LA CARICA
DEI NORDISTI
INTEGRALISTI
di CLAUDIO ALO’
CHE la Lega veda come il fumo negli occhi “Roma ladrona" e che non ami troppo l’intero Centro-Sud lo sanno ormai anche i bambini e potrebbe essere liquidato come un fatto folkloristico se non facesse troppi danni. Ma che le decisioni del governo e del Parlamento vengano continuamente condizionate e influenzate in chiave anti-meridionale e soprattutto anti-romana fino ai limiti dell’autolesionismo nazionale dall’ormai consolidato asse Bossi-Tremonti, questo sì diventa un problema serissimo. Che non solo danneggia Roma e il Mezzogiorno, ma che rischia di diventare un pericoloso boomerang anche per Berlusconi e l’intero schieramento che lo sostiene. Perché Roma, piaccia o no a Umberto Bossi e agli integralisti della Padania, è e resterà la capitale d’Italia mentre il ritardo economico del Sud pesa come un macigno sull’intero sviluppo del Paese.
E anche gli ultimi passaggi della discussione sulla Finanziaria dimostrano che né le drammatiche emergenze del Mezzogiorno, né le evidentissime esigenze finanziarie della Capitale trovano in gran parte della maggioranza, e tantomeno nel ministro dell’Economia, l’attenzione che meriterebbero. Due conferme di questa allarmante deriva sono arrivate ieri durante la discussione del maxiemendamento in Finanziaria sul Sud.
La prima l’ha data lo stesso Tremonti, il quale, di fronte alle diffuse contestazioni dell’opposizione sulla riduzione delle risorse stanziate per il Sud, ha pervicacemente ribadito la sua tesi. Che è sostanzialmente questa: non solo in questa Finanziaria “di svolta" non vi è una riduzione di stanziamenti, ma al contrario vi sono risorse “straordinarie", ben superiori cioè a quelle precedenti. «Il 26% in più rispetto al 2002 che con i finanziamenti Ue attiva la cifra record di 47 miliardi di euro». Insomma, le regioni meridionali sarebbero inondate da un mare di soldi.
Le cose purtroppo non stanno esattamente così. Sulle cifre, come si è visto recentemente, è fin troppo facile giocare. E non bastano certo le pessime condizioni dei nostri conti pubblici a far passare per oro il princisbecco. Non vogliamo annoiare il lettore con una lunga serie di numeri che mettono in dubbio il trionfalismo del ministro dell’Economia. E’ sufficiente ricordare due punti. Primo, che la maggior parte delle risorse da lui indicate verrà erogata nel 2005 e nel 2006, mentre nei prossimi due anni (quelli in cui servirebbero i maggiori sostegni) i soldi disponibili restano quanti erano (pochi). Secondo, non solo una legge, considerata molto efficace come la 488, rischia pesanti tagli di finanziamento, ma tutte le agevolazioni e i crediti d’imposta, sia per le imprese che per l’aumento dell’occupazione nel Sud, hanno subito parziali decurtazioni e notevoli complicazioni burocratiche che ne ridurranno l’utilizzazione. E che questa sia la realtà lo dimostrano la freddezza e le riserve con cui la Confindustria (che pure aveva appoggiato questo governo) e in particolare gli imprenditori meridionali hanno accolto la nuova Finanziaria, pure dopo le profonde modifiche apportate.
La seconda conferma, ancora più evidente, dello spirito nordista e anti-romano che muove il potente asse Bossi-Tremonti nell’attuale maggioranza, è arrivata, sempre ieri, con il ritiro di un emendamento che stanziava 60 milioni (e non è certo una cifra da capogiro) per migliorare il sistema dei trasporti di Roma, palesemente inadeguato alle esigenze di una capitale. Su questo emendamento, presentato da uno schieramento sorprendentemente largo di parlamentari romani (che va da An fino ai Ds), il fuoco di sbarramento della Lega Nord è stato totale e capace di condizionare (almeno per ora) l’intera maggioranza. Questo mentre la Camera approvava, non solo 30 milioni di euro per estendere i sostegni e gli incentivi per il Sud alle aree meno sviluppate del Nord, ma anche 25 milioni di agevolazioni per miglioramenti infrastrutturali di Milano. La Capitale, insomma, che nonostante gli oneri che le derivano dal suo ruolo nazionale già riceve solo un terzo dei trasferimenti statali pro capite per i trasporti rispetto al capoluogo lombardo e a tanti altri Comuni italiani, continua a subire il palese ostracismo di una parte del governo. Che riesce evidentemente a condizionare pesantemente anche chi non è animato da spirito anti-romano.
Resta una sola speranza. Ieri, dopo il ritiro dell’emendamento e grazie ad una mediazione del presidente della Camera, il governo si è impegnato a trasformare l’emendamento in un ordine del giorno «che ha un valore alto davanti alle istituzioni», come ha commentato Casini. Un valore tale da far prevalere gli interessi generali anche di fronte alle posizioni di integralismo nordista? Oppure la prossima mossa degli uomini di Bossi sarà quella di chiedere il trasferimento della Capitale da Roma a Ponte di Legno?




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