ARTICOLO DI FONDO DI "GENTE VENETA", ORGANO DELLA DIOCESI DI VENEZIA (QUELLA DI BETTIN E DI CASARINI)
> dal n. 41 - 16 novembre 2002
Ma certe istanze no-global vanno ascoltate da subito
di Sandro Vigani (che è "don" anche se non lo vuol dire, n.d.r.)
Il clima da fine del mondo che ha preceduto il Social Forum di Firenze, ma anche certi eccessi di spettacolarizzazione che l'hanno accompagnato, concentrandosi sull'evento più che sulle sue motivazioni, potrebbero indurci a pensare che del meeting, alla fine, resta ben poco. E' passata la paura - esagerata - ed è passata la festa, esagerata anche questa, quasi che il successo dei "no-global" si misuri solo nella loro capacità di manifestare senza distruggere una città.
Mi pare però che sia importante superare il primo impatto emotivo e cercare di andare alla radice dell'evento, per non rischiare di gettare via con l'acqua sporca anche il bambino. Perché il bambino questa volta c'è davvero, ed è lì che grida per farsi ascoltare. Conviene ascoltarlo adesso, se non si vuole trovarsi domani a dover fare i conti con un adolescente problematico e dopodomani con un adulto pieno di complessi. Ma andiamo con ordine.
Parlare di "globalizzazione" significa parlare dell'interdipendenza economica, sociale e culturale tra i popoli del pianeta, che ormai è un dato di fatto: i singoli e le comunità sono immersi in un "mondo globale" dove le scelte degli uni condizionano e determinano quelle degli altri. Vuol dire anche parlare dei rischi e dei limiti di questo processo, che spesso accentua le disparità tra nazioni ricche e nazioni povere, privilegia su ogni altra la dimensione economica, può livellare identità culturali differenti e preziose, porre serie ipoteche sullo sviluppo dell'ambiente naturaleŠ Dato per acquisito il fatto che la globalizzazione è ormai una strada senza ritorno, credo sia importante fare alcune distinzioni.
L'universo "no-global" raccoglie al suo interno posizioni estreme, spesso intransigenti, ma anche posizioni moderate, alcune delle quali legate al mondo cattolico. E' giusto chiedere al movimento nel suo insieme di lavorare per isolare le frange più estremiste e soprattutto di prendere le distanze da ogni forma di violenza; ma è altrettanto urgente guardare con attenzione al dibattito che si sta svolgendo all'interno delle aggregazioni moderate.
Qual è il "bambino" da salvare in questo dibattito? Anzitutto l'affermazione della necessità di un'etica nello sviluppo dell'economia mondiale. Un'economia governata soltanto dalle proprie leggi e che cura soprattutto gli interessi dei Paesi ricchi, accentua in modo tanto radicale il divario tra ricchi e poveri da diventare una bomba continuamente innescata sulla pace, oltre che fonte continua di ingiustizia. Ma anche negli stessi Paesi ricchi lo sviluppo economico, se non è indirizzato da un'etica che pone al centro la persona, snatura il suo stesso dinamismo interno che è di essere a servizio dell'uomo, DEL SUO BENESSERE E DELLA SUA FELICITà. (maiuscole del curatore, n.d.r.).
Uno sviluppo equo deve tenere a mente la regola dell'interdipendenza solidale, secondo la quale alla crescita degli uni non può non corrispondere la crescita degli altri (ed è purtroppo l'opposto di quanto accade oggi), e le regole del rispetto per l'ambiente naturale, le sue leggi e le sue caratteristiche: sapere che, quando sul piatto abbiamo una carota, di carota si tratta - e non dell'incrocio tra i geni di un topo, quelli della carota originaria e quelli di una melanzana - non è solo un diritto, ma l'ultima spiaggia della decenza. Così come respirare aria e non ossido di carbonio, o poter piantare grano, e allevare bovini, nel nostro campo.
14 novembre 2002
N.b. Un premio a chi, fra topi, carote e melanzane, trova un riferimento a Dio, alla fede o alla dottrina cattolica.




Rispondi Citando