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    Predefinito Dialogo sulla giustizia fra sinistra democratica e Centrodestra?

    dal quotidiano di Alleanza Nazionale

    " Secolo d'Italia del 20/11/2002


    --------------------------------------------------------------------------------
    Le sinistre si dividono - Un intervento di Rutelli e l'altola' dei soliti estremisti appannano la speranza di un confronto onesto tra maggioranza e opposizione. An incalza Violante: confrontiamoci sugli obiettivi, non sui pregiudizi

    Giustizia, dialogo in salita
    Ma Fassino zittisce gli ultras: le riforme sono necessarie da tempo

    --------------------------------------------------------------------------------

    Roma - Le prove di dialogo tra maggioranza e opposizione su una possibile riforma della giustizia procedono con estrema fatica. A quarantott'ore dalla sentenza di condanna ad Andreotti, gli ultras dell'Ulivo tentano di chiudere gli spiragli di confronto. E, a sorpresa, tra i più attivi in questo senso c'è Francesco Rutelli secondo il quale parlare con il Centrodestra non è possibile perché "non rispetta le regole". Ma il leader dei Ds Fassino, per il momento, tiene duro: la riforma, spiega, è necessaria e non da oggi, bensì fin da quando al potere c'era il Centrosinistra. Il segretario della Quercia invita quindi a una discussione "seria", lontano dal "circo Barnum politico-mediatico". An, dal canto suo, invita a "confrontarsi sugli obiettivi, non sui pregiudizi" ma ricorda che la maggioranza ha i numeri per agire anche da sola. "

    "


    Saluti liberali

  2. #2
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    Dal Corsera :

    " Corriere della Sera del 20/11/2002


    --------------------------------------------------------------------------------
    Il rapporto tra i poli

    Dialogo sulla giustizia, il gelo di Rutelli
    L'Ulivo frena Fassino. Il «no» di Violante e della sinistra interna dei Ds. I socialisti di Boselli e l'Udeur: trattiamo
    Gianna Fregonara
    --------------------------------------------------------------------------------

    ROMA - No, perché, come dice il diessino Carlo Leoni, «con questa maggioranza non è possibile il dialogo». No, perché, aggiunge il coordinatore della Margherita Dario Franceschini, «le riforme non si fanno sull'onda emotiva» della sentenza Andreotti. No, se prima non si fa la legge sull'indulto, propone il verde Paolo Cento. No, perché Antonio Di Pietro ci vede il rischio dell'«inciucio». Si arena in poche ore la proposta di dialogo di Piero Fassino per la riforma del sistema giudiziario. Si arena dentro l'Ulivo, di cui Fassino è uno dei leader. Francesco Rutelli, leader della Margherita, è molto freddo sulla proposta Fassino. Dicono a via Nazionale, sede dei ds, che è «perché l'abbiamo spiazzato e perché nella Margherita ci sono dei problemi su questi temi». «Io - dice Rutelli intervistato dal Mattino - mi siedo ad un tavolo solo se sono sicuro che il mazzo di carte non è truccato e con la certezza che non lo fanno saltare».
    Ma le perplessità più significative sono quelle che arrivano proprio dall'interno dei ds, della maggioranza che appoggia Fassino. E' il no di Luciano Violante, che in una lettera al Corriere ha scritto: «La giustizia ha bisogno di modernizzazione ma questa modernizzazione è impossibile sinché restano ambiguità, silenzi e invettive che riguardano la stessa natura delle forze politiche in campo ed i loro rapporti con la fase della storia d'Italia». Ieri dopo un lungo colloquio al Quirinale, Violante ha un po' ammorbidito la sua posizione, ma ha posto alcune condizioni che almeno in parte sembrano difficilmente accettabili da parte della maggioranza: «no alla separazione delle carriere» e «sì al principio che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge». Entrando nel merito Violante indica come priorità per il dialogo tutt'al più la «giustizia civile» e sul resto avverte a stare attenti «ai pasticci del centrodestra, perché il problema non è il dialogo di per sé, ma il contenuto del dialogo». E' pronto il ministro Rocco Buttiglione a ribattere ricordando a Violante che «le riforme le propone la maggioranza».
    Eppure la pressione perché si crei in qualche modo il clima per un confronto è forte, alla vigilia peraltro della discussione sull'indulto. Fassino fa sapere che non ha intenzione di tirarsi indietro, ma precisa alcuni dettagli della sua linea: la riforma deve farsi in Parlamento, alla luce del sole e senza inciuci. Incassa l'apprezzamento di Marco Follini (Udc), del ministro Carlo Giovanardi, del guardasigilli Roberto Castelli: «Mi fa piacere che Fassino sia stato fulminato sulla via di Damasco, per quanto riguarda la riforma del sistema il governo ha fatto e sta facendo la sua parte».
    Il neo ministro degli Esteri Franco Frattini crea qualche imbarazzo al leader ds con una dichiarazione ambigua, perché dice che «le sue parole sono quello che Berlusconi si aspettava da Fassino». Che smentisce immediatamente: «Frattini cerca di tirare la coperta dalla sua parte ma a me interessa la sostanza più che le dichiarazioni».
    Nel centrosinistra gli unici a schierarsi apertamente per il dialogo sono i socialisti di Boselli («creiamo il clima giusto per il dialogo, le soluzioni tecniche per le riforme verranno», spiega Ugo Intini), e l'Udeur di Mastella: «Siamo favorevoli all'apertura di una trattativa con il centrodestra - spiega Mauro Fabris - purché non si traduca nel solito mercimonio tra chi vuole approfittare per risolvere i problemi personali, come il presidente del Consiglio, e chi si autopropone come rappresentante esclusivo del partito dei giudici, vedi Ds e Margherita» .
    "

    I riformisti sono pochini a sinistra. E il niet di Vichinsky è decisivo.
    Saluti liberali

  3. #3
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    non credo sia possibile...
    Antonio

  4. #4
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    da www.iltempo.it

    " CON I RICATTI NON SI ESCE DALL’EMERGENZA


    di ACHILLE CHIAPPETTI

    NOI ITALIANI non perdiamo occasione per dimostrare quanta poca abitudine abbiamo alle regole civili della democrazia; quanto sia superficiale l'accettazione del contratto sociale e dei vincoli che ricadono su ognuno di noi per il fatto di appartenere a uno Stato le cui leggi s'impongono, sia che esse ci piacciano o non ci piacciano.
    Ancora una volta, in occasione degli ultimi eventi giudiziari, abbiamo dimostrato la nostra immaturità civile. Da una parte coloro che da sinistra si sono scagliati contro i 20 arresti decretati dalla Procura e dal gip di Cosenza. Dall'altra coloro - dal Presidente della Repubblica in giù - che si sono dichiarati costernati, scandalizzati o preoccupati dalla sentenza di Perugia che ha condannato Andreotti a 24 anni di carcere. Può darsi, anzi è probabile, che i giudici abbiano sbagliato. Ma criticare un'istituzione non è solo dannoso; è anche ridicolo quando chi contesta detiene il potere legislativo. Ossia chi ha il potere di correggere un sistema nel quale gli errori giudiziari sono facilitati.
    Il fatto è che, come è nostra brutta abitudine, ci manca una visione istituzionale dei problemi. Ogni parte politica si scandalizza per gli atti giudiziari ad essa contrari e plaude nei confronti di sentenze che, pur palesemente ingiuste, colpiscono i suoi avversari. Questo modo sbagliato di affrontare le questioni ha condannato il potere politico alla paralisi.
    Almeno fino ad oggi. La generalizzata reazione alle vicende quasi contestuali di Cosenza e Perugia può costituire l'avvio di un nuovo momento di unità nazionale per risolvere l'emergenza giustizia. Con un accordo generale si può procedere alla correzione di un sistema nel quale gli errori del potere giudiziario sembrano sempre più numerosi. Né debbono costituire un ostacolo all'accordo i ricattini alla Letta, che pone come condizione l'eliminazione della Cirami; non solo perché essa dimostra l'incapacità del deputato in questione di superare la sua ottica di parrocchia, ma perché la Cirami diventerà automaticamente inutile a seguito della riforma.
    L'accordo generale è necessario perché il lavoro da svolgere è delicato e complesso. È delicato perché devono essere salvati i principi inderogabili dell'indipendenza dei giudici dal potere politico e dell'obbligatorietà dell'azione penale. È complesso perché sono tanti i nodi da risolvere . In primo luogo, deve essere rivisto il rapporto tra potere giudiziario e potere politico. Debbono essere introdotti l'autorizzazione a procedere e la non perseguibilità temporanea degli organi di Governo. Senza di essi, infatti, il principio di separazione dei poteri è violato, essendo la politica condizionabile dai giudici. Per la tutela di tutti i cittadini, dovrà essere attuato il principio della parità tra accusa e difesa, separando i pm dai giudici. Il potere di limitare la libertà individuale dovrà essere assegnato a giudici terzi, operanti con procedimenti altamente garantistici.
    Occorre inoltre perfezionare gli strumenti di autocontrollo della magistratura attraverso una radicale riforma del Csm. E la via da percorrere non può essere che quella di aumentare il numero dei membri non togati, che non devono, però, essere più scelti dal potere politico. Si deve infine mettere seriamente mano al codice penale per limitare e ridurre le figure di reati eliminando quelle prive di allarme o pericolo sociale
    . Solo così la vita dei cittadini comuni non sarà più leggibile quasi esclusivamente in termini di sanzionabilità penale.

    mercoledì 20 novembre 2002

    "

    Saluti liberali

  5. #5
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    da www.lastampa,it

    " DOPO L’APPELLO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E LE REAZIONI ALLA CONDANNA AD ANDREOTTI
    Sulla Giustizia il dialogo si è già interrotto
    Veti incrociati da maggioranza e opposizione, nuove difficoltà per l’indulto


    20 novembre 2002

    di Amedeo La Mattina

    ROMA Il dialogo sulla riforma della giustizia sembra morto ancora prima di nascere. L’onda emotiva suscitata dalla sentenza Andreotti e dall’arresto dei no global aveva aperto uno spiraglio, soprattutto dopo le dichiarazioni di Fassino che invocava «una seria riflessione». Ma da destra e da sinistra sono subito partiti i veti incrociati, le condizioni, i distinguo, le paure di inciucio, gelando il timido tentativo di fare riforme bipartisan. In alto mare anche indulto e amnistia, nonostante le parole del Papa a Montecitorio e le successive promesse del mondo politico. Alla Camera è slittato il voto sulla proposta Boato che prevede una maggioranza assoluta anziché dei due terzi per l'adozione dei provvedimenti di clemenza.

    Era previsto che andasse in aula già oggi; ci approderà invece a dicembre. Comunque, sono ancora molti i «no» a questo provvedimento. Nella maggioranza rimane la contrarietà della Lega e di An che ha ritirato un emendamento presentato da due parlamentari animati dalla voglia di mediazione. Dunque, quello della giustizia continua ad essere un campo di battaglia e di delegittimazione reciproca, ma anche di frizioni tra partiti dell’Ulivo. A frenare di più gli slanci di Fassino è stata la Margherita, oltre che il correntone Ds. Slanci apprezzati, per la verità con un certo sarcasmo, dal ministro per la Giustizia Castelli («mi fa piacere che Fassino sia stato fulminato sulla via di Damasco») e dal ministro degli Esteri Frattini («anche l'opposizione ha compreso che sulla giustizia c'è di cui lavorare, era quello che si aspettava Berlusconi, l'importante è farlo con spirito comune»).

    Uno spirito comune che non sembra esserci. Fassino replica a Frattini («cerca di tirare la coperta dalla sua parte») ma ribadisce le sue idee. «Io ho detto delle cose che ribadisco, e cioè la giustizia ha bisogno di riforme che consentano di dare ai cittadini italiani quella giustizia che loro chiedono: processi più rapidi, sentenze più chiare, pene più certe». E per evitare fraintendimenti, Fassino spiega di non avere proposto «accordi o tavoli bipartisan, inciuci e tutto l'armamentario di un circo Barnum politico-mediatico». Tutto questo non gli interessa: «Mi interessa, invece, che ogni forza politica di maggioranza o di opposizione, nella sede giusta, e cioè in Parlamento, sia capace di assumersi le proprie responsabilità. Nessuno crede nella buona fede dell’altro.

    E in ogni caso, afferma Franceschini, «le riforme, specie quella sulla giustizia, non si possono fare sulla spinta di un'ondata emotiva». Tra l’altro, osserva il coordinatore della Margherita non ci sono novità. Anzi, «ci hanno scientificamente sbattuto la porta in faccia quando si trattava di portare avanti, ad ogni costo e in barba ad ogni spirito bipartisan, le leggi che interessavano Berlusconi e Previti». Nella Quercia a mettere le mani avanti e stoppare Fassino è stato Luciano Violante. Per il capogruppo Ds alla Camera c’è la disponibilità al dialogo solo ad alcune condizioni.

    Prima di tutto la sede deve essere il Parlamento, le commissioni permanenti e ordinarie; poi occorre fissare «due principi cardine: la distinzione e non la separazione delle carriere dei magistrati e l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Se c'è condivisione di questi due principi si può aprire la discussione, altrimenti no». Niente bicamerali né tavoli separati, come quello proposto dal capogruppo dell’Udeur alla Camera Pisicchio, il quale vorrebbe farlo presiedere da un ex Presidente della Repubblica, Cossiga o Scalfaro. Per avviare un confronto sereno servirebbe sgombrare il campo di tanti retropensieri, «altolà» (ieri è arrivato quello di Nanni Moretti che ritiene «difficile» un dialogo tra i due schieramenti) e precondizioni.

    A quelle di Violante, il ministro Buttiglione ha opposto le sue: «Se c'è la possibilità di avviare un dialogo con le opposizioni deve essere chiaro a tutti che si parte dalle proposte della Cdl che ha vinto le elezioni e ricevuto il mandato dal popolo italiano». Non se ne parla, è la risposta del diessino Pietro Folena, che punta l’indice sulle «leggi vergogna» come la Cirami. Senza dubbio serve una riflessione, precisa Anna Finocchiaro, responsabile giustizia della Quercia, ma essenziale per il dialogo è che la maggioranza prima abbandoni «l'atteggiamento di dittatura» che ha tenuto nella discussione dei suoi provvedimenti. Sembrano voci nel deserto gli appelli di chi, come Marco Follini, invita a non far cadere nel nulla la disponibilità di Fassino: « E’ probabile che sui contenuti di quella riforma continuiamo ad avere idee diverse. Ma, se le idee di ciascuno diventano una barricata invalicabile, si rischia di perdere un'occasione particolarissima ».
    "

    Fassino parla come un moderno socialista democratico, ma il suo non è ancora un partito socialista democratico moderno, e lo schieramento a cui appartiene non ha, in prevalenza, una cultura liberal da moderno centrosinistra europeo.

    Saluti liberali

  6. #6
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    ...il problema e' che non si puo' inteloquire, neanche su questi temi, con chi ha dei giganteschi conflitti di interesse proprio in quest'ambito e chi produce vergognose leggi come la cirami o altre nefandezze...o con chi dimostra di non avere ne' la statura ne' la compostezza ne' il senso delle Istituzioni che ci siaspetterebbe da un premier..
    ..ci puo' (in teoria) o poteva essere dialogo tra fassino e fini ad esempio..
    ma non tra fassino e berlusconi....che, come unico intendimento, ha sempre avuto e sempre avra' quello di "sodomizzare" i suoi interlocutori....
    Antonio

  7. #7
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    Da quando il centrodestra tutto è democratico?

    Sei un buffone.

  8. #8
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    yuri..non sono d'accordo con te..
    non sul giudizio che dai sul centro-destra..
    ma su quello che dai su Pieffebi'...

    ha espresso un giudizio, un auspicio...ma il suo e' un giudizio, un auspicio di parte come , per lui, sicuramente, sara' quello che diamo noi del suo schieramento...

    quindi, siccome Pieffebi' come suo diritto esprime un giudizio, comunque, di parte ...mi sembra fuori luogo, ineducato e politically uncorrect apostrofarlo con "buffone"...aggettivo, del quale, peraltro mi ha gratificato nel recente passato senza che io me ne dolessi ......

    Buffoni sono invece quelli che si lasciano accalappiare e sedurre da mire di inciuci e riforme volte a garantire sempre e comunque l'impunita' dei politici, a prescindere, in forza di un concetto, un'idea "giacobina" che, in quanto eletti dal popolo, i politici sono immuni dal rispetto della legge....

    Quindi bando a termini quali "buffone" ....o consimili..non aggiungono nulla al dibattito..anzi...
    Antonio

  9. #9
    Hanno assassinato Calipari
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    Io a uno che ambiguamente dice che esiste la sinistra antidemocratica, ma non il centrodestra democratico, per infangare il nome degli altri, dico buffone.

  10. #10
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    sai com'e'....
    in genere, se ci fai caso, sono ragionamenti che ritrovi in tutti quelli con trascorsi di sinistra folgorati sulla via di damasco del berlusconismo..
    pero' non vorrei che Pieffebi' si sentisse offeso da queste mie affermazioni , del resto mi sembra piu' vicino alla "destra democratica(?)" di An che non al berlusconismo..

    e in ogni modo non mi sembra un clone di adornato o guzzanti padre...

    mi piacerebbe tuttavia sentire un suo commento sulla brillante proposta di Baget Bozzo di eliminare la festa del 25 aprile...
    Antonio

 

 
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