cui passano le condotte del gas, sotto il marciapiede proprio davanti al negozio di parrucchiera. Dal civico 28 al 36 sia il primo piano che il seminterrato erano stati cancellati, polverizzati, spariti. In piedi erano rimaste solo le colonne portanti del palazzo, civico 32.