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    Question Si fara' o non si fara' ... il taglio delle Tasse ?



    Allora, i pollisti è dal 1997 che ci promettono di tagliare le tasse, peccato che finora ce le abbiano solo aumentate per finanziare le loro ruberie testimoniate dall'aumento sproporzionato (8%) delle spese varie rilevabile dal bilancio pubblico.

    Il problema è semplice: non possiamo permettercelo, piaccia o non piaccia all'astuto Giacalone che prtopone di fare altri debito oltre la montagna di quelli che già abbiamo.

    E' stato il solito astuto trucchetto di Berlusconi per dire che lui le tasse le voleva tagliare ma non lo hanno lasciato lavorare.

    Il premier rinvia la riforma a dopo il voto. Fini: non c´è logica elettorale. Maroni: subito il taglio dell´Irap per le piccole imprese
    Tasse, dietrofront di Berlusconi
    Giallo su documento del Tesoro: manovra da 7 miliardi
    Vertenza pubblico impiego: il governo convoca i sindacati il 3 giugno a Palazzo Chigi

    ROBERTO PETRINI

    ROMA - Berlusconi fa retromarcia sul maxi piano di riduzione delle tasse e rimanda tutto a dopo le elezioni europee. Secondo il presidente del Consiglio, che ha affidato il messaggio ad un´intervista a «Rete 4» dall´aereo che ieri lo stava portando negli Usa, lo slittamento è necessario per evitare le accuse dell´opposizione che parlano di «manfrina elettorale».
    Il dietrofront arriva a più di un mese dall´annuncio del premier che aveva fatto sperare in una riduzione delle tasse per decreto legge, ad una settimana dal vertice di maggioranza che sancì il nulla di fatto e dopo fortissimi contrasti all´interno della coalizione di governo. Le posizioni emerse negli ultimi giorni, del resto, hanno segnato una crescente divaricazione delle posizioni: il vicepremier Fini ha presentato un piano alternativo e ha posto l´altolà sulla riduzione per i redditi più alti; la Lega, l´Udc e la stessa An hanno alzato il tiro nei giorni scorsi chiedendo l´introduzione del «quoziente familiare», meccanismo che favorisce le famiglie con più figli ma in rotta di collisione, dal punto di vista tecnico, con l´intero impianto della riforma Tremonti-Berlusconi imperniata su due aliquote e sulle deduzioni. La Lega anche ieri ha insistito per la riduzione immediata dell´Irap. In pratica tutti contro tutti.
    Poche ore dopo l´annuncio di Berlusconi è giunto un commento compiaciuto e diplomatico del vicepremier Fini (che aveva accennato all´esigenza di un rinvio fin dal vertice di maggioranza di alcuni giorni fa): «E´ la conferma che il presidente del Consiglio e l´intero governo agiscono in una logica non elettoralistica», ha detto.
    Berlusconi naturalmente non ha rinunciato definitivamente al taglio delle tasse punto centrale del suo «Contratto»: nell´intervista ha ripetuto che «il progetto sarà presentato in uno dei prossimi consigli dei ministri»; ha ricordato che il primo modulo della riforma «è stato già attuato» e ha favorito «i ceti meno abbienti» mentre il secondo modulo, al quale il governo sta lavorando, favorirebbe «i ceti medi» cioè coloro che hanno un reddito fino a 70 mila euro. Un «tetto» che, posto in questi termini, va incontro alle richieste di Fini che aveva sempre parlato di «congelamento» della riduzione dell´aliquota del 45 per cento (quella oltre i 70 mila euro).
    La retromarcia del governo, dopo giorni in cui la riduzione è sembrata a portata di mano, ha scatenato la reazione dell´Ulivo. Per il leader Ds Fassino è «la conferma della politica degli annunci», mentre per Letta (Margherita) è «il segno della deflagrazione della maggioranza».
    Calata la polvere sulla questione delle tasse l´attenzione torna sui conti pubblici. Ieri l´Unità ha rivelato l´esistenza di un «memorandum» letto dal ministro dell´Economia Tremonti durante l´ultimo vertice di maggioranza. Il Tesoro ha smentito seccamente parlando di «pura invenzione». Tuttavia il documento, circolato ieri (composto da 8 pagine divise in 12 punti), contiene una serie di giudizi che, sia pure con il condizionale, vanno riferiti. Si dice che la mancata approvazione della riforma delle pensioni provocherebbe «automaticamente» il downgrading da parte della Standard & Poor´s; si aggiunge che la «correzione» della spesa pubblica da fare entro la prima metà dell´anno dovrebbe essere di 7 miliardi di euro e che solo così si eviterebbe l´early warning della Ue. Si mette alla sbarra Finanziaria 2004 accusata di essere debolissima e si spiega dettagliatamente il piano di riduzione delle tasse e la sua copertura. Infine i contratti pubblici: il governo ha convocato per il 3 giugno a Palazzo Chigi i sindacati che avevamo proclamato uno sciopero di tutto il settore pubblico e della scuola per venerdì 21.


    --------------------------------------------------------------------------------

    IL RETROSCENA
    La retromarcia sospetta, le accuse alla "vecchia politica", il silenzio di Tremonti
    E gli alleati: "Era solo un bluff
    ora può diventare un boomerang"

    BARBARA JERKOV

    ROMA - «Non ne posso più di questo tira e molla con An e Lega. Per paura che la riforma fiscale finisca per premiare soprattutto Forza Italia, mi hanno messo i bastoni fra le ruote in ogni modo. Ora basta, in questo momento ho cose più importanti a cui pensare». Così, giurano i fedelissimi, il Cavaliere, poco prima di partire per gli Usa, ha annunciato che la riduzione delle aliquote slitta a dopo le elezioni. La solita «vecchia politica», insomma, che si mette di traverso quando lui, Berlusconi, vorrebbe solo mano libera per «modernizzare l´Italia».
    In realtà, il sospetto che fosse tutto calcolato - l´annuncio («entro due settimane un decreto»), il braccio di ferro con Fini e Maroni; infine, ieri, la resa («prima illustreremo le riduzioni fiscali ma solo dopo le elezioni le attueremo») - fra gli alleati del premier è alquanto forte.
    «E´ vero», conferma infatti un autorevole esponente centrista, «se la riforma delle aliquote si fa, giova solo a Forza Italia a scapito del resto della Cdl. Se non si fa, però, a questo punto l´effetto boomerang rischia di farci male lo stesso». Perché, prosegue il ragionamento, ormai l´annuncio-spot elettorale Berlusconi l´ha incassato lo stesso, quel che è meglio a costo zero, senza scontentare nessuno con gli inevitabili tagli di spesa insomma. Con il deficit pubblico che in via XX settembre stimerebbero già al 3,7%, e l´early warning di Bruxelles dietro l´angolo, non è proprio il momento per ridurre sul serio le entrate. Il premier si riserva di annunciare comunque il suo progetto entro il 13 giugno: ma agli occhi degli elettori, di chi sarà adesso la colpa se «meno tasse per tutti» slitta a dopo il voto? Della «vecchia politica», appunto, degli «alleati egoisti».
    Il fatto che Tremonti non abbia mai, sul serio, scoperto le sue carte, rivelando in concreto il progetto di riduzione fiscale, non rassicura affatto chi sospetta il bluff. Forse anche per questo l´Udc ha conservato su tutta la vicenda una posizione più prudente rispetto ad An e Lega. Durante il primo (e ultimo) vertice di maggioranza sulle tasse, Follini lo ha detto chiaramente: «Non sono un esperto di economia, ma francamente non mi sembra proprio che vi siano le condizioni per un intervento come quello di cui sento parlare qui stasera». Sulla tavola, ricorda chi c´era, è sceso il gelo.
    Così, mentre adesso An è tentata dal rivendicare come un proprio merito il rinvio della riforma («Fini ha consegnato a Berlusconi un dossier realizzato da Baldassarri in cui si dimostra che avremmo finito per accontentare 500 mila italiani scontentando però tutti gli altri. E Berlusconi ci ha dato ragione»), e i leghisti giurano di esser stati loro a stoppare l´operazione («senza Bossi, fino a dopo le elezioni per noi non si tocca nulla»), l´Udc accoglie la novità senza clamori: «Tanto lo sapevamo che finiva così».

  2. #2
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    Predefinito

    DENTRO LA MAGGIORANZA AN REMA CONTRO
    Tasse: ecco chi frena il progetto di tagliare

    L'avanti 18/05/2004

    I sondaggi elettorali non hanno procurato e non procurano torture in questi giorni soltanto alle opposizioni. La preoccupazione di perdere voti - scrive Francesco Damato sul Velino - , o la speranza di poterne inseguire e conquistare di nuovi strappandoli ai partiti alleati o addirittura a quelli dello schieramento avversario, ha causato la settimana scorsa una battuta d’arresto imposta personalmente da Fini al progetto predisposto dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, su sollecitazione di Berlusconi, per la semplificazione e la riduzione di tutte le aliquote fiscali, anche di quella massima del 45%. Atteso all’inizio della settimana scorsa all’insegna dell’ottimismo per l’annuncio appena dato dallo stesso Fini, in polemica con le proteste e le diffide delle opposizioni, che “il problema è più semplice di quel che può apparire”, anche in ordine alla possibilità di ricorrere allo strumento eccezionale e urgente del decreto-legge, il confronto poi avviatosi nella maggioranza sulle ipotesi e sui dati forniti da Tremonti è stato complicato dal rifiuto del vice presidente del Consiglio, e degli altri dirigenti di Alleanza nazionale, di ridurre subito dal 45 al 33 o 37% le tasse sui redditi annui superiori ai 75mila euro. Si tratterebbe, secondo il leader della destra, di una fascia di 500mila contribuenti troppo ricchi per ottenere sconti fiscali a detrimento di categorie più deboli. Le quali potrebbero ottenere riduzioni d’imposta ancora più consistenti, e correre meno rischi dai tagli alle spese necessari per compensare le minori entrate, se l’aliquota del 45 per cento sui redditi più alti non fosse ridotta. A nulla è valsa sinora l’obbiezione di Tremonti - condivisa sul fronte dell’opposizione dall’ex presidente del Consiglio, Lamberto Dini, in controtendenza rispetto ai suoi amici di schieramento - che una riduzione delle aliquote fiscali finalizzata alla ripresa dei consumi e degli investimenti, e quindi alla ripresa economica, qual è quella voluta da Berlusconi e contenuta nel programma elettorale della maggioranza, non ha senso se non coinvolge anche le aliquote e i redditi più alti. Dai quali provengono per forza le risorse maggiori da destinare ai consumi e quindi alla produzione, e all’aumento del prodotto interno lordo. A nulla è valsa sinora, per contenere le improvvise resistenze opposte da Fini, e in qualche modo raccolte, sia pure con prudenza, dal segretario dell’Udc Marco Follini, neppure l’obiezione che i 500mila contribuenti indicati come appartenenti alla fascia dei ricchi da non far salire sul treno della riduzione delle aliquote fiscali equivalgono in realtà ad almeno un milione e mezzo di elettori, considerando i loro nuclei familiari. Si può ragionevolmente presumere che buona parte di questa platea elettorale sia omogenea all’area dell’attuale maggioranza, dalla quale potrebbe sentirsi respinta, e indotta magari all’astensionismo, se la linea di Alleanza nazionale, un partito dichiaratamente di destra che aspira spesso a giocare politicamente come l’ala sinistra della coalizione di governo, dovesse prevalere. O solo dovesse riuscire, come ha mostrato di prevedere il ministro leghista del Lavoro Roberto Maroni, a provocare il rinvio di ogni decisione a dopo le elezioni di metà giugno, nonostante il presidente del Consiglio abbia mostrato nei giorni scorsi di non voler recedere perché in questa vicenda - ha detto ai suoi alleati secondo indiscrezioni di stampa non smentite - “ci metto la faccia”. Un rinvio delle decisioni sulla riduzione delle aliquote fiscali lascerebbe peraltro sul tappeto solo l’urgenza dei tagli comunque impopolari delle spese, da deliberare in modo non virtuale entro i primi giorni di luglio, quando tornerà a riunirsi il Consiglio dei ministri finanziari dell’Unione europea (Ecofin) per decidere, fra l’altro, sull’avvio del procedimento di contestazione a carico del governo italiano per il rischio di superamento della soglia del 3% stabilito dal trattato comunitario di Maastricht sul rapporto fra deficit di bilancio e prodotto interno lordo. Questa soglia, in verità, è già stata superata, e più volte, da Paesi importanti dell’Unione, fra i quali la Francia e la Germania, ma l’Italia rispetto agli altri ha l’inconveniente di essere il più distante, per eccesso, dai limiti imposti al debito pubblico

  3. #3
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    Predefinito ... si fara' ... si fara' ....

    ... si fara' ... si fara' ... con la finanziaria del 2005 ....
    cosi' felici e contenti gli italiani, sei mesi
    dopo, voteranno tutti per Berlusconi !

  4. #4
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Intervista a Radio Radicale

    La Malfa: gli ambiziosi traguardi di questo Dpef

    Il Presidente del partito Repubblicano italiano e Presidente della Commissione Finanze della Camera, Giorgio La Malfa, ha rilasciato, il 3 agosto, la seguente intervista ad Alessio Falconio, corrispondente di Radio Radicale alla Camera dei deputati.

    Presidente La Malfa, il ministro dell'Economia Siniscalco fa il suo esordio in aula in un momento importante come la presentazione del Dpef. Qual è il suo giudizio in merito al Documento e sul nuovo ministro?

    "Il Dpef è stato presentato con grande garbo. Si tratta di una manovra molto difficile che si propone dei traguardi ambiziosi. Questo aiuterà certamente il cammino di una legge finanziaria che quest'anno sarà particolarmente difficile. Vedremo naturalmente le capacità di tradurre i propositi di contenimento del debito e di sviluppo economico che potranno essere realizzati".

    Si parla di una manovra di 24 miliardi di euro. Il problema è dove individuare queste entrate.

    "Naturalmente Siniscalco ha osservato che questa è una limitazione della crescita del deficit, non è una diminuzione del debito. E quindi non ci saranno tagli rispetto ai livelli attuali, ma minore crescita rispetto alla legislazione corrente. Comunque sarà certamente molto complicato il rapporto con le Regioni e con le parti sociali".

    E sul taglio delle tasse?

    "Io sono favorevole al taglio delle tasse. Bisogna chiarire se ci saranno le condizioni per attuarlo".

    In base alla sua esperienza politica, che non è poca, esistono ancora le possibilità e le risorse per contemperare le istanze diverse rappresentate nella Casa delle Libertà?

    "Non ci sono alternative per le componenti della Casa delle Libertà. Abbiamo visto nella precedente legislatura che se una maggioranza si dissolve le elezioni si perdono".

  5. #5
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    Predefinito E' sempre stato chiaro

    che l'Unione Europea non ci avrebbe permesso e non ci permetterà mai di ridurre le imposte contravvenendo il Trattato di Maastricht ed il Patto di Stabilità e di Crescita.

    Peraltro, anche il FMI ha espresso la propria contrarietà a manovre fiscali che compromettano gli equilibri - faticosamente raggiunti e mantenuti - della nostra finanza pubblica.

    Nel contesto in cui si trova l'Italia, il primo effetto di una manovra fiscale in deficit sarebbe un ulteriore declassamento del proprio rating, cui seguirebbe inevitabilmente un aumento del costo per il servizio del suo elevatissimo debito pubblico.

    Sarebbe devastante. E di questo c'è piena consapevolezza nel Governo e nella maggioranza.

    Berlusconi, d'altra parte, punta tutto sulla riforma dell'IRPEF e l'eliminazione o riduzione dell'IRAP, riforme politicamente necessarie, per sperare che la CDL possa vincere le prossime elezioni regionali, ma finanziariamente piuttosto costose.

    Peraltro, l'aumento del prezzo del petrolio non lo aiuterà di certo, con gli inevitabili effetti sulla crescita e sui conti pubblici.

    Dunque, penso che il taglio delle tasse alla fine si farà.

    Per finanziare la sua riforma fiscale, Berlusconi dovrà però - com'è sempre stato chiaro, perchè non esistono scorciatoie - ridurre la spesa pubblica per servizi e trasferimenti, riformando interi settori.

    Operazione difficile sia dal punto di vista politico che economico, complicata dal fatto che in alcuni settori la spesa pubblica è incomprimibile e che il prossimo è un anno elettorale.

  6. #6
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    Aspettiamo la finanziaria, che ne vedremo delle belle.

    Già il buco da coprire è di 24 miliardi, se vogliono aggiungerci il taglio di tasse ai ricchi andiamo a 36 miliardi di euro.

    Tagliare 36 miliardi di euro non è mica tanto facile, si fanno scontente un sacco di personcine che si vedono togliere dalle taschine 70.000 milardi di lire e penso vorranno dire la loro senza molta educazione.

    D'altro canto sappiamo tutti che a Berlusconi non gliene frega niente della situazione finanziaria italiana e di lasciarci sul lastrico quando finalmente toglierà il disturbo, per lui è vitale mantenere la poltroncina, sappiamo tutti perchè, anche se non si puo' dire perchè poi subentrano i garantisti professionisti a bacchettarci.

    Amici pollisti, voi che potete, ma perchè non lo mandate a casa sto Berlusconi che è la nostra rovina e la nostra maledizione, e per "nostra" intendo anche "vostra" ? Non sarebbe più bello per tutti un mondo senza Berlusconi? E per "tutti" intendo anche voi, logicamente.

  7. #7
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    Predefinito Re: tratto da www.pri.it

    Originally posted by nuvolarossa
    Intervista a Radio Radicale

    La Malfa: gli ambiziosi traguardi di questo Dpef

    Il Presidente del
    In base alla sua esperienza politica, che non è poca, esistono ancora le possibilità e le risorse per contemperare le istanze diverse rappresentate nella Casa delle Libertà?

    "Non ci sono alternative per le componenti della Casa delle Libertà. Abbiamo visto nella precedente legislatura che se una maggioranza si dissolve le elezioni si perdono".
    E chissenferega se la Casa delle Libertà perde le elezioni.

    Onorevole La Malfa, in base alla sua competenza economica, che non è poca, puo' dirci cosa ce ne viene in tasca a noi se Berlusconi vince ma ci lascia sul lastrico?

  8. #8
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    Predefinito Per restare coi piedi per terra

    concordo con Guarino (CORRIERE DELLA SERA di ieri) quando indica come assolutamente prioritario l'obiettivo di una riduzione rapida e significativa dello stock di debito pubblico (parlava del 15%).

    E' la vera palla al piede dell'economia e della finanza pubblica italiana.

    Guarino propone di ridurre il debito principalmente mediante cessioni di immobili ed altre attività (finanziarie e non).
    E' una strada interessante, alla luce della ricchezza del patrimonio immobiliare in mano pubblica, anche se complicata da vincoli normativi comunitari, che - allo stato - non consentono di destinare i proventi delle cessioni di immobili al fondi di ammortamento del debito pubblico, alimentato dai soli proventi delle privatizzazioni.

    E' una strada diversa da quella proposta da Siniscalco, che punta a ridurre il debito principalmente mediante privatizzazioni (100 mld € in 4 anni).

    In ogni caso, è evidente un cambio di passo e di politiche rispetto a Tremonti, che in questi anni, per la riduzione del debito, ha privilegiato soluzioni di "finanza creativa".

  9. #9
    Anita
    Ospite

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    Credo che questo governo abbia gia' fatto molto per il paese tutto e in particolare per i meno abbienti ed i lavoratori colmando la voragine dei conti pubblici che ci aveva lasciato il precedente governo prodi-dalema-amato.
    E' un delitto colmare i debiti del paese o e' un fatto meritorio ?
    per Bertinotti sembra essere cosa di cui vergognarsi, per i lavoratori che ragionano e che non si fanno portare per mano e' invece buona cosa, cosa meritoria e capace di calmierare l''inflazione che falcidia le loro buste paga; infattoi in questi due ultime anni, in presenza di stallo dell'economia, buchi paurodi lasciati in eredita' dal centro-sinistra, aumento della benzina, ripresa della conflittualita' sociale, il governo e' riuscito a contenere l''indice del costo dell avita al 2,5% ed anche piu' sotto.
    Secondo me e' impresa ciclopica aver raggiunto questo obiettivo che va soprattutto a vantaggio delle famiglie meno abbienti e quindi dei lavoratori.

  10. #10
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    Predefinito

    Originally posted by Anita
    Credo che questo governo abbia gia' fatto molto per il paese tutto e in particolare per i meno abbienti ed i lavoratori colmando la voragine dei conti pubblici che ci aveva lasciato il precedente governo prodi-dalema-amato.
    E' un delitto colmare i debiti del paese o e' un fatto meritorio ?
    Guarda che questo governo i debiti li ha fatti, e tanti. Li aveva colmati Prodi, i debiti, informati meglio.



    ma questa Anita Bondi dove l'avete trovata, in allegato a Sorrisi e Canzoni TV ?

    Che 'gnuranzia, ragazzi. Impressionante il suo grado di pollismo, veramente impressionante. Quelli di Forza Italia ormai vi mandano gli scarti come rinforzo, amici del PRI.

 

 
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