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" (Del 13/11/2002 Sezione: Cultura Pag. 22)
ASPETTANDO L´ARMISTIZIO
VERRÀ siglato a Roma l´armistizio? Verrà decretata una tregua nella guerra storiografica che da anni ormai agita le acque delle polemiche culturali e politiche italiane? O addiritura il primo Salone del libro storico di Roma sancirà una pace finalmente ritrovata dopo un periodo di veementi schermaglie e aspri duelli che ha fatto della storia uno dei campi più incandescenti dello scontro politico, la manifestazione più clamorosa di quella «guerra civile culturale» che in Italia alimenta incessantemente, nella sfera politica come in quella intellettuale, l´urto frontale tra schieramenti contrapposti?
La discussione, verte, in Italia, sull´«uso pubblico della storia». Da una parte portati sul banco degli imputati i «revisionisti», accusati di voler mettere programmaticamente sottosopra i pilastri della tradizione ricevuta, e che userebbero la storia per scardinare il «patriottismo della Costituzione» nato dalla Resistenza. Dall´altra vengono presi a bersaglio i custodi di una storia «sacra», i sacerdoti di quella che De Felice definiva «vulgata storiografica», accusata a sua volta di usare la storia per legittimare mitologicamente il «paradigma antifascista» . Si scontrano interpretazioni diverse, differenti modi di utilizzare le fonti archivistiche e di selezionare un immenso patrimonio documentario. Ma, al fondo, nell´asprezza della disputa storiografica ribolle il reciproco sospetto che la storia venga usata a fini politici. Recentemente sono arrivati segni di disgelo. Bruno Bongiovanni e Paolo Mieli hanno proposto di accantonare il termine «revisionista», troppo inflazionato e troppo intimidatorio per potere davvero definire una tendenza dalle caratteristiche precise e circostanziate . Nelle pagine del Dizionario einaudiano sul fascismo, curato da Sergio Luzzatto e Victoria De Grazia, appaiono firme di studiosi che appartengono a diverse scuole storiografiche e si caratterizzano per una differente collocazione politico-culturale. Aleggia ancora un clima di scomunica e delegittimazione imperniata sulle regole lugubri del «processo alle intenzioni». Ma forse la virulenza delle polemiche del passato non appare al suo acme come è accaduto fino a pochissimo tempo fa. A Roma il Salone del libro storico metterà a confronto le collane editoriali, costringerà gli storici a confrontarsi con le tesi altrui. Non sarà pace, e forse nemmeno un armistizio e non è detto che, in una cultura che non demonizza il conflitto e la contrapposizione delle idee, questo sia necessariamente un male. Ma almeno si avrà un menu completo da giudicare. E da soppesare con la forza degli argomenti e non degli improperi .
Pierluigi Battista "
Saluti liberali




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