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Discussione: can asians think?

  1. #1
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    Post can asians think?

    ho appena finito di leggere il già celebre saggio di Kishore Mahbubani, "Can asians think?" (possono pensare gli asiatici). Non so se sia stato tradotto in italiano, ma è probabilissimo che si.

    L'autore è ambasciatore di Singapore all'ONU. Il libro è un collettaneo di saggi adattati da confereze presentate dall'autore, e vuol essere ed è de facto una risposta "asiatica" al famoso libro di Samuel Huntington "clash of civilizations".
    Quello che più interessa a noi è che l'autore invita "cortesemente" gli occidentali (euro-nordamericani) a farsi da parte nella storia umana. Dopo 500 anni di predominio occidentale, secondo l'autore, è venuto il momento dell'Asia meridionale ed orientale, di prendere in mano la fiaccola del progresso umano.
    L'autore, pur non dichiarandosi anti-occidentale, di fatto critica la "decadenza" dell'occidente con toni spengleriani e toynbeeiani, invitando quindi le nazioni in via di sviluppo a smettere di imitare pedestemente questo occidente, per attingere invece ai valori propri. Gli asiatici devono trovare una "strada asiatica", eliminando la persistente influenza psicologica, culturale e politica dell'occidente.
    Le accuse all'occidente sono del tutto fondate, e meritano di essere meditate: decadenza e disgregazione sociale (famiglia in pezzi, violenza, rilassamento morale, individualismo patologico, assistenzialismo statale, denatalità eccessiva...). E questo è il tratto più interessante del testo: una critica costruttiva ESTERNA, all'occidente, capace, se recepita, di offrire un punto di vista lucido sui mali che attanagliano l'Occidente crepuscolare di questo inizio incerto del XXI secolo.




    aggiungo una recensione in inglese pescata in rete:
    ________________
    review:

    In these elegantly written essays, Kishore Mahbubani sets forth a wake-up call to Asians and Westerners alike. In such diverse pieces as "The Ten Commandments for Developing Countries" and "The Dangers of Decadence: What the Rest Can Teach the West," the author challenges the West’s intellectual universe, arguing that Western consciousness has become trapped in intellectual rigidity. An iconoclastic theme underscores Mahbubani’s message: After 500 years of Western domination of Asia, the 21st century will see a two-way exchange of ideas between East and West. The author’s perspectives will resonate with Asians and provoke debate in the West, but in Mahbubani’s words, "The world will be a much richer place when Western minds stop assuming that Western civilization represents the universal civilization." "Mahbubani writes with a diplomat’s charm, gleefully untangling political knots into simple threads." - Time

  2. #2
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    Predefinito

    Fekix , non appena hai l'editore italiano comunica agli amici.
    Mi sembra un libro veramente da leggere specie pere noi europei che di gradini ne abbiamo scesi tanti ( troppi )

    Ti saluto

  3. #3
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    Predefinito Re: can asians think?

    Originally posted by Felix
    ho appena finito di leggere il già celebre saggio di Kishore Mahbubani, "Can asians think?" (possono pensare gli asiatici). Non so se sia stato tradotto in italiano, ma è probabilissimo che si.

    L'autore è ambasciatore di Singapore all'ONU. Il libro è un collettaneo di saggi adattati da confereze presentate dall'autore, e vuol essere ed è de facto una risposta "asiatica" al famoso libro di Samuel Huntington "clash of civilizations".
    Quello che più interessa a noi è che l'autore invita "cortesemente" gli occidentali (euro-nordamericani) a farsi da parte nella storia umana. Dopo 500 anni di predominio occidentale, secondo l'autore, è venuto il momento dell'Asia meridionale ed orientale, di prendere in mano la fiaccola del progresso umano.
    L'autore, pur non dichiarandosi anti-occidentale, di fatto critica la "decadenza" dell'occidente con toni spengleriani e toynbeeiani, invitando quindi le nazioni in via di sviluppo a smettere di imitare pedestemente questo occidente, per attingere invece ai valori propri. Gli asiatici devono trovare una "strada asiatica", eliminando la persistente influenza psicologica, culturale e politica dell'occidente.
    Le accuse all'occidente sono del tutto fondate, e meritano di essere meditate: decadenza e disgregazione sociale (famiglia in pezzi, violenza, rilassamento morale, individualismo patologico, assistenzialismo statale, denatalità eccessiva...). E questo è il tratto più interessante del testo: una critica costruttiva ESTERNA, all'occidente, capace, se recepita, di offrire un punto di vista lucido sui mali che attanagliano l'Occidente crepuscolare di questo inizio incerto del XXI secolo.




    aggiungo una recensione in inglese pescata in rete:
    ________________
    review:

    In these elegantly written essays, Kishore Mahbubani sets forth a wake-up call to Asians and Westerners alike. In such diverse pieces as "The Ten Commandments for Developing Countries" and "The Dangers of Decadence: What the Rest Can Teach the West," the author challenges the West’s intellectual universe, arguing that Western consciousness has become trapped in intellectual rigidity. An iconoclastic theme underscores Mahbubani’s message: After 500 years of Western domination of Asia, the 21st century will see a two-way exchange of ideas between East and West. The author’s perspectives will resonate with Asians and provoke debate in the West, but in Mahbubani’s words, "The world will be a much richer place when Western minds stop assuming that Western civilization represents the universal civilization." "Mahbubani writes with a diplomat’s charm, gleefully untangling political knots into simple threads." - Time

    scusa ma non capisco. Il libercolo vuole essere una critica ad Huntington, o no?
    In ogni caso, così come è da vedere se la modernizzazione porti necessariamente all'occidentalizzazione (la domanda che è il punto forte di H.) è da vedere pure il contrario.
    Il rapido sviluppo industriale della Cina, per esempio, ha prodotto disintegrazione sociale, depauperizzazione delle campagne, diffusione di malatie "decadenti" come l'Aids.
    paesi come Singapore, Honk Kong, Taiwan, Sud Corea già hanno sviluppato alcuni di questi sintomi (denatalità, sfaldamento della famiglia...).
    Per chiudere:
    -che in un pianeta sovrapopolato di 6 miliardi di persone, la denatalità sia un male è tutto da vedere. Le speranze di uno sviluppo sostenibile devono passare necessariamente per la riduzione del numero di abitanti del pianeta
    -è chiaro che come occidentale sono di parte e non perfettamente obiettivo, ma secondo me modernizzazione tecnologica ed economica senza quella mediazione sociale prodotta dalla cultura occidentale è il male peggiore che l'umanità sia riuscita a produrre.
    Il risultato sarà la Cina: un mix nauseante ed inquietante di liberismo economico e stalinismo politico

  4. #4
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    Predefinito

    sull'autore ho trovato questa nota in italiano. Si riferisce ad un'intervento importante di Mahbubani all'onu nel 1999 per difendere la pena di morte, contro il buonismo umanitarista occidentale:


    O.N.U. - DELEGATO SINGAPORE: METTERE IN ATTO LA MORATORIA E' COME LEGALIZZARE LA PROSTITUZIONE
    20 OTT - Il bando della pena di morte equivale alla legalizzazione della prostituzione o dei matrimoni tra i gay: il dibattito all'Onu sulla moratoria delle esecuzioni richiesta dall'Unione Europea si e' arroventato e i paesi del 'partito del boia' hanno evocato scenari da Sodoma e Gomorra. L'ambasciatore di Singapore all'Onu Kishore Mahbubani ha fatto da 'apri-pista' paragonando il blocco delle esecuzioni a una serie di altri mali d'importazione che il mondo ricco ''cerca di imporre'' ai paesi del Terzo mondo. ''Stili di vita che sono ritenuti accettabili in California, dal consumo di droga al matrimonio dei gay, sono diventati modello per molti giovani nel mondo'', ha detto l'ambasciatore osservando che ''oggi l'Europa si batte per l'abolizione della pena di morte. Domani si battera' per la legalizzazione degli stupefacenti, e dopodomani per la legalizzazione della prostituzione''. La Risoluzione europea depositata alle Nazioni Unite proclama che ''l'abolizione della pena di morte contribuisce al progressivo sviluppo dei diritti umani''. Ma il fronte del 'no' guidato da Singapore non e' stato affatto d'accordo e ha aperto la controffensiva. Il primo appuntamento e' a meta' novembre in Terza commissione dell'Assemblea Generale quando la Risoluzione passera' sotto le forche caudine del voto. Il documento della Ue e' stato finora co-firmato da 71 paesi su 188 paesi dell'Onu ma si trova di fronte un'opposizione agguerritissima di 64 nazioni: ne fanno parte gli Stati Uniti in compagnia di nazioni 'paria' sul fronte dei diritti umani come Cina, Sudan, Libia, Iran e Iraq. Ma come accadde cinque anni fa quando un analogo progetto portato dall'Italia al vaglio dell'Assemblea Generale deraglio' per una manciata di voti, non e' stata la superpotenza Usa a guidare la campagna anti-moratoria. Anche stavolta, come allora, Singapore ha fatto da apri-pista. Per catturare consensi nel blocco degli indecisi Mahbubani ha convocato nei giorni scorsi gli ambasciatori di una ottantina di paesi. E nel discorso in terza commissione ha accusato gli europei di voler ''imporre i loro valori su altre societa''' e di esser ''pronte a costringere alcune nazioni del terzo mondo, in particolare quelle che ricevono aiuti Ue, a votare in favore del loro sistema sociale''. La partita come si vede e' ancora aperta. In vista dello showdown di novembre il fronte pro-pena di morte ha preparato tre pagine di modifiche alla risoluzione che comprendono alcuni 'emendamenti killer': nel 1994 fu proprio a causa di uno di questi emendamenti, proposto anche allora da Singapore, che l'iniziativa italiana fini' su un binario morto.

    _______________

    il nucleo della critica di Mahbubani è perfettamente logico. Accettando pure che l'Occidente ha contribuito notevolmente al progresso umano dal 1500 al 2000, bisognan considerare che ha portato in tutto il mondo non solo principi positivi, ma anche negativi, tra cui l'individualismo esasperato (che produce disgregazione sociale e solipsismo), un egalitarismo altrettanto esagerato (che induce i governi all'assistenzialismo burocratico), una fiducia fanatica nella democrazia liberale (che ostacola l'azione riformista dei governi) ed un'egocentrismo culturale eccessivo (che umilia e zittisce la voce di altre civiltà). Sta ai paesi non-occidentali accettare gli elementi positivi e respingere quelli negativi dell'occidente.
    Oltretutto l'Occidente si è incamminato chiaramente su un sentiero discendente, di decadenza, che non è certo da seguire.

 

 

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